Uno spettacolo di qualche anno fa mi fa ripensare alla nostra vita come un potenziale “Last Minute” e quindi percorrere i minuti precedenti non con la coazione a ripetere ma con lo stupore e la meraviglia della novità e della scoperta del dono della vita che lo tsunami della pandemia non deve sommergere

“Last Minute” al Teatro Sette

Regia di Michele La Ginestra e Adriano Bennicelli, con Maria Cristina Fioretti, Marco Fiorini, Pietro Scornavacchi e Claudio Vanni

di Carlo Mafera
Il viaggio verso una meta è in fondo un viaggio alla ricerca di se stessi. Sei personaggi alla ricerca di ciò che manca alla loro vita. Tutti trovano “Last Minute” un biglietto per la Thailandia per cercare lì ciò che hanno già dentro sé. Ognuno di noi non fa che percorrere le strade del mondo guardandolo con gli stessi occhiali che ha indossato prima di partire. Certamente non può essere la località di destinazione che ci può magicamente trasformare, anzi lì si vedrà la realtà nello stesso identico modo con la quale la si osservava nel posto di partenza. Così “il palazzinaro” cercherà di fare affari anche in Thailandia, l’attivista di sinistra cercherà di portare i suoi ideali tra la gente del popolo asiatico tentando di risuscitare un orgoglio sopito da secoli di schiavitù, il macellaio cercherà di circuire ragazze ancora adolescenti portando con sé la sua rozzezza e il suo desiderio carnale mai sopito, forse alla base della separazione con la moglie, il sacerdote in crisi di coscienza e in conflitto con le autorità ecclesiastiche troverà forse le risposte alle sue domande esistenziali irrisolte. Soltanto il comandante dell’aereo e la sua hostess troveranno compiuto il loro desiderio di amore autentico mai appagato fino ad allora. Ma proprio quando questo viaggio aveva fatto nascere finalmente l’amore tra questi due sofferenti e delicati personaggi e gli spettatori si apprestavano a partecipare ad un finale a lieto fine, ecco il sopraggiungere dello Tsunami che distrugge questo sogno d’amore. Solo il comandante si salva e piange disperatamente la sua hostess con la quale aveva capito di voler vivere tutta la sua vita. Si intravede in questo finale, la parafrasi della condizione umana che ti porta ad essere spesso consapevole di non poter quasi mai realizzare ciò che veramente vuoi nel profondo di te stesso. Ho visto lo spettacolo due anni fa in compagnia e ora da solo, cosciente dell’impermanenza di tutte le cose che esistono al mondo memore della frase di don Primo Mazzolari che diceva “basta essere un uomo per essere un pover uomo” e memore della poesia di Quasimodo “Ognuno sta solo sulla faccia della terra….” La solitudine che sovrasta la condizione umana sembrava aleggiare sopra le teste dei sei personaggi in cerca di… pirandelliana memoria. Una solitudine che appena infranta si riprende il suo scettro sogghignando cinicamente dietro le quinte. Questa edizione l’ho trovata più introspettiva, con dinamiche interattive che andavano nel profondo, suscitando una riflessione esistenziale a volte amara, a volte serena ma anche qualche sorriso malinconico. Dalle note di regia estrapoliamo “Last minute è la formula di viaggio che consente il maggior risparmio sulle mete internazionali ed esotiche in particolare. Last minute è anche l’ultimo minuto possibile, gli ultimi e imprevisti sessanta secondi a disposizione per ripercorrere e rivalutare la propria esistenza, prima che un evento inaspettato chiuda la parentesi, comunque sia andata. E’ un viaggio, tra risate e riflessioni, nelle distorsioni della contemporaneità”. E ora lo tsunami della pandemia ci deve far riflettere vieppiù sulla precarietà della condizione umana e sulla valorizzazione di ciascun momento che possiamo vivere nonostante la difficoltà di vivere le relazioni umane diventate difficili e pericolose per il contagio. Anche chi scrive ha subito un grave incidente da un ex condomina che cercava relazione nel luogo in cui viveva e tornando di fretta e furia mi ha messo sotto sulle strisce pedonali rompendomi tibia e perone e rovinando la mia vecchiaia e meno male che aveva occupato alte cariche dello stato. … nonostante tutto incapace di chiedere scusa o … come sta … sintomo di grave mancanza di umanità e senso di responsabilità. … ecco le conseguenze del primo lockdown troppo generalizzato messo in atto da scelte politiche discutibili dove le persone sono andate un po’ fuori di testa procurandosi male gli uni agli altri. Mai come ora, come diceva Carlo Carretto, grande mistico contemporaneo, abbiamo la percezione che questa terra non è la nostra patria e altri cieli sereni ci attendono.

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