RITROVATO IL DISEGNO DI UNA CROCE NEL COLOSSEO. È QUANTO IL PROF. PIERLUIGI GUIDUCCI ha illustrato ai presenti durante la presentazione del libro “Chiesa in Cammino” di Carlo Mafera all’ Università Salesiana il giorno 11 dicembre 2018

 

Il disegno è stato studiato dal prof. Pier Luigi Guiducci. I risultati sono stati presentati in due relazioni scientifiche, e in un incontro assembleare (16 dicembre 2017; teatro della parrocchia romana di Santa Paola Romana).

Intervista del Dott. Carlo Màfera al Prof. Guiducci

Risultati immagini per guiducci colosseo tv 2000

Contestuale intervista del prof. Pierluigi Guiducci a TV2000 (sullo sfondo la T e la S oggetto di questo prezioso studio)

Una serata all’insegna dell’amicizia quella della presentazione del libro-intervista di Carlo Mafera all’Università Pontificia Salesiana. Il professore Guiducci ha illustrato due passi del libro preceduto dal dott. Florio Scifo che ha presentato i protagonisti e poi dallo stesso Carlo Mafera che ha sottolineato il ruolo prezioso degli archivi storici a monte della ricerca storica e il ruolo del divulgatore a valle del lavoro scientifico che altrimenti rimarebbe patrimonio solo degli specialisti.

Ecco il testo dell’intervista correlata con l’intervento del prof.Guiducci all’Università Pontificia Salesiana del 11 dicembre scorso.

Il Colosseo, più esattamente l’anfiteatro Flavio, è stato oggetto di studi in più periodi. Si conosce ormai con esattezza l’impianto complessivo, e sono stati ritrovati molteplici reperti archeologici che attestano anche l’organizzazione interna dell’impianto, e la stessa vita quotidiana degli antichi romani. In tempi recenti, grazie anche a degli sponsor privati, è stato possibile ripulire la facciata esterna dell’edificio. Si è poi passati a ripulire e a restaurare gli ambienti interni. In tale contesto, nel corridoio di servizio che immette al terzo livello, è stato individuato un lacerto di muro con disegni, immagini, scritte, date. Si tratta di una parete non facile da “leggere” perché nei diversi periodi storici più persone hanno lasciato il segno del proprio passaggio  fugace (ci sono anche i nomi di alcune coppie). Unitamente a ciò, chi aveva osservato le scritte e i disegni posti sul muro aveva ritenuto di non poter formulare delle tesi precise in presenza di difficoltà che sembravano insormontabili. Si deve allora alla tenacia di uno storico della Chiesa, il prof. Pier Luigi Guiducci, docente presso la Pontificia Università Lateranense di Roma, il merito di aver approfondito ogni aspetto che caratterizza il lacerto di muro e di aver risolto i quesiti che altri non avevano saputo risolvere. In particolare, questo studioso ha individuato e studiato il disegno di una croce che rivela dei dati sorprendenti. Per questo motivo abbiamo voluto rivolgere alcune domande al prof. Guiducci, approfittando  di un rapporto di amicizia ultra decennale.

MAFERA: Prof. Guiducci, quando ha iniziato lo studio del lacerto di muro?

Stavo terminando di preparare un mio libro sui martiri romani. “Navigando” su internet ho visto delle foto  che riguardavano il lavoro di ripulitura e restauro di un corridoio di servizio del Colosseo che immette al terzo livello. In una immagine ho potuto osservare un lacerto di muro e immediatamente ho individuato a sinistra una croce.

MAFERA: Perché  questo disegno di croce l’ha colpita?

Perché il lacerto di muro con il segno della croce si trova al terzo livello. Nei piani superiori non sono mai state individuate croci. Al contrario, sono state trovate croci in ambienti vicini all’arena.

MAFERA: Può spiegare meglio la differenza di valutazione?

Per taluni studiosi le croci individuate in punti attigui all’arena sono opera di persone vissute in epoca medievale. Forse erano gli operai che lavoravano alla cava. Forse erano soggetti che dormivano in alcuni luoghi del Colosseo adibiti a ricoveri. Al contrario, la croce disegnata al terzo livello dell’anfiteatro è posizionata in un modo che pare indicare una precisa intenzionalità, sembra esprimere la volontà di trasmettere un messaggio.

MAFERA: Lei è d’accordo con gli studiosi che datano le croci finora ritrovate al periodo medievale?

In parte. Sono croci molto diverse tra loro.  In un caso il graffito di una croce è simile a quello che si trova nella catacomba di Domitilla (II secolo).

MAFERA:  Prof. Guiducci, le croci ritrovate in ambienti vicini alla cavea costituiscono un dato  storico con caratteri diversi dalla croce che Lei ha studiato al terzo livello?

Solo in parte. Infatti ogni signum Crucis indica un atto di fede e un affidamento a Dio. Chi disegna, o chi incide  una croce vuole prima di tutto affermare un proprio credo. Inoltre, specie tra la popolazione analfabeta, il guardare a una croce era una forma semplice – ma viva – di preghiera. Solo in epoche successive si aggiunse l’abitudine di recitare delle giaculatorie.

MAFERA: C’è quindi una posizione di fede che accomuna i fedeli che hanno inciso o disegnato croci al Colosseo. Ma la croce del corridoio che immetteva al terzo livello quali altre caratteristiche ha?

Non è un disegno isolato (come nel caso delle croci individuate a un livello inferiore). È un disegno molto semplice ma usa lo stesso colore di due grandi lettere (una “T” e una “S”). Chi ha disegnato la croce ha voluto inserire il segno vicino alla prima delle due lettere citate (all’inizio, cioè, dell’esclamazione sintetizzata dalla “T” e dalla “S”).

MAFERA:  Come si è sviluppato lo studio del lacerto di muro che si trova nel corridoio di passaggio al terzo livello del Colosseo?

Prima di tutto il lacerto di muro è stato fotografato. Poi, con diverse tecniche informatiche, si è cercato di leggere tutto quello che si trova sulla parete.

MAFERA: Un impegno non semplice…

Effettivamente è stato un lavoro molto impegnativo. Alcune scritte si sovrappongono. Delle date non sono immediatamente leggibili a una prima osservazione. Taluni segni seguono una logica, altri sono schizzi. Bisogna quindi saper distinguere per evitare errori.

MAFERA: Quindi le datazioni sono diverse…

Sì. Sono diverse. Si passa dal III secolo fino al Novecento. I colori sono diversi. I caratteri delle scritte mutano.

MAFERA: A questo punto, l’individuazione più importante ha riguardato il disegno della croce…

Sì. Questo disegno si trova spostato a sinistra, tra due grandi lettere: una “T” e una “S”. Ha lo stesso colore delle due lettere in questione. Ed è collocato sopra una linea rossa che collega la “T” con la “S”.

MAFERA: Lei è stato il primo a individuarne un collegamento…

Sì. In precedenza, diversi studiosi avevano affermato che non era possibile attribuire un significato alle due lettere “T” ed “S”. Sulla croce, poi, nessuno ha rilevato qualcosa. C’è stato silenzio.

MAFERA: Che significato ha attribuito alle lettere “T” ed “S”?

All’inizio si poteva pensare alla prima e all’ultima lettera di un nome romano. Ad esempio: Tarcisius, Theseus, ed altri. Poi questa ipotesi è stata scartata perché gli antichi romani scrivevano sui muri il nome intero della persona.  Pensi, ad esempio, ai graffiti di Pompei. Ho seguito allora un’altra strada: quella delle esclamazioni che segnavano la vita dei “giochi” dell’anfiteatro Flavio. “T” ed “S” dovevano essere delle lettere legate a un qualcosa, tipo un grido,  che il popolo scandiva dal terzo livello. Ho cominciato a studiare le espressioni del tempo. E alla fine penso di aver individuato una possibile chiave di lettura.

MAFERA: Qual è?

Si tratta di “TAURUS”, toro. Questo animale venne utilizzato in molteplici “giochi” organizzati nel Colosseo. In alcuni casi si organizzarono scontri tra animali (toro contro elefante), o tra tori contro individui armati in modo essenziale. In altre situazioni il toro venne impiegato per “caricare” delle persone inermi che erano state condannate a morte.

MAFERA: Quindi le lettere “T” ed “S” sono un grido della folla…

Sì: “taurus…  taurus…  taurus…”.

MAFERA: Perché la folla gridava “taurus”?

Perché in alcuni casi il toro (o i tori) tardava a uscire dai sotterranei ove era rinchiuso. Oppure perché, in talune situazioni, l’animale non si mostrava immediatamente combattivo. A questo punto, per non rovinare la rappresentazione, esistevano degli schiavi che aizzavano i tori con fiaccole o con lance.

MAFERA: Perché si trovano nel muro solo due lettere: la “T” e la “S”, e non il termine TAURUS?

Perché, come si può vedere dal documento archeologico  che ancora oggi si conserva, lo spazio per scrivere era esiguo. Ciò dipendeva dal fatto che ogni passante lasciava scritto qualcosa.

MAFERA: Lei ha detto che la croce è stata disegnata proprio tra le due lettere. Si tratta di una scelta motivata?

A mio parere sì. In presenza di due lettere che  esaltavano la forza, la dominanza, la morte, qualche cristiano del tempo ha voluto disegnare una piccola croce per esprimere un messaggio molto semplice ma essenziale: Cristo salva. Da qui l’affidamento a Lui.

MAFERA: Che colore hanno le lettere “T” ed “S”?

Rosso. Anche la croce ha il medesimo colore.

MAFERA: Chi ha dipinto la croce, dove poteva trovare il rosso?

Nello stesso cantiere del Colosseo. Tenga conto che l’anfiteatro all’interno era dipinto. Non era quindi difficile trovare del colore e usarlo. Esisteva poi un alto numero di inservienti che lavoravano nell’anfiteatro: da quelli che stavano agli ingressi, a quelli che regolavano il flusso degli spettatori, a quelli che si occupavano di vendere del cibo, a quelli che erano incaricati di dipingere (o ridipingere) qualche ambiente.

MAFERA: Prof. Guiducci, molti autori sostengono che nessun cristiano venne ucciso al Colosseo…

Questa linea di pensiero si è contrapposta a un precedente orientamento che insisteva sul fatto che migliaia di cristiani avevano trovato una crudele morte nell’anfiteatro.

Tra queste due posizioni estreme esiste oggi una tesi intermedia. Nel Colosseo venne ucciso un altissimo numero di persone. Si trattava di prigionieri di guerra, di schiavi e di condannati a morte.  Tra queste persone ci furono anche dei cristiani.  Essi erano mischiati nei gruppi anonimi dei condannati. Non mancarono anche schiavi cristiani. Tale tesi è basata su più riscontri: 1) i moti persecutori anticristiani sono attestati da documenti pubblici, da quanto è stato ritrovato nelle catacombe, dalle Passiones, da alcune Lettere, e da talune opere letterarie (es. Tertulliano); 2) i documenti che attestano un accentuato flusso di condannati da vari territori dell’impero verso Roma, in occasioni di “giochi” nel Colosseo; 3) la conoscenza di alcuni nomi di martiri cristiani condannati “ad bestias” nell’anfiteatro dell’Urbe.

MAFERA:  Un’altra questione che ricorre tra gli studiosi riguarda la possibile datazione dei reperti archeologici. Tale problema sarà certamente emerso anche per  il lacerto di muro che Lei ha studiato…

Sì. Ovviamente.  Vede, questo lacerto di muro fin dall’inizio ha creato un problema. Le molte scritte, le diverse date, un abbozzo di volto, delle lettere, tutto ha contribuito a fermare gli studiosi. A renderli incerti. In pratica, non era possibile “datare” i documenti trovati. Troppo diversi tra loro. In più casi, poi, esistono delle scritte sovrapposte a disegni. È stato necessario, con dei programmi informatici, “staccare” determinati disegni. Oppure  è stata utilizzata la tecnica informatica di evidenziare solo un determinato colore. A tali metodi  sono state aggiunte delle considerazioni storiche.

MAFERA: Quali?

  1. La prima considerazione riguarda il colore rosso. Tale tonalità la si trova nel periodo antico. In seguito mutano le forme di pittura, le tecniche, il modo di dipingere. 2. Una seconda considerazione riguarda l’impiego dei tori. Tale uso lo si trova  fino alla fine del III secolo, massimo: inizio del IV. Per un motivo semplice. Fin dal IV secolo ha inizio una fase di decadenza dell’anfiteatro.  Il Colosseo perde il colonnato. Subisce gravi danni alla cavea, agli ingressi. Emerge quindi un problema di sicurezza (già riscontrato in tempi precedenti al Circo Massimo). Condurre dei tori nell’arena significava assicurare in precedenza un trasporto non facile. Si dovevano poi  costruire delle gabbie. L’animale veniva poi trascinato nei sotterranei dell’edificio. Da qui, con un montacarichi lo si immetteva nell’arena. Tutte queste operazioni richiedevano un alto livello di sicurezza, personale di custodia. Ciò spiega perché l’uso dei tori non coprì un prolungato periodo di tempo ma rimase circoscritto a un lasso temporale preciso: dall’inaugurazione dell’anfiteatro Flavio fino alla fine del III secolo. Esistono poi delle differenze tra le scritte antiche e quelle moderne.

MAFERA: Può spiegare…

Le scritte degli antichi romani rispettano gli spazi che esistevano sui muri. In altri termini, non veniva mai rovinata la scritta o il disegno apposto da un’altra persona. In tempi successivi tutto questo non esiste più. Si scrive o si disegna anche in spazi già segnati da una precedente iniziativa.

MAFERA: Perché il segno di una croce non ha colpito l’attenzione degli studiosi?

Perché il lacerto di muro non si presentava facile da studiare. Inoltre, alcuni autori non attribuiscono una particolare importanza ai segni cristiani ritrovati nel Colosseo.

Risultati immagini per dettaglio di una croce al colosseo lettere T e S

Il lacerto di muro studiato al Colosseo dal prof. Guiducci

MAFERA: Comunque, attualmente, ogni Venerdì Santo viene celebrata una Via Crucis al Colosseo. Ed è presente il Papa…

Sì. Questo rito ha una valenza generale. Ricorda tutti i martiri che a Roma subirono una condanna a morte. Furono uccisi in più luoghi: presso l’area delle catacombe, in zone vicine a luoghi di sepoltura, nelle carceri, in pubbliche vie e in edifici pubblici. Esiste inoltre una memoria dei martiri cristiani che nel tempo hanno offerto la propria vita per Cristo.

dalla trasmissione “Bel tempo si spera” di TV2000

Ecco un momento della serata in cui Carlo Mafera spiega l’importanza del ruolo del divulgatore cattolico preoccupato di raggiungere i “lontani” e non all’autoreferenzialità delle riviste specializzate lette da pochi addetti ai lavori. 

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.