PADRE PETER GUMPEL SI. RICORDANDO UN AMICO

(Prof. Pier Luigi Guiducci,Storico della Chiesa)

Mercoledì 12 ottobre 2022 il gesuita p. Peter (Pietro)  Gumpel ha concluso il suo esodo terreno, ed ha raggiunto la Casa del Padre. Aveva 98 anni. Era da tempo ricoverato presso l’infermeria della Residenza San Pietro Canisio a Roma.  Lo andavo a trovare periodicamente, e stavo con lui diverse ore. Nato  ad Hannover, il 15 novembre 1923, questo religioso tedesco (al secolo Kurt) rimane noto per i suoi contributi storici, per il sostegno alconfratello p. Paolo Molinari nominato perito al Vaticano II (rif. ‘Lumen Gentium’), per i compiti fiduciari ricevuti da Pontefici, per l’insegnamento (‘Storia dei dogmi’, e ‘Teologia della Spiritualità Cattolica’) presso la Pontificia Università Gregoriana (Roma), per i ruoli ricoperti accanto ap. Molinarinella sede della Postulazione dei Padri Gesuiti a Roma.

P. Gumpel proveniva da una ricca famiglia dell’antica aristocrazia tedesca, malvista (specie il nonno) da Berlino perché non in sintonìa con il credo hitleriano. Per tale motivo i parenti lo allontanarono dalla Germania. Studiò in Francia, poi in Olanda. In quest’ultimo Paese imparò la lingua. Divenuto un buon conoscitore di quell’area, quando decenni dopo emerse la questione del Catechismo Olandese (1966; alcune affermazioni eterodosse), Paolo VI inviò lui come proprio fiduciario in visita in Olanda.

Quando il giovane Kurt espresse al padre il desiderio di entrare nella Compagnia di Gesù, ricevette una dura reazione. Raccontò p. Gumpel a don Ariel S. Levi di Gualdo: “Eravamo in macchina, mio padre si fermò, mi fece scendere assieme al mio cane bassotto col quale percorsi alcuni chilometri a piedi per rientrare a casa. Quando entrai mio padre mi intimò di non tornare mai più su certe fantasie. Dopodiché aggiunse che mi avrebbe permesso di entrare nella Compagnia di Gesù solamente se glielo avesse detto il Sommo Pontefice in persona”. Racconta l’A. cit. che il giovane prese il padre in parola. La famiglia aveva conosciuto e avuto ospite più volte l’arcivescovo Eugenio Pacelli, all’epoca nunzio apostolico a Berlino, divenuto poi Papa nel 1939, al quale non esitò a scrivere. Un mese dopo il padre si vide giungere una lettera autografa di Pio XII che lo pregava di concedere al figlio di entrare nella Compagnia di Gesù.

Fin da studente, Peter Gumpel interagì con il  confratello Paolo Molinari. Ne derivò un’intesa che durò tutta la vita.  Nel corso del periodo di studentato svolto in Inghilterra fu un tifoso del p. Molinari che giocava a pallone. Alla domanda di don Ariel (cit.) se lui avesse mai giocato, con umorismo rispose:“No, perché è intellettualmente più gratificante e fisicamente meno stancante tifare dagli spalti per quelli che giocano”. In quel periodo aiutò il p. Molinari a imparare l’inglese.

Dal 1947  p. Gumpel fu “ripetitore” presso l’Istituto ‘Germanicum’ (Roma).   Fu ordinato sacerdote nel settembre del 1952. Dal 1960 divenne vice postulatore generale  dell’Ordine dei Gesuiti. Conseguì il dottorato nel 1964 presso la Gregoriana.  In tempi successivi, effettuò missioni anche delicate in più Paesi. E non ebbe timore a entrare pure in zone ove taluni regimi controllavano chi proveniva dall’estero.

Tra i suoi maggiori meriti si colloca lo studio pluridecennale sulla figura e l’operato di Pio XII. Tale impegno si concretizzò nel 1965,seguendo l’iter della causa di beatificazione del Servo di Dio Eugenio Pacelli (divenuto poi Papa) affidata ai Gesuiti. È suo, e di p. Molinari, il merito di aver sviluppato indagini particolarmente rigorose. Quando qualche teste riferiva in modo incompleto, p. Gumpel lo richiamava fino a raggiungere chiarezza su ogni minimo dettaglio. Proprio il rigore di questo gesuita consentì di far conoscere le azioni di Papa Pacelli durante il secondo conflitto mondiale. In un momento nel quale non erano ancora consultabili gli Archivi Vaticani per il periodo di Pio XII (1939-1958), p. Gumpel, ex-officio, con l’autorizzazione di Paolo VI, poté esaminare i documenti più diversi e dimostrare vari fatti storici.

Dal 1972 al 1983 fu giudice teologico presso la Congregazione delle Cause dei Santi. Dal 1983 al 2013  divenne relatore nel processo canonico di beatificazionee del Servo di Dio Eugenio Pacelli (poi Pio XII).

In particolare, il tenace gesuita, con il suo lavoro, dimostrò che non esisteva nessun “Papa di Hitler”, nessun Pontefice “filo-nazista”, e che nel mondo cattolico le azioni a difesa degli Ebrei non espressero solo iniziative di singoli, ma furono interventi collegati alle esortazioni ufficiali del Papa  (discorsi, allocuzioni, messaggi radio, udienze), e alle missioni  promosse da Pio XII (tramite fiduciari), realizzate in modo non appariscente.

Nel 1983, Giovanni Paolo II gli conferì il ruolo di relatore della causa di beatificazione di Pacelli. In tale periodo, p. Gumpel riuscì – con documenti – a distruggere due “leggende nere” che gravavano sulla memoria di Pio XII. Una “leggenda” proveniva dai nazisti. Questi, avevano operato, specie in Polonia, per divulgare il messaggio che il Papa rimaneva insensibile alle richieste di aiuto delle popolazioni locali. La realtà era diversa. Erano i nazisti a eliminare sistematicamente ogni azione vaticana, e a deviare gli aiuti umanitari.

La seconda “leggenda” proveniva dal mondo comunista. Pio XII aveva condannato il comunismo ateo seguendo precedenti posizioni di Pontefici. Per contrastare tale orientamento magisteriale, esponenti del regime moscovita non esitarono a diffondere dati che calunniavano il Pontefice mostrandolo debole, inerte, e sensibile ai poteri forti. Tale “leggenda” fu alla fine scoperta grazie anche a documenti ritrovati negli archivi della STASI e a testimonianze di ex-dirigenti russi.

Nel 2009, Benedetto XVI proclamò Venerabile Pio XII. Gli vennero, cioè, riconosciute le virtù eroiche.

Malgrado ciò, la figura di questo Pontefice continuò  ad essere criticata  soprattutto da taluni esponenti del mondo ebraico che gli contestavano un presunto silenzio sulla Shoah. Anche in questo caso, si rese necessario un ulteriore studio di documenti e un ascolto di nuove testimonianze (anche ebraiche) per dimostrare che Pio XII non scelse la passività ma piuttosto un’azione capace di salvare vite umane. Questa linea operativa condusse alla fine a salvare un alto numero di perseguitati.

Padre Peter Gumpel SI

Nel progredire delle ricerche ricordate emerse – a sua volta – un’altra evidenza: in molti abbandonarono gli Ebrei nell’ora delle persecuzioni (inclusi gli  anglo-americani). Eppure, alcune figure significative dell’attuale mondo ebraico continuano a far silenzio su tale realtà.

Ho avuto l’onore di interagire con il p. Gumpel per un lungo periodo di tempo. Egli ha scritto le prefazioni a dieci miei libri di storia. Studiava ogni pagina delle bozze e annotava centinaia di integrazioni, anche minime. Con lui ho dialogato per molte ore nella sua camera, anche quando la malattia lo costrinse a stare su una carrozzina, con un catetere permanente. E sono sempre rimasto colpito dalla Sua lucidità. Questo caro Amico non era un emotivo. Era fedelissimo alla Chiesa e al Papa. Unitamente a ciò, sapeva sviluppare delle analisi storiche ove non si faceva condizionare da pressioni o da correnti di pensiero.  Sapeva essere chiaro, equilibrato, sempre attento a citare le fonti. Per lui non c’erano nemici ma solo interlocutori  posizionati eventualmente su altre linee. Unitamente a ciò, padre Gumpel rimaneva rigoroso negli aspetti etici. Anche in talune occasioni scelse di seguire opzioni scomode ma chiare. Nella stessa Congregazione per le Cause dei Santi, ad esempio, fece pressioni per evitare un “giro” di denaro che esulava da determinate responsabilità. Accentuò poi  le azioni per valorizzare il fondo economico riservato alle Cause in cui gli “attori” non possedevano forza economica. Interagì con fermezza con alcuni colleghi per completare le indagini storiche in casi non chiari (ove si tendeva a “chiudere” rapidamente). E invitò le Autorità Ecclesiastiche a vigilare su giuramenti riguardanti casi non chiari.

Sul piano dei nostri rapporti privati, padre Gumpel è stato per me sacerdote, padre, collega, maestro e testimone della fede. Il suo modo di accogliere, il rispetto verso il visitatore,  l’attenzione a vicende personali, gli auguri per le festività, la sua benedizione a fine colloquio, rimangono tra iricordi più belli della mia vita.

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