Il signum crucis del corridoio interno del Colosseo

Un “mistero” per storici della Chiesa e archeologi?

(Prof. Pier Luigi Guiducci)

All’inizio del Duemila, con il contributo di sponsor, è stato possibile dare inizio a un progetto di ripulitura e restauro dell’Anfiteatro Flavio (Colosseo).[1] Questo intervento, sviluppato per fasi,  ha fatto “riemergere”  aspetti del monumento non facili da individuare in precedenza. In particolare, nel corridoio di servizio che immette al terzo livello[2] (a trenta metri d’altezza dal livello stradale, sul lato nord), oltre alla “riscoperta” del colore (rosso in particolare) e a quella di “scritte”, è “riapparso” in modo nitido, tra più disegni,  quello di una croce.  Questo, è posizionato esattamente sopra una linea rossa che collega tra loro due lettere: una “T” e una “S”.

I primi interrogativi

Il disegno cit., pur non passato inosservato (es. restauratori), non è  stato – nel progredire del tempo – oggetto di ricerche sistematiche. Una più decisa attenzione, viceversa,  si è rivolta verso altri reperti, comunque significativi, ad esempio verso i tituli picti. Si tratta di numerali, nomi propri, ma anche di simboli, come una palma e una corona, utilizzati, secondo l’opinione di alcuni,  per “comunicazioni di servizio”. Queste, erano destinate a essere lette solo dopo le operazioni di cava, per il computo, lo stoccaggio e il trasporto dei blocchi di travertino al cantiere dell’Anfiteatro.[3] 

Quando ebbi la possibilità di vedere delle foto del lacerto di muro ove si trova il signum crucis, mi vennero in mente degli interrogativi: perché disegnare una croce in un posto anonimo, di passaggio, relativamente illuminato? Perché una piccola croce rappresentata proprio tra due lettere dell’alfabeto?  Esisteva un messaggio che si voleva trasmettere? Iniziò così uno studio che ricevette sostegno dall’allora direttrice del Colosseo, la dott.ssa Rossella Rea[4], e dal suo Staff.[5]

Il progetto di ricerca, da me ideato e diretto, ha utilizzato più metodi di indagine: dalle procedure consuete usate dagli storici, inclusi quelli della Chiesa[6], fino ad approdare a una giovane scienza: l’archeometria.[7]

Un chiarimento: l’archeometria

Ma che cos’è l’archeometria?  È la misurazione di ciò che è antico. Tale attività scientifica si avvale dei metodi sperimentali di più scienze[8]. Attualmente, lo studio di reperti di epoche lontane riceve  un ulteriore apporto dalle analisi di tipo nondistruttivo. Per comprendere la loro importanza  si indicano qui di seguito alcuni progetti realizzati con esiti positivi:

la caratterizzazione non distruttiva dei materiali della “Chartula” di san Francesco di Assisi[9]; l’analisi dei pigmenti adoperati nelle “vetrine” delle ceramiche dei fratelli Della Robbia[10] (Museo del Bargello, Firenze); l’analisi di un dipinto attribuito al Botticelli (Biblioteca Classense, Ravenna); lo studio del Tesoro monetale di Misurata (Libia); la caratterizzazione qualitativa di alcuni Rotoli del Mar Morto[11]

Alcuni sistemi utilizzati per indagini in situ

Nell’attuale periodo, per realizzare indagini non distruttive in situ (che riguardano anche intonaci e murature) esistono vari sistemi. Questi, sono basati sull’uso di raggi X e di particelle cariche. Si riporta qui di seguito qualche  esempio.

Sistema portatile PIXE-alfa[1]


[1] Particle Induced X-RayEmission.

Consente di ottenere un’analisi chimica qualitativa e quantitativa confinata ai primissimi micron[13] della superficie da analizzare: pigmenti (in affreschi, tele, tavole, ceramiche), mosaici, leghe metalliche.

Microfluorescenza a raggi X portatile

Basato sull’emissione di raggi X di varia energia e intensità. Permette l’analisi elementale di porzioni anche millimetriche del campione oggetto di studio: inchiostri, miniature …

Sistema portatile diffrazione a raggi X (XRD)[1]


[1] X-ray diffraction.

Sfrutta il principio della diffrazione dei raggi X all’interno del reticolo cristallino. Tale sistema  si applica, ad es.,  nella determinazione della natura dei pigmenti in: dipinti, affreschi e pitture murali, pergamene e manoscritti miniati. 

Sistema portatile XRF[1]a controllo di stabilità


[1] XRF: fluorescenza a raggi X (X-Ray Fluorescence).

L’intensità del fascio viene controllata in modo continuo. Si hanno così delle attendibili analisi quantitative. Data l’energia degli X emessi, tale sistema è indicato per l’analisi quantitativa di: materiali ceramici, ossidiane, metalli.

Sistema portatile XPIXE

Nel sistema XPIXE[16]  una sorgente radioattiva emette particelle alfa e raggi X. Colpito il campione, si ha l’emissione di raggi X specifici degli elementi chimici componenti il campione stesso, che vengono in tal modo rivelati. Dall’analisi degli spettri misurati, nella maggior parte dei casi, è possibile derivare la composizione chimica del reperto studiato.

In archeometria è utile anche l’impiego di sistemi per la ripresa di immagini digitali. Queste, vengono analizzate e ‘riprocessate’ dal computer che fa parte del sistema. Ciò è utile per lo studio e la diagnostica di: dipinti, documenti scritti su supporti vari. Le telecamere e le fotocamere impiegate sono dotate di un sensore sensibile alla luce in un vasto campo spettrale.

Ciascun tassello (pixel) del mosaico opera come un elemento dell’immagine da riprodurre. Con l’aumentare del numero totale di pixel aumenta la risoluzione dell’immagine. Attraverso un obiettivo dotato di uno zoom ottico si ottengono ingrandimenti di notevole qualità.

Tali processi consentono di distinguere particolari di dimensioni quasi microscopiche. Le riprese sono utili nel caso di dipinti, di scritte su vari tipi di supporto, di vetrate …

Sono prese in tempo reale con un convertitore di radiazione, che sostituisce la lastra fotografica. È  realizzato in diversi modi. Il sistema radioscopico più semplice usa come convertitore uno schermo fluorescente che riproduce nel visibile l’immagine radiografica. Le immagini vengono riprese da una fotocamera digitale. Le radiografie sono realizzate anche con altre tecniche.

Ricerca scientifica. Nuovi strumenti. Processi di datazione

Quanto annotato è significativo perché orienta verso nuovi apporti scientifici. Tali moderni contributi, in taluni casi, possono offrire un apporto anche nei processi di datazione.

Si spiega, così, l’attenzione che gli storici – inclusi quelli della Chiesa – hanno rivolto ai metodi non distruttivi di analisi. Alcuni esempi riguardano la metodologia RTI[17] applicata a un graffito individuato nelle catacombe di San Gennaro (Napoli)[18], o l’analisi di fluorescenza X applicata alle pitture murali della Cappella greca nelle catacombe di Priscilla (Roma)[19], o ad altre indagini presso le catacombe romane di San Alessandro (affresco di Pegaso) e di San Sebastiano (sarcofago delle due oranti).[20]

Indagine storica, signum crucis, datazione

In tale contesto, si colloca pure lo studio cit. in premessa. In un  lacerto (frammento) di muro  (corridoio di servizio che immette al III livello), si trova il signum crucis oggetto del progetto di ricerca.

Fin dalle prime fasi dell’indagine si è cercato di raccogliere ogni dato informativo riguardante l’anello circolare cit.  (un passaggio secondario). Sono state così tenute in considerazione le diverse fasi che hanno interessato  l’ambiente. Una di queste ha riguardato l’incendio del  217 (III sec. d.C.). Tale evento  fece crollare le strutture superiori dell’Anfiteatro. I lavori di restauro durarono cinque anni (217-222). Durante questo periodo i giochi vennero trasferiti al Circo Massimo. Il restauro ebbe inizio negli anni dell’imperatore Eliogabalo (218-222) e proseguì con Alessandro Severo[21]. Questi,  rifece il colonnato sulla summa cavea. Il Colosseo riaprì i suoi ingressi nel 222, ma solo negli anni di Gordiano III[22] si conclusero i lavori.

Oltre a fatti legati alla storia del monumento[23], e alle ricerche scientifiche condotte dalla dott.ssa Rea[24], si è cercato di studiare anche  delle pubblicazioni antiche[25] e di acquisire stampe che presentano lo stato del corridoio a fine Ottocento[26]. In seguito, con il progredire dell’analisi, sono emersi più interrogativi. Uno di questi ha riguardato la datazione. È possibile stabilire quando vennero disegnati il signum crucis e le due lettere?

Gli elementi considerati

In tale contesto, si deve evidenziare il fatto che l’indagine non si è rivelata semplice. Il  frammento di muro è completamente ricoperto da molte “scritte”  (con annotazione anche di date e di nomi che riguardano il XIX e il XX secolo) e da disegni. Alcuni di questi, già a una prima osservazione,  inducevano a pensare a una datazione non legata a periodi recenti. Da ingrandimenti realizzati con  appositi software è emerso ad esempio  il disegno di un serpente[27] e quello di un fallo[28].

Si spiega in tal modo la complessità dello studio, e le fasi di lavoro realizzate in tempi non brevi.  Sono state  promosse consultazioni con Specialisti di varie scienze, attivi in  diverse Università italiane (Roma ‘La Sapienza” e Roma ‘Tor Vergata’, Catania, Università della Calabria, …), e in Centri di ricerca internazionali (CNR, ENEA …). Molteplici gli itinerari di ricerca. Tutto questo impegno (non concluso) consente, nell’attuale periodo, di far conoscere alcuni  “passaggi” affrontati, inseriti qui di seguito in schemi di riferimento. 

.

Alcune coordinate storiche

– ricostruzione degli eventi che hanno riguardato la storia dell’Amphitheatrum Flavium; [29]

– approfondimento delle persecuzioni cristiane avvenute nei territori dell’impero romano, e a Roma.[30] Nel 257 l’imperatore Valeriano farà chiudere gli edifici di culto, confiscare i cimiteri e altri luoghi di culto, condannerà all’esilio gli ecclesiastici. Nel 258  ci fu l’ordine di uccidere i vescovi arrestati e di confiscare le loro sostanze: il 6 agosto di quell’anno trovò la morte il Papa Sisto II;

– attenzione rivolta alle venationes organizzate nell’Anfiteatro Flavio. Particolare  riferimento all’uso dei tori.[31] La fase di impiego dei tori aiuta anche in termine di datazione. Nell’ultimo periodo imperiale, infatti, non fu più possibile importare dalle province animali feroci. Si preferì utilizzare allora gli orsi;  

– osservazione  dei graffiti individuati nell’Urbe e nel Colosseo[32], utilizzando anche  database[33] e testi scientifici[34].

 tra un toro ed un elefante (240; seconda inaugurazione dell’Anfiteatro).

Indicazione di taluni approfondimenti

– osservazione del corridoio cit. (aveva una funzione di smistamento del pubblico). Studio  della documentazione esistente su questo ambiente circolare. Mappa dei reperti indiduati;

– osservazione del lacerto di muro ove, oltre al signum crucis,  sono state trovate tracce di colore, disegni, scritte;

– indagine delle tracce di colore;

– studio della traccia di zoccolatura[35];

– interpretazione delle diverse scritte (staccandole in modo elettronico dal loro contesto);

– esame della lettera “T” e della lettera “S”. Queste presentano un medesimo colore e sono collegate tra loro da una linea di uguale colore;

– valutazione del disegno della croce;

– osservazione di aspetti diversi riscontrati nel modo di disegnare[36] le due lettere cit. e il signum crucis;

–  comparazione tra il disegno della croce cit. e le croci individuate nelle catacombe romane[37], e le croci individuate dalla drssa Rea  nell’area vicina all’arena[38].

 

Database epigrafici

Si riportano qui di seguito alcuni database, utili per ricerche.  

EAGLE. Electronic Archive of Greek and Latin Epigraphy. Il progetto è stato  avviato nel 1997 con il patrocinio dell’Association Internationale d’Épigraphie Grecque et Latine (AIEGL). Prevede   la  istituzione di una banca dati generale dell’epigrafia antica e la registrazione delle iscrizioni greche e latine anteriori al VII sec. d.C..[39]  Dal progetto dipendono quattro database federati:

EDR, Epigraphic Database Roma (http://www.edr-edr.it). Ha l’obiettivo di pubblicare tutta la documentazione relativa a Roma, alla penisola italica, alla Sicilia ed alla Sardegna.

EDB, Epigraphic Database Bari (http://www.edb.uniba.it). La finalità è di pubblicare tutte le epigrafi cristiane di Roma.

EDH, Epigraphische Datenbank Heidelberg (http://edh-www.adw.uni-heidelberg.de/home). Si propone di pubblicare tutte le evidenze provenienti dalle province dell’Impero, ad eccezione di quelle iberiche.

HE, Hispania Epigraphica (http://eda-bea.es). Questo database intende pubblicare tutte le evidenze provenienti dalle province iberiche.

È possibile effettuare una ricerca globale, interrogando il database generale, o specifica consultando singolarmente i database federati provvisti di una maschera per le ricerche indicizzate.

PETRAE, Programme d’enregistrement, de traitement et de recherches automatiques en épigraphie. Questo database è un sistema per la registrazione di iscrizioni latine e greche sviluppato presso l’Istituto Ausonius (Francia). Raccoglie testi epigrafici provenienti da diverse regioni in cui lavorano i suoi ricercatori e i loro collaboratori.[40]

Epigraphische Datenbank Clauss – Slaby (http://www.manfredclauss.de). Rappresenta la più grande banca dati disponibile al momento.[41]  

Le ipotesi che sembrano deboli

Nel contesto descritto sono state tenute in considerazione più ipotesi sulle quali si mantengono  perplessità. Si riportano qui di seguito le principali.

IN GENERALE

– La documentazione storica riguardante la damnatio ad bestias non fa riferimento a cristiani uccisi negli anfiteatri romani.

Questo non è esatto. Esempi: Blandina e i suoi compagni nel 177 nell’anfiteatro di Lione ; Perpetua e Felicita con i loro compagni nel 203 a Cartagine. A.A.R. Bastiaensen, A. Hilhorst, G.A.A. Kortekaas, A.P. Orbán, M.M. van Assendelft (a cura), Atti e passioni dei martiri, A. Mondadori –  Fondazione L. Valla, Milano 1987, pp. 59-95, 107-147 (Martyrium Lugdunensium e Passio Perpetuae et Felicitatis). Cf anche: I. Ramelli, Il dossier di Perpetua : una rilettura storica e letteraria, in: ‘Rendiconti. Classe di Lettere e Scienze morali e storiche’ (Istituto Lombardo-Accademia di Scienze e Lettere), Ediz. Universitarie di Lettere Economia Diritto, Milano 2005, pp. 309-352. M. Matter, Jeux d’amphithéâtre et réactions chrétiennes de Tertullien à la fin du Ve siècle, in: AA.VV., ‘ Spectacula, I. Gladiateurs et amphithéâtres’,  Imago, Paris 1990, pp. 259-264. Sulle martiri: A. Pedregal, Las mártyres cristianas. Género, violencia y dominación en el cuerpo femenino, in: ‘Studia Historica. Historia Antigua’, Salamanca, Universidad de Salamanca, 18, 2000, pp. 277-294.

IN PARTICOLARE (signum crucis, Colosseo, 3° livello)

La “T” e la “S” sono la prima e l’ultima lettera di un nome. Esempio: “Thèseus”, “Titus”,       “Terentius”, “Tacitus”.

Gli antichi romani, però,  erano soliti scrivere i nomi per intero. Le eccezioni riguardano casi ove   lo spazio è molto ridotto (es. monete).

La “T” e la “S” costituiscono la prima e l’ultima lettera del nome di un martire cristiano. Esempio: Tarsicius.

San Tarcisio[42] non venne però ucciso nel Colosseo. Fu lapidato probabilmente in prossimità delle carceri romane del tempo. È pure da ricordare che, negli anni delle persecuzioni contro i cristiani, si evitava un pubblico riferimento ai martiri.

La “T” e la “S” sottintendono una espressione volgare.

Non si considera, però,  l’uso degli antichi romani a scrivere senza remore espressioni sconce, oltraggiose, polemiche et al., e sempre per intero.[43] Unitamente a ciò non sono state individuate nella documentazione di merito riferimenti a esclamazioni oscene, triviali,  che iniziavano con la “T” e che terminavano con la “S”.

– La “T” e la “S” costituivano delle note di cava o di stoccaggio, scritte di lavoro.

È vero che  il corridoio si trova  in una sezione dell’Anfiteatro che fu interessata dall’incendio del 217 d.C. (III sec.)  e venne ricostruita subito dopo. Però tali note, nel cantiere di restauro del Colosseo,  sono state individuate in altri punti dell’anello circolare (come risulta dagli studi degli epigrafisti). Non si spiega, inoltre, la scelta di disegnare una croce tra le due lettere.

– Il signum crucis è stato disegnato da chi era abituato a dormire sotto le arcate del Colosseo.

I luoghi utilizzati da chi in più momenti storici utilizzò gli ambienti del Colosseo come rifugio occasionale, o come dormitorio, sono stati individuati dai ricercatori nei piani inferiori  dell’Anfiteatro (forse perché più protetti da intemperie e da eventuali crolli). Non  si può inoltre dimenticare il fatto che il disegno della croce non è isolato ma rimane esattamente posizionato su una linea rossa che collega la “T” e la “S”.

La “T” e la “S” non sono lettere dell’alfabeto romano.

L’affermazione appare affrettata rivedendo gli alfabeti del tempo. Da considerare inoltre il fatto  che le scritte individuate nell’area archeologica sono in latino.

La “T” e la “S” e il signum crucis sono da collocare in una fase temporale medievale.

Nel Medioevo non c’era bisogno di disegnare una piccola croce in un luogo poco consono alla devotio crucis. Il Cristianesimo era ormai affermato. Per questo motivo le incisioni di croci medievali già individuate nel Colosseo, si trovano tutte in prossimità dell’arena, quindi ben visibili.

La “T” e la “S”  e  il signum crucis si devono datare con rif. all’epoca moderna.

In  questo periodo il signum crucis  ha ormai acquisito una tale diffusione che è ormai presente in ogni luogo. Si ricordi che nell’Anfiteatro Flavio vennero posizionate le stazioni della Via Crucis[44] (poi spostate), fu edificata una cappella (che rimane), e si decise di innalzare anche una grande croce posta nell’arena (che subì più collocazioni).

Una possibile interpretazione

Lo studio del disegno della croce (corridoio di servizio del Colosseo che immette al III livello), dopo le ricerche in precedenza cit. (non concluse),  ha fornito dei  dati che sembrano orientare verso una ipotesi. La datazione potrebbe essere collocata alla fine del III secolo d.C.. 

1. È in questo periodo, infatti,  che le persecuzioni contro i cristiani si acuirono, ricevendo un’impronta sistematica (cf decreti imperiali).[45]

2. Inoltre, nelle venationes, è documentato (anche da monete) l’uso dei tori. Quest’ultimi servivano nelle lotte tra animali (es. toro contro elefante), ma erano impiegati anche in sanguinose dinamiche ove diversi condannati affrontavano la morte.

3. Unitamente a ciò, occorre sottolineare  che il  numero delle persone uccise nell’Anfiteatro Flavio rimane significativo, e non mancano le conferme in merito nella letteratura latina.[46] In più casi, per promuovere spettacoli, le autorità imperiali ordinarono ai prefetti delle province del tempo, di inviare a Roma prigionieri (alto numero), schiavi (gruppi anche numerosi) e condannati a morte. Quest’ultimi, negli anni più critici per i cristiani, includevano anche i seguaci della nuova religione. Si trattava di gente anonima  la cui esistenza rimane però attestata da due prove storiche: le missive intercorse tra il potere centrale e i responsabili civili e militari assegnati ai territori decentrati; e i  documenti che, nelle varie cronache del tempo, attestano l’arresto di cristiani e la loro condanna a morte.

4. Non si può, inoltre, dimenticare il fatto che nelle catacombe romane  trovarono sepoltura i corpi di più martiri cristiani. Di questi, in molti casi, non è noto il  luogo dell’uccisione. Non si può quindi escludere una loro presenza al Colosseo con altri condannati.[47]

Alcune considerazioni di sintesi

La “fatica” a leggere un lacerto di muro ove si trovano scritte e disegni di ogni tipo è certamente  un fatto oggettivo.

1. Molti studiosi si sono orientati sulla “scoperta” del colore, sulla fascia rossa di zoccolatura, (alta due metri), et al.. Al riguardo, rimane significativo il contributo offerto anche dalla prof.ssa  Silvia Orlandi (cit.), docente di epigrafia latina (Università di Roma 1, ‘La Sapienza’).

2. Non è mancata, poi, un’attenzione verso il passaggio di Commodo[48] (la c.d. ‘galleria imperiale’), la cavea dell’Anfiteatro (una zona che ora viene chiamata gradinata), l’area ipogea (complesso reticolo di corridoi, stanze e ascensori),   il disegno della ‘Gerusalemme ideale’  posizionato sopra la “Porta Triumphalis[49], et al..

3. Pur tuttavia, non pare debole lo studio del disegno della croce individuato nel corridoio di servizio cit..

Quello che colpisce, infatti, è il luogo del ritrovamento (un ambiente rumoroso, di continuo passaggio, anonimo). È un corridoio che conduce verso un urinatoio (in pratica dei buchi nel pavimento).  In questo punto nessuno avrebbe mai disegnato una croce. Non lo avrebbero fatto per gioco, per passatempo nel periodo delle persecuzioni. Quando ciò è accaduto (in un edificio del  Palatino) il disegno della croce era visibilmente satirico, e l’uomo crocifisso aveva una testa di asino.[50]

E non lo avrebbero fatto in seguito perché il Cristianesimo era divenuto ormai religione di Stato e i crocifissi erano rappresentati in modo molto diverso.

Si vede poi nel disegno complessivo una marcata differenza. Le due lettere “T” ed “S”  sono state disegnate in modo “animoso”. “Di getto”. La croce no. Il signum crucis è rappresentato in modo molto  umile ma preciso. Esprime quindi una volontà. E la sua collocazione tra le due lettere non è casuale perché il signum poggia proprio sulla linea rossa che collega le due lettere.

A questo punto, rimane  una possibile interpretazione: le due lettere sono le iniziali di una esclamazione: “taurus” (toro). Grido molto in uso nell’Anfiteatro Flavio. Esaltazione della forza bruta, del sangue, della dominanza assoluta. E il disegno della piccola croce rimane la testimonianza di fede e di affidamento nel Signore di un cristiano anonimo che vede tanti condannati  (anche cristiani) morire per il passatempo di centinaia di spettatori.

Qualche indicazione bibliografica

AA.VV.,  Archeometria e restauro. L’innovazione tecnologica, a cura di S. Siano, Nardini, Firenze 2012. AA.VV., Colosseo. Un’icona. Catalogo della mostra (Roma, 8 marzo 2017 – 7 gennaio  2018), a cura di R. Rea, S. Romano, R. Santangeli Valenzani, Electa, Milano 2017. AA.VV., Elementi di archeometria. Metodi fisici per i beni culturali, a cura di A. Castellano, M. Martini, E. Sibilia, EGEA, Milano 2007. AA.VV., Il Colosseo, a cura di A. Gabucci, Electa, Milano 1999. AA.VV., Sangue e arena, catalogo della mostra (Roma, 22 giugno 2001 – 7 gennaio 2002), a cura di A. La Regina, Electa, Milano 2001. C. Botrè, Gocce di storia. Metodi di indagine archeometrica, WriteUp Books, Roma 2019. A. Buonopane, Manuale di Epigrafia Latina, Carocci, Roma 2009. C. Carretti, Il segno del vincitore. La croce nella documentazione epigrafica, in ‘L’Osservatore Romano’, 20 novembre 2009. A. Donati, Epigrafia romana. La comunicazione nell’antichitàIl Mulino, Bologna 2002. P.L. Guiducci, Nell’ora della prova. La testimonianza dei martiri cristiani a Roma dal I al IV secolo, prefazione di p. Peter Gumpel SI, Albatros, Roma  2017. Id., Un nuovo messaggio cristiano dal Colosseo?, prefazione dell’archeologa Barbara De Lorenzo, EDUCatt, Milano 2021. U. Leute, Archeometria. Un’introduzione ai metodi fisici in archeologia e in storia dell’arte, Carocci, Roma 1993. Marziale, Liber de spectaculis. K. Milnor,  Graffiti and the literary landscape in roman Pompeii, Oxford University Press, Oxford 2014.  R. Rea, Graffiti e targhe proprietarie, in: AA.VV., ‘Rota Colisei. La valle del Colosseo attraverso i secoli, a cura di R. Rea, Electa, Milano 2002, pp. 231-239. Id., Il Colosseo. Destrutturazione e riuso tra IV e VIII secolo, in: ‘Mélanges de l’école française de Rome’, 111-1;  pp. 183-195; Roma 1999. Id., Il Colosseo. Nuova guida, Electa, Milano 2019. Tertulliano, De Spectaculis.

Ringraziamenti

Ing. Luciano Le Donne, Software engineer. Prof.ssa Anna Candida Felici, Università degli Studi Roma 1 “La Sapienza”, Dipartimento Scienze di Base ed Applicate per l’Ingegneria. Prof. Gabriele Cifani, Archeologo, Università degli Studi Roma 2 “Tor Vergata”, Dipartimento di Storia. Dott.ssa Donata Magrini, Ricercatrice Scientifica, Istituto di Scienze del Patrimonio Culturale, Consiglio Nazionale delle Ricerche (Sesto Fiorentino). Dott.ssa Claudia Principe, Ricercatrice Scientifica, Istituto di Geoscienze e Georisorse, Consiglio Nazionale delle Ricerche (Pisa e Lucca). Prof.ssa Francesca Rizzo, Professoressa Associata di Fisica Nucleare e Subnucleare Università degli Studi di Catania, Responsabile Laboratorio Analisi Non Distruttive In Situ (LANDIS), sede IBAM di Catania. Prof. Alfredo Petralia, Università degli Studi di Catania (Catania). Ing. Lodovico Lappetito, ICT – Tinkerer Trento.


[1] Le fasi temporali sono: 2011-2012 e 2015-2016.

[2] Detto maenianum secundum.  La plebe aveva posti in legno.

[3] Storie dal Colosseo. Lezioni di epigrafia. I tituli picti della galleria intermedia – Parco archeologico del Colosseo (parcocolosseo.it).

[4] Direttore del Colosseo, responsabile della tutela del Foro della Pace e dei Fori Imperiali, responsabile della tutela di una porzione del Centro storico (Quirinale, Boncompagni Ludovisi, Castro Pretorio), direttore scientifico degli scavi archeologici Metro C per le due tratte da via Casilina Vecchia a via dei Fori Imperiali.

[5] Alloggiato in alcune stanze interne all’Anfiteatro.

[6] Studio del contesto, analisi comparate, fonti primarie, fonti secondarie.

[7] P.L. Guiducci, Un nuovo messaggio cristiano dal Colosseo? Studio del disegno di una croce, EDUCatt, Milano 2021, pp. 53.

[8] Fisiche, chimiche, biologiche, geologiche e informatiche. Cf anche: AA.VV., Elementi di archeometria. Metodi fisici per i beni culturali, a cura di A. Castellano, M. Martini, E. Sibilia, Egea, Milano 2002.

[9] La benedizione di san Francesco a frate Leone fu scritta nel settembre del 1224. Due anni dopo il santo moriva. Il testo è ancora leggibile. Presenta  il “Tau” impresso su di un lato, simbolo con il quale Francesco si firmava.  La Chartula, nome con cui viene  indicato il reperto,  è  conservata nel reliquiario del Sacro Convento accanto al saio del fraticello d’Assisi. Queste le parole rivolte a fra’ Leone da Francesco: “Il Signore ti benedica e ti custodisca. Mostri a te il suo volto e abbia misericordia di te. Volga a te il suo sguardo e ti dia pace. Il Signore ti dia la sua grande benedizione”.

[10] La vetrina dei Della Robbia si ottiene macinando e sciogliendo in acqua ossido di stagno e selce pura. A questi elementi era aggiunto l’ossido di stagno per il colore bianco, il cobalto per l’azzurro e il rame per il verde.  .

[11] Dai risultati dell’analisi è nata la convinzione negli scienziati che il Rotolo di Isaia sia stato scritto da due amanuensi che si sarebbero sforzati di mantenere lo stesso stile di scrittura.

[12] Particle Induced X-RayEmission.

[13] Unità di misura di lunghezza, simbolo mm, pari a 1 milionesimo di metro, detta anche micrometro.

[14] X-ray diffraction.

[15] XRF: fluorescenza a raggi X (X-Ray Fluorescence).

[16] X-ray and Particle Induced X-ray Emission.

[17] Reflectance Transformation Imaging. 

[18] Cf anche: A. Bosco – E. Minucci, La metodologia RTI in contesto archeologico. Il caso di un graffito nelle catacombe di San Gennaro (Napoli), in: ‘Newsletter di Archeologia CISA’, vol. 10, 2019, pp. 115-136.

[19] Mirate alla caratterizzazione dei pigmenti utilizzati. 

[20] Intervento ENEA (Ente Nuove tecnologie per l’Energia e l’Ambiente): Agenzia nazionale  per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile.

[21] Regnò dal 222 al 235.

[22]  Gordiano III fu imperatore dal 238 al 244.

[23] Varie ristrutturazioni.

[24] Tra le tante pubblicazioni si ricorda: R. Rea, Il Colosseo. Destrutturazione e riuso tra IV e VIII secolo, in: ‘Mélanges de l’école française de Rome’, 111-1;  pp. 183-195; Roma 1999. Id., Il Colosseo. Nuova guida, Electa, Milano 2019.

[25]  Ad esempio: Iusti Lipsi[i], De Amphitheatro liber. In quo forma ipsa loci expressa, & ratio spectandi. Cum aeneis figuris, Antverpiae (Anversa, Belgio): Ex officina Plantiniana, apud Ioannem Moretum, 1598. Carlo Fontana, L’Anfiteatro Flavio descritto e delineato dal Cavaliere Carlo Fontana, Vaillant, 1725, IV, 176.  Francesco Rovira Bonet Perpinianen, Breve, e divota notizia della vita, martirio, virtù, e miracoli di alcuni Santi dell’Anfiteatro Flavio volgarmente detto il Colosseo, Roma 1759.

[26] Ad esempio: Corridoio del Colosseo (terzo livello), incisione, anno di pubbòlicazione 1800. Studio Bibliografico Ermete Trismegisto (Roma).

[27] Su questo punto cf anche:  M.E. Garcia Barraco, Il serpente nella tradizione religiosa romana, Arbor Sapientiae, Roma 2019.

[28]  Sul significato del fallo per i romani cf anche: F. Giannini –  I. Baratta, Il “fascinus” dell’antica Roma: l’amuleto a forma di fallo che proteggeva contro il malocchio, in: ‘Finestre sull’Arte. Arte antica e contemporanea’, rivista mensile, Danae Project srl, Massa , 6 agosto 2019.

[29] La sua costruzione venne iniziata dall’imperatore Vespasiano (70 d.C.). L’opera fu conclusa dall’imperatore Tito (inaugurazione: 21 aprile dell’80 d.C.). , 

[30]  Cf anche: P.L. Guiducci, Le persecuzioni dei cristiani a Roma. I risultati delle indagini archeologiche, in: ‘Storia in Network’, rivista storica mensile online, 1 novembre 2017.

[31] Cf anche: C. Lo Giudice, L’impiego degli animali negli spettacoli romani: venatio e damnatio ad bestias, in: ‘Italies. Littérature,  civilisation, société’, Centre Aixois d’Études Romanes (CAER), centre de recherches d’Aix Marseille Université, OpenEdition Journals, 12, Marseille 2008, pp. 361-395. M. Poma, Non solo leoni al Colosseo. Gli animali nel mondo dei giochi dell’antica Roma, in: ‘InStoria. Rivista online di storia & informazione’, mensile, n. 149, maggio 2020 (CLXXX).

[32] Gli archeologi e i restauratori hanno individuato graffiti originali che inneggiavano ai gladiatori e alle loro gesta con palme, corone, punte di spade e frecce.

[33] Sono citati in questo studio.

[34] Cf anche: L. Canali, Graffiti latini. Scrivere sui muri a Roma antica, Bompiani, Milano  1991.

[35] Motivo architettonico o decorativo svolto nella parte inferiore di una parete.

[36]  Cf anche: P. Bruni, Manuale di grafologia. Guida completa all’interpretazione della scrittura, Vallardi, Milano 2021.

[37] Esempi: catacombe di Domitilla, di Priscilla, di San Callisto…

[38] R. Rea, Graffiti e targhe proprietarie, in AA.VV., ‘Rota Colisei. La valle del Colosseo attraverso i secoli’, a cura di R. Rea, Electa, Milano 2002, pp. 231-239.

[39] Devono essere corredate da alcuni dati fondamentali, da un minimo di apparato critico e, dove possibile, da una riproduzione fotografica.

[40] Ogni foglio presenta il testo dell’iscrizione in versione maiuscola e minuscola, accompagnato da metadati su tutti gli aspetti del monumento: supporto, frammenti, campi epigrafici ed elementi del testo (date, paleografia, sfarografia critica, traduzione, osservazioni). I file sono collegati agli indici e alla bibliografia generale.  Presentano un’importante documentazione grafica. Le sezioni digitale e parole chiave accompagnano le altre con la stesura libera.

[41]  Non prevede alcun tipo di apparato critico-bibliografico o controllo ragionato del testo, dello scioglimento e delle integrazioni.

[42]  P.L. Guiducci, San Tarcisio e il sacrificio della vita, in: ‘Storia in Network’. Magazine di divulgazione storica’, online, , 4 dicembre 2021.

[43]  Cf anche: A. Varone,  Erotica Pompeiana. Iscrizioni d’amore sui muri di Pompei,  Studia Archaeologica, 71, L’Erma di Bretschneider, Roma 1994.

[44]  Cf anche: S. Pierfederici, L’origine della Via Crucis al Colosseo, in: ‘Storia in Network’, magazine di divulgazione storica on line, 1 aprile 2016.

[45]   Persecuzionidi Decio (imperatore dal 249 al 251), Valeriano(imperatore dal 253 al 260), Diocleziano (imperatore dal 284 al 305).

[46] Già il filosofo Seneca (4 a.C. – 65 d.C.) aveva in precedenza riprovato i giochi del circo. In alcune delle sue Epistulae morales ad Lucilium palesa disgusto e condanna per i giochi circensi (per gli spettacoli delle fiere, per quelli dei gladiatori, per quelli ippici).

[47] L.  Hertling – E. KirschbaumLe catacombe romane e i loro martiri, Pontificio Istituto Biblico, Roma 1996.

[48] Regnò dal 180 al 192. 

[49] Rappresenta la mappa di una Gerusalemme ideale del I sec. d.C..

[50]  Cf anche: P.L. Guiducci, Per la fede. Per i fratelli. Elementi significativi della storia della Chiesa di Roma dal I al IV secolo, Albatros, Roma 2015, p. 152.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.