L’eutanasia è un crimine contro la vita umana, è quanto afferma la Congregazione per la dottrina della fede

Ecco una lettera ricevuta dal Responsabile Campagna Generazione Voglio Vivere

Caro Carlo,

è di poche settimane fa la potentissima lettera Samaritanus Bonus con cui la Congregazione per la dottrina della fede si è espressa sull’eutanasia, senza lasciare spazio ad interpretazioni: è un crimine contro la vita umana, un omicidio che non tollera complicità.

Eppure in Canada si fa cassa con i suicidi assistiti. Pecunia non olet. Dalla legalizzazione del suicidio assistito, nel 2016, lo Stato ha risparmiato oltre 66 milioni di dollari.

Oltre a tagliare cure mediche o palliative, ora sta pensando di estendere i benefici del Maid – Medical Assistance in Dying – anche a chi non è affetto da patologie letali. Depressi, disabili, malati oncologici, carte alla mano: costa meno farli morire, che provare a farli vivere.

Più vicino a noi, in Olanda, l’andamento è simile. Il governo ha esteso l’eutanasia ai bambini fino a 12 anni, previo consenso dei medici con l’accordo dei genitori.

In Belgio, l’eutanasia infantile è legale. Si è procurata la morte a piccoli di 9 e 11 anni già nel 2016 e 2017.

E in Italia? In Italia, alcune fasce di deboli sono “più deboli” di altre. Un tweet di Giovanni Toti ha fatto tremare le vene e i polsi, pochi giorni fa.

«Per quanto ci addolori ogni singola vittima del Covid 19, dobbiamo tenere conto di questo dato: solo ieri tra i 25 decessi della Liguria, 22 erano pazienti molto anziani. Persone per lo più in pensione, non indispensabili allo sforzo produttivo del Paese che vanno però tutelate».

Ecco, i poco produttivi, come gli anziani (ma potrebbero essere i down, i disabili, i depressi), sono sacrificabili, secondo il presidente della Regione Liguria. La filosofia dello scarto in Italia è quotidianità, ormai.

A dimostrazione che il tema è caldo, giovedì scorso, 29 ottobre, si sono riunite le Commissioni riunite Giustizia e Affari sociali, per esaminare proprio alcune proposte di legge in materia di rifiuto di trattamenti sanitari e liceità dell’eutanasia.

L’audizione si è svolta in maniera informale, in videoconferenza. Fra i vari esperti chiamati ad intervenite, il prof. di diritto costituzionale Valerio Onida, già presidente della Corte costituzionale.

Onida ha ribadito che il diritto alla vita e alla salute della persona, quindi il diritto a ricevere trattamenti sanitari, comprende le cure palliative per i malati terminali, ma non comprende il diritto ad esigere cure contrarie a norme di legge, alla deontologia professionale o alle buone pratiche clinico-assistenziali, come espresso dalla legge n. 219/2017.

Fra queste, si intendono anche gli interventi diretti attivamente a provocare la morte anticipata e immediata del paziente.

“La Corte, con la sentenza 242 del 2019 – ha spiegato il prof. Onida – si riferisce solo al suicidio assistito e sancisce la incostituzionalità, parziale, dell’art. 580 del c.p. che puniva qualsiasi forma di aiuto al suicidio.

Si accetta e tutela il proposito suicidario di un paziente affetto da patologia irreversibile, fonte di sofferenze psicofisiche ritenute intollerabili, tenuto in vita da trattamenti di sostegno vitale e previo parere del comitato etico territorialmente competente.”

Il professore ricorda quanto già sottolineato dal Comitato nazionale per la bioetica: è priorità assoluta per le politiche della Sanità nazionale la previsione di adeguate cure palliative e del dolore idonee a ridurre al minimo le sofferenze legate alla fase terminale della vita.

Il suicidio assistito verrebbe solo in una seconda fase. Ma l’opzione c’è.

Se, infatti, il paziente si trovasse a richiedere un suicidio assistito, essendo la sua una decisione libera e consapevole, gli andrebbe garantita un’azione letale in strutture pubbliche sanitarie. E sarebbe esclusa la punibilità del personale.

La richiesta del paziente e la prassi tecnica, però, meriterebbero un regolamento ad hoc, secondo la Corte, che al momento mancano.

E poiché, ad oggi, resterebbe alla coscienza del singolo medico la scelta della condotta finale, si pone il problema urgente di regolamentare l’ipotesi dell’obiezione di coscienza nella Sanità nazionale.

Altra cosa è l’eutanasia, per cui gli interventi diretti a provocare la morte anticipata del paziente sono illeciti e vanno puniti ai sensi dell’art 579 c.p. sull’omicidio del consenziente, come ribadito dal prof. Onida.

Ma Marco Cappato, tesoriere dell’associazione Luca Coscioni, ha invitato il Parlamento italiano a legiferare in materia a stretto giro, altrimenti seguirà la scia della Nuova Zelanda, dove si è da pochissimo legalizzata l’eutanasia ricorrendo ad un referendum popolare.

Attenzione, si rischia di abituarsi a non combattere più per la vita!

Mentre si moltiplicano le legislazioni e le campagne sulla pelle dei malati per il diritto alla “buona morte”, ricordiamo che la vita è sempre “buona”: è opera di Dio.

La vita resta un valore non negoziabile!Sostieni Generazione Voglio Vivere!

Grazie per tutto quanto vorrai fare per Generazione Voglio Vivere.

Un caro saluto,

Samuele Maniscalco
Responsabile Campagna Generazione Voglio Vivere

Ricevuto nella mia mail, pubblico con piacere sul mio blog SAN PAOLINO’S VOICE

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