PAPA BENEDETTO SANTO TRA NOI

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L ‘avventura di Benedetto XVI stata quella di un uomo di grande fede e di animo umile, saggio, schiacciato da un compito che ha sentito troppo impegnativo per le sue povere forze.




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L’avventura di Benedetto XVI è stata quella di un uomo di grande fede e di animo umile, saggio, schiacciato da un compito che ha sentito troppo impegnativo per le sue povere forze.

Come ebbi a scrivere nella testata Laperfettaletizia ….. ha fatto bene Benedetto XVI a ritrovare la sua vera identità di studioso, dalla quale potranno scaturire ancora tanti frutti di sapienza e sfuggire a quello a cui, per obbedienza, era stato in qualche modo portato dal corso degli avvenimenti guidati dalla Provvidenza. Il Sommo Pontefice ha sempre sottolineato, nel corso del suo pontificato, che il protagonista, nel tempo della Chiesa, è lo Spirito Santo e la stessa persona di Gesù Cristo. A proposito del film di Nanni Moretti: Don Primo Mazzolari diceva: Basta essere un uomo per essere un pover’uomo. E’ un’affermazione che calza a pennello per l’ultimo film di Nanni Moretti, Habemus Papam. Il neo eletto pontefice, dopo aver accettato l’elezione, si trova a scoprire tutta la sua fragilita’ e indegnità di fronte ad un compito percepito come molto più grande delle sue forze. Un tema, quello della poverta’ della condizione umana, che non risparmia nemmeno il successore di Pietro.


Ma a ben guardare, lo stesso Pietro fu quello che rinnego’ per tre volte Gesù, a significare che la nostra umanità legata inscindibilmente al peccato, che ci rende appunto fragili e soprattutto poveri. La tentazione tenta di nuovo Pietro anche a Roma, dove fu rincorso dal Quo Vadis del Signore: un po’ tutti ci riconosciamo in questi comportamenti.

Il film di Moretti richiama anche il celebre libro di Ignazio Silone del 1968 L’avventura di un povero cristiano. Anche in quel romanzo-saggio viene messo in evidenza il sofferto itinerario di un pontefice, questa volta Celestino V, che si sentiva inadeguato per un compito troppo grande per un umile fraticello quale egli era poco prima di essere eletto. La sua avventura è quella di un uomo di grande fede e di animo umile, saggio, schiacciato da un compito che sente troppo alto; va letta alla luce dei capitoli che precedono il dramma, in cui Silone si dimostra consapevole che le orme di fra Pietro non si trovano negli archivi o nelle biblioteche, ma tra i cafoni abruzzesi, che nella loro grandezza d’animo custodiscono il “seme” della speranza.


Allo stesso modo il cardinale Melville del film di Moretti non si ritrova nel ruolo che gli viene designato dagli altri cardinali, che pregano per non essere eletti. Ci troviamo davanti ad uno spaccato della povertà e della fragilità umana anche all’interno del maggior consesso spirituale esistente al mondo. Ma possiamo dire che Moretti riscopre l’acqua calda, infatti la Chiesa voluta da Gesù e’ proprio così, peccatrice e santa. Quindi intrisa di fragilità e di peccato ma anche portatrice del messaggio di salvezza eterna che risuona proprio il giorno della Pasqua di Resurrezione. San Paolo diceva che noi cristiani portiamo un tesoro prezioso in vasi di creta.


Il cardinal Melville guarda cosi il suo vaso di creta e la storia della sua vita alla luce del peso dell’elezione al soglio pontificio. Non si sente parte di quella storia e cerca in poche ore di ripercorrere le tappe della sua esistenza. Scopre, con l’aiuto della psicanalisi, di aver subito un deficit d’accudimento (concetto che viene ribadito comicamente come un tormentone) e scopre di aver sbagliato vocazione e di aver scelto quella sacerdotale solo per ripiego. La sua passione era quella del teatro ed è proprio là che i cardinali lo ritrovano per riportarlo alla realtà presente e alle sue responsabilità.

Virgolettando buona parte dell'articolo , chi scrive si è reso conto che i temi del film di Moretti sono profeticamente applicabili alla situazione attuale creatasi per le inaspettate dimissioni di Benedetto XVI. Papa Ratzinger non era certo un uomo capace di reggere l'impatto con il mondo delle comunicazioni di massa. L'uomo attuale non è più l' homo sapiens ma l'homo videns che non si forma più le opinioni in base alle letture e agli approfondimenti culturali che si costruiscono nel quotidiano e sofferto studio dei singoli ambiti del sapere. L'homo videns e' caratterizzato dalla pigrizia intellettuale di chi vuole essere imbeccato dagli opinions maker senza fare nessuno sforzo individuale. In un suo celebre libro Sartori ci dimostra come l'avvento della televisione abbia rivoluzionato non soltanto le abitudini delle persone, incollando milioni di teledipendenti davanti a uno schermo, ma soprattutto abbia obnubilato la capacità dell'uomo di pensare per concetti, di ragionare immaginando "ciò che non è visibile".

È certo che anche i fedeli cattolici non sfuggono a questa dinamica. Hanno bisogno di qualcuno che li educhi e li indirizzi in modo passivo quasi paternalisticamente. Non è questo, a mio avviso, il ruolo del successore di Pietro. Se consideriamo il modo con cui Pio XII svolgeva il suo magistero sempre rinchiuso in Vaticano e come lo ha svolto invece Giovanni Paolo II , acqua certamente ne è passata sotto i ponti. Ma forse, come diceva Aristotele, bisogna raggiungere la medieta’ cioè l‘ariston e cioè l’ottimo nello svolgimento dell’azione morale. Quindi non troppo chiuso deve essere Pietro ma nemmeno troppo aperto come lo era Giovanni Paolo II. Ricevere in eredita’ da un santo, come era Papa Wojtyla, un ruolo cosi’ pesante ed esigente, non era facile. Sicuramente Gesù Cristo non chiede a nessuno, niente di più che egli non possa fare e quindi nemmeno al Papa può venire richiesto. Nel gioco poi delle aspettative crescenti che l’homo videns richiede sempre più, non è giusto caderci né tantomeno soddisfarle. Ciò che conta non è coltivare una sorta di culto della personalità, sia pure in positivo, che l’homo videns desidera mantenere per un uomo proiettando su di esso tutte le sue esigenze di interiorità e di spiritualità che comunque potrebbe soddisfare altrimenti.

Ha fatto bene Benedetto XVI a ritrovare la sua vera identita’ di studioso, dalla quale potranno scaturire ancora tanti frutti di sapienza e sfuggire a quello a cui, per obbedienza, era stato in qualche modo portato dal corso degli avvenimenti guidati dalla Provvidenza. Il Sommo Pontefice ha sempre sottolineato, nel corso del suo pontificato, che il protagonista, nel tempo della Chiesa, è lo Spirito Santo e la stessa persona di Gesù Cristo. Sono loro che, dopo la Pentecoste, guidano le sorti della Comunità dei Credenti e non certo il Papa. Evidentemente lo Spirito Santo gli ha ispirato, per il bene della Chiesa, di farsi da parte, in modo che un’altra persona possa svolgere meglio il ruolo del mistero petrino. Tutti noi credenti lo dobbiamo ringraziare per il segno che ha lasciato affrontando tanti temi delicati, messi da parte dai suoi predecessori, quali quello della pedofilia. Ma soprattutto dobbiamo essere riconoscenti per la grande testimonianza di umiltà e responsabilità che ha dimostrato abdicando al Soglio Pontificio.

Sono loro che, dopo la Pentecoste, guidano le sorti della Comunità dei Credenti e non certo il Papa. Evidentemente lo Spirito Santo gli ha ispirato, per il bene della Chiesa, di farsi da parte, in modo che un’altra persona possa svolgere meglio il ruolo del mistero petrino. Tutti noi credenti lo dobbiamo ringraziare per il segno che ha lasciato affrontando tanti temi delicati, messi da parte dai suoi predecessori, quali quello della pedofilia. Ma soprattutto dobbiamo essere riconoscenti per la grande testimonianza di umiltà e responsabilità che ha dimostrato abdicando al Soglio Pontificio.

E’ questo, a mio avviso, il ruolo del successore di Pietro. Se consideriamo il modo con cui Pio XII svolgeva il suo magistero sempre rinchiuso in Vaticano e come lo ha svolto invece Giovanni Paolo II , acqua certamente ne è passata sotto i ponti. Ma forse, come diceva Aristotele, bisogna raggiungere la medieta’ e cioe’ l’ariston e cioe’ l’ottimo nello svolgimento dell’azione morale. Quindi non troppo chiuso deve essere Pietro ma nemmeno troppo aperto come lo era Giovanni Paolo II. Ricevere in eredità da un santo, come era Papa Wojtyla, un ruolo così pesante ed esigente, non era facile. Sicuramente Gesù Cristo non chiede a nessuno, niente di piu’ che egli non possa fare e quindi nemmeno al Papa può venire richiesto. Nel gioco poi delle aspettative crescenti che l’ homo videns richiede sempre più, non è giusto caderci né tantomeno soddisfarle. Ciò che conta non è coltivare una sorta di culto della personalità, sia pure in positivo, che l’homo videns desidera mantenere per un uomo proiettando su di esso tutte le sue esigenze di interiorità e di spiritualità che comunque potrebbe soddisfare altrimenti.

Carlo Mafera

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