“Volontariato e relazione d’aiuto. Guida sintetica per conoscere ed affrontare la sfida del volontariato nella sanità”.

Autore: Dott. Corrado Medori, ed. in proprio, Roma 2021, pp. 152.  Per copie: richiedere all’Autore (medoricorrado@gmail.com).

Nel corso del tempo, la realtà del volontariato ha assunto un ruolo significativo perché sono stati ideati progetti, servizi, e corsi di formazione. L’insieme delle iniziative continua ad avere una particolare importanza perché tale fenomeno conserva il suo carattere di scuola di umanità e di movimento “verso” (nel senso di prendersi cura).

In tale contesto, il volontariato ha rivolto una particolare attenzione al mondo ospedaliero. Tale orientamento è legato alla consapevolezza che nei nosocomi è accolta la gente che soffre. Occorre quindi offrire dei supporti segnati da sensibilità, delicatezza.

Per evitare delle improvvisazioni sono state organizzate scuole di formazione dei volontari, o  seminari di preparazione alla relazione di sostegno. Queste iniziative richiedono anche dei testi che aiutino il volontario a comprendere meglio gli altri ma anche sè stesso.

Si colloca qui il libro del Dott. Corrado Medori, che ho il piacere di conoscere. Questo notevole Studioso, dopo la laurea in sociologia, conseguì quella in psicologia.  Divenuto Psicologo Clinico in una ASL romana ha sviluppato un’esperienza lavorativa in più aree scientifiche, ed ha interagito anche con Professionisti di altre aziende sanitarie.

Egli presenta oggi un testo che aiuterà moltissimo anche le nuove generazioni di volontari. Il lavoro lo ha suddiviso in dieci capitoli:

-la genesi del comportamento d’aiuto;

-meccanismi neurobiologici della relazione di aiuto;

– caratteristiche utili per la costruzione di una relazione d’aiuto;

– il lavoro del volontario: quali capacità? Quali strumenti?

– dinamiche psicologiche nel paziente ricoverato;

– appartenenza associativa e identità individuale nel volontariato;

– il rischio del burnout nella relazione d’aiuto;

– “presenza, ascolto, sostegno e accompagnamento”: specificità del volontariato nell’ospedale pediatrico;

– il volontariato di fronte alla sfida della malattia mentale;

– i benefici del volontariato: aiutando l’altro aiuti anche te stesso.

Ho letto con molta attenzione questo libro, che segnalo in modo convinto, perché da decenni mi occupo di volontariato, e perché questo mio impegno nasce proprio in sanità con l’UNITALSI e l’attività di barelliere nei “treni bianchi” diretti a Lourdes.

È un iter che ha attraversato diversi ospedali (quello Civile di Palermo, e a Roma: San Giacomo in Augusta, Policlinico Umberto I, Policlinico Gemelli). Ed è anche un percorso che mi ha permesso di interagire con Esponenti di un volontariato “in costruzione”: Mons. Giovanni Nervo, Dott. Luciano Tavazza, Mons. Giuseppe Benvegnù-Pasini, Marchese Enrico Del Gallo di Roccagiovine, Dott. Renato Fanelli, et al..

Tale esperienza mi consente oggi di leggere “tra le righe” della fatica del Dott. Corrado Medori, individuando alcune caratteristiche.

Un primo aspetto riguarda, a mio avviso, il passaggio indenne tra un’emotività gratuita e un nozionismo di dati e statistiche. Medori è “coinvolto” nella realtà volontariato in sanità ma in un modo costruttivo, propositivo. Non frena e non accelera. È costante nella sua esposizione, pacato.

Un altro “volto” del libro riguarda il superamento di due estremi: l’analisi generica sociologica e l’esposizione puntigliosa di punti nodali, problematiche, sviluppi da meglio orientare. In tal senso l’A.  sa essere concreto ma volutamente “non esauriente”. Egli è consapevole che ogni realtà sanitaria si presenta con caratteristiche diverse. Non possono, quindi, essere confezionate delle “soluzioni”, delle “direttive”, delle “logiche” capaci di valere per tutti, senza distinzioni.

Medori, ancora, mi ha colpito per il “rispetto” verso ogni volontario. Sarebbe stato facile, in alcuni temi, sviluppare il proprio pernsiero, anche alla luce di anni di esperienza. Ma l’A. non lo fa. Sarebbe stata una “invadenza” che non usa per rispettare l’azione di ogni volontario/a.  In tal senso egli opta giustamente per l’accompagnamento dei volontari, non per la guida.

Desidero infine aggiungere una considerazione che mi sembra non debole. Con il trascorrere del tempo mutano tante realtà. C’è stata una innovazione nel volontariato. E anche in ambiente ospedaliero le prassi hanno subito modifiche (si pensi alla permanenza più breve di taluni pazienti). Pur tuttavia, nell’ambito della nuova centralità del territorio (che sostituisce l’antica centralità dell’ospedale), sono sorte strutture ove la relazione di aiuto fornita dai volontari è preziosa: penso agli hospice (malati terminali), ai centri di media e di prolungata permanenza, alle RSA, ai Centri Diurni, alle Comunità terapeutiche …

Si moltiplicano, così, gli ambiti di attività per il volontariato. In queste situazioni essere esperti di umanità non resterà ancorato al pietismo ottocentesco, ma seguirà piuttosto un progetto di vita, affinché tutto ritrovi identità, integrazione dinamica, e finalismo.

Prof. Dr Pier Luigi Guiducci

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