2015. Settanta anni fa terminava la IIa guerra mondiale

  1.    LA CONQUISTA DI BERLINO

 

TUTTI I TEDESCHI FURONO CATTIVI? 

 

IL DOTT. CARLO MAFERA INTERVISTA

LO STORICO PROF. PIER LUIGI GUIDUCCI

La seconda guerra mondiale ebbe inizio il 1º settembre del 1939. Quel giorno, la  Germania nazista attaccò la Polonia. L’Italia dichiarò la propria “non belligeranza”. Nuove leggi impostarono, però, un’economia di guerra. Il 7 dicembre 1943, il  Gran Consiglio del Fascismo riaffermò la non belligeranza dell’Italia. Il 18 marzo del 1940 Adolf Hitler (1889-1945) incontrò Benito Mussolini (1883-1945) al passo del Brennero. Il duce assicurò il  Führer che l’Italia sarebbe entrata in guerra “al momento opportuno”.

Il 10 giugno 1940, malgrado le riserve di vari esponenti fascisti e militari, e malgrado  l’azione diplomatica della Santa Sede, tesa a evitare all’Italia lutti e rovine, l’Italia dichiarò guerra alla Francia e alla Gran Bretagna. Entrò così nel secondo conflitto mondiale a fianco del III° Reich.

Dopo una serie di gravi disfatte, il 3 settembre del 1943 il Regno d’Italia firmò un armistizio (cd “breve”) con le Forze anglo-americane alleate (a Cassibile,  Siracusa). Tale avvenimento fu divulgato l’8 settembre. Prima dai microfoni di Radio Algeri (gen. Dwight Eisenhower), poi  da quelli dell’EIAR (proclama Badoglio).  Mentre avveniva il totale sbandamento delle forze armate italiane, la Wehrmacht e le SS  occuparono i punti strategici della Penisola (settentrione e centro).

Il 18 settembre 1943 ebbe inizio la Repubblica Sociale Italiana (RSI), guidata da Mussolini e soggetta al controllo nazista.

Il governo Badoglio, dopo aver firmato il 29 settembre a Malta un nuovo armistizio (“armistizio lungo”), dichiarò guerra alla Germania il 13 ottobre. Un mese dopo, venne riconosciuto dagli Alleati come cobelligerante.

Il 25 aprile 1945 crolla la RSI.

Cinque giorni dopo,  Hitler ed Eva Braun (sposi da un giorno) si suicidarono nel bunker della Cancelleria a Berlino. Il 2 maggio del 1945, nel centro di questa capitale,  si concluse la battaglia finale.

La seconda guerra mondiale terminò, nel teatro europeo, l’8 maggio 1945 con la resa tedesca. I rappresentanti del III° Reich dovettero firmare due volte l’atto di  resa (a Reims e a Berlino).

Nell’area asiatica, l’impero giapponese accettò di arrendersi il 2 settembre 1945, dopo i bombardamenti atomici su Hiroshima e Nagasaki.

MAFERA: Prof. Guiducci, nel 1945 quali fatti segnarono in modo accentuato la fine  della guerra?

Certamente la battaglia di Berlino (16 aprile2 maggio 1945), e il bombardamento atomico su due città giapponesi (6 e 9 agosto 1945).

MAFERA: In Europa che cosa impressionò di questi avvenimenti?

La battaglia di Berlino  rappresentò un evento di non-ritorno. Il III° Reich, già alleato dell’Italia, era stato definitivamente sconfitto impiegando ogni risorsa bellica. L’uso   delle bombe atomiche in Giappone, con un elevatissimo numero di morti e di feriti,  fu poi  vissuto come un fatto apocalittico. Una manifestazione di potenza senza pari…

MAFERA: Gli europei, comunque, riservarono una particolare attenzione alla battaglia di Berlino e alle sue conseguenze. Perché?

Berlino era stato il centro dal quale si era sviluppata la guerra. Vi operarono i più alti esponenti del III° Reich. Il Führer  era una figura molto nota. Aveva anche visitato l’Italia da alleato. E sempre  in questa città fu decisa la Shoah e, in seguito, la resistenza ai sovietici  fino all’ultimo uomo (con il suicidio di Hitler). È a Berlino che avvennero, poi, scene raccapriccianti. I vincitori infierirono sui civili. Specie sulle donne. Fino ad arrivare alle vicende legate al “Muro”.

MAFERA: Quindi, Berlino “sede del male assoluto”? Tedeschi imputati di una responsabilità collettiva?

Fino a poco tempo fa, i testi di storia individuavano un “male assoluto” nella Germania dominata dal nazionalsocialismo. I berlinesi, poi, erano particolarmente malvisti perché furono vicini ai centri  del potere apicale. Studi recenti, però, hanno fatto emergere anche altri dati…

MAFERA: Può fare un esempio…

In questi anni si è focalizzato intanto  un panorama storico inerente la resistenza antinazista in Germania. Non fu decisiva ma esistette. I tedeschi rinchiusi nelle carceri e nei lager furono oltre 800.000. Di questi, 350.000 morirono nei lager, nelle prigioni, fucilati, impiccati o decapitati. Al riguardo consiglio di leggere anche quanto è contenuto nel seguente sito: http://www.peacelink.it/storia/a/11490.html

Siamo in presenza di una realtà articolata:

dalle cospirazioni (1939 e 20.7.1944) che videro l’impegno di militari (es. colonnello Claus Schenk von Stauffenberg, 19071944), e di civili (es. l’avvocato Josef Müller, 1898-1979),  si passa al gruppo dei giovani della “Rosa Bianca” (1942-1943), fondato dai fratelli Hans Scholl (1918-1943) e Sophie Scholl (1921-1943);

dall’insegnamento/operato  del teologo luterano Dietrich Bonhoeffer  (1906-1945; impiccato nel lager  di Flossenbürg), si arriva all’opposizione comunista (“Orchestra Rossa”) e socialdemocratica;

dall’azione del conte Helmuth James von Moltke (1907-1945) e del gesuita Alfred Delp (1907-1945), si passa  alla resistenza dei Testimoni di Geova (su 25.000 persone  furono arrestati 10.000 membri; di questi, più di 1.200 vennero eliminati);

dalle iniziative degli esiliati (Thomas Mann, Marlene Dietrich…), si arriva alla dimostrazione organizzata (marzo 1943) a Berlino,  dalle donne di Rosenstrasse. Queste,  occuparono il marciapiede (a due passi da Alexanderplatz) davanti all’ufficio amministrativo della comunità ebraica dove le SS avevano condotto i loro mariti  (ma anche fratelli, figli, cognati o semplici conoscenti).  Erano mogli “ariane” di coniugi ebrei o madri di ebrei considerati dal regime “mezzosangue”…

MAFERA: Un altro esempio…

Attraverso i dati forniti dallo Yad Vashem (Israele) sono noti diversi nomi di tedeschi dichiarati “Giusti tra le nazioni”. Si tratta di Albert Battel (1891-1952), Bonhoeffer (cit.), del capitano della Wehrmacht Wilm Hosenfeld (18951952), del dirigente d’azienda Victor Kugler (1900-1981)…

Nell’elenco si trova anche Gertrud Luckner (1900-1995). Dal 1936, come impiegata della Caritas tedesca, fornì aiuto agli ebrei che volevano lasciare il Paese. A coprire le sue attività provvedeva il presidente della Caritas Benedikt Kreutz. Per permetterle di svolgere il suo compito, l’arcivescovo di Friburgo Conrad Gröber (1872-1948) le rilasciò nel dicembre del 1941, con la Germania in guerra e i campi di sterminio in attività, un salvacondotto volutamente vago e lacunoso, nel quale si specificava che Gertrud Luckner era incaricata di svolgere non meglio precisati adempimenti nell’ambito del servizio pastorale straordinario.

Non si possono poi dimenticare altre figure. Penso al teologo e pastore evangelico Martin Niemöller (1892-1984). Nel  1937 fu arrestato dalla Gestapo su diretto ordine di  Hitler, infuriato per un suo sermone. Rimase internato per anni  (Sachsenhausen,  Dachau…) finché non fu liberato. Divenne, dopo la guerra, portavoce della piena riconciliazione della popolazione tedesca.

Esistono poi le figure dell’imprenditore Oskar Schindler (1908-1974), rimasto famoso  per la Schindler’s List ), e quella di Friedrich Wilhelm (Fritz) Straßmann (1902-1980). Quest’ultimo fu un chimico il cui nome è legato alla scoperta della fissione nucleare. Durante la guerra il dott. Straßmann e la moglie nascosero in casa loro un amico ebreo, mettendo a rischio la propria vita e quella del figlioletto di tre anni.

MAFERA: Di queste figure, quale l’ha colpita maggiormente?

Sono tutte figure estremamente interessanti. Mi limito, a titolo esemplificativo,  a ricordare quella di un cattolico: Albert Battel (1891-1952). Combatté nel primo conflitto mondiale. Laureato in economia e diritto, esercitò nel 1925 la professione di avvocato e quella di notaio. Pur essendo iscritto al partito nazionalsocialista fin dal maggio del 1933, nel corso dello stesso anno aiutò (con suo fratello) degli ebrei a fuggire in Svizzera. In base ad altri dati informativi, sappiamo che protesse anche colleghi ebrei dalla persecuzione in atto.

MAFERA: Operava quindi sul filo del rasoio…

Sì. Richiamato in servizio come ufficiale della riserva, Battel fu assegnato a Przemyśl  (Polonia). Era l’aiutante del maggiore Max Liedtke (comandante militare locale).

Il 26 luglio del 1942, le SS decisero la “liquidazione” degli ebrei della città. A questo punto, Battel, con il consenso del proprio superiore, fece bloccare il ponte sul fiume San. Era l’unico accesso al ghetto. Un distaccamento di SS tentò comunque di rompere il blocco. Battel dette allora l’ordine di aprire il fuoco se le SS avessero insistito nell’attacco. Nel pomeriggio dello stesso giorno Battel, con camion dell’esercito, fece evacuare dal ghetto un alto numero di ebrei (in cinque viaggi). E li nascose nello scantinato della propria caserma. Alla fine sopravvissero, protetti dalla Wehrmacht,  cinquecento ebrei, (che sfuggirono al campo di sterminio di Bełżec). La restante popolazione del ghetto non si salvò.

Fu avviata un’inchiesta. Secretata per evitare contrasti con l’esercito. L’incartamento arrivò  fino a  Himmler e a Bormann.  Si rimandarono a fine guerra i provvedimenti contro Battel. Quest’ultimo, ignaro delle trame, era stato nel frattempo esonerato dal servizio (per una cardiopatia). Arruolato nella milizia,  fu catturato dai sovietici. Internato. Una volta liberato, raggiunse la zona sotto controllo  USA. Non  poté, comunque, esercitare la professione forense (per la trascorsa militanza nazionalsocialista). Ciò non impedì, trent’anni dopo la morte, la sua iscrizione tra i “Giusti tra le nazioni”.

MAFERA: Esistono quindi nuovi dati storici sui tedeschi vissuti negli anni del Terzo Reich…

Sì. Molte informazioni provengono anche dai processi di canonizzazione. Colpisce la figura di un prete. Si chiamava Bernhard Lichtenberg (1875-1943). Nato a Ohlau (non lontano da Breslavia, Bassa Slesia), fu ordinato sacerdote nel 1899. Svolse il suo ministero a Berlino (Charlottenburg). Fu molto  attivo nel partito cattolico. Dopo la Ia guerra mondiale (cappellano militare) divenne membro dell’Associazione per la Pace di cattolici tedeschi (Friedensbund Deutscher Katholiken).

MAFERA: Ci furono  quindi dei movimenti per la pace a Berlino…

Sì. Nel 1929 don  Bernhard fu eletto nel consiglio direttivo del gruppo di lavoro inter-confessionale del “Gruppo per la Pace” (Arbeitsgemeinschaft der für den Frieden Konfessionen). Nel 1931 firmò un documento in cui si invitavano i cattolici a vedere il film pacifista e anti-bellico “Niente di nuovo sul fronte occidentale”. Su questa iniziativa Goebbels intervenne in modo duro. Nel 1932, Lichtenberg divenne rettore della cattedrale metropolitana di Santa Edvige. Era la sede dell’arcivescovo di Berlino (Konrad von Preysing Lichtenegg Moos, ostile a Hitler).

Il 31.3.1933 (con i nazisti al potere), questo sacerdote si fece portavoce delle istanze richieste dalla comunità ebraica di Berlino.

MAFERA: La situazione diventa difficile. Come si comportò il suo vescovo?

Von Preysing, nell’agosto del 1939, nominò Lichtenberg responsabile dell’Ufficio di Soccorso dell’episcopato di Berlino. Fu un sostegno chiaro a tutti. Questo organismo operava da tempo per aiutare gli ebrei a emigrare. Quando scoppiò la “Notte dei Cristalli” (Kristallnacht; 9/10.11.1938) il rettore di Santa Edvige condannò dal pulpito le violenze naziste. Da quella sera, e fino al 23.10.1941 (giorno del suo arresto),  continuò a pregare dal pulpito per e con gli ebrei (come per le altre vittime).

MAFERA: Si arrivò a uno scontro…

Sì. Egli arrivò anche a firmare una richiesta di revisione delle disposizioni (ordinanza 14.12.1939) circa l’utilizzo dei rifugi antiaerei (problemi di segregazione razziale). Contestò pubblicamente le deportazioni degli ebrei. Durante una perquisizione (23.10. 1941) la Gestapo sequestrò  un suo  scritto. Il rettore invitava i fedeli a non applicare la direttiva nazista mirata a emarginare totalmente gli ebrei. Da qui l’arresto (per attività sovversiva).

MAFERA: Come finì la vicenda?

Fu interrogato. Non ritrattò le sue idee avverse al regime. Non fece i nomi dei tedeschi che lo avevano sostenuto (una “rete” di cattolici e di ebrei). La sua predicazione fu considerata dal tribunale un “alto tradimento”. Venne condannato a due anni di reclusione. Fu internato a Tegel (von Preysing tentò di liberarlo). Al proprio vescovo il prete chiese di poter essere compagno dei deportati ebrei e cristiani. Aveva 67 anni. Fu assegnato a Dachau. Durante il trasferimento si ammalò in modo grave (nei pressi di Hof). Morì per gli stenti. Era il 5 novembre del 1943. Venne sepolto nella cattedrale di Santa Edvige. Fu beatificato da san Giovanni Paolo II nel 1996. E dichiarato “Giusto tra le Nazioni” nel 2004.

MAFERA: Nelle diocesi tedesche emergono figure di gente fedele al Papa, sostenitori della pace, protettori di ebrei, resistenti…
Sì. C’è un sito tedesco al riguardo molto interessante:
http://thema.erzbistum-koeln.de/koelner-maertyrer/index.html
A livello ufficiale la Chiesa cattolica tedesca ebbe almeno 979 martiri (cf. Zeugen für Christus. Das deutsche martyrologium des 20. Jahrhunderts). Tra questi fedeli penso a:
Heinrich Ruster (1884-1942), della diocesi di Colonia. Fu un insegnante. Morì a 58 anni nel campo di concentramento di Sachsenhausen, dopo essere stato arrestato più volte per la sua opposizione al Führer.
Eugen Bolz (1881-1945), della diocesi di Rottenburg-Stoccarda. Fu deputato del Zentrum al Reichstag per oltre venti anni, e poi presidente del Land Baden-Wuerttemberg fino all’ascesa al potere di Hitler. Fu decapitato in un carcere di Berlino.
Joannes Baptista Sproll (1870-1949). Vescovo della diocesi di Rottenburg-Stuttgart dal 1927 fino alla sua morte. Per via delle sue prese di posizione contro l’ideologia nazionalsocialista fu costretto all’esilio nell’agosto del 1938.
Karl Leisner (1915-1945). Nato a Rees (bassa vallata del Reno), divenne a 16 anni uno dei responsabili della gioventù cattolica della sua regione (poi della sua diocesi: Münster). Dopo un percorso di discernimento, sentì di essere chiamato a diventare prete. Nel 1933 Hitler conquistò il potere. Karl fu arruolato per svolgere lavori di pubblico interesse. Riuscì, comunque, a studiare in seminario. E ad arrivare al diaconato. Venne però colpito dalla tubercolosi (primavera 1939)…

MAFERA: È la fine di un disegno?

Piuttosto, siamo in presenza di una salita sempre più aspra. Venne mandato in un sanatorio. Quando seppe che l’attentato a Monaco contro Hitler (13.3.1943) era fallito, restò deluso per questo insuccesso. Lo confidò a un compagno. Venne denunciato. Arrestato. Rinchiuso in carcere. Transitò poi per Mannheim (ospedale della prigione), e per Sachsenhausen (campo di concentramento). Il 13 dicembre del 1940 entrò a Dachau. La salute peggiorava visibilmente.

Il 6 settembre 1944 fu imprigionato a Dachau il vescovo di Clermond-Ferrand (mons. Gabriele Piguet, 1887-1952). A questo punto avvenne un fatto. Leisner chiese di essere ordinato sacerdote. Piguet fu d’accordo. Arrivarono le autorizzazioni del vescovo della diocesi di Karl (beato Clemens August von Galen, 1878-1946, ostile ai nazisti) e del cardinale  di Monaco, ove si trova Dachau (Michael von Faulhaber, 1869-1952,  oppositore dei programmi nazisti di eutanasia).

MAFERA: Come si concluse la vicenda?

Karl venne ordinato sacerdote. Celebrò a Dachau la prima messa. Uscì dal lager nel maggio del 1945. Nello stesso anno (in agosto), morì nel sanatorio  di Planneg. La madre lo ascoltò invocare il Nome di Gesù. Venne beatificato da san Giovanni Paolo II nel 1996.

MAFERA: Questi dati storici, a loro volta, forniscono ulteriori piste di ricerca…

Sì. Penso alle suore che non abbandonarono gli orfani, i perseguitati…  Ho consultato una significativa documentazione su quanti rimasero al loro posto per assistere i moribondi, i feriti, i traumatizzati, i disperati… Mi vengono in mente anche quelle persone che cercarono di assistere i detenuti nei lager. Al riguardo, uno dei tanti esempi rimane Imma (Josefa) Mack…

MAFERA: Chi era Imma Mack?

È morta nel 2006 a Monaco di Bavie­ra. Questa religiosa, nata nel 1924, faceva parte delle Suo­re Maestre della Beata Vergine. Era ancora postulante quando, per la prima volta, la sua superiora la inviò a Dachau per comperare piantine di verdura e fiori per il convento, nella “planta­ge” del campo di concentramento.

Lavorava là dentro, uno dei tanti preti internati, Ferdinand Schbnwiilder. Questo sacerdote e Imma organizzarono un’attività: porta­re al di fuori del lager le lettere dei detenuti, e consegnare in segreto a quest’ultimi le missive dei  parenti. Se scoperti, rischiavano la fucilazione.

Nella prima settimana di Avvento del 1944, Imma fece anche da intermediaria tra il diacono Karl Leisner e il cardinale di Monaco, Faulhaber. Leisner ebbe il permesso di essere ordinato sacerdote da un altro internato (il vescovo Piguet).

La ragazza riuscì a far giungere nel lager para­menti, libri liturgici, oli consacrati per l’ordi­nazione del giovane diacono (molto ma­lato). Numerose onorificenze sono state conces­se a questa suora (anche in Italia). Lei stessa, per obbedienza, scrisse  un libro sulla propria esperienza: “Perché mi piac­ciono le azalee”.

MAFERA:  Già con i dati da lei studiati  si può parlare della bontà di molti tedeschi…

Ritengo che oggi esistano informazioni più complete. Penso al religioso pallottino  p. Josef Kentenich (servo di Dio, 1885-1968). Subì l’esperienza di Dachau (1941-1945). Fondò poi l’Istituto Secolare dei Padri di Schöenstatt. Promosse anche il Movimento Apostolico di Schönstatt (presente in 90 Paesi, con 190 centri).

Un’altra figura che mi viene in mente è quella di Madre Basilea (dottoressa Clara Schlink, 1904-2001). Divenne presidente dell’associazione delle studentesse cristiane della Germania. Per alcuni anni lavorò come conferenziera itinerante per la missione tra i musulmani in Germania. Diresse gruppi biblici femminili con Erica Madauss (divenuta più tardi Madre Martiria). Nel 1947 fondò la Comunità religiosa evangelica delle Sorelle di Maria. Costruì, poi, la piccola “Terra di Canaan” a Darmstadt (seguirono altri Centri di Canaan in diverse parti del mondo).

Anche la figura del pastore evangelico Paul Schneider è significativa. Operò in due piccole località della Renania. Per l’opposizione alla dottrina nazionalsocialista  fu rinchiuso nel lager di  Buchenwald. Venne sottoposto a maltrattamenti e a torture particolari perché si rifiutava di rendere omaggio alla croce uncinata e a Hitler. Dall’aprile 1938 fu rinchiuso in isolamento nel bunker del campo, dove trascorse gli ultimi quattordici mesi di vita. Non cessò la sua attività di  predicazione, di denuncia dei crimini e di  conforto dei detenuti.

MAFERA: Un ultimo dato per concludere…

In conclusione,  si  possono ricordare anche tutti coloro che operarono nell’Azione Cattolica tedesca. Alla vigilia dell’avvento del nazionalsocialismo, la Katolische Aktion. aveva un’organizzazione territoriale estesa. L’Unione delle donne cattoliche (Katholischer Frauenbund) comprendeva nel 1930 più di 200.000 membri in 1146 organizzazioni locali. Emergevano nuovi fermenti. Penso all’Unione della Germania Nuova (Bund Neudeutschland) e al cosiddetto  “Quickborn”, nel quale fu molto forte l’influsso del movimento liturgico (Romano Guardini, 1885-1968 [naturalizzato tedesco] esiliato de facto a Mooshausen).

Sull’Azione Cattolica tedesca rivolse attenzione il Nunzio Eugenio Pacelli (1876-1958,   futuro Pio XII). Nel 1928 (congresso dei cattolici, Magdeburgo) dimostrò di essere molto attento alle diverse espressioni dell’A.C. (incluso l’impegno culturale). Contemporaneamente, invitò a rimanere uniti ai vescovi (rif. all’associazione Volksverein, 1929). Ciò riguardò anche il movimento giovanile (Jugendbewegung).

MAFERA: Eugenio Pacelli prevedeva la tempesta in arrivo…

Questa arrivò con l’uccisione del presidente della Katolische Aktion. Si trattava di Erich Klausener (1885-1934). Venne eliminato durante la “Notte dei lunghi coltelli” (1934). Era un oppositore del nazionalsocialismo. Il passo successivo fu la chiusura di tutte le associazioni cattoliche. Gli aderenti all’Azione Cattolica tedesca fecero quadrato operando dentro le parrocchie e sostenendo le iniziative possibili (es. processioni). Molti di loro dovettero poi raggiungere i fronti di battaglia, o svolgere lavori per l’esercito, o eseguire mansioni di pubblica utilità. Un numero significativo di soci dell’A.C. furono ammoniti, puniti, perseguitati, eliminati.  La ricerca storica è oggi riuscita a individuare alcuni tracciati di ricerca. Uno di questi, riguarda l’assistenza sociale e quella sanitaria. Quando, a seguito di devastanti sconfitte, cominciarono ad arrivare in Germania i treni con i soldati feriti al fronte, furono in molti a operare negli ospedali e nei centri per disabili. Non fu solo una questione di dovere o di nazionalismo. Fu presente in molti un vero spirito di carità. Da quello spirito deriverà un nuovo impegno ecclesiale che sosterrà la ricostruzione materiale, spirituale e sociale del Paese. Le stesse decisioni della Conferenza Episcopale Tedesca del 22 agosto del 1945,  e il documento di Pio XII ai vescovi tedeschi del 1 novembre 1945, lo confermano.

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Autore: carlomafera

Mafera Carlo Nasce a Milazzo (ME) il 7 giugno del 1957, è laureato in scienze politiche con indirizzo storico. Vive a Roma, è impiegato presso un Ente Pubblico. Carlo è giornalista della Free Lance International Press. Ha frequentato il corso di giornalismo alla Luiss di Roma (biennale 1988-89), ed il corso di aggiornamento per giornalisti presso la Pontificia Università della Santa Croce, nel 2009. Ha anche partecipato alla scuola di teologia per laici "Ecclesia Mater" collegata all'Università Lateranense dal 2004 al 2007. Ha collaborato con LaPerfettaLetizia quotidiano cattolico on line.

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