A proposito del quinto comandamento : Non uccidere

In ricordo di un evento straordinario : l’accensione speciale del Colosseo per celebrare l’abolizione della pena di morte : L’evento “Cities for life” che fu promosso per la sera del 29 novembre 2012 dalla Comunità di Sant’Egidio


di Carlo Mafera

Ecco cosa dissi a suo tempo : “Roma e il Colosseo come luogo centrale e simbolico di una campagna mondiale per abolire la pena di morte: è l’evento promosso questa sera dalla Comunità di Sant’Egidio dal titolo “Cities for life”, che vedrà nell’arco di 24 ore il collegamento con Roma da parte di 1.600 città del mondo. Questa giornata internazionale è stata avviata dieci anni fa dalla città di Roma con la Comunità di Sant’Egidio ed è sostenuta dalla “Coalizione mondiale contro la pena di morte”. L’accensione speciale del Colosseo, luogo scelto come “Testimonial della vita”, celebra quest’anno l’abolizione della pena di morte in Connecticut: il quinto stato americano ad abolire la pena capitale negli Stati Uniti negli ultimi cinque anni (2007 New Jersey, 2008 New Mexico, 2010 New York, 2011 Illinois, 2012 Connecticut). La serata al Colosseo (partenza alle ore 19) vedrà la presenza di “testimonial” quali Shujaa Graham e Fernando Bermudez, condannati innocenti per omicidi mai commessi negli Usa, del fondatore della Coalizione del Texas contro la pena di morte, David Atwood, di Tamara Chikunova, fondatrice delle Madri contro la pena di morte, cui si deve gran parte del successo nell’abolizione della pena capitale in molti Paesi dell’Asia centrale. Saranno presenti anche ministri, politici, uomini di cultura, attivisti per la vita.

Si fa quindi sempre più strada, all’interno del tessuto socio-politico mondiale, il passo della Genesi dove viene pronunciata la famosa frase “Chiunque ucciderà Caino…” dove il Signore vieta decisamente la vendetta. È bene ricordare i passaggi fondamentali: “Disse Caino al Signore: ‘La mia colpa è troppo pesante da portare. Ecco tu mi scacci oggi da questo suolo, e io mi dovrò nascondere lontano da te – questo è importante in una prospettiva religiosa: l’uomo perde il fratello perché l’uccide, perde la dimensione sua di fraternità e perde la terra – Io sarò ramingo e fuggiasco sulla terra non coltivata e chiunque mi incontrerà mi potrà uccidere”. Si è stabilita ora una catena: l’omicida incontrerà altri omicidi sulla terra non coltivata. Ma il Signore vieta la vendetta: “Però chiunque ucciderà Caino subirà la vendetta sette volte”. Qui il Signore protegge la vita di Caino anche se è omicida. Il divieto è espresso in una forma plastica: chiunque ucciderà Caino subirà la vendetta sette volte, cioè innumerevoli volte. Alla violenza non si può rispondere con la violenza. “Il Signore impose un segno a Caino perché non lo colpisse chiunque l’avesse incontrato”. Dio si cura della vita di Caino, si fa custode della sua vita. Dio qui non è bifronte, mysterium fascinans e mysterium tremendum, ma ha un’unica faccia, quella di difesa del diritto di Abele e di difesa della vita dell’omicida. E’ un racconto pieno di senso per chi crede, ma anche per chi non crede a Dio. E proprio questa sera ci sarà un incontro trasversale dove saranno presenti tutte le realtà che sostengono questa idea, a testimonianza del fatto che spesso e volentieri il pensiero laico e quello religioso coincidono.

È interessante riportare quanto afferma il Catechismo della Chiesa Cattolica: “La pena inflitta deve essere proporzionata alla gravità del delitto. Oggi, a seguito delle possibilità di cui lo Stato dispone per reprimere il crimine rendendo inoffensivo il colpevole, i casi di assoluta necessità di pena di morte «sono ormai molto rari, se non addirittura praticamente inesistenti» (Evangelium vitae). Quando i mezzi incruenti sono sufficienti, l’autorità si limiterà a questi mezzi, perché questi corrispondono meglio alle condizioni concrete del bene comune, sono più conformi alla dignità della persona e non tolgono definitivamente al colpevole la possibilità di redimersi”.

Ed ecco cosa affermo ora : Ma non crediamo di essere molto lontani da Caino. Ciascuno di noi infatti potenzialmente lo è e anche di fatto. Se ci soffermiamo sul verbo “uccidere” possiamo constatare che ci sono tante forme di uccisioni. Non c’è solo quella fisica ma anche quella morale e spirituale che noi talvolta perpetriamo non perdonando il fratello. Ma non quello lontano, quello che sta in facebook, con cui intratteniamo delle facili condivisioni di fede, che poi andrebbero verificate alla luce di una frequenza fisica. Il perdono più difficile è magari col compagno di stanza o di lavoro con cui condividi delle ore concretamente vissute insieme. Qualcuno mi disse “amare non significa frequentare” che ritengo incoerente con il pensiero cristiano e lontano dalla logica  della porta stretta della quotidianità vissuta. Cristo ci ha dimostrato che la prova del nostro essere cristiani autentici passa attraverso la Croce. Stiamo attenti a non uccidere il nostro prossimo più prossimo chiudendogli la porta in faccia, non perdonandolo, rifiutando la comunicazione forse perché comunicando con l’altro dovresti comunicare una verità anche a te stesso oppure volendolo fraintendere strumentalmente e soprattutto chiudendogli il cuore. Il Signore ci ha detto di amare il prossimo senza fare dei distinguo. Non ha detto di amare tutti tranne quei tre o quattro che mi hanno fatto del male.  Facendo così li abbiamo uccisi  e non siamo migliori di Caino. Ha fatto bene Papa Francesco a sottolineare questo aspetto recentemente. Non ci dobbiamo meravigliare delle guerre internazionali e mondiali tra i popoli perché la genesi di tutto questo ha origine nel  nostro cuore indurito. Il micro-conflitto nelle nostre relazioni personali si inocula nel tessuto sociale. Fa dei percorsi misteriosi e sfocia, per il principio dei vasi comunicanti, nei conflitti più tragici degli omicidi o peggio ancora delle stragi.

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