PERCHÉ LA MADONNA PIANGE? Quali messaggi dietro eventi prodigiosi?

Il dott. Carlo Màfera intervista lo storico della Chiesa prof. Pier Luigi Guiducci

Nella storia della Chiesa esistono molteplici eventi straordinari che colpiscono i fedeli per le loro caratteristiche. Tra questi, le diverse immagini mariane dalle quali, in modo improvviso, inaspettato, fuoriescono lacrime. Il fenomeno è stato studiato a lungo perché si è ripetuto in più ambienti e nazioni. Ma anche perché è stato messo sotto accusa da quanti ritengono di essere in presenza di una semplice truffa che gioca sulla credulità della gente. Le indagini effettuate, in taluni casi hanno rilevato dei raggiri. In altre realtà, però, la scienza non ha saputo dare risposta. Si è limitata a constatare la dinamica, a controllare l’interno di statuine raffiguranti immagini religiose, e ad analizzare i liquidi lacrimali. In quest’ultimi casi, nei verbali di pubbliche autorità e di commissioni canoniche, si trovano deposizioni di testimoni (non facili a lasciarsi suggestionare) che forniscono dati-chiave in presenza di dinamiche umanamente inspiegabili. Assolutamente non dolose. A questo punto, mentre l’approfondimento scientifico esaurisce i suoi compiti, rimane attivo quello religioso, che si concentra soprattutto su una domanda: perché la Madonna piange? Perché i fatti avvengono nei più diversi ambienti? Esistono dei collegamenti con fatti storici? Abbiamo rivolto tali interrogativi a uno storico della Chiesa, il prof. Pier Luigi Guiducci. Ecco le sue risposte.

D. Prof. Guiducci, la Madonna che piange: una storiella per creduloni? Una bufala per far quattrini? Un fatto reale?
Bisogna esaminare situazione per situazione. La gran parte degli avvenimenti non ha mai avuto l’avallo della Chiesa. In alcuni casi, però, emergono dinamiche con aspetti non marginali…

D. Un esempio…
Pensi ai fatti di La Salette-Fallavaux (villaggio francese). Il 19 settembre 1846, Mélanie Calvat (15enne) e Maximin Giraud (11enne), mentre sorvegliano delle mucche, vedono una bella Signora.

D. L’apparizione ha delle caratteristiche?
Sì. Ci sono tre momenti.
1] La Donna appare in una luce risplendente. Vestita in una foggia straniera. Seduta su una roccia. Piange. Con la testa tra le mani.
2] La Signora si alza. Parla ai due ragazzi in francese e nel dialetto locale. Si lamenta per i peccati dell’umanità. Quest’ultimi comportano l’eterno allontanamento da Dio. Annuncia la Divina Misericordia per chi si converte.
3] Trasmette ai veggenti un messaggio, e – a ciascuno di loro – un segreto. I ragazzi, ognuno per proprio conto, scrivono poi a Pio IX (luglio 1851). Lo informano sui dettagli. Gli originali dei due messaggi sono stati ritrovati nel 1999. Presso l’archivio della Congregazione per la dottrina della fede. Il ricercatore (sac. Michel Corteville), stava preparando la tesi di laurea su La Salette.

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D. La vicenda ebbe un seguito?
Il racconto dei due ragazzi fa il giro dell’abitato. Arriva al vescovo di Grenoble, mons. Philibert de Bruillard (1765-1860). Seguono interrogatori (sacerdoti, un giudice di pace, il vescovo…). Si promuove un movimento di preghiera (pellegrinaggi). Avviene una prima guarigione miracolosa (suor Claire Peirron). Ne sono segnalate altre. Il 7 luglio del 1847 il vescovo affida un’indagine a due canonici. Si passa poi (novembre 1847) a una commissione d’inchiesta (16 esperti; presiede il vescovo). Il dossier arriva alla fine a Pio IX (agosto 1848).

D. Un iter tranquillo
Non del tutto. Alcuni ecclesiastici e alti prelati esprimono riserve su aspetti dell’apparizione.

D. Quali?
Nella commissione diocesana d’inchiesta, quando si vota, 12 dei 16 membri sostengono l’autenticità dell’apparizione. Tre di questi dodici, André Berthier (vicario generale), H. Genevey (arciprete di San Luigi) e J.-H. de Lemps (parroco di Sant’Andrea) hanno dubbi sulla verità di alcuni elementi dell’apparizione. Jean-Pierre Cartellier (arciprete di San Giuseppe) sostiene che l’apparizione non è autentica. Cartellier ha il sostegno del cardinale Louis-Jacques-Maurice de Bonald (1787-1870; arcivescovo di Lione)…

D. San Giovanni Maria Vianney (1786-1859; il curato d’Ars) si mostra comunque favorevole…
Sì. Dopo un’iniziale perplessità.

D. Come si conclude la vicenda?
Il 19 luglio del 1851, quinto anniversario dell’evento, il vescovo diocesano dichiara autentica l’apparizione. Lo fa attraverso una Lettera pastorale dal titolo Notre Dame de la Salette. La traduzione della Lettera è pubblicata dall’ “Osservatore Romano” (4 giugno 1852).

D. Prof. Guiducci, esiste una lacrimazione mariana che la Chiesa italiana ha riconosciuto?
Sì. Quella di Siracusa.

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D. Può ricordarla?
Dal 29 agosto al 1° settembre del 1953, nella casa dei coniugi Iannuso, si verifica una lacrimazione da un quadretto in gesso raffigurante il Cuore Immacolato di Maria.(vedi foto sopra)

D. Sono stati effettuati accertamenti?
Sì. Viene istituita una commissione scientifica. Presiede il dott. Michele Cassola (ateo). Dopo un prelievo del liquido lacrimale, e un esame dello stesso quadretto, la commissione conclude (9 settembre 1953): lacrime di tipo umano. Il fenomeno non si può spiegare.

D. L’accadimento è anche filmato…
Sì. Un cineamatore di Siracusa (Nicola Guarino) riesce a filmare una lacrimazione. Esistono anche dei filmati amatoriali.

D. La Chiesa si pronuncia…
Sì. L’episcopato siciliano (13 dicembre 1953) si dichiara a favore della lacrimazione. Maria era intervenuta con un segno straordinario. Sul fatto intervengono il venerabile Pio XII (17 ottobre 1954) e san Giovanni Paolo II (6 novembre 1994).

D. Ci sono state contestazioni?
Sì. Luigi Garlaschelli (nato nel 1950), membro del comitato italiano per il controllo delle affermazioni sul paranormale, riesce a riprodurre la lacrimazione imbevendo una statua di materiale poroso in un liquido salino. Alla statua (poi smaltata), erano stati praticati dei fori all’altezza degli occhi. L’esperimento risulta però debole…

D. Perché?
L’effigie posizionata in casa Iannuso non presentava nessun foro all’altezza degli occhi (quattro dottori lo confermarono).

D. Dove si trova adesso il quadretto?
A Siracusa. Nel santuario della Madonna delle Lacrime. Inaugurato il 6 novembre del 1994.

D. Fuori dell’Italia, esiste una lacrimazione riconosciuta dalla Chiesa?
Sì. In Giappone. Dal 1973, si verificano dei fatti particolari ad Akita (diocesi di Niigata). Si tratta di una località posta nella parte settentrionale dell’isola di Honshū.

D. Può riassumere la storia…
Il 12 giugno del 1973, una religiosa giapponese, suor Agnese Katsuko Sasagawa (nata nel 1931), delle Suore Serve dell’Eucarestia, vede un’intensa luce provenire dal tabernacolo della chiesa del suo convento, insieme ad angeli in adorazione. Il 28 giugno una stigmata (a forma di croce) compare sulla mano sinistra della suora. Il 6 luglio si verifica la prima di tre apparizioni mariane (con messaggi).

D. E le lacrimazioni?
Si verificano tra il 4 gennaio 1975 e il 15 settembre 1981. La religiosa assiste a molteplici (101) lacrimazioni, anche di sangue, di una statua della Madonna.

D. Riguardo a questa storia, esistono testimoni?
Oltre 500 persone. Lo stesso vescovo di Niigata, monsignor John Shojiro Ito (1909-1993), è presente in più occasioni.

D. Come si comporta il vescovo?
Fa analizzare il liquido lacrimale e le gocce di sangue dalla facoltà di medicina di Akita. Quest’ultima, ne dichiara la natura umana.

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La Madonna di Akita

D. Ci sono ulteriori episodi legati ai fatti di Akita?
Sì. Nel 1981 una donna coreana, la signora Chun, ottiene la guarigione immediata da un tumore al cervello in fase terminale, mentre pregava davanti alla statua.

D. Un evento notevole…
Sì. Dopo tale miracolo, monsignor John Sojiro Ito, vescovo di Niigata, autorizza il culto di “Nostra Signora di Akita”.

D. Oltre al vescovo, intervengono anche organismi vaticani?
Nel 1988, l’allora prefetto della Congregazione per la dottrina della fede, card. Joseph Ratzinger (nato nel 1927; divenuto poi Papa Benedetto XVI), esprime il giudizio definitivo sulla vicenda: era attendibile e degna di fede.

D. Tra le lacrimazioni mariane più recenti?
Quella di Civitavecchia. Nel 1995.

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La Madonna di Civitavecchia

D. Si può tentare una sintesi?
I fatti si svolgono dal 2 febbraio al 15 marzo del 1995. Da una statuetta di gesso (alta 42 cm), raffigurante la Madonna (acquistata a Medjugorje), fuoriescono più volte lacrime di sangue…

D. La prima lacrimazione dov’è avvenuta?
Nel giardino della famiglia Gregori (in località Pantano).

D. Ci sono testimoni?
Almeno 50 persone. Tra queste: i membri della famiglia Gregori (Fabio, la moglie Annamaria Accorsi e i loro figli, Jessica e Davide), abitanti della città, fotografi, giornalisti (es. Massimiliano Marasco, del “Messaggero”), agenti della Polizia Municipale (es. il dirigente Giancarlo Mori) e della Polizia di Stato (es. il sovraintendente Mirko Loi), il vescovo (mons. Girolamo Grillo; nato nel 1930; oggi vescovo emerito)…

D. E la scienza?
I dottori Umberto Natalini e Graziano Marsili eseguono il primo esame sul liquido lacrimato. La statuina stava ancora nel giardino della famiglia Gregori. Risultato: sangue umano. Una nuova analisi è condotta dai professori Angelo Fiori (“policlinico Gemelli”) e Giancarlo Umani Ronchi (“La Sapienza”). Risultato (28.2.1995):
a) sangue umano maschile (XY);
b) dall’esame radiologico della statuina non risultano al suo interno strutture o apparecchiature o cavità. È escluso ogni trucco interno.

D. Altre ricerche…
Le esegue il dott. Aldo Spinella della Criminalpol (sezione indagini biologiche). Confermano le precedenti analisi. È individuato anche il DNA mitocondriale. Ha caratteristiche maschili. A questo punto serve un confronto: tra il DNA trovato e quello dei componenti maschili della famiglia Gregori. Il test sui Gregori non è eseguito.

D. Perché?
Fiori e Ronchi hanno sostenuto che una comparazione non avrebbe chiarito niente. Fiori ha affermato che il DNA serve a dimostrare compatibilità o incompatibilità con chi ha a che fare con la statuina. Non si parla di certezza assoluta; il compatibile può essere solo indiziato. Di conseguenza una comparazione non avrebbe risolto niente [affermazione resa alla commissione teologica, 14.10.1995].
Ronchi ha asserito che le indagini non sono state estese a tutto lo scibile del DNA, per cui una comparazione non avrebbe dato nessuna certezza [asserzione resa alla commissione teologica, 9.3.1996].
Per la serietà delle indagini circa la comparazione del DNA avrebbero dovuto essere interessate più persone. Prima di tutto Fabio Gregori. Tuttavia, occorre osservare che quest’ultimo è stato presente solo a tre lacrimazioni (sulle 14 testimoniate).
Inoltre, il DNA avrebbe dovuto essere richiesto a tutti gli altri uomini che hanno assistito alle lacrimazione, incluso il parroco, il vescovo e sei poliziotti che hanno fornito testimonianza alla magistratura. A testimoniare la lacrimazione ci sono 22 uomini e per serietà sarebbe stato necessario procedere ad una indagine comparativa del DNA per tutti e 22.

D. C’è quindi da spiegare meglio la questione del DNA…
Sì. Con riferimento al DNA è utile chiarire un punto: un conto è la compatibilità del sangue, e un conto è l’identità del sangue.
1]Per procedere alla compatibilità potrebbe essere sufficiente un numero anche limitato di polimorfismi, ma non proverebbe niente, e sarebbe inoltre pericoloso, perché si presterebbe a false strumentalizzazioni.
2]Per procedere all’identità è necessario individuare un elevato numero di elementi, ciò che non è stato né è più possibile.

D. Le analisi fatte effettuare dalla magistratura non sono state utili?
Queste analisi si sono limitate a isolare solo cinque polimorfismi [per accertare che le tracce ematiche presenti sul volto della statuina appartengono tutte allo stesso gruppo] quando ce ne vorrebbero almeno 25 per procedere ad una seria comparazione.
Inoltre, i cinque polimorfismi isolati sono comuni alla stragrande maggioranza della popolazione. Quindi tutto sarebbe stato inutile.
Ciò è confermato anche dalla relazione alla Procura della Repubblica ove, tra l’altro, si annota: “Sono stati analizzati nr. 5 polimorfismi nucleari…”. E si aggiunge: “Si fa presente che i polimorfismi riscontrati sono identici sia per la traccia destra che per quella sinistra, e sono rilevabili nella popolazione in generale” [ relazione Spinella, Roma 14.04.1995]. Se i polimorfismi ricavati sono rilevabili nella popolazione in generale, ogni comparazione sarebbe stata non attendibile.

D. Nella vicenda di Civitavecchia scatta pure una denuncia…
Sì. Presentata dal Codacons e da Telefono Antiplagio (un’associazione di Cagliari). La Procura della Repubblica apre un’indagine. Il reato ipotizzato è di associazione a delinquere, truffa e abuso della credulità popolare. Una TAC (10.2.1995, policlinico Gemelli, prof. Maurizio Vincenzoni) esclude la presenza di marchingegni o altre anomalie all’interno della statuetta (risultata integra, solida, priva di orifizi).

D. C’è una perquisizione…
L’8 marzo del 1995 viene perquisita la casa della famiglia Gregori. Segue un avviso di garanzia per Fabio Gregori. Numerosi interrogatori (iniziando dal 14.3.1995). Intercettazioni telefoniche. Non emerge nulla.

D. Viene sequestrata la statuetta…
Sì. Il 6 aprile 1995 c’è il sequestro preventivo della madonnina (ai sensi dell’art. 321 c.c.p.). La statuetta è riconsegnata pochi giorni dopo. Dopo cinque anni di indagini la Procura chiede l’archiviazione del caso (7 giugno 2000). Codacons e Telefono Antiplagio si oppongono. Si va avanti. Fino all’archiviazione (16.10.2000).

D. E la Chiesa?
Mons. Grillo istituisce una commissione d’inchiesta (19 aprile 1995) per approfondire i fatti. Lavorano undici esperti. Conclusione (22 novembre 1996): nessun problema sulla verità del fatto. Sull’interpretazione dell’avvenimento i singoli pareri sono articolati

D. In che senso?
Per uno dei membri non sussistono argomenti per sostenere un intervento soprannaturale. Tre esperti escludono trucco, frode e manomissione di statua ma si astengono dal pronunciare un giudizio in materia di soprannaturalità. Sette, si pronunciano a favore della soprannaturalità del fatto.

D. Alla fine si arriva in Vaticano…
Sì. Il dossier è consegnato alla Congregazione per la dottrina della fede (27 ottobre 1997). Allo stato attuale non risultano pronunciamenti ufficiali.

D. Una sconfessione?
No. Una linea di prudenza. Anche in molte altre vicende la Chiesa non si è pronunciata pur favorendo degli itinerari di preghiera e di partecipazione ai sacramenti. Penso, ad esempio, alla “Madonna delle Tre Fontane” a Roma (la “Vergine della Rivelazione”; 1947). Pure nella vicenda di Civitavecchia (ove si sono poi aggiunte anche delle apparizioni mariane, con dei segreti), l’autorità ecclesiastica non si è opposta a collocare la statuetta della Madonnina all’interno di una chiesa. In altri termini: ciò che è importante è ricondurre ogni realtà umana verso un cristocentrismo.

D. Prof. Guiducci, è possibile tirare le somme?
Sulla Madonna che piange, sulle lacrimazioni di statuine, ecc. si è sviluppato un dibattito così articolato che il risultato finale è stato quello di non favorire chiarezza. Mi sembra quindi utile individuare alcune idee-chiave.
1] La Chiesa è sempre stata contro tutto ciò che è truffa, inganno, speculazione. Per questo motivo, il contributo di organismi finalizzati a individuare irregolarità è il benvenuto. Esistono molti aspetti importanti su cui si può svolgere un comune lavoro.
2]La cautela della Chiesa non è legata a incertezza, a prese di distanza, a un voler far decantare l’entusiasmo popolare. È mirata, piuttosto, a verificare l’esistenza di un reale collegamento tra il fatto in sé e il possibile messaggio mariano.
3]Il messaggio mariano, se esiste, non è un qualcosa di “autonomo”, di separato dal Disegno di Dio. In altri termini, l’azione della Vergine Maria non è un’iniziativa “personale”. Il suo intervento, pur segnato da un afflato materno, è sempre espressione della volontà divina. La Chiesa, quindi, si pone interrogativi con riferimento a “questa” volontà. Per tale motivo, la Parola di Dio rimane il riferimento-base.
4]Esistono, inoltre, delle situazioni che complicano le cose. Non si tratta né delle indagini di una Procura, né di quelle dei laboratori di analisi di un policlinico, ma di tutte quelle persone (ecclesiastici e non) che s’intersecano nell’intera dinamica, e che alterano (volutamente o involontariamente) alcuni dati mentre sono in fase di svolgimento le ricerche.
Ad esempio, nei fatti di La Salette, si è molto discusso sul testo autentico del messaggio perché ci si è accorti che esistevano trascrizioni diverse mirate talvolta ad attenuare alcune affermazioni “forti” (ad esempio: espressioni di riprovazione verso alcuni sacerdoti da parte della Madonna).
Anche nelle commissioni d’inchiesta promosse dalle curie vescovili, si trovano talvolta dei confronti non sereni tra periti che non aiutano a raggiungere la verità.
5]C’è poi una ricerca storica che può aiutare a comprendere almeno alcuni contesti. I fatti della Salette avvengono nel 1846. Quelli di Siracusa nel 1953. Quelli di Akita dal 1973. Quelli di Civitavecchia nel 1995…

D. Esistono delle evidenze?
Mi sembra di sì.
Nel periodo dei fatti de La Salette (1846), avvengono localmente carestie ed epidemie. E aumenta la mortalità infantile. Nel frattempo, nel mondo, molte situazioni precipitano. Si pensi alle politiche espansionistiche. Al colonialismo e alle sue violenze. Alle guerre (prima e seconda guerra dell’oppio; Inghilterra/Afghanistan; Messico/USA; ecc.). Il messaggio di Maria invita alla fraternità. All’aiuto reciproco. Quando ciò non avviene, la conflittualità dilacera il tessuto sociale. Ed estende i drammi, le sofferenze.
Nel periodo della lacrimazione a Siracusa (1953), scoppia la guerra di Corea; nel poligono di Semipalatinsk (Unione Sovietica) esplode la prima bomba atomica “mista” a fissione-fusione, venti volte più potente di quella sganciata ad Hiroshima; in Ungheria è repressa la rivolta anti-comunista; si estende la guerra fredda tra USA e URSS (1953-1962)…
Nel periodo degli avvenimenti di Akita (1973), scoppiano scandali di particolare gravità; colpi di Stato; dittature militari; guerre (in Medio Oriente); si estende il conflitto irlandese; in Italia gli anni ’70 sono definiti “di piombo” per i crimini che si verificano…
Nel periodo delle lacrimazioni di Civitavecchia (1995), i fanatici giapponesi della setta “Sublime verità” liberano gas nervino nella metropolitana di Tokyo; un gruppo neo-nazista statunitense distrugge con un’autobomba la sede dell’FBI di Oklahoma City; a Neftergosk (Russia), un terremoto di magnitudo 7.6 uccide più di 2000 persone; in Jugoslavia, militari serbo-bosniaci entrano nell’enclave di Srebrenica, deportano e trucidano circa 7000 bosniaci musulmani (è il c.d. massacro di Srebrenica)…

D. Tutto questo che significa?
Vuol dire che non scoppia la pace. Gli squilibri generano conflitti. E quest’ultimi aprono a violenze di ogni tipo. In tale contesto, le lacrime di Maria – nei fatti riconosciuti dalla Chiesa – conducono sempre verso un medesimo messaggio: se vince l’io guerriero (nei singoli, nei gruppi, nelle nazioni, negli organismi internazionali) l’esito finale sarà sempre un disastro. E le sofferenze si riveleranno immani. Tornare a Dio, a questo punto, significa avvicinarsi al centro di un equilibrio che unisce cielo e terra. Nel riconoscimento di un Assoluto, si può ricominciare a costruire delle reti di prossimità, e a cancellare il principio dell’auto-salvezza.

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Autore: carlomafera

Mafera Carlo Nasce a Milazzo (ME) il 7 giugno del 1957, è laureato in scienze politiche con indirizzo storico. Vive a Roma, è impiegato presso un Ente Pubblico. Carlo è giornalista della Free Lance International Press. Ha frequentato il corso di giornalismo alla Luiss di Roma (biennale 1988-89), ed il corso di aggiornamento per giornalisti presso la Pontificia Università della Santa Croce, nel 2009. Ha anche partecipato alla scuola di teologia per laici "Ecclesia Mater" collegata all'Università Lateranense dal 2004 al 2007. Ha collaborato con LaPerfettaLetizia quotidiano cattolico on line.

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