SALVO D’ACQUISTO. L’ULTIMA SCELTA

Il contesto storico. La figura del vicebrigadiere Salvo D’Acquisto.

Il sacrificio. La memoria

(Prof. Pier Luigi Guiducci)

Salvo D’Acquisto

Durante il secondo conflitto mondiale furono numerosissimi gli atti di eroismo che vennero compiuti  per proteggere i civili inermi, e per salvare i perseguitati. Lo attesta, ad esempio, l’elenco di coloro che sono stati dichiarati “Giusti tra le Nazioni” per aver difeso ebrei dalle persecuzioni.[1] Esiste  comunque un elevato numero di persone, civili e militari (Corpo della Regia Guardia di Finanza,Arma dei Carabinieri Reali, Regia Guardia per la Pubblica Sicurezza[2],Regio Esercito…), sacerdoti e religiosi, che sfidarono i proclami nazisti e le decisioni dei comandi militari per salvare vittime innocenti.[3] Tra queste figure emerge anche quella di un vicebrigadiere dell’Arma dei Carabinieri: il napoletano Salvatore (Salvo) D’Acquisto.

Nascita e formazione

Salvatore (Salvo) Rosario Antonio D’Acquisto[4] era nato a Napoli, nel  quartiere Vomero, al terzo piano di un edificio in via San Gennaroad Antignano n. 2. Proveniva da una famiglia cattolica, di precarie condizioni economiche. II padre (Salvatore)palermitano aveva sposato la napoletana Ines Marignetti (figlia di un maresciallo dei Carabinieri).Questa coppia generò in tutto otto figli, cinque dei quali sopravvissero al periodo dell’infanzia (Salvo, Franca, Rosario, Erminia e Alessandro). Il padre aveva partecipato alla prima Guerra mondiale nel Corpo dei Bersaglieri. Al momento  della nascita diSalvo lavorava come operaio presso la Società Italiana Ossigeno.

L’infanzia di Salvo fu  segnata dalla difficile situazione economica familiare. Tale realtà, fu legata alle  difficoltà cheil padre ebbe alla gamba destra a seguito di un grave incidente sul lavoro.I genitori, umili di origine ma buoni cristiani, furono in grado di trasmettere ai figli valori autentici, e insegnarono a pregare fin da quando erano piccoli. Inoltre, la presenza in casa della nonna materna (Erminia), cui Salvo era molto affezionato, contribuì all’educazione del nipote. 

Salvo trascorse gli anni della prima formazione scolastica nella città natale. Fu iscritto all’asilo delle Figlie di Maria Ausiliatrice.[5]Studiò poi (prime tre classi delle elementari) presso l’Istituto Statale ‘Luigi Vanvitelli’. Andava anche nella chiesa dei Gesuiti (catechismo e serviva messa). Il 5 giugno del 1927 ricevette la Prima Comunione.

Nel 1929, frequentò la quarta elementare presso l’Istituto salesiano del Sacro Cuore (quartiere Vomero). Nel 1931 si iscrisse alla Scuola di avviamento professionale ‘Giambattista Della Porta’.Un anno più tardi lasciò gli studi professionali e passò al Liceo Ginnasio “Gian Battista Vico” (Salesiani), ove si diplomò. Ebbe come professore di lingua francese e musica don Pietro Cavalletti.[6]Fu in questi anni che, dopo essersi iscritto per un periodo all’Apostolato della preghiera, partecipò attivamente alla vita dei giovani di Azione Cattolica  attraverso l’associazione interna all’Istituto salesiano.

L’esperienza nel mondo del lavoro

In considerazione delle criticità economiche della famiglia, Salvo decise di  inserirsi nel mondo del lavoro. Nel 1934  fu accettatocome collaboratore presso  il negozio  di un prozio: Giuseppe Pindilfi. Quest’ultimo, offriva ai clienti oggetti di ogni tipo. Vendeva pure delle bambole di stoffa e cartapesta. Salvo cominciò   a produrre nel laboratorio retrostante queste bambole. Si occupava, in particolare,  dell’imbottitura con la paglia. Dopo soli tre anni, però, dovette lasciare il posto di lavoro per l’improvvisa chiusura dell’impresa,  decisa dal prozio per problemi economici.

La testimonianza della madre 

Di questi anni fu testimone la madre di Salvo:  la signora Ines Marignetti. All’età di  81 anni, rimaneva ancora lucida. Una donna serena e forte. Ricordava bene il suoSalvo, ragazzo del ginnasio: “Andava dai Salesiani, non era interno ma esterno. Ci andava la mattina e tornava alla sera: stava tutto il giorno lì, fino alle sette, quando suo padre andava a ritirarlo. Checosa faceva? Andava a scuola, poi a refezione, poi al doposcuola, e giocava. I Salesiani guardavano i ragazzi giocare, facevano tanti giochi. A lui piaceva molto il pallone: giocava con i preti, loro pureerano giovani, gli piacevano gli sport”.“La bontà era una sua particolare virtù; e quando poteva compiere una buona azione, sapeva poi anche essere discreto”. “Non conobbe agiatezze, non ebbe perciò tanti vizi o capricci. Vivendo così nel sano ambiente della sua famiglia religiosa e onesta, formò il suo carattere serio e riservato”. “A casa fischiava tutto il giorno”.[7]

L’arruolamento nell’Arma dei Carabinieri Reali (1940)

Ormai diciottenne, Salvo ricevette la cartolina per la visita di leva. Il 15 giugno 1939 fu esaminato al Distretto militare di Napoli. Tre mesi dopo, iniziò a frequentare il corso per Carabinieri presso la Scuola Allievi di Roma (15 agosto 1939-15 gennaio 1940).Arruolandosi nell’Arma, Salvo seguì una tradizione di famiglia (vi avevano militato anche il nonno materno, che fu maresciallo maggiore, due zii materni e uno zio da parte di padre). Divenuto carabiniere,venne assegnato all’inizio  alla Compagnia Comando della LegioneCarabinieri di Roma. Dopo il giugno 1940, passò presso il Nucleo Carabinieri Fabbricazioni di Guerra del Sottosegretariato di Stato per le Fabbricazioni di Guerra (via Sallustiana n. 53).

Seconda guerra mondiale. In Africa (1940)

Il 28 ottobre del 1940, a quattro mesi dall’ingresso dell’Italia nel secondo conflitto mondiale, anche Salvo fu tra coloro che vennero mobilitati per l’imminente campagna del Nordafrica. Ricevette l’assegnazione alla 608ª Sezione Carabinieri. Questa, era addetta alla sicurezza della divisione aerea “Pegaso” della Regia Aeronautica.

Il 15 novembre i vari reparti si imbarcarono per la Libia. Raggiunsero  la città di Tripoli una settimana dopo. La 608ª Sezione Carabinieri venne destinata al servizio di sorveglianza dei campi di aviazione che si trovavano in zona. Pur lontano dalla prima linea, Salvo subì un grave incidente (14 febbraio 1941)  dovuto al ribaltamento della camionetta sulla quale stava viaggiando. Rimase ferito a una gamba.

Dopo le cure (ospedale militare di Bengasi) e un periodo (breve) di convalescenza, riuscì a riprendere  servizio. Più grave si rivelò (aprile dello stesso anno) una febbre malarica. Ricoverato nell’ospedale di Derna, fu poi curato a Barce e a Bengasi. Dimesso il 14 agosto del 1941, fu  costretto a una convalescenza non breve. Ritornò in Africa il 19 gennaio 1942. Pochi giorni più tardi, rimase coinvolto nell’affondamento della navedove era in servizio di scorta. L’imbarcazione fu colpita da due siluri.  D’Acquisto ebbe la prontezza di tuffarsi subito in mare.  Nuotò lontano dalla nave.  Questa, mentre si inabissava,  risucchiò uomini e detriti. Grazie a una nave di soccorso anche Salvo venne recuperato.[8]Al rientro in caserma, Salvo decise (su consiglio del comandante di reparto) di partecipare al corso per allievi sottoufficiali che si sarebbe svolto a Firenze l’anno successivo.

(segue) In Italia (1942)

Rientrato in Italia, il 13 settembre 1942 Salvo venne ammesso alla Scuola di Firenze per allievi sottoufficiali dei Carabinieri e assegnato alla IV Compagnia. Al termine del corso, il 15 dicembre dello stesso anno fu nominato vicebrigadiere. Il 22 dicembrevenne destinato pro-tempore,in qualità di comandante, alla Stazione dei Carabinieridislocata in alcuni locali del castello di Torrimpietra. Questa, all’epoca, era una borgata rurale a una trentina di chilometri da Roma. Posizionata lungo la via Aurelia (attuale frazione del Comune di Fiumicino). La guarnigione[9] aveva giurisdizione su un territorio abbastanza vasto, dovendo operare anche nella limitrofa località di Palidoro[10].

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Una sottolineatura: fascisti e Carabinieri

Seguendo le vicende di Salvo D’Acquisto nell’Arma dei Carabinierri occorre ricordare anche un dato. L’interazione tra gli esponenti del Movimento (poi Partito) fascista non ebbe mai un carattere di stretta intesa. Mentre il Corpo dei Carabinieri Reali venne fondato il 13 luglio 1814, il Fascismo era di recente fondazione (1919) e durò solo un Trentennio. Sul piano cronologico esistono due provvedimenti di Mussolini  che costituiscono l’inizio e la fine dell’interazione con l’Arma. 1] La prima decisione (dicembre 1922) fu quella di affiancare ai Carabinieri  la Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale[11], sciogliendo poi i Battaglioni mobili  (1923). In pratica,  si volle accentuare la presenza di Milizia e Polizia nelle città, lasciando ai Carabinieri le zone rurali. 2] La fine dell’interazione con l’Arma si ebbe nel dicembre del 1943 quando – nella R.S.I. –  venne sciolta l’Arma. I Carabinieri furono fatti confluire  nella Guardia Nazionale Repubblicana.

Pur con i condizionamenti del regime fascista, i Carabinieri dimostrarono la loro fedeltà allo Stato combattendo in Africa Orientale e Settentrionale, Balcani, Grecia, Russia. Sul piano storico, inoltre non si possono dimenticare i Carabinieri che difesero gli Ebrei perseguitati, che parteciparono alla Resistenza, che sostennero il Regno del Sud, e che ebbero tra i caduti alle Fosse Ardeatine anche dodici loro membri.

Italia. Luglio 1943

Nel luglio del 1943, poco prima della caduta del regime fascista, Salvo D’Acquisto venne sostituito al comando della stazione dal maresciallo Alfonso Monteforte (32 anni).

Nella notte tra il 24 e il 25 luglio il Gran Consiglio del Fascismo approvò con 19 voti favorevoli, 7 contrari e 1 astenuto, l’ordine del giorno presentato da Dino Grandi[12] che esautorava Benito Mussolini[13] dalle funzioni di capo del governo. Poche ore dopo l’ormai ex Duce venne fatto arrestare e imprigionare dal re Vittorio Emanuele III.[14]

L’annuncio di Badoglio. 8 settembre 1943

In tale contesto generale, nel 1943, l’autorità dello Statonell’area Torrimpietra/Palidoro era rappresentata dai Carabinieri  (Torrimpietra), e da un  presidio della Guardia di Finanza (un maresciallo e due finanzieri)  che occupava i quattro piani della Torre Perla di Palidoro. I Finanzieri lasciarono poi la postazione.

L’8 settembre del 1943, alle ore19.45, lo speaker (Giovan Battista Arista) annunciò il generale Pietro Badoglio[15] e, poco dopo, la sua voce registrata lesse un comunicato.Il governo italiano rendeva nota l’avvenuta resa senza condizioni[16] alle Forze Alleate. Tra le ore 20.30 e le 23, reparti tedeschi della II  Fallschirmjäger-Divisionattaccarono e disarmarono forze italiane dislocate anche a Ladispoli.

Il 9 settembre, presso il posto di blocco permanente  di Ponte Statua, nei pressi di Palidoro,  tenuto da una Compagnia della Divisione “Lupi di Toscana” e dall’Arma dei Carabinieri, ebbe luogo un combattimento con una colonna tedesca diretta verso nord. Otto soldati tedeschi rimasero uccisi.[17]

Il 10 settembre, le forze italiane che difendevano Roma si arresero ai soldati della Wehrmacht. Il documento di resa venne firmato  dal tenente colonnello Leandro Giaccone. L’accordo prevedeva Roma  “città aperta”, ma la città fu poi occupata dalle truppe tedesche.

Pur in un contesto critico, successivo all’l’8 settembre del 1943, sulla base della direttiva del generale Angelo Cerica[18],i Carabinieri rimasero al proprio posto. La situazione era divenuta pericolosa. Esisteva una realtà confusa. Incerta.L’assenza di direttive aveva prodotto un disorientamento  nelle Forze Armate. Diversi soldati avevano lasciato i reparti.Nel frattempo, la Wehrmacht era in fase di attacco.La Torre di Palidoro fu una delle tante postazioni rapidamente occupate.[19]Una formazione di  paracadutisti installò il proprio comando (contraddistinto dalla sigla “Dienstelle NL.52261”)a Ladispoli. I militari erano agli ordini del tenente Hans Feiten.[20]

Il 12 settembre 1943, Salvo D’Acquisto venne inviato dal maresciallo Monteforte a Roma. Urgevano direttive. Che fare con i tedeschi occupanti? Non ricevette istruzioni precise. Tornò a Torrimpietra.

Nella sera del 18 settembre, da Radio Monaco, Benito Mussolini (liberato dai tedeschi dallaprigionia) rivolse unmessaggio agli italiani. Bisognava riprendere le armi al fianco della Germania, del Giappone e degli altri alleati. E annunciò la costituzione della Repubblica Sociale Italiana.

Nel frattempo, a Torrimpietra, il maresciallo Monteforte (cit.) aveva affidato pro-temporea Salvo D’Acquisto il comando,per raggiungere  a Roma la famiglia e condurla al sicuro in Ciociaria.

La possibilità di lasciare Torrimpietra

In tale contesto, occorre ricordare che a Roma il brigadiere Gaspare Imbergamoebbe modo di incontrare Salvo D’Acquisto. Si riporta al riguardo la sua testimonianza.“(…) Lo rividi poi una sola volta nel settembre 1943 (…). Era in divisa; mi trattenni con lui per circa mezz’ora. Analizzammo insieme la situazione di sbandamento che stavamo attraversando e gli prospettai pertanto l’opportunità di lasciare il comando della stazione perché poteva essere accusato di collaborazionismo e di venire con noi che eravamo già confluiti nel cosiddetto Fronte clandestino. Egli si rendeva conto della situazione ma, con grande senso di responsabilità, riteneva di non potere abbandonare la popolazione di Torrimpietra, la quale contava molto su di lui (…).[21]

Ulteriori vicende

Il 20 settembre 1943 Hitler decise di mutare lo status dei 700mila  italiani “prigionieri di guerra” in Internati Militari. Per questa decisione del Führer gli italiani nei lager tedeschi non godranno dell’assistenza della Croce Rossa internazionale.

Il  21 settembre si verificò l’insurrezione di Matera contro militari tedeschi. La popolazione,  esasperata da saccheggi e soprusi, si ribellò.   A questo punto, prima di lasciare la città, i nazisti fecero esplodere il Palazzo della Milizia, ormai divenuto una prigione, con al suo interno sedici persone tra civili e militari.Uno solo si salvò.

L’evento drammatico. 22 settembre 1943

Nel tardo pomeriggio del22 settembre 1943 avvenne un fatto. Dei soldati tedeschi ispezionarono del materiale,nel secondo piano della Torre di Palidoro. C’era una cassa metallica chiusa. Tentarono di aprirla. La forzarono. Esplosero le bombe che racchiudeva. Un soldato rimase ucciso. Due militari risultarono feriti in modo grave. Per il comandante scattò l’immediato obbligo di avvisare la sanità militare e di informare  il superiore. Ma che riferire  a medici e infermieri?Che scrivere nel dispaccio? Il  tedesco non poteva ammettere l’imperizia dei propri soldati. Attribuì così la responsabilità dell’accaduto a ignoti attentatori. Evidentemente, dato il contesto ambientale, questi potevano essere  o Finanzieri[22] (perché avevano occupato in precedenza la Torre), o partigiani (pur assentidall’area).[23] In tal modo, i soldati della Wehrmachtsi presentavano come delle vittime.[24]

Notte 22/23 settembre e mattina del 23

Si dovevano trovare dei colpevoli. La ricerca ebbe inizio. Si cercò pure il maresciallo della Finanza[25] (da qualcuno indicato per errore con il cognome Passante[26]).  Lo si voleva bloccare.[27]Al riguardo una testimonianza è significativa. Nell’Archivio Multimediale di Storia del Territorio[28] si trovano  varie interviste. Una è stata fatta a  Luigi Albertini (“L’8 Settembre a Torrimpietra”). Nella seconda parla Carlo Ungari (“Il giorno dell’uccisione di Salvo D’Acquisto”).

Il 23 settembre si trovava a Palidoro con altre persone. Passò una camionetta con dei tedeschi. Questi chiesero dove stava la polizia (fecero silenzio sui fatti avvenuti). Gli venne risposto che stava a Torrimpietra.  Poco dopo,a cavallo[29],arrivò il maresciallo della Finanza. Con lui c’erano altre quattro persone. Non era informato sul dramma. Una signora che lo conosceva lo avvertì che i tedeschi lo stavano cercando. In tal modo evitò la cattura. La terza intervista venne fatta a Gedeone Rossin (“L’uccisione di Salvo D’Acquisto”). Nella quarta viene registrato l’intervento di Clara Valentini (“Il racconto dei superstiti”).

Mattina 23 settembre. I tedeschi prelevano D’Acquisto

Come testimoniato anche da don Ferdinando Zedda, che in quel periodo era  parroco di Sant’Antonio Abate a Torrimpietra[30],  a inizio mattina, alcuni tedeschi raggiunsero la caserma dei Carabinieri (Torrimpietra) per bloccare il comandante. Li affrontò Salvo D’Acquisto (sostituiva il maresciallo Monteforte). Non aveva ancora compiuto 23 anni. I militari dellaWehrmacht, in modo ultimativo (anche con percosse), lo trasportarono con una motocarrozzetta (sidecar)  al loro Comando.[31] Era situato in quel momento a Palidoro, in locali requisiti. 

Una sottolineatura: Tedeschi e Carabinieri

Nel contesto fin qui delineato occorre ricordare un punto. I Tedeschi diffidavano dei Carabinieri per più motivi: 1] l’Arma aveva una storia che precedeva l’avvento del regime fascista; 2] i Carabinieri giuravano fedeltà al Re, non al regime; 3] avevano arrestato Mussolini; 4] un gruppo di allievi Carabinieri[32], guidati dal capitano Orlando De Tommaso[33], comandante della 4ª compagnia, aveva combattuto presso il ponte della Magliana contro i tedeschi, tra l’8 e il 10 settembre 1943. In quella circostanza morirono 28 Carabinieri, altri perirono in più zone di Roma negli scontri con i paracadutisti tedeschi. La cronaca registra anche altriepisodi analoghi.Il 7 ottobre del 1943 il governo di Berlino decise la deportazione dei Carabinieri romani in Germania.[34]

Mattina 23 settembre. D’Acquisto difende la popolazione

Arrivati in sede, il vice-brigadiere subì ulteriori maltrattamenti. “Non aveva” mantenuto l’ordine pubblico, e  “non aveva” tutelato i militari e i civili tedeschi.[35] Adesso, “doveva” rivelare i nominativi degli “attentatori”. Salvo sostenne la tesi dell’incidente fortuito.[36] Non c’erano colpevoli. Non fu ascoltato. Si attuò la rappresaglia,  in base all’ordinanza del feldmaresciallo Albert Kesselring[37] (11 settembre 1943; punti 1 e 2).

Mattina 23 settembre. Il rastrellamento a Torrimpietra

Mentre Salvo D’Acquisto subiva l’interrogatorio a  Palidoro, alcuni militari tedeschi ricevettero l’ordine di bloccare con i camion le strade intorno a Torrimpietra. Ebbe inizio un’operazione di rastrellamento.  Furono fermati contadini, artigiani, negozianti, ragazzi. La reazione degli abitanti del posto fu immediata. Venne soffocata. Le donne piangevano. Dopo il fermo di un gruppo di abitanti (tutti maschi) si attesero gli ordini del comando. Le direttive alla fine arrivarono. I prigionieri dovevano essere condotti nella piazzetta di Palidoro. Qualcuno, urlando, inseguì il camion oltre la curva, ma non riuscì ad andare più avanti.

La rappresaglia

Il nucleo dei  fermati fu trasportato a Palidoro. Vennero fatti scendere nella piazzetta.  Dal comando tedesco uscì Salvo controllato da due militari. Non aveva la giacca. La camicia bianca era rotta e macchiata di sangue. Dalla testimonianza oculare di Wanda Baglioni[38]si conosce un dettaglio: malgrado i maltrattamenti e le bastonate, il vice brigadiere mantenne  un contegno calmo e dignitoso.[39]Sono comunque da registrare anche altri fatti. Giuseppe Carinci (alcune fonti lo nominano Carigi, circa 70enne), spazzino, tentò la fuga e fu ucciso prima della cattura con una raffica di mitra. Ennio Baldassarri (13 anni), il più giovane del gruppo, fu fatto scendere dal camion prima di andare al luogo dell’esecuzione.[40] Al gruppo fu poi aggiunto Angelo Amadio, preso a Palidoro.  Venne ritenuto  un carabiniere. Con una tessera di servizio dimostrò di essere un elettricista delle Ferrovie, Si riportano qui di seguito i nominativi delle persone condotte poi alla Torre di Palidoro.[41]

-Angelo Amadio[42] (18 anni);  abitava allora nella zona di Palidoro. Fu l’ultimo testimone del sacrificio del vicebrigadiere;[43]

-Armando Attili, detto Nando, muratore, padre di Attilio;

-Attilio Attili, muratore, figlio di Armando; Armando e Attilio Attili erano tornati a lavorare insieme come prima della guerra;

-Vittorio Bernardi, detto “Carnera”, nato in provincia di Treviso (14 febb. 1908). Fabbro e muratore. Fu obbligato a scavare con le mani la fossa  perché non c’erano pale per tutti;

-Enrico Brioschi (36 anni), lavorava come persona di fiducia presso il conte Nicolò Carandini.[44]Originario del Piemonte. Era rimasto a custodia del castello di Torre in Pietra. Stava conversando con il capomastro Michele Vuerich. Videro due tedeschi spingere a pugni e calci  il vicebrigadiere D’Acquisto. Poco dopo anche loro furono presi;

Domenico Castigliano (detto “Mimì”), ferroviere, assegnato alla stazione Torrimpietra-Palidoro;[45] per tutta la vita  conserverà la foto di Salvo D’Acquisto nel suo portafoglio;

-Rinaldo De Marchi (30 anni), muratore;

-Giuseppe Feltre, muratore;

-Benvenuto Gaiatto (52 anni, di Torrimpietra), padre di quattro figli. Era Il  più anziano del gruppo;

-Antonio Gianacco, muratore;

-Oreste Mannocci, venditore ambulante di frutta di Santa Marinella;

-Sergio Manzoni, venditore ambulante di frutta di Santa Marinella;

-Vincenzo Meta (27 anni,  di Maccarese), muratore. Padre di due bambini. Rientrato da poco da Bologna dopo essere scappato dai tedeschi. Lavorava con la divisa da soldato perché non aveva altro. Vicino alla sua  casa abitava Vincenzo Bauco che rilascerà in seguito una testimonianza;[46]

-Attilio Pitton, muratore, padre di un ragazzo;

-Fortunato Rossin, muratore, fratello di Gedeone, padre di due bambini;

-Gedeone Rossin, muratore, fratello di Fortunato, scapolo;[47]

-Umberto Trevisol (35 anni), muratore, padre di due bambini. Magro, capelli già bianchi;

-Michele Vuerich (39 anni), detto “Mastro Michele”, capomastro muratore;

-Ernesto Zuccon, fornaio. Aveva il pane in forno. Fu portato via con il camiciotto bianco infarinato[48];

-Erminio Carlini;

-Gino Battaglini;

-Tarquinio Boccaccini.[49]

Verso la Torre di Palidoro

Intorno alle 12:00 fu dato ordine all’autista del camion tedesco di muovere l’automezzo verso la Torre Perla di Palidoro. All’interno erano stipati  gli ostaggi e Salvo D’Acquisto. Seguiva un plotone di tedeschi a piedi con pale e picconiGli arrestati stavano in silenzio. Solo i più vicini al vicebrigadiere si accorsero che era stato percosso. Arrivati sul luogo dell’esecuzione, tutti furono fatti scendere. Ricevettero l’ordine di scavare una fossa comune. Era una dinamica che preludeva a una fucilazione.

Mutamenti nel dramma. D’Acquisto salva i condannati

Al termine delle operazioni di scavo (durate alcune ore), D’Acquisto, attraverso un interprete, chiese di parlare con un sottufficiale tedesco. Si assunse la responsabilità del tragico accaduto alla Torre. Il militare, però, non volle assumere decisioni. Attese l’arrivo del superiore. Al rientro nella fossa, Salvo fece il punto della situazione ai compagni di sventura. Questa la ricostruzione di Rita Pomponio:“Quello che dovevo fare l’ho fatto. Da ciò che ho detto penso che voi sarete tutti salvi. Forse è soltanto me che uccideranno… del resto, non bisogna avere paura della morte… una volta si nasce e una volta si muore. Io ho fatto tutto quello che potevo per salvarvi. E credo di essere riuscito a smuovere qualcosa. Ma ora dobbiamo aspettare che arrivi l’ufficiale che sta al Comando di Ladispoli. Questo con cui ho parlato ha detto che lui è soltanto un sottufficiale e non può assumersi nessuna responsabilità. Bisogna vedere cosa decide il loro comandante riguardo alla mia richiesta. Con questa gente non si sa mai quello che pensa”.[50]

L’arrivo del tenente tedesco

Il tenente tedesco (quasi sicuramente Hansel Feiten), giunse poco dopo. Secondo la deposizione di uno degli ostaggi sopravvissuti, “forse si era verso le sei del pomeriggio”[51], “quando arrivarono due macchine davanti al casale adiacente la torre. Scesero degli ufficiali”.[52]“Scende il Maggiore, un uomo di mezza età piuttosto piccolo, croce di ferro al collo, stivali lucidi, monocolo e frustino”.[53]

Un altro degli ostaggi, Vincenzo Meta, ha riferito ciò di cui fu testimone perché si trovava a pochi metri di distanza:

“(…) L’interprete parlottò con il comandante riferendogli presumibilmente che il vicebrigadiere aveva chiesto di conferire con lui. La cosa divenne chiara perché venne fatto cenno con la mano verso Salvo D’Acquisto e subito dopo il Maggiore lo chiamò con un cenno del dito. Salvo, uscito dalla fossa, si avvicinò al comandante, dicendogli tramite l’interprete, come io stesso ho potuto sentire perché il Maggiore si era fermato a 4 o 5 metri da noi: ‘Se trovate il responsabile dell’atto di sabotaggio lasciate liberi gli ostaggi?’. Alla risposta affermativa del Maggiore, Salvo soggiunse: ‘Il responsabile sono soltanto io’ […]. Alla risposta di Salvo D’Acquisto il comandante tedesco, evidentemente incredulo, agitò a lungo il frustino davanti al viso di Salvo D’Acquisto, quindi lo rimandò nella fossa”.[54]

Testimonianze sulla morte di D’Acquisto

Sui fatti di Palidoro esiste pure la testimonianza di  Gedeone Rossin. Il filmato che lo riguarda è andato in onda su RAI Storia il 23 settembre 2018.[55] Egli rammenta in particolare il momento nel quale gli ostaggi poterono uscire dalla fossa che avevano scavato per ore. Esiste, poi, anche una secondo  racconto.[56] Il sopravvissuto al dramma di Torre di Palidoro  ricorda un dato: quando gli ostaggi furono liberati, tutti si allontanarono in fretta. Il vicemaresciallo rimase solo. Dentro la buca.  Prima di affrontare la morte, sperimentò l’ora dell’abbandono. In attesa dell’esecuzione rimase accasciato. E in brevi esclamazioni faceva riferimento alla mamma.

Anche Angelo Amadio ha testimoniato sul momento del rilascio: “(…) all’ultimo momento, però, contro ogni nostra aspettativa, fummo tutti rilasciati eccetto il vicebrigadiere D’Acquisto. … Ci eravamo già rassegnati al nostro destino, quando il sottufficiale parlamentò con un ufficiale tedesco a mezzo dell’interprete. Cosa disse il D’Acquisto all’ufficiale in parola non c’è dato di conoscere. Sta di fatto che dopo poco fummo tutti rilasciati: io fui l’ultimo ad allontanarmi da detta località”.[57]

In tale contesto, il generale di brigata Umberto Rocca[58], ha  specificato un fatto. Quando si riuscì a  recuperare la salma del vicebrigadiere si vide che lo scheletro era integro. Aveva ricevuto solo un colpo di pistola allo sterno  (probabilmente dallo stesso tenente tedesco), e un colpo successivo alla tempia destra.[59]

Il più giovane dei testimoni (Amadio) ha anche ricordato che D’Acquisto davanti a colui che gli stava per sparare con una pistola Luger modello P08 

si era toccato con la mano sinistra il petto. [60]

I militari della Wehrmacht, dopo l’esecuzione,   ricoprirono il corpo del carabiniere con il terriccio, spostandolo con i piedi. Il comportamento  del condannato a morte aveva colpito gli stessi tedeschi.

Alcuni di questi militari, parlando la sera stessa con la signorina Wanda Baglioni, le riferirono testualmente: “Il vostro brigadiere è morto da eroe. Impassibile anche di fronte alla morte. Si è assunta intera la responsabilità del fatto per salvare la vita ai civili, i quali non facevano altro  che piangere e imprecare”.[61]

Gli eventi successivi (1943-1944)

La salma del giovane vicebrigadiere rimase nella fossa per 19 giorni. In seguito, due donne della zona, Wanda Baglioni (cit.) e Clara Lambertoni, chiesero al comando tedesco il permesso di recuperare  le spoglie di Salvo. Fu così possibile raggiungere Torre di Palidoro. Il ferroviere Castigliano (cit.) si tolse la camicia bianca  e la avvolse intorno al viso del vicebrigadiere.[62]

La salma venne coperta da un lenzuolo e  deposta in una rudimentale bara di tavole di legno.  Erano presenti Wanda Baglioni (cit.), Angelo Amodio (cit.)[63], Caterina Nasoni, Clara Pesamosca, Domenico Castigliano (cit.), Angelo Magaglia, don Luigi Brancaccio. Si procedette poi a una sepoltura  presso il cimitero di Palidoro.  Per molti mesi, la tragica vicenda rimase nota solo a poche persone.  

Con un’Italia divisa in due dal fronte di Cassino  e le comunicazioni interrotte, la famiglia di Salvo D’Acquisto apprenderà della sua morte solo un anno dopo, nell’estate del 1944. Francesco Boso, cugino della mamma di Salvo, il  5 luglio del 1944, venuto a conoscenza del dramma,  scrisse da Roma al fratello della signora (Oscar) chiedendo di informare con delicatezza  i genitori  della tragedia.[64]

A questo punto, Salvatore D’Acquisto, il padre di Salvo, volle scrivere (settembre 1944)  al Comandante Generale dell’Arma:  “Il 15 settembre[65] 1943, mio figlio Salvo D’Acquisto, Vice Brigadiere dei Carabinieri reali, effettivo, cadeva in Torrimpietra (Roma) dove prestava servizio, trucidato dalla barbara mitraglia tedesca, per salvare 22 ostaggi civili, che dovevano subire la sua stessa tragica sorte. Finora, malgrado lettere scritte dalla desolata madre e da uno zio, dirette alla Stazione di Torrimpietra, occupata Roma, né quel comandante, né i suoi superiori, si sono curati di rispondere per mettere la famiglia del defunto al corrente della grave disgrazia toccatagli, ed io padre, sarei ancora all’oscuro dell’orribile sciagura, se parenti non mi avessero informato un mese or sono. Quanto ciò sia edificante, lo giudichi V.E”.[66]

La medaglia d’oro (1945)

Il 6 novembre del 1944, il tenente colonnello Bruto Bixio Bersanetti[67], propose di assegnare alla memoria una medaglia d’oro a Salvo D’Acquisto. Il 17 febbraio 1945, quando il secondo conflitto mondiale volgeva al termine, venne conferita da Umberto di Savoia, allora luogotenente generale del Regno[68], a Salvo D’Acquisto, alla memoria, la medaglia d’oro al valor militare. Nel 1960, accanto alla torre di Palidoro, è stata eretta una stele in marmo in onore di D’Acquisto. Oggi, a Salvo D’Acquisto sono intitolati monumenti, scuole, caserme, vie, viali, piazze, cori polifonici, opere teatrali, lavori scultorei, murales in tutta Italia.

Al termine della guerra, nel giugno del 1947,   malgrado la contrarietà degli scampati alla strage e degli abitanti di Palidoro, la madre di Salvo si attivò per trasferire il corpo del figlio a Napoli. La salma giunse nella città natale l’8 giugno 1947.[69] Fu trasportata nella camera ardente della caserma del Comando regionale della Campania. Qui, ricevette gli onori dell’Arma. Venne poi nuovamente tumulata il 10 giugno successivo nel Sacrario Militare situato a Posillipo. In seguito, le spoglie di Salvo D’Acquisto furono  traslate (22 ottobre 1986) nella Basilica di Santa Chiara a Napoli (nella prima cappella a sinistra). 

La pensione straordinaria (1959)

Nel 1959 fu deciso di assegnare una pensione straordinaria ai genitori di Salvo D’Acquisto per contribuire a migliorare il loro status economico. Il provvedimento si attuò con la legge n. 553 del 21 luglio 1959: “Pensione straordinaria ai genitori della medaglia d’oro Salvo D’Acquisto”. Fu  pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana n. 185 del 3 agosto 1959.Tale iniziativa si deve, in particolare, a una gentildonna residente a Napoli. Si tratta diAntonietta Gioconda Trimarchi [70],coniugata con il medico Arturo Curci.[71]

Questa, in più occasioni  ricordava l’eroismo di Salvo D’Acquisto e insisteva per far ottenere un apporto economico alla famiglia Salvo. In tale impegno, fu sostenuta dal figlio, il prof. Glauco Curci[72],  il cui nome è anche legato all’antibiotico Rifadin.Il suo coinvolgimento nella vicenda dei genitori di Salvo rimase nell’ombra per volere della stessa benefattrice. Solo diversi anni dopo, l’on. Ferdinando D’Ambrosio, uno dei protagonisti della vicenda, decise di pubblicarne la vera storia su una rivista.

Il processo di beatificazione (1983)

Nel novembre del 1983 fu istruito Il processo di beatificazione di Salvo D’Acquisto. La fase diocesana venne aperta presso il tribunale ecclesiastico dell’Ordinariato militare d’Italia che si fece attore della causa. L’inchiesta ebbe termine nel novembre del 1991. Fu convalidata due anni più tardi.  La Positio, in due volumi, fu consegnata alla Congregazione delle Cause dei Santi il 17 gennaio 1996. Tenuto conto di un contesto segnato da due piani distinti, quello  del martirio e quello dell’eroicità delle virtù, venne richiesta un’indagine suppletiva.

Si voleva, in tal modo, accertare il martirio per testimonium caritatis heroicis(“in base all’eroica testimonianza della carità”).Questa forma di martirio è una nuova  possibilità concessa da san Giovanni Paolo II. Venne applicata per la prima volta  con la canonizzazione del religioso p. Massimiliano Kolbe(Frati Minori Conventuali).[73] In tale occasione venne rivolta attenzione  a una forma di martirio legato agli atti eroici e di pietà operati durante l’occupazione tedesca in Europa.

Nel 1999 venne presentato un terzo volume della Positio.[74] Nel 2007, la Congregazione espresse parere sospensivo sulla possibilità di dichiarare martire D’Acquisto. Però, l’11 luglio del 2017, Papa Francesco ha firmato una Lettera Apostolica in forma di Motu Proprio, dal titolo: Maiorem hac dilectionem.[75]

ll Pontefice, esprimendo la consapevolezza che  “(…) sono degni di speciale considerazione quei cristiani che, seguendo più da vicino le orme e gli insegnamenti  del Signore Gesù, hanno offerto volontariamente e liberamente la vita per gli altri ed hanno perseverato  fino alla morte in questo proposito”, ha introdotto “l’offerta della vita” come “nuova fattispecie dell’iter di beatificazione e canonizzazione, distinta dalle fattispecie sul martirio e sull’eroicità delle virtù”.[76] Attualmente, la causa di beatificazione sta seguendo l’orientamento tracciato dal Magistero di Papa Francesco.

San Giovanni Paolo II ricorda Salvo D’Acquisto (2001)

Nel 1983, il Papa san Giovanni Paolo II[77] incontrò i giovani Allievi Carabinieri a Roma. In tale occasione  definì il comportamento di Salvo D’Acquisto un “luminoso esempio di abnegazione e sacrificio”.[78]

Lunedì 26 febbraio 2001 D’Acquisto venne nuovamente ricordato dal Pontefice in un discorso   ai Carabinieri del Comando Provinciale di Roma. In quella circostanza, dopo aver ringraziato l’Arma per il servizio svolto anche in occasione dell’Anno Santo (2000),il Papa disse tra l’altro: “La storia dell’Arma dei Carabinieri dimostra che si può raggiungere la vetta della santità nell’adempimento fedele e generoso dei doveri del proprio Stato. Penso, qui, al Vostro Collega, il vicebrigadiere Salvo D’Acquisto, medaglia d’oro al valore militare, del quale è in corso la causa di beatificazione”.[79] La Chiesa ha poi, in continue iniziative, ricordato la figura del vicebrigadiere ucciso a Palidoro. Si può qui ricordare ad esempio il libro del vescovo Vincenzo Pelvi dal titolo:  Testimoni della Fede nel mondo militare, Edizioni Annus Fidei.[80]

La cronaca riporta anche l’udienza di Papa Francesco ai partecipanti all’incontro dell’Arma dei Carabinieri, nel Bicentenario di Fondazione. In tale occasione il Pontefice ha detto:

“(…) Cari Carabinieri, la vostra missione si esprime nel servizio al prossimo e vi impegna ogni giorno a corrispondere alla fiducia e alla stima che la gente ripone in voi. Ciò richiede costante disponibilità, pazienza, spirito di sacrificio e senso del dovere. Nel vostro lavoro siete sostenuti da una storia scritta da fedeli servitori dello Stato che hanno onorato la vostra Arma con l’offerta di sé stessi… ‒  Questi, ricordiamoli in questo momento, col cuore, con la preghiera e con il silenzio. (silenzio) ‒ … con l’adesione al giuramento prestato e il generoso servizio al popolo.

Pensiamo al servo di Dio Salvo d’Acquisto, che a 23 anni, qui vicino a Roma, a Palidoro, ha spontaneamente offerto la sua giovane esistenza per salvare la vita di persone innocenti dalla brutalità nazista.

Nel solco di questa lunga tradizione, proseguite con serenità e generosità il vostro servizio, testimoniando gli ideali che animano voi e le vostre famiglie, che sempre sono al vostro fianco (…)”.[81]

La fiction RAI su Salvo D’Acquisto (2003)

Dopo l’uscita di un film sui fatti di Palidoro del 1974 (con Massimo Ranieri), la RAI – nel 2003 –  mise in onda una miniserie televisiva sul sacrificio di Salvo D’Acquisto. Regista: Alberto Sironi. Autori del soggetto:Pietro Calderoni, Gualtiero Rosella, Laura Bruni. Autori  della sceneggiatura: Pietro Calderoni, Gualtiero Rosella. Beppe Fiorello interpretò Salvo D’Acquisto. Tale iniziativa, sul piano storico,  presenta aspetti da correggere.

1] Il giovane vicebrigadiere non era fidanzato. Interagì con le giovani del suo tempo in una cordialità di rapporti. Solo a fine guerra avrebbe desiderato sposarsi[82], ma nel frattempo era  angosciato perle notizie riguardanti la guerra (combattimenti in Italia, bombardamenti[83], occupazione tedesca, la vicenda Muti[84]).Nel frattempo,  frequentava gli abitanti di Torrimpietra e di Palidoro che lo invitavano nella propria abitazione come era abitudine nei piccoli centri.  Nella casa del casellante Angelo (stazione ferroviaria Torrimpietra-Palidoro) conobbe anche la figlia maggiore Giuliana con la quale ci fu sintonìa. Le vicende belliche non consentirono però di attuare progetti concreti. Per tale motivo l’amicizia con la giovane rimase tale.[85]

2] Nella miniserie cit.,la scena di un rapporto sessuale tra D’Acquisto e una presunta fidanzata, fa pensare all’esistere di una relazionalità intima. Ciò è stato ideato dagli autori offuscando la vicenda storica. Dalle testimonianze del tempo si evince che in paese ci si conosceva tutti, e che non risultano impegni amorosi riconducibili alla persona del giovane. Un responsabile di presidio di Carabinieri, inoltre, era consapevole che il suo comportamento, oltre a essere osservato, era pure un fattore di equilibrio nella zona del tempo.

Gli scarsi mesi che il vicebrigadiere trascorse a Torrimpietra seguirono abitudini consolidate:   lavoro in caserma (usando gli alloggi interni per dormire e mangiare), collegamenti con i comandi, ascolto trasmissioni radio, uscite in paese per stare con la gente, accettazione di inviti per semplici pranzi o cene in singole case (in presenza del capofamiglia). Quando una persona non di Torrempietra usciva con qualche membro di una famiglia, l’itinerario della passeggiata era in genere prefissato, si dovevano rispettare degli orari, e  il capo famiglia seguiva comunque  in modo diretto o indiretto il fatto ricreativo.

3] La miniserie cit. non chiarisce inoltre un fatto importante: per Salvo e per i suoi Carabinieri l’interazione con il personale della stazione ferroviaria era allora molto importante perché i dipendenti delle Ferrovie erano i primi a ricevere in consegna la  posta per la caserma dell’Arma. L’amicizia di D’Acquisto con il casellante (Angelo, cit.) e con un ferroviere (Domenico Castigliano, cit.)si rafforzerà quando anche il ferroviere verrà trasportato sul luogo dell’esecuzione. E sarà, in seguito, proprio questo ferroviere a partecipare con pochi altri all’esumazione della salma del carabiniere ucciso per trasportarla nel cimitero di Palidoro.

4] Salvonon era un uomo privo di fede.  La formazione che ricevette lo educò ai valori umani e cristiani.  Egli partecipava alle celebrazioni dell’Eucaristia e si comunicava.

5] I militari tedeschi presenti a Palidoro non facevano parte delle Schutzstaffel(SS). Erano parte di una formazione di paracadutisti con sede a Ladispoli.

6] È stata inventata la scena degli ebrei che, prima della caduta di Mussolini, si nascondono, per evitare di finire nei treni “che deportano gli ebrei al nord”.

7] In quanto tutore dell’ordine, Salvo non disse di essere il colpevole.Affermò piuttosto di assumersi la responsabilità dell’accaduto.[86]

8] Tra i condannati che raggiunsero la Torre di Palidoro non fu presente un secondo carabiniere. Il colloquio tra i “due carabinieri” che scavano la fossa è stato inventato.

9] Nel gruppo  dei fermati non c’era un sacerdote.  Sia l’arciprete di Palidoro, sia il parroco di Torrimpietra erano in quel momento in altra zona.

10] Non è vero che i tedeschi dissero a Salvo di non scavare, in considerazione del suo grado. Al contrario, i militari non solo non rispettarono il suo grado ma lo percossero.

11] È frutto di fantasia la figura del podestà fascista che, giunto per impedire la fucilazione degli ostaggi, si allinea alla volontà dei tedeschi.

12] Nessun abitante di Palidoro e di Torrimpietra poté assistere al dramma in corso presso la Torre di Palidoro. Chiunque si avvicinava era respinto duramente dai militari tedeschi.

13] Salvo D’Acquisto non venne ucciso con i colpi di una mitragliatrice, ma con il colpo di una pistola allo sterno, a cui fece seguito il colpo alla tempia.

14] Finché rimasero i paracadutisti nella Torre  a nessuna persona fu permesso  di raggiungere il luogo ove era sepolto Salvo.

Il Presidente Mattarella su Salvo D’Acquisto (2020)

Il 15 ottobre del 2020 (1° mandato) il Presidente della Repubblica Italiana, On. Prof. Sergio Mattarella, ha rilasciato la seguente dichiarazione:

“A cento anni dalla nascita del Vice Brigadiere Salvo D’Acquisto ricordiamo con rinnovata ammirazione e commozione lo slancio eroico del giovane Carabiniere che sacrificò la propria vita per difendere e proteggere la comunità che gli era stata affidata.

Fin da giovanissimo nelle fila dell’Arma dei Carabinieri per poter realizzare il suo ideale di giustizia e di dovere verso la Patria, Salvo D’Acquisto non esitò ad offrire la propria vita in cambio della liberazione di 22 concittadini inermi destinati al plotone di esecuzione, come accadde ad altri in tanti luoghi divenuti mestamente famosi.

Il 23 settembre del 1943, nei giorni più tragici di un conflitto mondiale che stava lacerando il Paese, il suo sacrificio ha rappresentato l’immagine più luminosa del riscatto di un popolo e di tutti coloro che anche nei giorni più oscuri non avevano mai perso la speranza.

La nostra Repubblica trova fondamento su questi eroi e su coloro che hanno sofferto e lottato per la nostra libertà, il bene più prezioso a cui può aspirare un popolo, che va difeso giorno dopo giorno.

Onoriamo oggi e volgiamo lo sguardo alla figura di questo testimone autentico della libertà e del dovere, che per l’impareggiabile altruismo, la fedeltà al giuramento prestato, costituisce uno straordinario esempio e una eredità preziosa per le giovani generazioni”.

Alcune annotazioni di sintesi

Con il trascorrere del tempo, diversi storici hanno espresso una rinnovata attenzione verso la figura e la  vicenda di  Salvo D’Acquisto. L’intento-base rimane quello di meglio comprendere il contesto storico, i personaggi, e l’episodio specifico. Al riguardo, si riportano  qui di seguito alcune annotazioni.

1] Per i motivi più diversi, la figura di Salvo D’Acquisto è stata inserita in contesti che non gliappartengono. Da una parte è stato presentato come un eroe della Repubblica Sociale Italiana.Si pensi alle affermazioni dell’Istituto Storico della Fondazione RSI[87], o a quelle della pubblicazione online TrentinoLibero.org.[88]In altri casi, il vicebrigadiere è diventato un membro della Resistenza. L’Associazione Nazionale  Partigiani d’Italia lo ha inserito tra gli uomini  della Resistenza.[89] Non  sono poi mancati confronti tra la tragica vicenda legata al sacrificio di Salvo D’Acquisto e l’attentato dei partigiani a Roma, in via Rasella (23 marzo 1944), contro il battaglione Bozen (a cui seguì l’Eccidio delle Fosse Ardeatine).[90] C’è da aggiungere, infine, che in taluni siti web gli articolisti informano sull’avvenuta beatificazione del giovane Salvo.[91]

2] Per esaltare l’eroismo di Salvo D’Acquisto si è insistito a presentarlo come persona “speciale”, evidenziando quasi una “diversità” con i suoi contemporanei. Al contrario, dalle lettere alla famiglia, da quelle inviate alla “madrina di guerra” (Maria Calignano)[92],  e dalle testimonianze di chi lo conobbe da vicino a Torrimpietra e a Palidoro, emerge una “normalità” che seppe unire la vivacità napoletana alla valutazione ponderata del carabiniere.

3] La persona e l’animo di Salvo emergono dai suoi comportamenti. Scrive al riguardo un autore (Salvatore Cipolla): “Pur avendo una normale intelligenza non risulta sia stato uno studente di grande profitto. Fu per la sua timidezza? Fu perché, come tutti i ragazzi, preferiva più giocare che studiare? È certo però che da militare i suoi soldi furono divisi tra aiuti alla famiglia e spese per libri. In una lettera dell’ottobre 1940 scriveva: “Per la fine del mese invierò 40 lire (per questo mese non posso inviarvi di più) così comprerete le scarpe a Rosario e andrà anche lui a scuola e fatelo studiare”. È ancora un semplice carabiniere in Italia e lo stipendio è modesto. In un’altra del 6-4-1942 scrive ai suoi: “… oggi invierò un vaglia di 800 lire (era già in Africa, in zona di operazione) delle quali 100 servono per Franca (la sorella) e 100 per quanto vi dirò”. Prega i genitori di far recapitare un pacco ad un collega in licenza che si è impegnato a portarglielo. “Nel pacco dovrete accludere i seguenti oggetti: 1) un volume di temi svolti per le scuole medie, che tratti argomenti letterari e d’attualità; 2) una grammatica italiana; 3) un libro che tratta ampiamente la storia di tutti i tempi;

4) il libro “Cuore”; 5) tre dentifrici…” e continua con l’elencazione di altri piccoli oggetti utili per la pulizia e l’ordine personale.”[93]

4] Con riferimento agli eventi accaduti presso la Torre Perla di Palidoro  occorre specificare che ci furono stragi e non una sola esecuzione. Tali fatti riguardarono Salvo D’Acquisto, ma anche Renato Posata (17 anni; studente), Carlo Fumaroli (24 anni, sergente), e Giuseppe Canu (24 anni, aviere).[94]

Si ricorda, al riguardo, che proprio nella mattinata del 23 settembre 1943,  a Ladispoli, un rastrellamento tedesco coinvolse uomini di ogni età. I militari, dopo alcune ore, lasciarono liberi gli quelli  di età superiore  a 40 anni e inferiore a 15.  Chi rimase fu reclutato d’autorità nelle forze germaniche. Di questo gruppo facevano parte Renato Posata, Giuseppe Canu  e Pietro Fumaroli. Il 24 settembre  gli uomini rastrellati vennero divisi in due gruppi. Un nucleo fu assegnato a Torre di Palidoro per lavori forzati. Nella notte tra il 30 settembre e il 1 ottobre, tre uomini fuggirono. Per rappresaglia furono uccisi tre  membri del gruppo (usando il metodo del sorteggio con un cerino). Fumaroli, Canu e Posata caddero proprio nella fossa scavata in precedenza da Salvo D’Acquisto e dai suoi compagni.

5] I sette scampati alla rappresaglia, dopo l’eccidio, vennero fatti alzare e condotti sul luogo della tragedia. Videro così i corpi di Fumaroli, di Canu e di Posata. I compagni, furono costretti a ricoprire di terra i loro corpi. Questi, insieme al cadavere di Salvo D’Acquisto, rimasero sepolti ai piedi della Torre di Palidoro fino al 12 ottobre del 1943. Nella data cit.,  si riuscì a dare una dignitosa sepoltura ai quattro cadaveri. I tedeschi, infatti, terminati i lavori sulla spiaggia,  avevano ridotto la sorveglianza.  Così, le famiglie Posata e Fumaroli, che avevano saputo dell’assassinio dei loro figli,  riuscirono ad esumare i quattro cadaveri, a lavarli e a riconoscerli. Erano presenti l’arciprete di Palidoro (don Luigi Brancaccio; cit.), il ferroviere DomenicoCastigliano (cit.), il falegname Guido Baglioni e alcune donne impegnate in parrocchia.  

La direzione della bonifica di Torre in Pietra[95] fornì le tavole per  costruire le casse, un carretto per il trasporto, alcune lenzuola, pale e badili.[96] Le quattro salme furono sepolte in terra consacrata, una accanto all’altra, nel piccolo cimitero di Palidoro (Fosso Statua). Vi rimasero  per tutta la durata della guerra.

6] Dalle ricerche effettuate emergere un dato. Il nome dei responsabili delle stragi di Palidoro (D’Acquisto, Posata, Canu, Fumaroli), non si trova sui libri di storia perché sui due eccidi furono svolte solo indagini sommarie.Leggendo il fascicolo di Salvo D’Acquisto non risulta che sia stata fatta neanche  una breve  indagine per far luce sull’identità del militarte che lo uccise. Quello che si consulta è un fascicolo di 14 pagine, nove delle quali sono testimonianze raccolte nel 1945. Il resto è la richiesta di archiviazione di indagini che il 17 ottobre 1996 il Procuratore militare avanzò al GIP, e il conseguente decreto di archiviazione di quest’ultimo.

7] Proprio un’indagine sull’esecuzione avvenuta alla Torre di Palidoro  di Posata, Fumaroli e Canu  avrebbe  condotto al responsabile della morte di Salvo D’Acquisto. Perché? Perché sul loro fascicolo giudiziario c’è il nome dell’ufficiale che li ha fatti fucilare: Hansel Feiten, tenente dei paracadutisti.Si può ritenere, di conseguenza, in modo plausibile, che Feiten fu il responsabile anche della fucilazione di Salvo, avvenuta appena una settimana prima, e nello stesso luogo di quella dei tre giovani cit.. 

8] Manca, però, la verità giudiziaria. Infatti, la denuncia presentata dalle famiglie Posata, Fumaroli e Canu alla Commissione alleata per la punizione dei crimini di guerra, non ebbe seguito perché non fu mai individuato il responsabile della rappresaglia, Hansel Feiten. Addirittura il cognome Wemgamen, o simili,  maresciallo che comandava le forze di stanza a Palidoro, neppure  figurava negli elenchi delle forze germaniche presenti in Italia.[97]

Nel 1994, i documenti cit. vennero rinvenuti casualmente in un armadio  (detto poi “della vergogna”)[98] con le  ante rivolte verso il muro, seminascosto in uno sgabuzzino della cancelleria della Procura militare cit.. 

9] Dopo il 1994, e soprattutto dall’inizio degli anni 2000, sono state condotte le indagini e celebrati i  processi (con gli imputati regolarmente contumaci), relativi ad alcuni degli eccidi più gravi avvenuti nell’Italia centro-settentrionale.[99]

Alcune indicazioni bibliografiche

 

AA.VV., I Carabinieri nella resistenza e nella guerra di liberazione, 1943-1945, a cura di M. Ruzzi, Rivista dell’Istituto Storico della Resistenza di Cuneo, n. 87, 2015. A. Arachi, Il boia di Salvo D’Acquisto che nessuno ha mai cercato, in: ‘Corriere della Sera’,  Roma –  Cronaca, 6 marzo 2017. M. Arcuri, Salvo D’Acquisto, con dodici lettere autografe, Macchione Editore, Varese 2015.    D. Bernetti,  Salvo D’Acquisto vice brigadiere dei carabinieri, martire dellafede, Edizioni Simple,  Macerata 2012. F. Bertarelli, Salvo d’Acquisto, eroe e martire cristiano, in: ‘L’epopea dei Carabinieri’, inserto di ‘Oggi’, n. 47, 1962,  L. Burburan, Salvo D’Acquisto. Quel pomeriggio a Palidoro, Città Nuova, Roma 1984. G. Castelli, Storia segreta di Roma Città Aperta, Roma, Quattrucci, Roma 1959, pp. 59-78. M. Codi, Salvo D’Acquisto. Storia di una vita donata, Elledici, Torino 1993. Congregatio de Causis Sanctorum, Beatificationis Servi Dei Salvii D’Acquisto [1920-1943] Positio super vita, martyrio et fama martyrii. Positio Suppletiva, Romae, 1999, 43. C. Di Biase, Salvo D’Acquisto. Nel 40º del suo sacrificio,  Liguori, Napoli 1983.  R. Farina, Basta passo di gambero per il Servo di Dio Salvo D’Acquisto, in: quotidiano ‘Libero’, 19 gennaio 2022. M.G. Fida, Oltre la storia. Il martire di Palidoro. Memorie del martirio e della morte del vice brigadiere Salvo D’Acquisto, Nuova Editrice Berti, Piacenza 2011. C. Gentile, I crimini di guerra tedeschi in Italia 1943-1945, Einaudi, Torino 2015. G. Liccardo, Storia irriverente di eroi, santi, e tiranni di Napoli, Newton Compton, Roma 2017. A. Maucioni, La storia dietro casa: la strage di Palidoro, in: ‘Il Faro’, quotidiano telematico del Mediterraneo, 29 luglio 2021.   P. Molinari, Salvo D’Acquisto, martire della carità, in: ‘La Civiltà Cattolica’, quaderno 3764, 21 aprile 2007, volume II, p. 132ss. D. Mondrone, Salvo D’Acquisto. Un carabiniere verso la gloria degli altari, in: Id., ‘I Santi ci sono ancora’, vol. IX, Pro Sanctitate, Roma 1985, pp. 228-246. N. Nigro, Salvo D’Acquisto. Il carabiniere santo, Croce Libreria, Roma 1999. R. Pomponio, Salvo D’Acquisto. Il martire in divisa, San Paolo, Cinisello Balsamo 2008.  Redazione, Carabiniere la nipote di D’Acquisto, in: ‘la Repubblica’, 17 settembre 2003. Redazione, Il fratello di Salvo D’Acquisto con gli studenti per ricordare il Carabiniere eroe, in: ‘Il Faro’, quotidiano telematico del Mediterraneo,  28 marzo 2019. G. Rimbotti, Salvo D’Acquisto. Un carabiniere da non dimenticare, Edizioni Paoline, Milano 1992. M. Roncalli, Anniversario.Salvo D’Acquisto, una vita forgiata nella fede, in: ‘Avvenire’,  mercoledì 14 ottobre 2020. A. Scotti, Cinquant’anni fa un ragazzo di nome Salvo. Onori al Vicebrigadiere dei Carabinieri Salvo D’Acquisto Eroe della Vita, Edizioni del Comando Generale dell’Arma dei Carabinieri, Roma 2001. G. Zorzi, Salvo D’Acquisto. 74° anniversario, in: ‘Fregene’, anno XXX, n. 243, ottobre 2017, p. 31. 

Ringraziamenti

Comando Generale della Guardia di Finanza, V Reparto – Ufficio Storico (Roma). Mons. Roberto Leoni, Cancelliere,  Curia Vescovile Diocesi Porto-Santa Rufina (Roma-La Storta). Istituto Luce (Roma). Dott. Saverio Gaeta, vaticanista, autore di una pubblicazione su Salvo D’Acquisto (Roma). Direzione Ecomuseo del Litorale Romano – Cooperativa Ricerca sul Territorio (CRT; Roma). Don Osvaldo Geiser, Parroco chiesa Sant’Antonio Abate, Torrimpietra (Fiumicino).

Elenco dei criminali nazistifascisti in Italia

Iniziativa della Regione Toscana: 03.PDF (regione.toscana.it).

Episodio di Palidoro, 1 ottobre 1943

Palidoro_1_ottobre_1943.pdf (straginazifasciste.it) – Nome del Compilatore della scheda: Amedeo Osti Guerrazzi.


[1] Cf anche: I.Gutman, L. Picciotto, B. Rivlin, I Giusti d’Italia. I non ebrei che salvarono gli ebrei. 1943-1945, Mondadori, Milano 2006.

[2] Poi Corpo delle Guardie di Pubblica Sicurezza. 

[3] Tra le moltissime pubblicazioni cf anche: P.L. Guiducci,  La Shoah a Milano. La Reazione dell’UniversitàCattolica del Sacro Cuore: figure significative della Resistenza in una rete solidale, e-book, EDUCatt, Milano 2021.

[4]Salvo Rosario Antonio D’Acquisto (Napoli15 ottobre 1920 – Palidoro23 settembre 1943). Sulla copia del foglio matricolare è erroneamente annotato che Salvo D’Acquisto nacque il 17 ottobre.

[5]In via Enrico Alvino n. 19 nel quartiere Vomero.

[6]Don Pietro Cavalletti (1908-1995). Salesiano. Originario di Montecalvo Irpino. Tra i suoi primi allievi vi fu Salvo D’Acquisto.

[7]  Le frasi della sig.ra Marignetti D’Acquisto sono tratte da: E. B., La nostra storia. Salvo D’Acquisto è anche nostro, in: ‘Il Bollettino Salesiano’, luglio-agosto 2021.

[8]S. Gaeta, Salvo D’Acquisto, Centenario della nascita 2020, ‘Rassegna dell’Arma dei Carabinieri’, inserto del n. 3,  Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato, Roma 2020, p. 18.

[9] Salvo D’Acquisto incontrò cinque sottoposti. Altri cinque erano distaccati al posto di blocco permanente  di ponte Statua, lungo la via Aurelia.

[10] Palidoro si trova sulla via Aurelia, prima di Ladispoli.

[11] La MVSN assorbì pure il Corpo degli agenti di pubblica sicurezza (ricostituiti nel 1925).

[12] Dino Grandi (1895-1988). Politico. Ambasciatore.

[13] Benito Mussolini (1883-1945).  Giornalista. Politico. Fondatore del Movimento Fascista (poi P.N.F.). Capo del Governo, Primo Ministro, Segretario di Stato. Duce del Fascismo. Capo della Repubblica Sociale Italiana.

[14] Vittorio Emanuele III (1869-1947). Re d’Italia e Imperatore di Etiopia.

[15] Generale Pietro Badoglio (1871-1956). Fu maresciallo d’Italia, senatore, e capo del governo  dal 25 luglio 1943 all’8 giugno 1944.

[16] Non fu un armistizio.

[17]G. Barbonetti, Le medaglie d’oro. Salvo D’Acquisto, in: ‘Il Carabiniere’, agosto-settembre 2015.

[18]Generale Angelo Cerica (1885-1961). Comandante Generale dell’Arma dei Carabinieri  dal 23 luglio all’11 settembre 1943. 

[19]Sebbene indicati di frequente come appartenenti ad un reparto delle SS, i militari tedeschi erano membri della 2ª Divisione Paracadutisti, che dopo i combattimenti di Roma del 9-11 settembre era stata in parte rischierata sulla costa del Lazio tra Fiumicino e Tarquinia con funzioni antisbarco. 

[20] C. Gentile, Itinerari di guerra: la presenza delle truppe tedesche nel Lazio occupato 1943-1944, Istituto Storico Germanico di Roma, Roma 4 marzo 2016, pp. 15 e 14.Pubblicazione online.

[21] G. Bonaita, Oltre 300 persone alla commemorazione per il 70° anniversario del martirio di Salvo d’Acquisto, in: ‘Paese mio. L’informazione casa per casa’, online, 13 ottobre 2013. Sede: via Acqua dei Buoi 9, 24027 Nembro BG.

[22] R. Pomponio, Salvo D’Acquisto. Il martire in divisa, San Paolo, Cinisello Balsamo 2008, p. 219.

[23] Su questo punto cf anche:Istituto per la storia dell’Azione Cattolica e del Movimento cattolico in Italia Paolo VI (Isacem; Roma), Biografie resistenti, banca dati, scheda: ‘D’Acquisto Salvo’ (autore: Andrea Pepe).

[24] Cf anche: La storia di Salvo D’Acquisto raccontata da Rita Pomponio e da mons. Gabriele Teti. Intervista rilasciata a TV2000: La storia di Salvo D’Acquisto raccontata da Rita Pomponio e Mons. Gabriele Teti – Bing video. Roma, 3 maggio 2013.

[25]S. Gaeta, Salvo D’Acquisto, Centenario della nascita 2020, ‘Rassegna dell’Arma dei Carabinieri’, inserto del n. 3,  Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato, Roma 2020, pp. 20-21.

[26] Lettera del Comando Generale della Guardia di Finanza, V Reparto – Ufficio Storico al Prof. Pier Luigi Guiducci. Roma 14 luglio 2022. Archivio Prof. Guiducci. Fondo ‘Salvo D’Acquisto’.

[27] Su questo punto: Testimonianza di Vincenzo Bauco, Banca della Memoria della Provincia di Roma.  3 maggio 2011. https://www.youtube.com/watch?v=zIdWtg-QWXw. Cf anche: G. Zorzi (ecomuseo del Litorale Romano), Memoria. Il sacrificio del vicebrigadieredella Stazione dei Carabinieri di Torrimpietra, del 23 settembre 1943, in: ‘Fregene’ (online), anno XXX, n. 243, ottobre 2017, p. 31.

[28]Occorre aprire il sito dell’Ecomuseo del Litorale Romano (www.crtecomuseo.it). Scorrendo la home page verso il basso, e cliccando sulla finestra “AMUST Archivio Multimediale di Storia del Territorio” compaiono le icone relative alla seconda guerra mondiale. Una di queste si intitolola: “Salvo D’Acquisto un’altra (r)esistenza”.

[29] Il cavallo era custodito nei pressi della pineta.

[30] Don  Ferdinando Zedda nacque a Fondorgianus (allora in provincia di Cagliari) il 24 dicembre 1874. Fu ordinato sacerdote nel 1899 a Cagliari. Operò a Roma. Divenne in seguito vicario economo a Torrimpietra. Nella medesima località fu parroco arcipretew nel 1947. Morì a Torrimpietra nel 1950. È sepolto nel cimitero di Palidoro.

[31] I pochi Carabinieri rimasti cercarono riparo in altri ambienti. Su questo punto cf anche l’intervista alla prof..ssa  Isabella Insolvibile, RAI3, trasmissione ‘Passato e presente’ condotta da Paolo Mieli. 5 settembre 2021: https://www.youtube.com/watch?v=s_dM2Q1KmYg.

[32] Poi rimpiazzato dal Gruppo Squadroni Carabinieri “Pastrengo”.

[33] Orlando De Tommaso (1897-1943). Comandante di Compagnia allievi carabinieri. Caduto durante la difesa di Roma.

[34] A.M. Casavola, Carabinieri tra resistenza e deportazioni. 7 ottobre 1943 – 4 agosto 1944, Studium, Roma 2021.

[35]Il 10 settembre 1943 fu concluso un trattato fra il Comando Supremo tedesco nell’Italia centrale e meridionale e il primo Ufficiale di Stato Maggiore della Divisione Centauro. Il documento fu firmato, per parte tedesca, dal Capo di Stato Maggiore del maresciallo Kesselring, generale Westphal, e per parte italiana dal tenente colonnello dello Stato Maggiore Giaccone. Ai Carabinieri spettava la responsabilità di tutelare l’incolumità dei soldati e civili tedeschi, ma questo compito era svolto alle dipendenze del Comando Forze di Polizia della Città Aperta, perché i tedeschi non si fidavano completamente dei Carabinieri a motivo della loro tradizionale fedeltà al Re d’Italia. 

[36] Gli ordigni, o erano in dotazione ai Finanzieri, o erano stati sequestrati a pescatori di frodo e poi dimenticati  nell’armadio dei corpi di reato al momento dell’abbandono della Torre. 

[37] Feldmaresciallo Albert Kesselring (1885-1960). Dall’estate 1943, e soprattutto dopo l’8 settembre 1943, assunse il comando supremo di tutte le forze tedesche in Italia. 

[38] Abitava in una casa situata nella piazza di Palidoro.

[39] S. Gaeta, Salvo D’Acquisto, Centenario della nascita 2020…,  op. cit.,  p. 23.

[40] Redazione, Memoria. Morto il testimone dell’eroismo di D’Acquisto, in: ‘Avvenire’, martedì 29 dicembre 2015.

[41] L’elenco è pubblicato anche in: Unione Italiana M.O.V.M. Salvo D’Acquisto, Reggio Calabria, 23 settembre 2009. http://movmsalvodacquisto.blogspot.com/p/storico.html.

[42] Angelo Amadio (Vaiano, 26 agosto 1926 – Roma, 30 dicembre 2007).

[43] Intervista ad Angelo Amadio. In: RAI3, trasmissione ‘Passato e presente’ condotta da Paolo Mieli. 5 settembre 2021: https://www.youtube.com/watch?v=s_dM2Q1KmYg.

[44]Nicolò Carandini (1895-1972). Imprenditore. Politico.  Proprietario terriero, sostenne  la bonifica di Torre in Pietra (Roma), 

[45]TV2000,  Emilia Castigliano racconta la storia di suo padre, salvato da Salvo D’Acquisto. 3 maggio 2013.Emilia Castigliano racconta la storia di suo padre, salvato da Salvo D’Acquisto – Bing video.

[46]Testimonianza di Vincenzo Bauco, Banca della Memoria della Provincia di Roma, Roma, 3 maggio 2011. https://www.youtube.com/watch?v=zIdWtg-QWXw.

[47] La testimonianza in: https://www.youtube.com/watch?v=3bwhXupeANU. Ulteriore documentazione nel già cit. AMUST:  https://www.crtecomuseo.it/amust.

[48] V.L., Siamo vivi perché lui volle morire per noi, in: ‘La Domenica del Corriere’, 5 aprile 1964.

[49] Il  figlio Claudio ha scritto e interpretato (23 settembre 2019) il monologo teatrale La foto del carabiniere. La storia di SalvoD’Acquisto e di mio padre, presso la Torre di Palidoro. Si può vedere la parte finale della rappresentazione in: https://www.youtube.com/watch?v=jPhfGDIQOuw.

[50]S. Gaeta, Salvo D’Acquisto, Centenario della nascita 2020…, op. cit., p. 21. Cf anche: P. Molinari, Salvo D’Acquisto, martire della carità, in: ‘La Civiltà Cattolica’,  quaderno 3764, anno 2007, volume II.

[51]Positio, vol. II, teste 1, p.10.

[52]Positio, vol. II, teste 37, p. 202.

[53]Si tratta del comandante tedesco con sede a Ladispoli. Cf al riguardo: Positio, vol. II, teste 1, p. 10. 

[54]Positio, vol. II, teste 17, p. 114 s..

[55] RAI Storia, 23 settembre 2018. https://www.youtube.com/watch?v=3bwhXupeANU.

[56] Cf il già cit. AMUST: https://www.crtecomuseo.it/amust.

[57]Sulla testimonianza  cf anche: P.L. Arnell, Le stragi compiute in Italia dai reparti tedeschi. 1943-1945, Youcanprint Self-Publishing, Lecce 2019, p. 38.

[58] Direttore Museo Storico dell’Arma dei Carabinieri.

[59] RAI Storia, 23 settembre 2018. https://www.youtube.com/watch?v=3bwhXupeANU. Il generale Umberto Rocca specifica anche che il tenente tedesco da civile era un farmacista.

[60] RAI Storia, intervento del Generale Umberto Rocca, trasmissione cit..

[61] Cf  Proposta per una medaglia d’oro al vice brigadiere Salvo D’Acquisto da parte  del Ten. Col. Comandante Bruto Bixio Bersanetti. Documento in:  S. Gaeta, Salvo D’Acquisto, Centenario della nascita 2020… , op. cit., p. 24.

[62] TV2000,  Emilia Castigliano racconta la storia di suo padre, intervista cit..

[63]Intervista ad Angelo Amadio. In: RAI3, trasmissione ‘Passato e presente’ … Cit..

[64] S. Gaeta, Salvo D’Acquisto, Centenario della nascita 2020… , op. cit., p. 22.

[65] La data è il 23 settembre, ma l’imprecisione nella missiva è prova della confusione del momento.

[66] Documento pubblicato anche in: D. Lombardi, Il mio dovere l’ho fatto. La sceltadi un carabiniere, il dono responsabile di un cristiano,  Libreria Editrice Vaticana, Città del Vaticano 2014.

[67] Proveniente dal Battaglione Carabinieri Paracadutisti e assegnato poi a nuovo incarico.

[68] Decreto luogotenenziale del 25 febbraio 1945.

[69]Archivio Luce. LA SETTIMANA INCOM / 00062. Medaglie d’oro. Salvo d’Acquisto. Data: 12/06/1947. Durata: 00:00:45. Colore: b/n. Sonoro. Codice filmato: I006205.

[70]Antonietta Gioconda Trimarchi Curci (1890-1960).  Molto attiva nel mondo artistico del tempo. Pittrice.Sostenne diversi progetti sociali.

[71] Prof. Arturo Curci (1892-1973).

[72] Dott. Glauco Curci (1922-1988).

[73] P. Massimiliano Maria Kolbe (Zduńska Wola8 gennaio 1894 – Auschwitz14 agosto 1941; Santo). Si offrì di prendere il posto di un padre di famiglia, destinato al bunker della fame nel lager di Auschwitz.

[74]Congregatio de Causis Sanctorum, Beatificationis Servi Dei Salvii D’Acquisto [1920-1943] Positio super vita, martyrio et fama martyrii. Positio Suppletiva, Romae, 1999, 43.

[75] La frase completa  è: “Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la sua vita per i propri amici” (Gv 15, 13).

[76]Con questo  Motu Proprio, a cui la Congregazione delle Cause dei Santi ha dato parere favorevole nella plenaria del 27 settembre 2016, si chiede ai vescovi diocesani di “investigare circa la vita, le virtù, l’offerta della vita o il martirio e la fama di santità, di offerta della vita o di martirio, sui presunti miracoli” del Servo di Dio di chi si chiede la canonizzazione.

[77] Giovanni Paolo II (1920-2005; Santo). Il suo pontificato durò dal 1978 alla morte.

[78] V. Pignoloni, Ancora oggi un simbolo, in: ‘Il Carabiniere’,  marzo 2005.

[79]Agli Ufficiali e i Carabinieri del Comando Provinciale di Roma (26 febbraio 2001) | Giovanni Paolo II (vatican.va).

[80]V. Pelvi, Testimoni della Fede nel mondo militare, Edizioni Annus Fidei, Roma 2013.

[81]Ai partecipanti all’Incontro dell’Arma dei Carabinieri, nel Bicentenario di Fondazione (6 giugno 2014) | Francesco (vatican.va).

[82] All’epoca, per il matrimonio di un carabiniere occorrevano due requisiti: 28 anni d’età, ed il “regio assenso”. 

[83] La sua città natale, Napoli, fu la più bombardata in Italia, dal 1940 al 1944. Nel solo 1943 ci furono  circa 51 incursioni aeree su Roma. Civitavecchia fu colpita la prrima volta  il 14 maggio 1943.

[84] Il 24 agosto del 1943, nella pineta di Fregene, venne ucciso Ettore Muti, ex segretario del Partito Nazionale Fascista, pluridecorato in guerra.

[85] R. Pomponio, op. cit., p. 195.

[86] P. Russo, Salvo D’Acquisto: parla il postulatore “Nella fiction troppe invenzioni”, in: ‘TeleRadio Padre Pio’,  24 settembre 2002. https://www.teleradiopadrepio.it/salvo-dacquisto-parla-il-postulatore-nella-fiction-troppe-invenzioni-240903-1700/.

[87]Fondazione RSI Roma: Salvo D’Acquisto (fondazionersi-roma.blogspot.com).

[88]S. Stancanelli, Salvo D’Acquisto, eroe della R.S.I.. In: https://www.trentinolibero.it. Verona, 6 marzo 2016.

[89]Donne e Uomini della Resistenza: Salvo D’Acquisto (anpi.it)

[90] A. Portelli, Myth and Morality in the History of the Italian Resistance: the Hero of Palidoro,History Workshop Journal, Volume 74, Issue 1, Autumn 2012, Pages 211–223.

[91] S. Delle Cave, Salvo D’Acquisto, una storia di sacrificio ed eroismo nazionale, in: ‘Metropolitan  Magazine’, testata giornalistica di Roma, online, 23 settembre 2020.

[92] M. Arcuri,  Salvo D’Acquisto Con dodici lettere autografe, Macchione Editore, Varese 2015.

[93] S. Cipolla, Il Vicebrigadiere Salvo D’Acquisto, in: ‘Bonus Miles Christi’, 1, Roma 1984, pp. 41-44.

[94]A. Maucioni, La storia dietro casa: la strage di Palidoro, in: ‘Il Faro’, quotidiano telematico del Mediterraneo, 29 luglio 2021.

[95] Su questo aspetto cf anche: L. Albertini, La bonifica del senatore Albertini 1926-1945. Storia dei primi anni della Bonificadi Torre In Pietra, Comune di Fiumicino, Fiumicino 2001.

[96]Mentre il corteo lasciava la zona della Torre, come ultimo sfregio, alcuni soldati tedeschi si divertirono a sparare con  il  mitra mirando al carretto e bucando alcune bare.

[97]Questi eventi sanguinosi  hanno condiviso con molti altri del periodo 1943-1945 un silenzio cheli ha coperti per oltre 50 anni. Le carte giudiziarie riguardanti crimini della 2a guerra mondiale, avvenuti in Italia,  sono state  depositate nei locali della Procura generale militare (Palazzo Cesi-Gaddi), a Roma. I 695 fascicoli furono archiviati “provvisoriamente”.

[98] F. Giustolisi, L’armadio della vergogna, Nutrimenti Editore, Roma 2019.

[99]Ciò è stato possibile  grazie all’opera di alcuni magistrati che nonostante il lungo tempo intercorso hanno istruito i  processi. Molti altri casi, però, non sono mai stati oggetto di indagine. Sono stati nuovamente archiviati, tra la metà e la fine degli anni Novanta del XX sec. Qui, si trovano i fascicoli di Salvo D’Acquisto, di Renato Posata, di Carlo Fumaroli, e di Giuseppe Canu.

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