IL DEMONIO. FANTASIA O REALTÀ? Quello che ci trasmette la storia sull’Anti-Cristo.

Il dott. Carlo Màfera intervista lo storico della Chiesa prof. Pier Luigi Guiducci.

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Lo storico Pierluigi Guiducci ci parla del diavolo (dal greco : colui che divide)

Nel periodo del Carnevale, si osservano di frequente bambini travestiti da diavoletti. La tuta è rossa, con un codino. E sul capo spuntano due piccole corna. Questa è una immagine “del maligno” che, data l’età dei piccoli, provoca il riso. Esistono poi i film horror. Qui, il demonio (dal greco δαιμόνιον, daimónion → collegato a δαίμων, dáimōn, il cui significato originario è quello di dèmone) opera in modo da distruggere l’equilibrio delle persone e lo stesso tessuto relazionale. Quello che colpisce nelle opere più recenti è che, a differenza del passato, a vincere – alla fine – è il male. Il bene è sconfitto. I buoni sono distrutti.
C’è poi, un terzo modo con il quale si affronta la tematica inerente il “principe delle tenebre”. È quello di accentuare una lettura psicologica. Si afferma, in pratica, che il demonio non esiste. Al contrario, c’è una dinamica umana che lo “crea”: sono le nostre paure, angosce, i nostri insuccessi, atti di disperazione. In pratica: quando l’uomo deve scaricare in qualche modo le proprie tensioni (per recuperare un equilibrio divenuto precario) “punta” su una realtà esterna: il demonio, appunto. E imputa a quest’ultima le avversità, le disgrazie, le cadute di ogni tipo. In tal modo, si ottiene anche un secondo effetto: l’auto-assoluzione da eventuali errori personali.
Si arriva, infine, a un’ultima rappresentazione del demonio. Stavolta, si tratta di una tesi che proviene da ambienti anti-clericali: la figura del demonio è stata “utilizzata” dalla Chiesa per tenere sotto controllo i fedeli. Attraverso la paura, si dominano le coscienze (subordinazione), e si orientano le volontà (distruzione dell’io).
In tale contesto, visto che qualche teologo ha pure scritto che l’inferno non esiste (o, se esiste, è vuoto), sono in molti, tra i fedeli, a rimanere disorientati in presenza di messaggi diversi nei contenuti. Da qui, il loro desiderio di capire meglio quello che la Chiesa insegna sul diavolo [Διάβολος, diábolos (“dividere”, “colui che divide”, “calunniatore”, “accusatore” → derivato dal greco -διαβάλλω, diabàllo, composizione di dia “attraverso” e bàllo “getto, metto”]. Per tale motivo, ci siamo rivolti al prof. Pier Luigi Guiducci. A questo storico abbiamo chiesto di rispondere a molteplici domande.

D. Prof. Guiducci, il demonio era considerato in periodo pre-cristiano?
Nelle civiltà che precedono la storia di Israele e quella del Cristianesimo, non si trova un essere demoniaco unico, ma emergono più entità malvagie, crudeli.

D. Perché?
Si entra nei miti. Nelle correnti religiose dei diversi periodi (area mesopotamica, egizia, zoroastriana, caldea e cananea…) è diffuso il politeismo. Alcune divinità erano ritenute crudeli, terribili nelle loro collere.

D. Come leggere tale situazione?
Esiste certamente, fin dai tempi più antichi, il tentativo umano di “spiegare” fatti ricorrenti. Questo percorso era legato a delle convinzioni.

D. Quali?
Ogni aspetto della natura (realtà che sovrasta l’uomo) doveva necessariamente esprimere l’azione, il messaggio, di un’entità (posta in alto). E lo stesso doveva avvenire per ogni specifica vicenda che esprimeva un male: sofferenza fisica, malattie, carestie, epidemie, esplosioni di odio e di violenza, calamità naturali, guerre, forme di malvagità e di cattiveria.

D. Qual è il passo successivo?
Identificare in qualche modo queste entità anonime. Inizia da qui l’assegnazione di nomi (riconoscimento di un essere superiore), e di gerarchie (divinità, ed entità minori che trasmettono all’umanità le decisioni apicali).

D. In tale contesto, le entità “malefiche” che esprimevano?
Le forze incontrollabili. Ci si difendeva con scongiuri, sacrifici e pratiche magiche.

D. Esisteva qualche divinità in grado di fronteggiare la distruzione arrecata dall’ente malvagio?
Sì. Nelle diverse civiltà si è sempre cercato di individuare una divinità del bene. Un’entità positiva, amica.

D. E il bene vinceva il male?
Non sempre. Per questo motivo, si arrivò alla fine alla convinzione che doveva esserci, per forza di cose, una contrapposizione. Una continua lotta tra il bene e il male. Dall’esito incerto.

D. In modo graduale, ci avviciniamo alla storia di Israele…
Sì. È una storia che passa per più periodi…

D. Fin dalle fasi più antiche si sviluppa una riflessione religiosa…
Sì. Certamente. Perfino nei periodi più dolorosi tale riflessione non si ferma. Per proseguire il culto anche in esilio o nella diaspora, e per preservare l’identità ebraica, nasce la sinagoga. Scribi e dottori della legge acquistano una progressiva importanza.

D. Durante il periodo dell’esilio babilonese (VII-VI secolo a.C.), gli israeliti più colti esaminarono quanto veniva insegnato in altre religioni?
Sì. Venne rivolta attenzione alle correnti religiose circostanti. Penso agli insegnamenti di Zarathuštra (o Zoroastro; 628 a.C.-551 a.C.)…

D. Un esempio…
In questa dottrina si insegnava che tutto il bene era stato creato da Ahura (“spirito che crea la vita”) Mazdā (“memoria”, “pensiero”). Le realtà malefiche, al contrario, derivavano dall’opera di Angra Mainyu (spirito del male). Da qui, la presenza di un confronto, di una lotta tra il bene e il male. Si spiegava, in tal modo, l’esistenza di situazioni favorevoli all’umanità, e di fatti che rompevano un equilibrio, che diffondevano il male. Rimaneva, comunque, un problema religioso…

D. Quale?
Il male, quando prendeva l’iniziativa, poteva vincere. Il bene era sconfitto. Ciò generava incertezza.

D. A questo punto, come si sviluppò la riflessione ebraica?
Gli ebrei del periodo denominato “del secondo Tempio” cercarono di proseguire una riflessione religiosa a largo raggio. Tra i temi studiati, ci fu anche la lotta bene-male. Tale percorso rivestì una particolare importanza. Vennero acquisiti elementi di culture non ebraiche (utili sul piano letterario), ma fu comunque accentuato il pensiero monoteista (fondamentale sul versante dei contenuti).

D. Esiste una documentazione?
Sì. Le tracce di questa fase storica si possono individuare nell’apocalittica (dal greco ἀποκαλύπτειν “svelare cose recondite, segrete”) giudaica (es. Quarto libro di Esdra, l’Apocalisse siriaca di Baruc…), e nel giudaismo enochico.

D. Che cos’era il giudaismo enochico?
Una corrente di pensiero ebraica (sviluppatasi ai tempi dell’esilio babilonese; VI sec. a.C.). A quest’ultima, vanno attribuiti numerosi apocrifi dell’Antico Testamento. I testi sono riferiti sempre alle visioni del patriarca Enoch. Si contrapponeva al giudaismo sadocita (sviluppato a Gerusalemme dopo il rientro dall’esilio).

D. Esiste quindi una riflessione ebraica che si concentra ormai su temi-chiave…
Sì. Si focalizza, ad esempio, il concetto di Sheol. Si trattava del mondo sotterraneo ove finivano tutti i morti, dimenticati da Dio (Sal 6,5). Termine tradotto in greco con Ade, in latino con Inferi. La riflessione ebraica si estende, inoltre, ai temi del giudizio divino, della punizione riservata ai malvagi, della demonologia, dell’identificazione del male con il serpente…

D. Perché si arriva ad identificare il male con il serpente?
Perché nell’esperienza ebraica, molti israeliti (specie chi viveva in tenda) morirono per il morso di serpenti. Quest’ultimi, muovendosi senza rumore nella sabbia o tra le rocce, potevano colpire senza essere visti.

D. A questo punto è spontanea una domanda. Nella Bibbia ebraica si fa riferimento a satana?
Poche volte.

D. Perché?
Perché la Bibbia ebraica (Tanakh) tiene conto dell’esperienza del popolo di Israele. Quest’ultimo, in periodi diversi, dovette interagire con popolazioni (Sumeri, Egiziani, Assiri, Caldei, Cananei, Filistei…) che veneravano più divinità. Anche malvagie. In tale contesto, coloro che scrissero i testi ebraici, si preoccuparono soprattutto di focalizzare l’attenzione di chi leggeva sull’onnipotenza dell’unico Dio. Viene attribuito a quest’ultimo il controllo sovrano sul bene e sul male (cfr. Isaia, Giobbe, Qoelet, Deuteronomio). In tal modo, il riferimento a entità malefiche è posto ai margini…

D. Infatti i profeti deplorarono chi rimaneva sensibile a culti idolatri…
Sì. Alcuni israeliti seguirono questi culti. Si possono ricordare i riti in onore di: Ba’al (il cui fratello Mot, era il dio del caos e del male), Tanit, Moloch… A quest’ultimo, i cananei tributavano sacrifici umani di bambini. La pratica fu seguita anche da alcuni ebrei. Un esempio: “Manasse ricostruì gli alti luoghi che Ezechia suo padre aveva demoliti, costruì altari a Ba’al, fece un idolo di Astarte… Fece passare suo figlio per il fuoco…” (2Re 21,3-6). Far passare il figlio per il fuoco significava bruciarlo in olocausto.

D. Nella Bibbia viene anche condannata la necromanzia…
Sì. La necromanzia è la magia operata sulla morte [μαντεία (divinazione, magia) sul νεκρός, (morto)]. Nella Sacra Scrittura è duramente condannata. Esempi: Dt 18,10-14. 1Sam 28,7-25.

D. Può fare un riferimento biblico a satana?
Nel Libro di Zaccaria il nome di satana compare tre volte (Zc 3, 1-10). Il suo ruolo è quello di accusatore. Ma avviene un fatto. Colui che è sotto accusa (il gran sacerdote Giosuè) viene difeso dal Signore stesso. Non basta. È anche reinserito in un rapporto di comunione: “Guarda, io ti ho tolto di dosso la tua iniquità e ti ho rivestito di abiti magnifici”.

D. Un altro esempio…
Più estesa, è la dinamica che si trova in un testo prodotto dalla corrente del giudaismo sapienziale: il Libro di Giobbe (data presunta il V sec. a.C.). Tale corrente, cercava un modo per spiegare l’origine del male e la sofferenza umana. Anche in questo racconto, satana è l’avversario, l’accusatore. Si tratta di una figura equivoca. Distinta dai figli di Dio. Scettica riguardo all’uomo. Impegnata a metterlo in difficoltà. Capace di scatenare su di lui ogni sorta di mali, e perfino di spingerlo al male. Tra Dio e satana il confronto è serrato. L’accusatore mette in dubbio la riuscita delle opere divine nella creazione dell’uomo. Quest’ultimo, non può essere infedele al Signore perché gli è stata posta attorno “una siepe” (protezione). In assenza di tale siepe – questo è l’attacco di satana- l’uomo (Giobbe) cadrebbe nel peccato. Si sviluppa da qui la vicenda dolorosa di Giobbe che termina con un premio alla sua fede. È la sconfitta di satana.

D. In seguito, che accadde?
Termina la corrente apocalittica giudaica (Ezechiele, Isaia, il secondo Zaccaria, Daniele…). Si conclude il periodo cd “del secondo Tempio”. A questo punto, gli ebrei rabbinici proseguirono i loro studi religiosi valorizzando gli insegnamenti del Talmud. Quest’opera, esprime il proprio messaggio in due forme: quella della Halakhah (“Via da seguire”) che riguarda le prescrizioni legali, e quella della Haggadah (“Racconto”; compendio di omelie rabbiniche), consistente in racconti di episodi, alcuni dei quali possono parere immaginosi e in parabole.

D. Emerge, ogni tanto, la figura di un angelo ribelle…
Sì. Penso alle tradizioni ebraiche collegate a Samael (= “castigo di Dio”). Quest’ultimo, nella tradizione talmudica e post-talmudica, è un arcangelo. Riveste il ruolo di accusatore, seduttore, distruttore. È associato di frequente all’angelo della morte. Tali tradizioni, includono racconti, leggende et al. riportati nell’Haggadah. Pure le spiegazioni sull’esistenza del male presenti nella Kabbalah (insegnamenti esoterici e mistici) continuarono, in più momenti, a focalizzare la figura di un angelo ribelle.

D. A questo punto, qual è la situazione che si delinea?
C’è un passaggio. Nella Bibbia ebraica si focalizza inizialmente un satana accusatore. Oppositore. Tale concezione, poi, evolve. Si comincia a delineare una potestà maligna. Diventano, al riguardo, significativi i testi della letteratura apocalittica non canonica dell’ebraismo (I e II Libro di Enoch, Libro dei Giubilei, Testamento dei dodici patriarchi, Vita di Adamo e Eva, et al.). Quest’ultima, tra vari temi, trattò anche di una rivolta di angeli contro Dio. C’è, poi, da aggiungere un altro aspetto…

D. Quale?
Anche la comunità ascetico-monastica degli Esseni di Qumram vedeva il mondo come terreno di lotta tra i figli della luce e i figli delle tenebre. Nel Libro dei Giubilei le teorie sulle schiere angeliche, sui nomi degli angeli, sulle loro funzioni, hanno un posto di rilievo. Agli angeli è riservato un ruolo importante nella guerra contro i figli delle tenebre, capeggiati da Belial. Inoltre, furono proprio gli Esseni a formulare per primi un concetto di Inferno (grotta buia e tempestosa, piena di supplizi infiniti).

D. Quindi, al tempo di Gesù la demonologia è sviluppata?
Sì.

D. E arriviamo al Nuovo Testamento…
Nel N.T. colpiscono subito alcuni aspetti.
1] Non c’è più l’attesa messianica.
2] Non esiste alcun dualismo tra bene e male. È sempre Dio ad essere il Signore della Vita e della Storia.
3] Il confronto tra Gesù e il demonio è diretto. Immediato. Non ci sono figure intermedie che s’inseriscono.
4] Il diavolo non è mai un’allegoria delle inclinazioni o comportamenti negativi che fanno parte della natura umana.
5] I casi di indemoniati richiamano alla sofferenza ma non alla colpa individuale o collettiva.
6] Gesù ricorda che: “Dal di dentro infatti, cioè dal cuore degli uomini, escono le intenzioni cattive: fornicazioni, furti, omicidi, adultèri, cupidigie, malvagità, inganno, impudicizia, invidia, calunnia, superbia, stoltezza” (Mc 7, 21-22).

D. In tale contesto, quale ruolo ricopre satana?
Opera contro Cristo e il suo regno.

D. In alcuni passi dei Vangeli esistono più demoni. Perché?
Perché l’azione del maligno si può articolare in più modi.

D. Che succede, quando si arriva all’età apostolica e patristica?
Si cerca di comprendere il messaggio cristiano alla luce dei nuovi segni dei tempi, e si affrontano le eresie. Un’attenzione particolare è riservata alla Chiesa. Nasce da qui l’esigenza di proteggere le anime da ogni possibile pericolo, anche alla luce della preghiera di Gesù al Padre nell’Ultima cena: “non prego che tu li tolga dal mondo, ma che tu li custodisca dal maligno” (Gv 17,15).

D. Si accusano diversi autori medievali di aver troppo accentuato la realtà del maligno, dei demoni, dell’inferno…
Il periodo medievale è anche segnato da una preoccupazione: insegnare la vigilanza, evitare di rovinare una comunione con Dio, esaltare il trionfo di Cristo sulle forze del male. Tale orientamento fu, in più casi, segnato da iniziative che andarono oltre una riflessione pacata sul demonio.

D. Che avviene in età moderna e contemporanea?
Si registra una reazione. Si accentua una corrente di pensiero che contesta alla Chiesa una specie di “terrorismo psicologico” con riferimento al demonio. Però, contemporaneamente, si mettono in moto dei movimenti che guardano con favore alla figura di satana (con tutte le conseguenze del caso).

D. Prof. Guiducci, che cos’è il satanismo?
È un movimento, segnato da più correnti, centrato sulla figura di satana. Quest’ultimo, può essere considerato: 1] o come uno stato di coscienza superiore dell’uomo (satanismo razionalista), che talora tende verso l’ateismo militante; 2] o come un personaggio preternaturale (satanismo occultista). Sono diversi i movimenti satanici. Massimo Introvigne e il CESNUR hanno classificato cinque diverse tipologie di satanismo. Con il passar del tempo, però, l’operato di vari centri ha perso la sua forza iniziale.

D. Attualmente, la Chiesa come protegge i suoi fedeli?
Prima di tutto, attraverso la preghiera. Ricordo, al riguardo, che la stessa orazione del “Padre Nostro” termina con l’invocazione “liberaci dal male”. Poi, inserendo nella liturgia, dei momenti particolari: 1] preghiera di esorcismo al momento del Battesimo; 2] promesse battesimali; 3] rinnovo delle promesse battesimali.

D. E poi?
Ricordando ai fedeli l’importanza della partecipazione alla vita sacramentale. Ai Sacramenti della Riconciliazione e dell’Eucaristia, in particolare.

D. Esistono altre indicazioni?
Sì. I fedeli vengono avvisati di riporre la loro fiducia solo in Dio Provvidenza. Quando, al contrario, una persona decide di:
1] intraprendere “comunque” dei percorsi per conoscere delle situazioni legate al passato, al presente, o al futuro;
2] o di utilizzare dei rituali legati alla magia,
allora si entra in un tipo di esperienza che può riservare dei momenti dolorosi, o delle dipendenze immotivate.

D. Prof. Guiducci, diversi psichiatri ritengono che vari casi di indemoniati siano da leggere in chiave solo patologica…
Sono d’accordo. In molte situazioni, è la medicina che deve intervenire. Esistono, però, anche delle realtà che si discostano da un dato quadro clinico…

D. Quali?
Quelle che riguardano le possessioni.

D. Come si arriva ad affermare che sono possessioni?
Perché in questi casi (limitati) lo stesso psichiatra si rende conto che esistono dinamiche particolari…

D. Quali?
Il soggetto posseduto dimostra una violenta avversione verso tutto ciò che è sacro. Inoltre, può: 1] conoscere l’ubicazione di oggetti nascosti alla vista; 2] avere conoscenza di cose occulte; 3] comprendere e parlare lingue sconosciute; 4] manifestare una forza anomala per l’età e le condizioni fisiche della persona; 5] vomitare oggetti di vario tipo;6] levitare…

D. A questo punto è coinvolta la Chiesa…
Sì.

D. E come interviene?
Si passa da una semplice preghiera di liberazione al rito dell’esorcismo (è un sacramentale).

D. Chi si occupa di procedere al rito?
Un esorcista (dal greco exorkízein = scongiurare). Tutti i vescovi sono esorcisti. Per mandato divino. Questo è il riferimento: “Ne scelse dodici perché stessero con lui, per inviarli, e perché scacciassero i demòni” (Mc 3, 14-15). Accanto a loro, operano i sacerdoti che hanno ricevuto il mandato di fare esorcismi.

D. Qual è l’essenza dell’esorcismo?
Lo scongiuro. È l’ordine, impartito al demonio nel nome di Gesù, di abbandonare il corpo del posseduto o, più genericamente, di liberare dalla sua “influenza malefica” luoghi, cose o persone. Nel rito, al demonio non si chiede nulla, si comanda.

D. L’azione di un esorcista riesce a risolvere?
Esistono situazioni differenti. La durata di un esorcismo può variare. Non sono frequenti i casi in cui si raggiunge una liberazione completa con un solo tentativo. È raro anche arrivare in qualche mese a un esito positivo. Per un caso di media gravità possono essere necessari più anni.

D. Perché si parla poco dell’azione degli esorcisti?
Perché il compito della Chiesa non è quello di proteggere le anime diffondendo messaggi angoscianti, ma di orientare a Dio, unico-Bene, attraverso una catechesi.

D. Come possiamo concludere questa intervista?
Vede, oggi la riflessione sul demonio passa necessariamente attraverso due estremi. Da una parte, occorre tener conto del razionalismo moderno. Per tale corrente di pensiero qualsiasi riferimento a forze del male è da leggere come un tentativo di depauperare l’uomo dalle capacità personali, dalla propria autonomia, intelligenza, libertà.
Dall’altra, esiste un modo soggettivo di “tradurre” in qualche modo la figura e l’azione del maligno attraverso degli schemi riduttivi. Delle visioni deformanti. Delle concezioni legate, a volte, a istinti delle stesse persone che inneggiano alla forza di satana. Si trovano qui molte contraddizioni.
L’itinerario da preferire è quello dell’equilibrio.

D. Praticamente…
Seguire le indicazioni della Chiesa. Mettere al centro la vita in Cristo.

D. E chi non crede in Cristo?
A queste persone si può ripetere quello che diceva mia nonna: “Male non fare, paura non avere”.

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Autore: carlomafera

Mafera Carlo Nasce a Milazzo (ME) il 7 giugno del 1957, è laureato in scienze politiche con indirizzo storico. Vive a Roma, è impiegato presso un Ente Pubblico. Carlo è giornalista della Free Lance International Press. Ha frequentato il corso di giornalismo alla Luiss di Roma (biennale 1988-89), ed il corso di aggiornamento per giornalisti presso la Pontificia Università della Santa Croce, nel 2009. Ha anche partecipato alla scuola di teologia per laici "Ecclesia Mater" collegata all'Università Lateranense dal 2004 al 2007. Ha collaborato con LaPerfettaLetizia quotidiano cattolico on line.

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