L’orientamento pedagogico in alcuni canti mariani popolari tra Settecento e Ottocento.

By: Pierluigi Guiducci On: 12 Agosto 2021 In: Approfondimenti, Parliamo di… Tagged: Approfondimenti, Santi

pubblicazione su SPV per gentile concessione dell’autore a cura di Carlo Mafera

Nello sviluppo della filialità mariana sono state diverse le espressioni della pietà popolare che hanno cercato di manifestare  – in modo corale – alla Madonna dei sentimenti di affetto, di fiducia e di affidamento.[1] In particolare, valorizzando l’uso di canti, è stato possibile coinvolgere intere comunità in un movimento spirituale segnato dall’orazione, dalla lode, e dalla contemplazione. In realtà, a ben vedere, gli autori di molti motivi musicali non hanno solo offerto –  attraverso una melodia – un itinerario di pietà mariana, ma sono andati “oltre”: hanno scritto delle strofe che costituiscono pure un insegnamento, una catechesi. Questo saggio cercherà di evidenziare la pedagogia che si trova in più canti mariani composti tra  Settecento e Novecento (XVIII-XX sec.).

SETTECENTO

Incontrare Maria senza formalismi. “O bella mia speranza” (1732)

Nel 1732, un sacerdote, Alfonso Maria de’ Liguori[2], nato vicino Napoli, era impegnato da qualche anno anche in una catechesi per il popolo illetterato. Nel suo disegno pastorale utilizzò pure le c.d.  “cappelle serotine”. In pratica, nelle ore serali, nelle piazzette di Napoli, gente dei quartieri disagiati (i c.d. “lazzaroni”) si riuniva per pregare e per ascoltare riflessioni religiose. Inoltre si cantava. In tale progetto, attuato in più punti della città (presso “cappelle”), operai e artigiani venivano così avvicinati alla vita ecclesiale. Tale impegno religioso utilizzava  anche delle composizioni musicali mariane. Alfonso Maria de’ Liguori era un teologo moralista. Nelle pause del  suo ministero componeva diverse melodie. Era un modo  per favorire in modo semplice la contemplazione dei Misteri della Redenzione. Alle sue opere inserì anche un  nuovo canto dal titolo: “O bella mia Speranza”.[3]

In questa iniziativa egli desiderò ricordare ai fedeli che già l’atto del guardare a Maria, del pensare a Lei, è un momento di filialità. Di confidenza. Di fiducia. Fece così comprendere che l’interazione con la Madre di Dio non ha bisogno di lunghe orazioni, o di particolari gesti di riverenza. Serve solo un cuore sincero. Capace di “vedere” nella Vergine – nell’immediatezza dell’incontro – una Presenza reale che accompagna. E che non delude. Per tale motivo si trovano nel testo dei passaggi particolarmente significativi:

“2. Se mai pensier funesto / viene a turbar la mente, /

sen fugge allor che sente / il nome Tuo chiamar”.

  1. Quando ti chiamo, o penso / a Te Maria, mi sento /

tal guardio e tal contento che mi rapisce il cuor.”

È chiara in questa impostazione un’idea: la Madonna può essere invocata ovunque, non solo in chiesa, ma anche nelle diverse ore della vita quotidiana. Tale orientamento costituì un andare   “controcorrente” perché in quel tempo esistevano nella sua terra abitudini legate alle apparenze, al formalismo, a manifestazioni attente a precisi rituali e a determinate credenze.

Ogni momento può essere  un dialogo con Maria. O Sanctissima, o piissima, dulcis virgo Maria” (1785)

L’idea di sant’Alfonso de’ Liguori la si trova –  in un testo più breve – anche in un motivo  divulgato all’estero. Nel 1785 venne pubblicata a Londra una raccolta di canti: A miscellaneous collection of French and Italian ariettas. Il curatore era l’arpista Edward Jones.[4] In quest’opera era pure inserita la composizione dal titolo: The prayer of the Sicilian mariners (La preghiera dei marinai siciliani).

Il canto iniziava con l’invocazione “O Sanctissima, o piissima, dulcis virgo Maria”. Nella parte del commento era scritto che questi marinai concludevano la giornata cantando tale inno (preghiera della sera). In seguito, nel novembre del 1792, a Londra,  il mensile ‘European Magazine and London Review’ (pp. 385-386)   pubblicò questo canto  con il titolo: Sicilian mariner’s hymn to the Virgin. Nessun commento era allegato alla partitura. Si  possono solo esprimere delle ipotesi sull’origine del testo e della melodia.

In tale contesto è utile annotare qualche ulteriore dato. Tra coloro che ebbero modo di conoscere questo canto ci fu Mozart.[5] Egli ne realizzò una trasposizione per coro a cappella. Non si conosce il modo con il quale il musicista sia venuto a conoscenza di O Sanctissima.[6] Quello che sorprende è un fatto. Il brano non si trova in alcuno dei vari repertori di canti siciliani  pubblicati nell’Ottocento da filologi (ad es. Giuseppe Pitrè). Ciò vale anche per Il giovane provveduto, un testo di san Giovanni Bosco[7] (riporta molte canzoni mariane, ma non questa). Comunque “O Sanctissima” ebbe vasta diffusione. Nel 1807 il poeta e musicista tedesco Hoffmann[8] ne fece una rielaborazione per coro e orchestra, riprendendo però la melodia originale solo nel basso.

Nello stesso anno, il testo venne inserito nella raccolta di canzoni dei vari Paesi europei Stimmen der Völker in Liedern. In questa nuova edizione, il curatore, il filologo tedesco Herder[9], ne riportò (unico caso in tutta la raccolta di circa 300 canzoni) anche la melodia originale. Intanto il compositore austriaco Haydn[10] ne aveva realizzato una versione per coro a 4 voci con accompagnamento.

Nel 1814 Beethoven[11] riprese integralmente la melodia originale. E trasformò il brano in un mottetto per coro a 4 voci con strumenti ad arco e pianoforte. Vent’anni dopo Mendelssohn Bartoldy[12], incaricato dell’organizzazione di importanti festeggiamenti pubblici a Düsseldorf, fece eseguire la versione originale del canto. Altri noti musicisti  rimasero colpiti da questa melodia: da Gounod[13] a Dvorak[14], da Picchi[15] al contemporaneo Frisina[16].

Nella pubblicazione londinese del 1792 è riportata solo la prima strofa che si può tradurre in modo letterale così: “O santissima, o piissima, dolce vergine Maria: madre amata, pura, prega, prega per noi”.

Nel testo latino si trova l’espressione: “Mater amata, intemerata”. L’ultimo aggettivo viene oggi tradotto con “immacolata”. Tale accezione sembra non corretta per una preghiera settecentesca (nella devozione popolare si accentuava maggiormente la verginità della Madonna rispetto alla Concezione senza macchia originale).

Le prime versioni musicali, da Herder a Haydn e a Beethoven, includevano solo l’invocazione  ricordata in precedenza. In seguito, se ne aggiunsero altre.[17] La seconda afferma: “Tu sei nostra gioia e rifugio, o vergine madre Maria. Tutto quello che noi desideriamo lo speriamo per mezzo tuo. Prega, prega per noi”.

La melodia trovò consensi anche al di fuori del mondo cattolico. Nel 1816 il pastore luterano tedesco Falk[18] compose un canto natalizio adattandolo alla melodia di “O Sanctissima”.  Nel testo l’A. esclama: “O gioioso, o beato tempo di Natale, che ci porta la grazia. Il mondo sarebbe andato perduto, ma Cristo è nato. Rallegrati, rallegrati o Cristianità”. Il brano fu destinato in origine ad allietare il Natale di bambini rimasti orfani (assistiti da Falk). Ebbe però successo. Entrò nei libri di canto delle Comunità riformate e, in seguito, nel Gotteslob (raccolta di inni) cattolico (dal 1975).  Aumentarono le traduzioni in altre lingue. Inoltre, il canto si inserì nel mondo tedesco e scandinavo (repertorio dei trombettieri che suonano in strada o dai campanili nella Vigilia di Natale).

La melodia si diffuse anche oltre oceano.  Nel 2015 il musicologo e cantautore USA Guy Carawan[19] rivelò di averne ripreso le prime battute come tema di We shall overcome. La notizia venne riportata anche dal  ‘The New York Times’ e da  ‘The Atlantic’.

In tale contesto quello che interessa, per il presente studio, è il tipo di insegnamento che l’A. volle trasmettere attraverso il canto “O Sanctissima”. Riflettendo sull’impostazione della composizione ci si accorge che l’obiettivo base non è solo quello di esprimere una devozione alla Madonna. Emerge anche un altro obiettivo: ricordare che in ogni momento della vita è possibile rivolgere lo sguardo alla Madre di Dio. E chiedere il Suo aiuto nelle ore difficili.  In pratica, non c’è bisogno di attendere delle funzioni religiose. C’è già un cuore che canta.

OTTOCENTO

Si può rivolgere una Supplica a Maria anche cantando.“Mira il tuo popolo”(1853)

A Torino, nella terza edizione (1853) del “Giovane provveduto” (cit.), si trova anche  il testo di un canto mariano già noto in quel periodo: “Mira il tuo popolo”.[20]  Secondo alcuni studiosi, il verbo “mira” (guarda), in uso in Spagna, farebbe pensare a un’origine della composizione in qualche area del Meridione soggetta storicamente a influssi spagnoli. Qualcuno avanza l’ipotesi che l’autore possa essere identificato in sant’Alfonso Maria de’ Liguori o in qualche Padre Redentorista. Al riguardo, si deve comunque ricordare che nel repertorio religioso spagnolo si trova un canto molto noto  dal titolo: “Mira que te mira Dios”. Venne composto da Francisco López de Úbeda[21] nella prima metà del Seicento. Tale composizione ebbe poi una versione mariana come “Mira nos o madre nuestra”, con la medesima ritmica di “Mira il tuo popolo”.[22]

Quello che qui interessa evidenziare è che “Mira il tuo popolo” è, in concreto, la traduzione canora di una supplica. Erano infatti diverse le “suppliche” che già circolavano nelle Chiese locali.[23] Si trattava di invocazioni speciali che, in determinate festività, venivano lette dal vescovo a nome di tutto il popolo presente in gran numero.  A titolo di esempio si ricorda la “Supplica alla Madonna di Pompei”, scritta nel 1883 dall’avvocato Bartolo Longo.[24]

Queste “suppliche”, però, rimanevano legate a cerimonie ecclesiastiche, a solennità, e lo stesso testo  conteneva a volte alcuni termini poco chiari a gente illetterata. Per tale motivo, si volle realizzare una “supplica” impostata in modo da poter essere cantata da tutti, senza essere necessariamente legata a particolari ricorrenze religiose. Da qui la diffusione di “Mira il tuo popolo”.

“1. Mira il tuo popolo, o bella Signora, / che pien di giubilo oggi ti onora. /

Anch’io festevole corro ai tuoi pie’, / o santa Vergine, prega per me. (2 volte)

  1. In questa misera valle infelice / tutti t’invocano soccorritrice. /

Questo bel titolo conviene a te / o santa Vergine prega per me! /

  1. Il pietosissimo tuo dolce Cuore, / esso è rifugio al peccatore. /

Tesori e grazie racchiude in sé, / o santa Vergine prega per me! /

  1. Del vasto oceano propizia stella, / ti vedo splendere sempre più bella; /

al porto guidami per tua mercè / o santa Vergine prega per me! /

  1. Pietosa mostrati con l’alma mia, / Madre dei miseri, santa Maria: /

Madre più tenera di te non v’è, / o santa Vergine prega per me! /

  1. A me rivolgiti con dolce viso / Regina amabile del paradiso;

Te potentissima l’Eterno fe’ / o santa Vergine prega per me!”.

L’anelito di vedere Maria in Paradiso.“Andrò a vederLa un di’”(1853)

Nel 1853, il p. Pierre Janin[25], membro della Congregazione dei Padri Maristi, compose il canto mariano “J’irai La voir un jour”. Questo lavoro musicale ha una storia che si collega quella del suo autore.[26] P. Janin, negli anni, sviluppò una crescita culturale non debole[27]. Ma è quella spirituale che interessa di più. Questo giovane dimostrò che una vita in Dio non si esprime solo nel quotidiano impegno religioso, ma anche con la poesia e il canto. Sarà quest’ultimo, in particolare, a segnarne l’identità e la stessa linea pedagogica. Scrive Rozier[28] che i suoi primi versi risalgono alla classe di studi umanistici, presso il seminario minore di Meximieux.

Più tardi, nel 1846, una grave malattia colpì Pietro Janin. È l’anno delle apparizioni della Santa Vergine a La Salette.[29] Il giovane chiede aiuto a Maria. E supera la prova. Per lui, quindi, la guarigione è un dono della Madre di Dio. La devozione a Nostra Signora della Salette, di conseguenza, diventa così un qualcosa di vitale. Segna la sua esistenza. Nel seminario teologico, egli aderisce poi a un’associazione istituita per diffondere il culto alla Madonna dei Sette Dolori. Entra  in seguito nella Società di Maria (Padri Maristi). È ordinato sacerdote nel marzo del 1851.

Prima di questa data Janin aveva scritto due poemi a Nostra Signora della Compassione, e dei canti utilizzando arie conosciute. Nel giorno della professione religiosa (settembre 1852) decide di esprimere in versi poetici la propria consacrazione alla Madonna. In quest’ultimo testo si individua uno dei temi del Trattato della vera devozione alla Santa Vergine” del Montfort.[30] In ricordo della sua professione il Janin scrisse altri versi rivolti alla Madre di Dio. Questo giovane religioso venne poi assegnato al collegio di Langogne. La filialità verso la Madonna si rafforzò in lui grazie anche alla spiritualità mariana del suo Istituto.

La Congregazione dei Maristi era stata fondata dal p. Colin.[31] Quest’ultimo, governò questa Famiglia religiosa  per sedici  anni[32].  In Francia fondò diverse comunità. E dette impulso all’azione missionaria in Oceania. Il suo obiettivo era quello di costituire una Compagnia di consacrati al servizio della Chiesa. Tali religiosi, nel quotidiano,  dovevano imparare dall’esempio di Maria. Donna umile tra gli Apostoli, umile a Nazaret, modello di apostolato e di vita interiore.

I fatti cit. possono aiutare a comprendere un contesto storico ecclesiale, e una persona (il p. Janin), segnati dalla filialità mariana. Nell’aprile del 1853 la comunità del collegio dei Maristi di Langogne si recò in pellegrinaggio a Le Puy en Velay (Alta Loira) per la chiusura del Giubileo locale[33]. Il p. Janin partì alla vigilia. A piedi. Nella neve. Con diversi altri padri. In questa occasione cantò con tale impegno da subire un abbassamento di voce per circa quindici  giorni. Utilizzò tale periodo  per scrivere un poema. Nel testo chiese alla Vergine di rendere la sua voce e i suoi canti un pio ornamento in Suo onore: “perché i miei canti, tu lo sai, sono la mia vita, il modo con il quale mi esprimo, la mia preghiera (…) tutti i miei accenti sono per te”.[34]

Qualche settimana dopo, per la conclusione del mese mariano (31 maggio 1853), egli compose il canto “Un radieux espoir” (Un radioso futuro). Utilizzò al riguardo l’aria di una melodia di tipo pastorale: “Le ciel en est le prix” (Il cielo ne è il premio), intesa a Fourvière. La composizione ebbe poi un nuovo titolo: “J’irais la voir un jour” (Andrò a vederla un dì). Il canto venne poi pubblicato nel 1861 dal padre marista Jean-Marie Garin nel suo primo lavoro dal titolo: Cantiques des Congrégations du Collège Sainte-Marie de Bar-le-Duc.[35]

Padre Pierre Janin

Alcune sottolineature

Quando un poeta esprime i propri sentimenti non è legato a impostazioni rigide. Al minuzioso dettaglio. Alla citazione dotta. Egli grida uno slancio dell’anima. E lo fa evidenziando una idea essenziale. Nel p. Pietro Janin tutta la costruzione del canto è in direzione del Paradiso.  Qui avviene l’incontro definitivo con Maria. E in quest’ora di gioia sarà possibile esprimerLe in modo filiale un amore cresciuto con offertori quotidiani. Con fedeltà rocciose. Con il fiat della propria via crucis. In quest’ottica tutto il canto respira il trascendente e accompagna nelle realtà che superano l’orizzonte terreno.

L’incontro con la Vergine è vissuto già in terra (= è qui che emerge la pedagogia di Janin). È realtà che sostiene nelle salite della vita (= emerge la “scientia Crucis”). È un fatto diretto, personale (= Maria Madre della Chiesa). È evento ecclesiale che conduce nella Famiglia di Dio (= la lode segna una coralità di partecipazione). È un appuntamento definitivo (= all’aurora non seguiranno più tramonti). Tali aspetti furono, ad esempio, ben compresi da Bernadette Soubirous.[36] J’irais la voir un jour era un canto a lei gradito.[37] E anche la madre di santa Teresa di Gesù Bambino e del Volto Santo[38], la beata  Zélie Guerin in Martin[39], era solita cantare la composizione del p. Janin.[40]

Ulteriori vicende

Il p. Janin venne poi inviato dalla sua Congregazione nel collegio di Arles. Qui, scrisse una nuova composizione dal titolo “Pourquoi je chante Marie” (Perché canto Maria). Nel migrare del tempo si arriva poi a un momento storico critico.  Nel marzo del 1871 numerosi francesi aderirono   a un moto insurrezionale contro il presidente Thiers.[41]

Si arrivò a proclamare a Parigi la “Comune” (18 marzo).[42] In seguito le forze governative ebbero il sopravvento. I rivoltosi[43] furono deportati in Nuova Caledonia. A questo punto, si cercarono dei sacerdoti disposti a svolgere il ruolo di cappellani tra i cit. condannati. Nell’ottobre del 1871 il p. Janin  offrì la propria disponibilità. Con dei versi poetici spiegò la sua decisione. Prima dell’imbarco celebrò una messa di addio nella cappella di Fourvière, a Lione. Aggiunse anche altre tre strofe a “J’irai la voir, un jour”. Questo canto si era ormai diffuso in Francia e all’estero (p. Janin lo ascoltò arrivando in Nuova Caledonia).

Nel 1875, in occasione dell’inaugurazione di una cappella dedicata a Nostra Signora della Salette, nella sua “parrocchia”, il p. Janin scrisse ancora: “A te i miei messaggi d’amore / Signora della Salette. / Le tue lacrime mi hanno fatto poeta, / io sono il tuo trovatore.[44] / A te i miei canti d’amore”. Quattro anni dopo, in occasione dell’incoronazione della statua della Madonna posta nella cappella cit.  annotò: “Ora, nunc dimittis, / ho visto il tuo trionfo, o Salette. / Quaggiù, le mie speranze sono esaudite. / Ma del tuo poeta / qual è la richiesta? Essere nell’eterna festa, / tuo trovatore per sempre”.

Il p. Janin cantò la sua “Signora” fino alla morte, avvenuta a Sydney nel 1899.

Egli si definiva un “trovatore mariano”. Questa linea spirituale e pastorale si ritrova nei 21 canti inviati nel 1875 al superiore generale dei Padri Maristi, diversi dei quali erano stati già pubblicati in Francia, a Sydney o in Nuova Caledonia. Il canto “Andrò a vederla un dì” si diffuse anche in Italia. Ancora  oggi lo si ascolta in occasione di festività mariane, di processioni, di funerali…  Ma c’è un punto, al riguardo, da spiegare. Che senso ha ricordare oggi la figura di p. Janin? E che significato attribuire a un canto (“J’irais la voir, un jour”) che taluni etichettano rapidamente come “canto tradizionale” o “popolare”, e che altri non apprezzano ritenendo che non rispecchia un’impostazione biblica, o comunque un indirizzo cristocentrico?

Al riguardo, è utile sottolineare degli aspetti. La figura del p. Janin, intanto, non è da avvicinare come una realtà isolata, ma è da “leggere” come espressione di una filialità autentica che attraversa i secoli, e che anche nel ’700 e nell’800 trovò delle manifestazioni ecclesiali capaci di “tradursi” in congregazioni, opere sociali, atti di sacrificio quotidiano, eroismi nascosti agli occhi del mondo. E tutto ciò si realizzò con il sostegno dei Pontefici (nel 1863, ad esempio, Innocenzo XI introdusse la festa liturgica del Nome di Maria).

In tale contesto, il canto “Andrò a vederla un dì” non solo si pone in sintonia con il quinto mistero glorioso del santo Rosario (ove si contempla l’incoronazione di Maria Santissima Regina degli angeli e dei santi, e il Paradiso), e con l’invocazione finale della “Salve Regina” (“e mostraci dopo questo esilio Gesù”), ma supera il circoscritto contesto di esodo dal quale molti autori invocano Maria per un aiuto nell’oggi, per esprimere – con un linguaggio comprensibile a tutti – una contemplazione del Cielo, cioè del Paradiso, che è la Casa di Dio.

Deriva da ciò una sottolineatura: lo scopo del p. Janin non è quello di impostare una lezione di mariologia usando della musica, ma è quello di esprimere un moto dell’animo capace di spingere verso  offertori quotidiani rivolti a Dio, sostenuti con l’aiuto di Maria.

È solo in quest’ottica che si può comprendere perché certi canti di una storia meno recente riescono ancora a far breccia nell’intimo di molte persone. A riscaldare i cuori. Perché non c’è una dinamica segnata da un coro che sta da una parte e da un’assemblea muta che sta dall’altra. Ma c’è una voce che coinvolge altre voci (intonate o meno) fino ad arrivare a un’unica lode. Capace di segnare i solchi delle conversioni. Delle vocazioni religiose e sacerdotali. Dei fiat eroici. Che solo il cuore di Dio conosce.

Il racconto mariano come scoperta del “Dio vicino”. “Ave Maria di Lourdes” (1873)

Nel 1873 un sacerdote francese, Jean Gaignet[45], attivo nella Vandea, decise di comporre un canto mariano in occasione di un pellegrinaggio di fedeli a Lourdes.[46] In seguito, la composizione, di otto strofe, divenne nota come “l’Ave Maria di Lourdes”. Il ritornello fu impostato in modo da ricordare il saluto dell’angelo Gabriele alla Madonna (Lc 1,26-38). La melodia venne presa in prestito da un cantico pubblicato nel 1842 da padre Louis Lambillotte.[47] La melodia del ritornello, composta solo dalle due parole del titolo in latino (‘Ave Maria’), riprende probabilmente un tradizionale canto degli abitanti di  Bigourdan[48]: “Mous slops” (= Morbidi pendii).[49]

In seguito, su richiesta del vescovo di Luçon, il motivo venne ampliato: 68 strofe per raccontare le diciotto apparizioni della Vergine Maria a Bernadette Soubirous (1858). La composizione trovò consensi nei più diversi Paesi del mondo, ed è stata tradotta anche in arabo.[50]

Nell’ambito fin qui descritto c’è un aspetto da evidenziare. Quando il p. Gaignet compose il testo dell’Ave Maria di Lourdes, egli volle indicare ai fedeli una realtà salvifica molto importante: attraverso Maria Dio interviene e si rivela come Colui che è vicino. In tal senso, tutto il racconto delle apparizioni non ha una centralità mariana ma cristocentrica. Ciò è strettamente in sintonia con i messaggi della Vergine:

      1.l’Immacolata: realtà possibile grazie all’azione preventiva di Dio;

  1. la Madonna, perché Immacolata, può difendere ogni figlio in esodo su questa terra. È un ruolo che gli ha affidato Dio;
  2. spetta, però, a ciascun fedele affrontare un cammino di ascesi verso Dio. Ciò può avvenire attraverso un itinerario di preghiera, di offerta, di penitenza, di opere di carità (malati, disabili…). In tale contesto, la conversione a Colui che salva diventa la porta da passare. Senza questo transito le dichiarazioni di fede rimangono affermazioni vuote di contenuto.

Il canto dell’ “Ave Maria di Lourdes” ha accompagnato l’evolversi di fatti non spiegabili sul piano scientifico. L’11 maggio del 2016, una bambina di sei anni, sorda dalla nascita, riacquista l’udito. La piccola si trovava con la famiglia[51] a Lourdes, con il pellegrinaggio della Sezione Lombarda dell’UNITALSI.[52] Aveva alle spalle una storia di sofferenza. Fin dalla nascita c‘erano state criticità. Rimase ricoverata tre mesi nell’ospedale ‘Gaslini’ di Genova. Vari problemi vennero superati ma  alcune medicine provocarono emorragie cerebrali. E compromisero i canali uditivi.

Il p. Jean Gaignet

Nell’ambito fin qui descritto c’è un aspetto da evidenziare. Quando il p. Gaignet compose il testo dell’Ave Maria di Lourdes, egli volle indicare ai fedeli una realtà salvifica importante: attraverso Maria Dio interviene e si rivela come Colui che è vicino. In tal senso, tutto il racconto delle apparizioni non ha una centralità mariana ma cristocentrica. Ciò è strettamente in sintonia con i messaggi della Vergine:

      1.l’Immacolata: realtà possibile grazie all’azione di Dio;

  1. la Madonna, perché Immacolata, può difendere ogni figlio in esodo su questa terra. È un ruolo che gli ha affidato Dio;
  2. spetta, però, a ciascun fedele affrontare un cammino di ascesi verso Dio. Ciò può avvenire attraverso un itinerario di preghiera, di offerta, di penitenza, di opere di carità (malati, disabili…). In tale contesto, la conversione a Colui che salva diventa la porta da passare. Senza questo transito le dichiarazioni di fede rimangono affermazioni vuote di contenuto.

Il canto dell’ “Ave Maria di Lourdes” ha accompagnato l’evolversi di fatti non spiegabili sul piano scientifico. L’11 maggio del 2016, una bambina di sei anni, sorda dalla nascita, riacquista l’udito. La piccola si trovava con la famiglia[53] a Lourdes, con il pellegrinaggio della Sezione Lombarda dell’UNITALSI.[54] Aveva alle spalle una storia di sofferenza. Fin dalla nascita c‘erano state criticità. Rimase ricoverata tre mesi nell’ospedale ‘Gaslini’ di Genova. Vari problemi vennero superati ma  alcune medicine provocarono emorragie cerebrali. E compromisero i canali uditivi.

A Gesù attraverso Maria. “Noi vogliam Dio!” (1882)

Nel 1793, quando la regione francese della Vandea si ribellò con le armi al regime rivoluzionario del tempo[55], si diffuse un canto: “Nous voulons Dieu”. Questa composizione, nella sua stesura iniziale, costituì un inno di lotta (andamento marziale). Al riguardo, è indicativa una strofa, in traduzione letterale: “Noi vogliam Dio perché gli empi si sono uniti contro il suo nome e nell’eccesso dei loro furori l’hanno proscritto: insensati!”.  Inoltre la frase “siamo pronti a morire per lui” esprime in modo evidente il clima del momento.

Si verificò in seguito un nuovo fatto. Nel 1882,  il parroco di Sorigny (Touraine, Francia), François-Xavier Moreau[56] doveva accompagnare un pellegrinaggio a Lourdes. I fedeli della sua diocesi, infatti, raggiunsero questa cittadina l’11 settembre di quell’anno. In tale occasione volle scrivere un canto mariano (musica e testo): “Nous voulons Dieu”  (‘Noi vogliam Dio’). Si tratta di una composizione che evidenzia il ruolo sociale del cattolicesimo. Nelle strofe ci sono riferimenti alla scuola, ai tribunali, al matrimonio e all’esercito. Il canto fu in seguito pubblicato in un opuscolo. Nel  1885 si era già arrivati alla 4ª edizione.[57] Nella traduzione italiana è stata poi aggiunta una strofa che individua nel mondo del lavoro un ambito di santificazione.

Dopo il 1815 la versione italiana divenne inno ufficiale dello Stato Pontificio fino al 1857. Nel 1923 un ministro della cultura francese propose l’abolizione dell’insegnamento religioso nelle scuole.  Una folla di cattolici raggiunse il Parlamento cantando “Nous voulons Dieu”. L’insegnamento non fu abolito.

Al riguardo, un fatto rimane interessante. Sul piano educativo don François-Xavier Moreau non volle “isolare” la Vergine Maria dal Disegno Salvifico ma la collocò nell’unico Piano Redentivo. Per tale motivo l’affermazione centrale rimane il riconoscimento di Dio Padre e Creatore. Unitamente a ciò, mentre da una parte si proclama la Regalità di Cristo, dall’altra si “affida” a Maria il messaggio di fede di tutta la Chiesa verso l’unico Salvatore del mondo.

La filialità esclude il timore. “Vergin Santa che accogli benigna” (IIa metà XIX sec.)

Secondo lo studioso Benno Scharf[58], il canto “Vergin Santa che accogli benigna” presenta “una sorprendente affinità con vari passi verdiani, al punto da autorizzare il dubbio che l’ignoto autore abbia voluto riprendere qualcosa dal grande maestro. È noto che lo stesso Verdi fu in gioventù organista e direttore del coro nella chiesa di Busseto, suo paese natale.  Meno noto è il fatto che in tale circostanza compose ben ottanta canti religiosi. “Vergin santa” si ispira forse ad uno di questi?”.[59] In tale contesto, rileva interesse il riferimento alla “Stella del mare”, all’”Addolorata”e all’Arca della Alleanza”. Si riportano le strofe:

    “2. Tu Maria sei la splendida face / che rischiara il mortale sentiero; /

sei la stella che guida il nocchiero[60] / e lo salva dall’onda crudel.

  1. Tu che gli angeli un giorno vedesti / là sul Golgota piangerti accanto[61] /

or asciuga dei miseri il pianto, / col materno purissimo vel. /

  1. Benedetta fra tutte le genti; / chè sei l’arca d’eterna alleanza[62] /

in Te posa la nostra speranza / contro l’arti d’un mondo infedel”.

La ricerca storica, però, non si è fermata qui. Arrivando a un risultato. Attraverso la consultazione del Catalogo  del Servizio Bibliotecario Nazionale  è stato possibile arrivare a conoscere l’origine del canto. In particolare, nell’Archivio del Seminario della Diocesi di Vicenza si trova un documento (musica manoscritta) dal titolo: Canzoni. Vi sono conservate due composizioni. La “canzoncina n. 1” ha per titolo: “Se dolce è il piangere”. La “canzoncina n. 2” ha per titolo: “Vergin Santa che accogli benigna”. L’autore è Antonio Coronaro (1851-1933).[63] Questo suo lavoro uscì a Vicenza, e si può collocare a fine Ottocento/inizi Novecento. Al riguardo, ciò che qui interessa evidenziare è una intenzione del compositore: descrivere il moto dell’anima che si avvicina a Maria senza timore. Senza incertezze. Deriva da qui l’insegnamento: l’incontro con la Madre di Dio non mette soggezione ma dona piuttosto quella serenità interiore che facilita la confidenza, e che sviluppa una conversione a Dio.

Alcune indicazioni bibliografiche

AA.VV., La musica dei semplici.  L’altra Controriforma, a cura di S. Nanni, Viella, Roma 2012. S. De Fiores, La Madonna anima della pietà popolare per un autentico incontro con Cristo, in:  Id., ‘Maria presenza viva nel popolo di Dio’, Edizioni Monfortane, Roma 1980, pp. 178-183. B. Ferragamo, Canzoniere mariano, Edizioni Monfortane, Roma 1989. G. Gambassi,  La Madre di Dio, “stella” della musica, in: ‘Avvenire’, mercoledì 14 agosto 2019. P.L. Guiducci, Andrò a vederLa un di’, in: ‘Maria Ausiliatrice’, n. 9, Torino, novembre 1988. Id., Canto per Cristo…, canti per la messa dei bambini, Tip. Città Nuova, Roma 1979 (parole e musica di Pier Luigi Guiducci). Id., Maria dei poveri. Un canto, in: ‘Maria Ausiliatrice’, n. 10, Torino, novembre 1990.  Id., Preti che cantano Maria, in: ‘Maria Ausiliatrice’, n. 4, Torino, aprile 1994. Id., Questo bel titolo conviene a Te, in: ‘Maria Ausiliatrice’, n. 10, Torino, novembre 1989. Id., Salve Regina, Madre di Misericordia, in: ‘Maria Ausiliatrice’, n. 1, Torino, gennaio 1990. A. Lacchini, Canzoniere mariano, MIMEP-Docete, Pessano Con Bornago (MI) 2021. L.M. Lombardi Satriani, Il canto religioso specialmente mariano nel contesto della cultura popolare, in: ‘La Madonna’, n. 26, 1978, 1-2, 21-31. F. Molfetta, (a cura), Pregare cantando, Edizioni musicali C. Casimiri, Roma 1944, I. ‘Canti popolari’. M.E. Patrizi, Cantiamo a Maria, madre di Dio. Storia e commento di sei canti mariani, Tau Editrice, Todi (PG) 2019. P. Poupard, I Cantori di Maria. L’ispirazione mariana nella musica, Città Nuova, Roma, 2002.  B. Scharf, Culto mariano e tendenze di popolarizzazione, Collana editoriale ‘Analecta musicologica’. Pubblicazioni del dipartimento di storia della musica dell’Istituto Storico Germanico di Roma. Volume 47 (2011). A cura dell’Istituto Storico Germanico di Roma, pp. 338-339. Id., La canzone religiosa europea dal IV al XIX secolo, a cura di R. Aglio e M. Ruggeri, Libreria Editrice Vaticana, Città del Vaticano 2019. E. Toniolo, La figura di Maria nei canti popolari, in: ‘La Madonna’, n. 26, 1978, 1-2, 32-60.

 Continua con il Novecento in questo articolo.

Ringraziamenti

Dott. Marco Daniel Duarte, Direttore del Dipartimento Studi del Santuario di Fatima (Fatima). Prof. Mons. Tarcisio Cola, Presidente Associazione Italiana Santa Cecilia (Roma). P. Carlo Maria Schianchi s,, Archivista Generale Padri Maristi. Don Filippo Iappelli sj (+), Storico, Residenza dei Padri Gesuiti (Napoli). M° Prof. Bruno Baudissone, Autore di “Madonna degli alpini”. Dott. Francesco Foglia, Membro del Direttivo della Sezione Associazione Nazionale Alpini Valsusa (Valsusa). Dott.ssa Laura Miceli, Responsabile Biblioteca Seminario di Vicenza (Vicenza). Dott.ssa Anna Rita Pappalardo (Roma), Comitato Nazionale Italiano Musica, redazione – sito web e comunicazione Banca Dati Musicale Italiana),  Banca Dati Compositori Italiani, Archivio Etnomusicale del Mediterraneo.   Dott. Stefano Aluisini e Ricercatore Ruggero Dal Molin, Coordinatori  Archivio Storico ‘Dal Molin’ (Bassano del Grappa, VI).  Dott. Fabio Chiocchetti, Istituto Ladino di Vigo di Fassa (Moena). Dott. Daniel Ponziani, Direttore Archivio Congregazione Dottrina della Fede (Città del Vaticano). Dott.ssa Mariolina Cattaneo, Centro Studi Associazione Nazionale Alpini (Milano).   Dott.ssa Maria Bramardi, Santuario di San Maurizio e Madonna degli Alpini (Vignolo, Cuneo). Presidenza Edizioni Carrara (Bergamo). Mons. Piuero Panzetti, Direttore del Coro del Duomo di Lodi.

[1] Cf ad esempio:  Il Parnaso Mariano,  compilato e dedicato alla Vergine Madre di Dio da Vincenzo Tranquilli sacerdote, in tre volumi, Roma, nella Tipografia Perego-Salvioni, 1832. F. Francesco M.  da Salerno M.O, Bibliografia. Nel mese di maggio. Un fiore a Maria, in:  ‘Il Divin Salvatore’, Cronaca Settimanale Romana, anno quarto, n. 34, Roma, Dalla Tipografia Salviucci, 23 maggio 1868, pp. 542-544.

[2] Alfonso Maria de’ Liguori (1696-1787; Santo).   Nato a  Marianella, nei pressi di Napoli. Morto a  Nocera dei Pagani. Teologo.  Fondatore della Congregazione del Santissimo Redentore. Vescovo. Autore  di opere letterarie, teologiche, pastorali, e di melodie. Beatificato nel 1816. Proclamato santo da Gregorio XVI nel 1839. Dichiarato  dottore della Chiesa nel 1871 da Pio IX (Beato).

[3] P. Oreste Gregorio redentorista (a cura), Canzoniere AlfonsianoStudio critico estetico col testo, Angri Tipografia C. Contieri 1933-XI. Cf:  Canzoncine in onore di Maria Santissima, A Maria nostra Speranza, pp. 261-262

[4] Edward Jones (1752-1824).

[5] Wolfgang Amadeus Mozart (1756-1791).

[6] Forse durante il suo viaggio a Napoli nel 1770. O forse durante i due soggiorni a Milano in anni successivi. Questo testimonia però di una diffusione della canzone al di fuori della Sicilia, almeno a Napoli, se non in tutta Italia.

[7] Sac. Giovanni Bosco (1815-1888; Santo). Fondatore delle Congregazioni dei Salesiani e delle Figlie di Maria Ausiliatrice.

[8] Ernst Theodor Amadeus Hoffmann (1776-1822).

[9] Johann  Gottfried Herder (1744-1803).

[10] Franz Joseph Haydn (1732-1809).

[11] Ludwig van Beethoven (1770-1827).

[12] Jakob Ludwig Felix Mendelssohn Bartholdy (1809-1847).

[13] Charles Gounod (1818-1893).

[14] Antonin Dvořák(1841-1904). Musicista boemo.

[15] Luigi Picchi (1899-1970).

[16] Mons. Marco Frisina (nato nel 1954).

[17] Di origine incerta.

[18] Johannes Daniel Falk (1768-1826).

[19] Guy Carawan (1927-2015).

[20] G. Bosco (san), Il giovane provveduto, Tipografia Salesiana, Torino 1853. Cf: ‘Lodi varie a Maria Santissima’, V.

[21]  Francisco López de Úbeda (Toledo; sec. XVI-XVII). Medico e scrittore.

[22] Gigliola Reboani, intervista al prof. Benno Scharf, in: ‘La Vita Cattolica’, 5 settembre 2013.

[23]  Ad es. alla Madonna del Carmine, alla Madonna della Salute, alla Madonna delle Grazie…

[24] Bartolo Longo (1841-1926; Beato). Nacque a Latiano, presso Brindisi.

[25] P. Pierre Janin (1824-1899).  Nato a Montluel (nella diocesi francese di Belley), morì  a Sydney.

[26] Cf anche: C. Rozier, Histoire de dix cantiques, Éditions Fleurus Évreux, Paris 1966, pp. 249-259.

[27] Studi secondari, poi quelli di matematica e scienze, filosofia, teologia…

[28] C. Rozier, Histoire de dix cantiques, Kinnor, Fleurus, Paris 1966, p. 250.

[29] La Vergine Maria apparve a Massimino Giraud (di 11 anni) e a Melania Calvat (di circa 15 anni), sulla montagna di La Salette (mt. 1780), nel dipartimento dell’Isère (Francia). A loro affidò un messaggio.

[30] P. Luigi Maria Grignion de Montfort (1673-1716; Santo). Il libro del Montfort era stato letto dal giovane Pierre Janin nel 1842.

[31] P. Jean-Claude Colin (1790-1875). L’Istituto ottenne nel 1822 l’incoraggiamento di Pio VII, e nel 1836 l’approvazione pontificia.

[32]  Fu sostenuto anche dal p. Pietro Chanel (1803-1841; Santo;  morì martire in Nuova Zelanda), e dal p.  Marcellino Champagnat (1789-1840; Santo; in anni successivi fondò i Fratelli Maristi).

[33] Le Grand Pardon de Notre-Dame du Puy.

[34] C. Rozier, op. cit, p. 251.

[35] L’approvazione del vescovo di Verdun è datata 20 novembre 1860.

[36] Marie-Bernarde Soubirous, detta Bernadette (1844-1879; Santa). Fu la veggente di Lourdes (1858).

[37] https://rivistaclio.com/2020/04/09/bernadette-soubirous-capitolo-7-santa/.

[38] Suor Teresa di Gesù Bambino e del Volto Santo (1873-1897; Santa).

[39] Marie-Azélie (detta Zélie) Guerin in Martin (1831-1877).

[40] C. Rihoit, La piccola principessa di Dio, Paoline, Milano 1994, p. 60.

[41] Marie Joseph Louis Adolphe Thiers (1797-1877). Fu il primo presidente della Terza Repubblica francese.

[42] La Comune: organismo politico basato sull’autogestione. Impostazione di tipo socialista, con orientamenti libertari.

[43] I rivoltosi erano chiamati “Comunardi” perché sostenitori della “Comune”.

[44] Menestrello medievale.

[45] P. Jean-Jules-Pierre Gaignet (1839-1914). Professore di teologia dogmatica e Sacra Scrittura al seminario maggiore di Luçon. In seguito, entrò nella Compagnia dei preti di San Sulpizio. Fu poi docente di teologia morale a Digione, e superiore del seminario maggiore di Limoges. Si trasferì alla fine a Issy.

[46]  “Le Salut d’arrivée”  (Il saluto di arrivo alla Grotta di Lourdes).

[47] Padre Louis Lambillotte (1796-1855).

[48] Bigourdan si trova nella Nuova Aquitania, vicino al comune di Montesquieu.

[49] Cantique-Récit de l’Apparition de N.-D. de Lourdes en six dizaines de strophes. Par l’abbé J. Gaignet Directeur au Gran-Séminaire de Luçon (Vendée). Rodez, imprimerie H. De Broca, rue Balestrière, 25. 1875.

[50] Ave Maria de Lourdes en Arabe par le Père Samer Nassif, au service de AED – YouTube.

[51]  La piccola era con la madre, la nonna e il fratellino. La famiglia risiede in Liguria, e solo all’ultimo si era aggregata al pellegrinaggio.

[52] 225 pellegrini, provenienti dalle parrocchie della Sottosezione Milano Sud-Ovest.

[53]  La piccola era con la madre, la nonna e il fratellino. La famiglia risiede in Liguria, e solo all’ultimo si era aggregata al pellegrinaggio.

[54] 225 pellegrini, provenienti dalle parrocchie della Sottosezione Milano Sud-Ovest.

[55] Si contestavano alcune decisioni governative, ad es. la Costituzione Civile del Clero (metteva gli ecclesiastici alle dipendenze dello Stato, sottraendoli all’autorità romana), e la coscrizione obbligatoria (voluta per fronteggiare  gli attacchi di Prussia, Austria e Inghilterra).

[56] Abbé François Xavier Moreau (1816-1897). Curé de Sorigny en Indre et Loire.

[57] Stella maris. Hymne Xe du Mariale de Saint Anselme pour le pélerinage de la Touraine à Notre-Dame de Lourdes, 5 septembre 1887. Paroles françaises et musique de l’abbé Moreau, … [A 3 voix]. [Tours]: [Typ. et lith. de Juliot.], Tours 1887.

[58] Benno Scharf (nato a Milano). Diplomato in Canto gregoriano presso il Pontificio Istituto di Musica Sacra. Ha  conseguito il dottorato in Musicologia presso lo stesso Istituto. Dopo una carriera di docente, svolge attività giornalistica per il quotidiano “L’Osservatore romano” e il mensile “Jesus” come esperto di musica medievale.

[59] B. Scharf, La canzone religiosa italiana: sintesi storica, in: ‘International Church Music Review’, volume XXIX, 2, 2008, p. 111. Con rif. A Verdi cf ad es. “I Lombardi alla prima crociata”, scena sesta, invocazione di Giselda alla Vergine.

[60] Stella Maris (Stella del mare) è uno dei più antichi titoli assegnati alla  Vergine Maria.

[61] L’evangelista Luca riporta una frase di Gesù rivolta a delle donne che piangevano vedendolo condotto al Calvario:  “Non piangeteper me, ma piangete per voi stesse e per i vostri figli” (Lc 23,28). In “Vergin Santa” l’A. ha in mente questo episodio e lo estende agli angeli per sottolineare la vicinanza di tutto il Paradiso a Cristo.

[62] Nell’Antico Testamento, l’Arca del Popolo di Israele custodiva  quanto il Signore aveva  comunicato a Mosè. Nel Nuovo Testamento, Maria è Colei che  accoglie in Sè la Parola del Padre: Cristo.

[63] Antonio Coronaro, nato a Vicenza, fu allievo di Francesco Canneti. Divenne insegnante di pianoforte e di composizione nelle scuole della sua città. Per un lungo periodo di tempo prestò servizio di organista nella cattedrale. Scrisse musica liturgica e pezzi per organo prima e dopo il Motu proprio di Pio X.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.