TESTIMONI DELLA FEDE NELL’UNIVERSITÀ CATTOLICA DEL SACRO CUORE DI GESÙ

Alcune storie significative nel Centenario dell’Università Cattolica (1921-2021)

Il Dott. Carlo Màfera intervista il Prof. Pier Luigi Guiducci, storico e giurista, su alcuni  testimoni della fede che hanno studiato presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore.

Il progetto dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Gesù risale agli anni Settanta dell’Ottocento. Fu sostenuto da più cattolici. Tra questi, un ruolo particolare lo ricoprì l’economista Giuseppe Toniolo (Beato)[1]. Non mancarono comunque gli ostacoli. Ad esempio, nel 1914, una Commissione ufficiale del Parlamento italiano dichiarò, in una sua relazione finale, che “una libera Università cattolica in Italia (…) non gioverebbe né alla Chiesa, né allo Stato; e non gioverebbe alla cultura dei giovani”.[2]  

Monsignor Francesco Olgiati, padre Agostino Gemelli e Ludovico Necchi

1919. P. Gemelli (al centro), mons. Olgiati (a destra), dott. Necchi (a sinistra)

Malgrado le difficoltà, il 16 aprile del 1919,   il frate minore p. Agostino Gemelli[3], il medico  Ludovico (Vico) Necchi (Venerabile)[4],  mons. Francesco Olgiati[5], la signorina Armida Barelli (Venerabile)[6] e l’industriale tessile Ernesto Lombardo[7], promossero l’Istituto di Studi Superiori ‘Giuseppe Toniolo’ quale organismo garante e fondatore dell’Università Cattolica.

L’Istituto fu eretto in ente morale con R.D. 20 giugno 1920 a firma di Benedetto Croce[8], ministro della Pubblica Istruzione nell’appena costituito ministero Giolitti. Ci fu poi  l’approvazione di Benedetto XV[9] a favore della fondazione dell’Università Cattolica (“Breve” del  9 febbraio 1921).

Il  nuovo Ateneo venne inaugurato a Milano Il 7 dicembre 1921  dal  card. Achille Ratti (futuro Pio XI[10]). La sede era nel palazzo di Luigi Canonica  (via Sant’Agnese 2).[11] I  primi corsi furono quelli di Scienze Filosofiche e di Scienze Sociali.

Dopo l’approvazione statale dello statuto dell’Ateneo (R.D. 2 ottobre 1924, n. 1661), con riconoscimento legale dei titoli di studio, furono attivate le Facoltà di Lettere e Filosofia,  e di Giurisprudenza. Nel 1926 cominciò a operare la Facoltà di Scienze Politiche, Economiche e Sociali.

Nel contesto delineato,  ho ritenuto utile intervistare un mio ex-docente. Si tratta del prof. Pier Luigi Guiducci, storico e giurista (già responsabile di Azione Cattolica a più livelli).  Insegna presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore, Sede di Roma, e in altre Istituzioni. Il padre del prof. Guiducci (Ubaldo; dirigente di A.C.) fu uditore a Milano del p. Gemelli, mentre la madre (Valentina Nardoni) fu dirigente di A.C.,  e mantenne stretti collegamenti con l’Opera della Regalità di Nostro Signor Gesù Cristo. Entrambi i coniugi, poi,  ebbero un’ultra decennale amicizia con il  francescano p. Ferdinando Antonelli ofm[12] (creato in seguito cardinale dal beato Paolo VI).  Quest’ultimo conobbe molto da vicino p. Gemelli e i suoi collaboratori della prima ora. Il prof. Pier Luigi Guiducci ha potuto – quindi – acquisire nel tempo dati anche riservati sulla storia dell’UCSC.

Per facilitare il lettore meno preparato in storia della Chiesa sono state inserite delle note a fine pagina.

Prof. Guiducci, che cosa significa per Lei il Centenario dell’Università Cattolica del Sacro Cuore?

È un momento di riflessione, di comprensione, di ricerca, di apertura di nuove strade …

Perché di riflessione?

Perché ogni cammino umano è un insieme di passi ove si ritrovano intuizioni, spinte innovative, azioni da pionieri, voci del Movimento Cattolico, interventi pontifici, prese di posizione …

Perché di comprensione?

Perché non si possono  capire delle scelte storiche e determinati entusiasmi  senza studiare il contesto del tempo, i dibattiti in corso, le criticità esistenti su vari temi …

Perché di ricerca?

Perché la storia dell’Università Cattolica del Sacro Cuore è ricca di molteplici fatti. Per studiarli è necessario ricercare negli archivi, nei diari, negli scritti di vari personaggi. C’è un lavoro ‘in rete’ molto significativo.

Perché di apertura di nuove strade?

Perché l’Ateneo non è sorto per rimanere un’opera segnata da immobilismo, da schemi rigidi, da linee di intransigenza, di non ascolto delle voci del nostro tempo. L’Università Cattolica è parte della società. Cresce con lei.

Prof. Guiducci, qualcuno ha scritto che la fondazione dell’Università Cattolica a Milano fu la prova di forza di un confessionalismo mirato a neutralizzare altre correnti di pensiero. Lei che ne pensa?

L’Università nasce certamente all’interno della Chiesa Cattolica. Sul piano storico, però,  anche altre Istituzioni sono state promosse in aree confessionali, ad esempio: la Facoltà Valdese di Teologia. Più Atenei sono sorti in area anglicana (es. la Canterbury Christ Church University), puritana, quacchera, battista, presbiteriana, episcopale. Attualmente, a Tokyo, c’è la Rikkyo. Si tratta di una Università privata anglicana giapponese).

Il punto, allora, non è solo una questione di  “identità”, ma è anche l’offerta educativa che si vuole trasmettere.

E qual è questa “offerta”?

Padre Agostino Gemelli avverte l’urgenza di creare un “laboratorio” culturale  (nel senso di ambiente specialistico) capace di superare una serie di contrapposizioni. Ad esempio, l’accentuata  separazione (sostenuta da taluni filosofi e politici) tra fede e vita, tra fede e politica, tra fede e scienza, tra fede e ricerca sperimentale.

D’altra parte, il positivismo aveva sostenuto che è vero solo ciò che si dimostra. Di conseguenza, vari esponenti di questa corrente di pensiero avevano attaccato la dottrina della Chiesa. Pensi che per circa un secolo andò avanti la polemica sulle apparizioni di Lourdes (1858), sui miracoli avvenuti a Massabielle.

In tale contesto, p. Gemelli reagisce nei confronti di chi sosteneva la necessità di una religione senza verità di fede, di chi affermava che esiste solo una religiosità naturale e immutabile che si concretizza in un’etica universale che accomuna gli uomini.

Come vuole sanare p. Gemelli le dicotomie esistenti? Le posizioni avverse all’insegnamento  cattolico?

Attraverso un richiamo a determinate intuizioni che emergono dal lavoro scientifico delle prime Universitates medievali.

Quindi un ritorno al Medioevo …

Non è esatto. Sul piano storico non si tratta di fare una “marcia indietro”. Si cerca piuttosto di  valorizzare dei traguardi di studio (religiosi e scientifici) integrandoli con nuovi apporti.

Questi traguardi  rimangono un patrimonio. Anche per l’attuale periodo.

Può fare un esempio concreto …

Già Tommaso d’Aquino (XIII sec.), e con lui molti altri “scolastici”, sosteneva che è sbagliato separare la fede dalla scienza. I suoi avversari affermavano che la fede segue una dottrina che esige anche la perdita della logica umana (rif. a verità di fede, a eventi miracolosi), e che la scienza può esprimersi solo se è libera, se non è legata a regole, a vincoli morali.

Tommaso ribalta queste posizioni (molto dure e “dogmatiche” in senso laico).  Dimostra che la fede senza la ragione diventa fideismo (l’essere umano si trasforma in un soggetto passivo, inerte). E che la ragione senza la fede rimane un ragionamento che apre continuamente ad altri ragionamenti senza mai focalizzare completamente un finalismo (razionalismo metodologico).

Quindi l’Università Cattolica del Sacro Cuore cerca in qualche modo di ricompone delle fratture …

Sì. Diventa ambiente di incontro. Di indagine pluricentrica. Di formazione verso un oggi in continua trasformazione. Tra i tanti esempi, si possono ricordare anche “i mercoledì della Cattolica” nei quali padre Gemelli invitava anche studiosi non vicini all’orientamento cattolico. Questi incontri continuano ad essere organizzati.

Prof. Guiducci, è stato scritto che il fondatore dell’Università Cattolica, padre Gemelli, dimostrò però un carattere particolarmente forte, molto deciso, di battaglia …

La vicenda di padre Gemelli, che ben conosco attraverso il francescano Ferdinando Antonelli ofm (poi cardinale, confessore di nostra madre), è interessante.

Egli si muove nei primi anni formativi secondo un orientamento ateo. Poi si inserisce in ambiente socialista perché attratto dalle battaglie sociali.

In seguito, conosce delle persone che lo aiutano a scoprire la vita in Dio in modo sempre più radicale: il medico Necchi, il giovane sacerdote  Giandomenico Pini (allora catalogatore della Biblioteca Ambrosiana),   don Luigi Guanella[13] (santo),  il francescano p. Arcangelo Mazzotti(futuro arcivescovo), et al..

Nel Francescanesimo trova varie risposte alla sua ricerca interiore, e nella medicina, nella psicologia,  individua un percorso professionale a sostegno di ogni persona.

Padre Gemelli usa atteggiamenti pragmatici ma non equivoci. Tratta su tutto ma non sulla dottrina cattolica. Affronta i più diversi interlocutori ma il suo interesse non è per i partiti ma per la giovane Università.

Il suo carattere “indomito” lo aiuta nel 1921 a non rimanere inerte   davanti a quelle  realtà  del tempo che potevano minare lo spirito della Cattolica nel suo stesso “animus” fondativo.

Ricordo che proprio nel 1921  nasce il Partito Comunista d’Italia  (21 gennaio); Hitler diventa presidente del Partito Nazionalsocialista dei Lavoratori Tedeschi (29 luglio); viene fondato il Partito Nazionale Fascista (7 novembre). 

Il medesimo “forte” carattere aiuta padre Gemelli ad affrontare una limitazione nei movimenti  a causa di due incidenti automobilistici (1940, 1946). Questi, lo costringono prima all’uso  delle stampelle, poi a quello di una sedia a rotelle.

Unitamente a ciò, lo studio delle sue carte (di vario tipo) conferma che anche nei suoi slanci “focosi” egli rimane un avversario di singoli interlocutori ma non un “nemico”. 

Può spiegare meglio…

Padre Gemelli interagisce in modo critico con più interlocutori, anche con specifici esponenti del mondo ebraico ma sempre per motivi scientifici. Allo stesso, identico modo  contrasta esponenti del mondo laicista, e dello stesso mondo cattolico.

Per una persona così complessa  è riduttivo usare schemi rigidi. E le stesse sue esternazioni non  possono essere usate al di fuori di una comprensione di un carattere “acceso”.

Pensi, ad esempio, all’equilibrio dimostrato nel preparare testi scientifici, nella scelta dei suoi collaboratori, dei docenti,  nelle operazioni “non pubbliche” mirate a proteggere ebrei perseguitati (pur spiato dal regime del tempo),  nei contatti con studiosi di area non cattolica, nel riconoscere i testimoni di fede (es. la Barelli).

In tale contesto, padre Gemelli – attraverso la “sua” Università – sostenne di fatto diversi “testimoni della fede”, questo è un aspetto poco conosciuto …

Sì, è vero. Esistono delle storie che attestano un impegno apostolico “a rete”. Attraverso queste vicende si comprende anche, in qualche modo, un Disegno che supera ciò che è immanente. Mi limito solo a qualche esempio. Ho trovato, ad esempio, significativa la figura della Madre Maria Oliva …

Può essere utile qualche cenno …

Madre Maria Oliva (1893-1976; Venerabile) nasce a  Castelfranco Veneto (Treviso). Si inserisce poi (1921) tra le Suore Canossiane, dedite all’insegnamento.

Maria Oliva Bonaldo

Nell’ottobre del 1924 è inviata a Milano per frequentare l’Istituto Superiore di Magistero “Maria Immacolata” presso l’Università Cattolica. Nel 1926 è a Castelnuovo Fogliani (tra Parma e Piacenza). Qui la Cattolica ha organizzato una sede decentrata per le religiose (future insegnanti). Suor Oliva completa il corso nel 1928. Nel 1930  si laurea in Lettere e Filosofia.

Di questo periodo rimangono alcuni episodi simpatici.

Un esempio: all’esame di ammissione al Magistero, mons. Francesco Olgiati gli chiede quale autore presentava. La suora risponde pronta: “San Paolo”. Allora il professore la invita a esporre il tema. E la consacrata si limita a citare solo due  passi delle Lettere paoline: “per me vivere è Cristo” (Fil 1, 21), e “in noi opera la morte, ma in voi la vita” (II Cor, 12). Il docente è sorpreso. San Paolo ridotto a due frasi del suo epistolario! Rimane perplesso (e forse un po’ critico). Così, qualche volta, in classe, durante la lezione, dice una frase che è un messaggio “per qualcuno”: “E c’è chi crede di conoscere san Paolo!…”.

Suor Oliva apprezza il Magnifico Rettore, p. Agostino Gemelli ofm. Questi, era noto come il “Magnifico Terrore” per un certo modus operandi verso docenti e alunni. La personalità del francescano, però,  non “intimorisce” la religiosa. La consacrata, un giorno, ha il coraggio di fargli un’osservazione: lui, “Cavaliere dell’Immacolata”, è troppo precipitoso quando recita l’Ave Maria. E il frate le dà ragione.

Il rapporto con i professori è buono. In occasione di un esame, il prof. Mario Casotti[14] (uno dei più temuti insegnanti) le dice: “Suor Oliva, lei non ha paura?”. E la religiosa: “No, professore, perché penso che un giorno anche lei sarà sottoposto a giudizio”.

Alla fine del corso di studi, suor Oliva è scelta per un discorso finale di saluto. Sono presenti il card. Camillo Laurenti[15], il vescovo di Fidenza[16], padre Gemelli, il corpo insegnante e una cinquantina di suore. La religiosa parla senza difficoltà. E  riscuote consenso.

Il 20 dicembre del 1930, suor Oliva consegue, con lode, il diploma magistrale. La sua tesi ha per titolo: “La Vergine nell’Umanesimo”.[17]

Nel 1938 fonda l’Istituto delle Suore Figlie della Chiesa. Attualmente, in più luoghi è diffuso il suo carisma:  conoscere, amare e testimoniare la Chiesa; farla conoscere e farla amare; pregare, lavorare e soffrire per essa, a imitazione di Gesù, che amò la Chiesa e per essa sacrificò se stesso. Le Figlie della Chiesa sono presenti anche a Lourdes e a Fatima, hanno una Casa Editrice, e pubblicano due riviste (‘Ecclesia Mater’, e “Mater Ecclesiae”).

È interessante la personalità e l’azione di questa Fondatrice  perché questa donna aiuta a meglio riflettere sulla realtà-Mistero della  Chiesa. Dopo Madre Oliva, quale altra storia interessante troviamo  tra gli studenti iscritti all’Università Cattolica?

Vorrei indicare don Zeno Saltini (1900-1981; Servo di Dio).  Nato a Fossoli (frazione agricola di Carpi; prov. di Modena). È protagonista di una storia ricca  di vicende.

Il 20 ottobre del 1926 s’iscrive all’Università Cattolica nella facoltà di giurisprudenza. Vuole offrire un gratuito patrocinio a minori “a rischio”.

Per gli studi Zeno  mantiene una “sua” teoria: risparmiare l’intelligenza, insaccare troppa roba fa male, genera confusione di idee. Si laurea con 75 punti su 110 e gli sta benissimo. Si sarebbe accontentato anche di qualcosa di meno.

Nel frattempo studia teologia e il 4 gennaio 1931 celebra la sua prima messa.  Comincia il suo apostolato sociale. Fonda l’Opera dei Piccoli Apostoli, dedita all’accoglienza degli orfani di guerra e dei bambini abbandonati. Nel 1947 occupa con i ‘Piccoli Apostoli’ l’ex campo di concentramento di Fossoli. La comunità inizia anche ad ammettere delle coppie di sposi disposti ad accogliere come figli i ragazzi senza famiglia.

Il 14 febbraio del 1948 viene approvato il testo di una Costituzione firmata sull’altare. L’Opera Piccoli Apostoli assume così il nome di “Nomadelfia”: è un  neologismo modellato dai due termini greci nomos (la legge) e adelphòs (fratellanza), significa: ‘dove la fraternità è legge’.

Chi era Don Zeno Saltini, fondatore di Nomadelfia?

Don Zeno Saltini

Nel 1980 san Giovanni Paolo II riceve in udienza don Zeno con tutta la Comunità. Nel 2009 ha inizio il processo di beatificazione di questo sacerdote. Nel maggio del 2018 Papa Francesco prega sulla sua tomba.

Prof. Guiducci, ci sono studenti che poi hanno insegnato in Cattolica?

Sì. Pensi a Giuseppe Lazzati (1909-1986; Venerabile). Nasce a Milano, nel quartiere di Porta Ticinese.

Nel 1928 si iscrive alla Facoltà di Lettere e Filosofia della Cattolica. Il 21 ottobre del 1931 si laurea con lode con una tesi su Teofilo di Alessandria, pubblicata nel 1935 da “Vita e Pensiero”.

In seguito si inserisce tra i Missionari dell’Opera della Regalità di Nostro Signor Gesù Cristo (1931). Accetta poi la carica (1934) di presidente diocesano della Federazione diocesana della Gioventù Cattolica. Nel 1938 esce dai Missionari della Regalità per ampliare i suoi spazi operativi. Dal 1939 è docente incaricato di Letteratura cristiana antica all’Università Cattolica (diventa ordinario nel 1958). 

Sempre nel 1939, con più amici, promuove  il sodalizio di laici denominato “Milites Christi”. Questo,  nel 1969 assumerà il nome di Istituto Secolare “Cristo Re”.

L’impegno in Azione Cattolica segna una tappa significativa per la formazione di Lazzati. Egli  sviluppa tale esperienza fino al 1943. Il 9 settembre di quell’ anno subisce l’internamento nei lager per aver rifiutato di aderire alle formazioni fasciste.[18]  

Le tappe di prigionìa sono diverse: Rum (Austria) nei pressi di Innsbruck, Deblin (Polonia), Oberlangen, Sandbostel e Wietzendof in Germania.

Riceve da padre Gemelli un certificato che gli consente di essere rimpatriato, ma non accetta per solidarietà con i suoi compagni.

Inizia nel 1945 un impegno politico (fino al 1953). Nel 1946 fa parte dell’Assemblea Costituente che elabora la Costituzione Italiana. Per alcuni anni  insegna Letteratura cristiana antica in Cattolica. Nel 1965 è Preside della facoltà di Lettere.  Tre anni dopo è nominato Rettore della Cattolica (15 anni).

Terminato questo impegno,  promuove un nuovo progetto: l’associazione “Città dell’uomo”. Muore per un tumore all’intestino. La sua salma si trova nella Cappella dell’Eremo San Salvatore (vicino Erba, prov. di Como) dove è riportata la frase da lui usata nei colloqui con i giovani: “Il cristiano è nel tempo rivelazione del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo”.

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Paolo VI, il prof. Giuseppe Lazzati

Prof. Guiducci, molti testimoni della fede hanno vissuto ore critiche negli anni del fascismo e della seconda guerra mondiale. Abbiamo ricordato Lazzati. Può fare un altro esempio …

Una figura di particolare interesse rimane quella di mons. Andrea Ghetti (1912-1980). Nasce a Milano. Nel 1927 entra nel reparto scout ASCI Milano 11. Inizia da qui una lunga militanza nello scoutismo. 

Nel 1930 si iscrive a Medicina, ma nel 1932 cambia facoltà. Diventa studente di Filosofia in Cattolica. È seguito da p. Gemelli che sarà il suo relatore in occasione della discussione della tesi in psicologia sperimentale (31 ottobre 1935). Quando è il suo turno, si presenta per difendere la tesi  privo dell’obbligatoria camicia nera fascista. P. Gemelli (che presiede) condivide e non lo blocca. Si laurea con il massimo dei voti. Il mese successiva entra nel Seminario Lombardo di Roma.  Nel 1939 celebra la sua prima messa.

Nel periodo delle persecuzioni razziali aiuta ebrei, perseguitati politici e militari alleati. Per i fascisti è un “traditore da capestro”. Per chi faceva parte della Resistenza è un membro delle “Aquile Randagie” (scouts che in segreto aiutano i perseguitati) e della rete “OSCAR” (Opera Scoutistica Cattolica Aiuto Ricercati). Nel dopoguerra partecipa a un elevato numero di iniziative sociali, mentre svolge anche l’azione di parroco.

Dopo la sua morte viene sepolto in una fossa del Cimitero Maggiore di Milano. In seguito, i “suoi” scouts prelevano i resti e li porteranno nella cappella milanese di San Giorgio di “Casa Scout”, in via Marco Burigozzo 11.

Andrea Ghetti è certamente un altro ex-allievo della Cattolica che ha aiutato la comunità ecclesiale  a vivere la diaconìa della carità nel territorio.  Prof. Guiducci, esistono anche ex-allievi della Cattolica che hanno affrontato l’impegno politico-partitico?

Studenti della Cattolica divenuti in seguito dei politici sono diversi. A me ha colpito la figura di Tina Anselmi (1927-2016). Nasce a Castelfranco Veneto. Fa parte dell’Azione Cattolica. Dopo il ginnasio, prosegue gli studi presso l’Istituto magistrale delle Suore del Sacro Cuore di Bassano del Grappa. In seguito a un rastrellamento tedesco, il 26 settembre del 1944 il tenente delle SS Herbert Andolfer[19], ordina di impiccare 31 giovani agli alberi di viale Venezia.

Anche le studentesse della scuola ove era iscritta Tina sono costrette a vedere i corpi dei giustiziati. Derivò da qui l’impegno di resistente. Tina diventa staffetta (nome di battaglia “Gabriella”) della brigata ‘Cesare Battisti’ al comando di Gino Sartor. Partecipa anche ad azioni di sabotaggio. Passa  quindi (marzo 1945) al Comando regionale veneto del Corpo volontari della libertà.

Dopo la fine della guerra, la giovane si iscrive all’Università Cattolica del Sacro Cuore. Si laurea in Lettere.

Ha inizio poi il suo impegno sindacale, a cui segue quello nella Democrazia Cristiana. Viene eletta alla Camera (1968-1992). Interviene sui temi del lavoro,  delle pari opportunità, della sanità. Presiede la commissione che indaga sulla Loggia massonica P2. Presiede anche la Commissione nazionale sulle conseguenze delle leggi razziali per la Comunità ebraica italiana. Un ictus aggrava, alla fine, uno stato di salute già debilitato, fino al decesso.

Prof. Guiducci, tra gli allievi della Cattolica c’è anche qualcuno che affronta l’itinerario contemplativo in un monastero?

Sono diversi. Mi limito a un esempio. Ricordo madre Anna Maria Cànopi (al secolo Rina Cànopi; 1931-2019). Nasce a Pecorara. È una frazione del comune di Alta Val Tidone (prov. di Piacenza).

Dopo la laurea in Lettere presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore, entra nel 1960 nell’Ordine delle Suore Benedettine presso l’abbazia di Viboldone (prov. di Milano). Qui (aveva 34 anni) professa i voti solenni.

Nel 1973 è incaricata da mons. Aldo Del Monte, vescovo di Novara e suo padre spirituale, di fondare una comunità monastica presso l’Isola di San Giulio (nel lago d’Orta, prov. di Novara).

Studiosa dei Padri della Chiesa, pubblica testi sulla storia del monachesimo e sulla spiritualità cristiana. Collabora all’edizione della Bibbia della CEI, al Catechismo della Chiesa Cattolica, e alle edizioni dei nuovi messali e lezionari. Nel 1993 è la prima donna a firmare il testo della Via Crucis al Colosseo, presieduta da san Giovanni Paolo II.  Interviene al Congresso della Chiesa italiana a Palermo (1995), e al convegno dei giovani europei a Loreto (1995).

Nelle sue parole per “Luoghi dell’Infinito” dell’aprile 2000, periodico ove da anni firma la rubrica “Mistici”, si trova  il cuore del suo pensiero e della sua vita:

“Il mistero del Dio Trino e Uno è per il credente non tanto una verità in astratto quanto un’esperienza vitale e in certo modo inesprimibile. Ciò che è essenziale, semplicissimo, non lo si conosce attraverso le parole ma con l’esperienza. Ecco perché coloro che ci possono comunicare qualcosa di veramente profondo sulla Trinità sono i mistici. E poiché nella vita mistica la donna, per la sua capacità di intuizione, di amore oblativo e di immolazione, tiene un posto speciale, non sarebbe forse eccessivo affermare che proprio le sante mistiche ci hanno detto e ci dicono le cose più vere, più belle e affascinanti sul mistero di Dio-comunione d’amore”.

Prof. Guiducci, dopo questo suo riferimento a una contemplativa, può ricordare qualche allievo della Cattolica impegnato in ambienti professionali …

Ho trovato molto interessante la figura di Bruno Comolli (1948-1978; Servo di Dio). Nasce a Landiona (prov. di Novara, diocesi di Vercelli). È allievo dei Salesiani a Novara.

Primo passo verso la beatificazione di Bruno Comolli - Infovercelli24.it

Bruno Comolli

A 18 anni si inserisce nell’Azione Cattolica. È vice responsabile diocesano  dell’A. C. Ragazzi (1970-1972). Diventa poi responsabile diocesano della stessa ACR (1972-1976). È vice presidente diocesano per il settore giovani (1976-1978).

Nel frattempo si iscrive all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano. Si laurea in Scienze Politiche il 5 marzo del 1973.

Compie poi una scelta significativa: insegnare religione nelle scuole statali. Nel 1974 è incaricato dall’Ufficio Catechistico Diocesano di Milano dell’insegnamento a tempo pieno al 7°Istituto Tecnico Industriale. Il 15 marzo 1976 ottiene l’abilitazione all’insegnamento in psicologia sociale e pubbliche relazioni.

La sera del 14 febbraio 1978, mentre sta tornando a casa dopo una riunione scolastica, viene investito da un’automobile. Attraversava la strada sulle strisce pedonali. Muore la mattina seguente, a 30 anni non ancora compiuti.

Nella causa di beatificazione, il postulatore ha raccolto, tra vari documenti, anche le lunghe, affettuose lettere che Bruno Comolli scriveva agli amici dei tempi dell’Università Cattolica.

C’è anche la frase di un suo ex-allievo che fa riflettere: “Bruno non diceva ogni momento Signore, Signore, ma la sua pienezza di vita e la gioia, sempre trasparente (dicevano) che il motivo della sua esistenza era Lui, era giorno dopo giorno Annuncio e Missione per tutti.

Quello che ha colpito al primo istante la mia persona era che Bruno aveva una forte tensione: quella di rendere il suo giudizio sulle cose il giudizio di Dio”.[20]

Comolli rimane un testimone della fede in diocesi  e in ambiente scolastico. Prof. Guiducci, tra gli allievi della Cattolica emerge anche la figura di qualche mamma?

Sono diverse. Ricordo, ad esempio, la figura di Maria Cristina Cella (1969-1995; Serva di Dio). Nasce a Monza. A 18 anni è colpita da un sarcoma alla coscia sinistra. Superata questa prima prova, termina gli studi liceali. Il 2 febbraio del 1991 Maria Cristina (ha 21 anni e mezzo) si sposa con Carlo Mocellin.

Valstagna.info - Maria Cristina Cella in Mocellin
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Maria Cristina Cella

Risiede a Carpanè (Veneto) ma prosegue i suoi studi universitari a distanza. È iscritta al terzo anno di Lingue straniere presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore.

La coppia ha la gioia di veder nascere tre figli ma Maria Cristina deve anche affrontare altre prove. Nel 1993, proprio quando è in attesa del terzo figlio, ricompare un nuovo sarcoma alla gamba sinistra.  La donna accetta di sottoporsi a un’operazione locale ma rinvia la chemioterapia per non danneggiare la vita del nascituro (che vede la luce nel 1994). In seguito, alcune metastasi raggiungono i polmoni. Maria Cristina compie l’ultima scelta. Di fede. Fa atto di totale affidamento al Signore. Ha 26 anni. Oggi di lei rimangono un ‘Diario’, oltre 170 lettere, e le testimonianze della famiglia e della comunità.

Il 24 settembre 1995, dall’ospedale di Bassano del Grappa, scrive una lettera al figlio Riccardo ove si trova anche questo passo: “ Riccardo, sei un dono per noi. Fu quella sera, in macchina di ritorno dall’ospedale, che ti muovesti per la prima volta. Sembrava che mi dicessi “grazie mamma che mi vuoi bene!”. E come potevamo non volertene? Tu sei prezioso, e quando ti guardo e ti vedo così bello , vispo, simpatico, penso che non c’è sofferenza al  mondo che non valga la pena sopportare per un figlio.

Il Signore ha voluto ricolmarci di gioie: abbiamo tre bambini stupendi, che se Lui vorrà, con la sua grazia, potranno crescere come Lui vuole. Non posso che ringraziare Dio perché ha voluto fare questo dono grande che sono i nostri figli (…)”.[21]

Prof. Guiducci, certamente sono tanti i testimoni della fede. In questo ambito, a mio avviso, si collocano anche coloro che sono stati “alla scuola” di padre Gemelli senza essere stati  allievi dell’Università Cattolica …

Sì. È vero. Nel dopoguerra (e in seguito) sono state diverse le iniziative formative (corsi di liturgia, settimane sociali, incontri di aggiornamento sulla dottrina della Chiesa). A una di queste iniziative partecipò  nostro padre.

Si trattava di un corso di aggiornamento teologico-pastorale. Tra i docenti c’era anche l’arcivescovo Giacomo Lercaro (creato cardinale nel 1953) e il teologo domenicano padre Mariano Cordovani. Papà poté far parte degli “allievi” (laici, religiosi e sacerdoti) perché era presidente di un’associazione parrocchiale di Azione Cattolica (Roma). Alla fine dell’iniziativa, durata vari giorni, venne scattata una foto ricordo che conservo nel mio studio privato.

Attualmente, ci sono ex-allievi dell’Università Cattolica  che svolgono significativi servizi ecclesiali?

Sì. Si tratta di un alto numero. Ad esempio, ricordo la figura di Marco Invernizzi. Nasce a Milano nel 1952.

Nel 1977 si è laureato in filosofia all’Università Cattolica. In seguito ha voluto proseguire la propria formazione culturale presso l’Istituto di Studi Storico-Religiosi del medesimo Ateneo. In tal modo, si è specializzato nella storia dell’Italia contemporanea, e in particolare in quella del Movimento Cattolico.

Presente in Alleanza Cattolica, nella fondazione di diritto pontificio ‘Aiuto alla Chiesa che Soffre’. Membro del Comitato ‘Difendiamo i Nostri Figli’. Dal 1989 conduce a Radio Maria la trasmissione settimanale “La voce del Magistero”,  nella quale commenta le omelie del Santo Padre e gli avvenimenti di rilievo  che riguardano la Chiesa Cattolica.

Prof. Guiducci, due ultime domande.  Attraverso questa intervista abbiamo attraversato un secolo. Siamo arrivati all’attuale periodo storico.

Lei insegna nella sede di Roma dell’UCSC. Per anni ha interagito (e interagisce) con gli allievi che frequentano il corso di laurea in infermieristica.

Nell’ambito di questa esperienza ha potuto scorgere in qualche modo dei testimoni della fede?

Penso che ogni allievo o allieva percorre una strada ove la fede non è un fatto marginale. Gli  studenti che ho conosciuto si sono dimostrati molto sensibili verso talune infermità. Hanno partecipato in modo attivo a celebrazioni eucaristiche. Hanno  dimostrato una reale filialità verso la Chiesa. Penso ad esempio a un fatto. Ogni anno un gruppo di allievi partecipa al pellegrinaggio dell’UNITALSI a Lourdes. Con i “treni bianchi” si trasportano gli infermi fino al santuario mariano. Ma c’è anche un altro aspetto notevole …

Ci sono allievi infermieri che, in seguito, si sono impegnati nelle missioni. Ricordo al riguardo una allieva, suor Maria Luisa Miccoli, religiosa comboniana. Questa giovane, già prima di studiare in Cattolica, aveva operato in Africa. Tale consacrata, dall’Uganda, continua a raccontare il proprio vissuto. È molto interessante il modo con il quale annuncia Cristo attraverso un lavoro infermieristico non semplice.

TUUTUNO” – ABAJULIZI BA UGANDA: TESTIMONI DELLA VERITÁ · Comboniane
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Sr. Maria Luisa Miccoli

Tra le sue corrispondenze si trova anche questa esperienza:

“(…) E in uno di questi meandri del cuore di nonna Mary, c’è stata la scelta tre anni fa di portarmi un piccolo fagottino: sua nipote Adela. Piccolissima, malnutrita e malaticcia.

La bambina aveva 12 mesi ma ne dimostrava 4 o giù di lì. La mamma, affetta da AIDS, era morta poche settimane dopo il parto, lasciando la piccola con la nonna che però non era molto in grado di provvedere alla sua nutrizione.

A questo, presto si erano aggiunte tutte le infezioni opportunistiche del caso … che si stavano “mangiando” la piccolina.

La nonna era risoluta nel tenere la bambina accompagnandola fino alla morte, sicura com’era che da lì a poco la piccola sarebbe volata in cielo come la sua mamma. Ma non erano questi i piani di Dio, i “cui pensieri non sono i nostri pensieri, le cui vie non sono le nostre vie” (Is 55).

Io ero da poco arrivata in Uganda quando nonna Mary venne da noi un pomeriggio a prendere qualche sacchettino di cibo, come faceva ogni settimana.

La mia consorella che la serviva, le parlò di me e le disse di farmi vedere la bambina, assicurandola che avevo già avuto a che fare con bambini in simili condizioni. Ma per paura, superstizione o chissà cosa, la nonna era reticente.

Finché un giorno la bimba si sentì peggio del solito, e la nonna fece l’ultimo tentativo a sua disposizione, decidendo di portarmi la piccola.

Nel nostro primo incontro percepisco tutta la fatica della nonna a fidarsi di me e a credere che la bambina “non fosse già morta”. Ma intanto aveva fatto un primo passo: aveva deciso di portarmela.

E in questa decisione, pur tra le fatiche del credere, il Dio della Vita, è nato, lottando al fianco di Adela, e sperando nel cuore della nonna.

Iniziammo così un cammino lungo, non sempre facile, segnato da alti e bassi, ma marcato dall’incredibile voglia di vivere di Adela, nonché dalla titubanza della nonna che pian piano cominciò a ravvedersi e a gioire dei cambiamenti.

Oggi la piccolina ha 4 anni, va all’asilo e pur convivendo con l’AIDS sprizza vita da tutte le parti.
E la nonna? Il suo coraggio di osare andare al di là del muro della paura e della superstizione, è stato ripagato dalla gioia e dalla “turbolenza benefica” che Adela porta quotidianamente nella sua vita.
Nonna Mary mi ha insegnato che si può decidere di superare sé stessi solo per Amore”.[22]

È una testimonianza significativa …

Sì. Ci sono poi anche allievi non italiani (es. africani) che valorizzano la formazione ricevuta in Cattolica per aiutare i propri connazionali in più Paesi. Esiste quindi una dinamica “a raggio” ove la testimonianza cristiana si concretizza in un servizio infermieristico qualificato e a tempo pieno.

Ecco la seconda domanda. Nel cammino che abbiamo percorso insieme abbiamo ammirato degli esempi significativi di incontro continuo tra fede e ragione, tra vocazione e missione.

A questo punto mi viene spontaneo chiedere: nell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Gesù tutto il cammino di un secolo è stato segnato da continue luci o anche da limiti e, diciamo pure, da ombre?

Vede, l’Università Cattolica non è l’Istituzione dei puri e dei perfetti. È piuttosto un ambiente scientifico all’interno del quale ogni persona agisce con pregi e limiti, e fa esperienza di miglioramenti e di errori. In tal senso, l’ottica migliore per osservare una realtà in divenire è quella di seguire la logica del cammino (con le sue salite), la ricerca pluridirezionale, il lavoro di rete, in una prospettiva non di auto-salvezza ma di servizio a favore di ogni figlio di Dio.

Non dimentichi, comunque, a quante figure straordinarie (anche di persone consacrate) hanno lavorato (e lavorano) ad esempio presso il Policlinico “Gemelli”.

Tra queste ho avuto la possibilità (eravamo entrambi relatori di un convegno a Grosseto) di conoscere il prof. Attilio Romanini[23] (deceduto a 62 anni).

La sua ultima visione forse è stata la più ardita, profetica e profondamente cristiana. Un Ospedale che si apre al territorio per prendersi cura di pazienti cronici, oncologici che erano stati seguiti in Centri, talora per anni: l’Unità di Cura Continuativa.

Certo. Può ricordare comunque dei momenti “difficili”?

Già la fondazione dell’Ateneo è stata un percorso in salita. I locali dell’Università furono anche oggetto di perquisizione da parte di tedeschi e di repubblichini.

E ancora: il prof. Ezio Franceschini, divenuto rettore, dovette affrontare una realtà critica. Il 17 novembre  del 1967 fu occupato l’Ateneo dopo un’assemblea studentesca. Così, proprio Franceschini che aveva difeso strenuamente gli allievi durante la presenza nazista a Milano, dovette chiamare la Polizia due volte per far sgomberare l’Ateneo dagli occupanti.

Franceschini ne soffrì in modo accentuato. Non fu per lui un’ora facile. Nello stesso anno ebbe un infarto. Si trovava sull’Ortles. Mi ha ricordato questo episodio una sua nipote (oggi psicoterapeuta) che si trovava con lui. Con un elicottero riuscirono a trasportarlo in ospedale. Fu l’inizio di un progressivo indebolimento.

In Cattolica, a Milano, avvenne anche un fatto di cronaca nera. Il 24 luglio del 1971 un omicida (rimasto ignoto) pugnalò a morte una dottoressa. La donna si chiamava   Simonetta Ferrero. Si era laureata in Scienze Politiche alla Cattolica. Il cadavere venne scoperto dall’allora studente salesiano Mario Toso (in seguito vescovo).

 Il riconoscimento della salma fu affidato a due lontani parenti. Il  padre della ragazza, infatti,  fu colpito da due infarti e la madre ebbe un collasso una volta appresa la notizia.  

Il corpo presentava 33 ferite di arma da taglio  (sette quelle mortali).  Inoltre, era vestito, privo di segni che indicassero violenza sessuale. C’erano ferite sulle mani che suggerivano disperati tentativi di difesa messi in atto dalla vittima. Ho letto in questi giorni su una rivista che qualcuno ipotizza l’azione di un serial killer (alla luce di altri fatti di sangue).

Come vede, ci sono episodi anche tristi.

A questi si devono aggiungere tutti quei momenti umani ove il limite prende il sopravvento sullo slancio generoso. Sarebbe però limitativo elencare solo delle povertà umane.

Con quale idea desidera concludere questa intervista?

Per andare avanti abbiamo bisogno di ossigeno. Dell’ossigeno della fede. E dell’ossigeno della mente, della ragione.

Questo incontro tra sapientia Crucis, sapientia cordis e sapientia mentis trova degli esempi che non si possono dimenticare. Quando una dura patologia colpì la co-fondatrice dell’UCSC Armida Barelli, ella non pretese trattamenti di favore. Bloccata ormai su un letto chiese solo di poter avere nella sua stanza un tabernacolo. E si preparò così all’incontro con sorella morte.

Ringraziamenti

Madre Maria Teresa Sotgiu, già Superiora Generale delle Suore Figlie della Chiesa, attuale Postulatrice Generale. Don Nico Rutigliano, Vicario Generale dei Servi della Carità (Opera Don Guanella).

Archivi

Archivio privato prof. Pier Luigi Guiducci, fondo “Università Cattolica del Sacro Cuore di Gesù”.


[1] Giuseppe Toniolo (1845-1918). Uno dei protagonisti del Movimento Cattolico italiano.

[2]  Si rimanda a: Commissione Reale per il riordinamento degli studi superiori. Relazioni e proposte, 2 voll., Tip. Operaia Romana Cooperativa, Roma 1914.

[3]  Padre Agostino Gemelli ofm (al secolo Edoardo Gemelli; 1878-1959).

[4]  Ludovico Necchi (1876-1930).

[5]  Mons. Francesco Olgiati (1886-1962).

[6]  Armida Barelli (1882-1952).

[7]  Ernesto Lombardo (1846-1935).

[8]  Benedetto Croce (1866-1952).

[9]  Papa Benedetto XV (1854-1922). Il suo pontificato durò dal 1914 fino alla sua morte.

[10]  Papa Pio XI (1857-1939). Il suo pontificato durò dal 1922 fino alla sua morte.

[11]  Poi trasferita nel 1932 nello storico monastero cistercense di Sant’Ambrogio.

[12] S.E. Mons. Ferdinando Giuseppe Antonelli (1896-1993).  Nominato arcivescovo nel 1966. Creato cardinale nel 1973. È stato Segretario della Congregazione dei Riti. Segretario della Congregazione per le Cause dei Santi. Durante il  Concilio Vaticano II fu perito e segretario della Commissione Conciliare della Sacra Liturgia.

[13]  F. Pallotta SdC, “Se sono uscito illeso lo si deve a don Guanella”. I rapporti tra Agostino Gemelli e Luigi Guanella, a margine di un Centenario, in:   AA.VV., ‘Assimilato a Cristo. Fr. Agostino Gemelli nel Centenariodella sua Ordinazione presbiterale’,  a cura di E. Dezza, Ed. Velar, Gorle (BG) 2009, pp. 45-71.

[14] Prof Mario Casotti (1896-1975). Titolare della cattedra di Pedagogia nella facoltà di Magistero della Cattolica (la manterrà per quasi quarant’anni). Professore di Storia della Pedagogia nella facoltà di Lettere e Filosofia della Cattolica. Insegnò fino al 1964.

[15] Card. Camillo Laurenti (1861-1938).

[16] S.E. Mons. Giuseppe Fabbrucci  (1861-1930).  

[17] I suoi esaminatori furono i professori Paolo Rotta, Giovanni Soranzo, Carlo Calcaterra, Luigi Sorrento, Umberto Padovani, Giovanni Battista Pighi e Maria Sticco. Su Madre Maria Oliva Bonaldo e la Cattolica  cf anche: S. Garofalo, Storia di un carisma. Maria Oliva Bonaldo, Città Nuova, Roma 1990 (II ed.),  pp. 83-87.

[18] M. Dorini, Giuseppe Lazzati: gli anni del lager (1943-1945), AVE, Roma 1989.

[19]  Herbert Andolfer (1911-2003).

[20] Per questa e altre testimonianze si rimanda a: AA.VV., Laici nella Chiesa, cristiani nel mondo. Per una storia dell’Azione Cattolica nelle Chiese locali del Piemonte e Valle d’Aosta, a cura di V. Rapetti, Edizioni Impressioni Grafiche, Acqui Terme (Alessandria) 2010, parte prima (‘Le persone’).

[21]  Testi di Maria Cristina nel sito http://officina del sole.thesun.it. Il Diario è stato pubblicato dalle Edizioni San Paolo (Una vita donata, a cura di M.C. Cella Mocellin, Cinisello Balsamo 2015).

[22] https://www.fondazionecombonianenelmondo.org/index.php/12-news/266-mary-e-adela.

[23] Primo direttore sanitario del Policlinico Agostino Gemelli e primario dell’Istituto di Radiologia.

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