L’Università del Sacro Cuore e le Persecuzioni Ebraiche

 

Documenti. Testimonianze. Criticità. Evidenze

Prof. Pier Luigi Guiducci

Giurista. Università Cattolica del Sacro Cuore.  

 Facoltà di Medicina e Chirurgia. Roma

Durante il II° conflitto mondiale, con l’acuirsi delle persecuzioni razziali, diverse  persone – in modo spontaneo e a rischio di ritorsioni – aiutarono gli ebrei a sfuggire  alla cattura, all’internamento  e alla deportazione. Tra questi salvatori ci furono anche docenti,  studenti e laureati  dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Gesù. L’Ateneo (Rettore p. Gemelli) venne inaugurato a Milano il 7 dicembre del 1921. Siattivarono all’inizio due facoltà: Filosofia (poi Lettere e Filosofia; preside p. Gemelli) e Scienze Sociali (con succ. modif.; preside Pietro Bellemo). Gli studenti iscritti al primo anno accademico (1921-1922) erano 68.[1]  Nello stesso anno, in Germania, Adolf Hitler[2] veniva eletto presidente del Partito Nazionalsocialista dei Lavoratori Tedeschi.

 

Il 13 settembre del 1943 Theodor (Theo)  Emil Saevecke[3]  ricevette la nomina a responsabile per la Lombardia del comando della Polizia tedesca e del SD[4] (sede a Milano). Il suo ufficio si trovava  presso l’albergo ‘Regina’.  Il ‘servizio sicurezza’ delle SS aveva sede in corso Littorio 10 (divenuto poi corso Matteotti). Il giornale delle ‘SS italiane’ era il settimanale ‘Avanguardia’, con redazione in v.le Monte Santo 3. Saevecke mostrò di essere una persona puntigliosa. Controllò di persona gli arresti di numerosi partigiani.[5] Fu inoltre responsabile della fucilazione di 15 partigiani a p.le  Loreto (10 ag. 1944), della strage di Corbetta (estate 1944), e di trattamenti disumani inflitti ai prigionieri detenuti nei locali dell’albergo ‘Regina & Metropoli’ (via Santa Margherita 16)[6] e nel carcere di San Vittore (p.za Filangieri 2).[7] Con Saevecke interagirono :

-i granatieri della Divisione corazzata  (Panzer Division) della Waffen-Ss ‘Leibstandarte AdolfHitler.   Entrarono a Milano il  10 sett. 1943; il loro comando era presso l’albergo ‘Regina’;

 

 

-la Legione autonoma mobile ‘Ettore Muti’: comandata dall’ex-caporale del regio esercito Francesco Colombo[9]. Si trattava di un pregiudicato per reati comuni, nominato vicequestore dal ministro degli Interni (si auto-promosse colonnello). Il vice di Colombo fu il maggiore Bruno De Stefani.  La Muti aveva due sedi: in via  Rovello 2, e  presso la caserma Salinas, in via Tivoli 1 (resp. capitano Pasquale Cardella);

-il Comando regionale dell’esercito della Repubblica Sociale Italiana (via del Carmine 6);

-la Guardia Nazionale Repubblicana, e il suo Ufficio Politico Investigativo (UPI).  Svolgeva compiti di polizia giudiziaria e di polizia militare. Nella GNR vi confluirono le Camicie nere della Milizia e i Carabinieri. Il comando dell’UPI provinciale si trovava in corso di p.ta Venezia 32 (cap.  Ferdinando Bossi);

-Il Servizio Ausiliario Femminile: istituito con decreto ministeriale n. 447 del 18 aprile 1944;[10]

-la Xª Flottiglia MAS (dal 1.5.1944, con l’unificazione di vari battaglioni, fu rinominata Divisione fanteria di marina Xª,anche nota come Xª MAS), distaccamento ‘Milano’. Responsabile il  cap. Gennaro Riccio.  Aveva sede nell’albergo Nord, accanto al comando della Wermacht, in p.za Fiume (divenuta  in seguito p.za  della Repubblica);

-la Brigata nera ‘Aldo Resega’ (Corpo ausiliario volontario). Costituita nell’estate del 1944 (con sede in via Cadamosto);

-il personale del carcere di San Vittore. Nel  IV e nel VI raggio erano rinchiusi   i detenuti politici.   Nel V raggio si trovavano gli ebrei.[11]  Saevecke proibì interventi sanitari e medici agli ebrei malati, e ridusse il cibo fino a farli quasi morire di inedia e fame; nel carcere era attivo anche un tribunale tedesco;

-il Gruppo Servizi Autonomi (servizio di controspionaggio della RSI) comandato da Tommaso David[12] (nome di copertura: ‘col. De Santis’). Aveva sede a Milano presso Villa Hike (corso Ravizza). Qui, avveniva la preparazione delle spie fasciste chiamate ‘volpi argentate’.

Carla Costa, membro delle Volpi argentate

Si trattava di donne molto giovani. Una delle più attive fu Carla Costa (17 anni).[13] Alcuni militari tedeschi (prof. Reiner,  dr Martell, un tale Caprini, forse di nazionalità italiana, et al.) svolgevano il compito di istruttori. Del gruppo faceva parte anche un certo dr Kurt Cora, tedesco, (28-30 anni). Aveva un ufficio nei pressi di Porta Nuova. Fidanzato con  Katia (o Sardonia): studentessa in ingegneria, 18 anni, svolse compiti per la GESTAPO nell’Italia liberata;[14]

-la banda (Reparto Speciale di Polizia Repubblicana) di Pietro Koch[15]:  aveva come base operativa Villa Fossati. Lo stabile era situato in via Paolo Uccello 9 (quartiere San Siro). L’edificio  divenne noto come ‘Villa Triste’ per le torture che vi si praticavano. Avvenne poi un fatto.  Tensioni e attriti che dividevano  le diverse polizie italiane e tedesche causarono lo scioglimento della banda Koch.  Il 25 settembre del 1944 il gruppo fu arrestato da una Compagnia della Legione Muti al comando del questore Alberto Bettini (un ex colonnello dell’Aeronautica, mutilato di guerra). Con l’aiuto dei tedeschi, Koch riuscì ad evadere il 25 aprile 1945.  Da Milano si spostò a Firenze. Qui venne  arrestato mentre tentava di scagionare la sua amante (fermata). Fu poi  processato a Roma (4 giugno 1945). Condannato a morte. Fucilato a Forte Bravetta il 5 giugno 1945.

Mercoledì 16 ottobre è il 76esimo anniversario del rastrellamento del  ghetto di Roma

La persecuzione ebraica

Con riferimento alla Shoah, Saevecke si rese responsabile della deportazione di 896 ebrei verso i lager di sterminio (solo cinquanta persone sopravvissero). Dal 6 dicembre del 1943 fino al gennaio del 1945 partirono dal binario 21 della Stazione di Milano Centrale ventitré convogli.[16] Su questo dramma si conserva ancora l’annotazione (inizio dicembre 1943) di Michela Fernanda Momigliano[17] nel suo diario:

“(…) Circolano per le strade di Milano gli sgherri della repubblica fascista in automobili, con armi spianate, alla ricerca di ebrei. È stato fissato un premio di novemila lire per ogni ebreo che viene consegnato, anche per i bimbi … Salgono su tutti i treni, entrano in tutte le portinerie, dovecontrattano per dividersi i guadagni, ma sono ancora molti i posteri delle «cinque giornate»”.[18]

Devesi ancora ricordare che a Milano i fascisti e i comandi tedeschi sfruttarono pure il lavoro dei delatori. Tali soggetti conoscevano gli ebrei e i loro nascondigli.[19] Tra questi individui ci fu anche un genovese:  Luca Ostéria[20] (noto anche come dott. Ugo Modesti abbreviato in dott. Ugo).  Fu assunto dal servizio di spionaggio politico  nell’ottobre del 1928. Nel suo lavoro si distinse come infiltrato nel Partito Comunista d’Italia (clandestino).   Medesima dinamica la usò  con i membri  antifascisti di ‘Giustizia e Libertà’.  Organizzò pure un’operazione a danno dei servizi segreti britannici. Le sue informazioni furono rovinose per molte persone (arrestate, internate, eliminate).

Costituitasi la Repubblica Sociale Italiana, Ostéria operò a Milano. Era collegato con l’Ispettorato Speciale di Polizia (Questura). Si trattava di un ufficio riservato di poliziotti che agivano come spie, in borghese, con una sede nascosta dietro una società di comodo, la Società Anonima Vinicola Meridionale (via Sant’Orsola 7). Gli agenti avevano il compito di combattere l’antifascismo e di  proteggere i gerarchi.

Ostéria, oltre che con i fascisti,  collaborò anche con Saevecke in più operazioni, e ne divenne un diretto fiduciario.

Dal febbraio del 1944, però, consapevole dell’imminente  sconfitta dell’Asse, mutò radicalmente comportamento.  Cominciò a collaborare con quelli che fino a poco tempo prima erano i suoi avversari. Ricercato dai suoi ex-camerati, riuscì a dileguarsi e a raggiungere la Svizzera (febbraio 1945). In seguito (giugno 1945), fu pronto a sostenere le iniziative dell’on. Ferruccio Parri.[21] Dopo la caduta del governo  Parri, Luca Ostéria visse a Milano con la famiglia. Lavorò  come ispettore per l’Associazione Nazionale Partigiani Italiani. Nel 1985 tornò a vivere nella natia Genova. Qui morì. Aveva 83 anni.

 

File:Bundesarchiv Bild 183-J15480, Mailand, Besetzung durch SS-  Leibstandarte "Adolf Hitler".jpg - Wikipedia

Milano. Sett. 1943. Panzer IV SS-Panzer-Division Leibstandarte a p.zza del Duomo.

 

Le azioni umanitarie in periodo bellico

Nel periodo bellico, specie negli anni 1943-1945, furono promosse nell’ambiente della Cattolica (all’interno e all’esterno) numerose azioni umanitarie a favore dei colpiti dagli effetti della guerra  e dalle persecuzioni razziali.[22] Tali iniziative dovettero affrontare continue criticità. Si pensi ad esempio  alle politiche antiebraiche (dal 1938 in poi), allo spionaggio dell’OVRA[23], ai   ripetuti bombardamenti (venne pure colpita la Cattolica, 15-16.10.1943)[24], ai rastrellamenti tedeschi a Milano (e aree lombarde),  alle lotte tra i diversi schieramenti. Su tali vicende sono state raccolte e pubblicate  numerose testimonianze. Anche le più recenti ricerche riguardanti Milano hanno confermato più dati. Tra questi:  l’azione di infiltrati del regime, la rete di aiuti ai perseguitati del tempo.[25] Tali soccorsi furono legati a molti supporti  che inclusero:

persone della Cattolica

che operavano in team con il Rettore:

-Ezio Franceschini[26] (Ordinario di Letteratura latina medievale, esponente della Resistenza); p. Carlo da Milano OFMCapp (colpito nel 1944 da mandato di arresto; cf paragr. succ.); Armida Barelli[27] (non volle prendere la tessera del partito nazionale fascista[28]); prof.  Mario Apollonio[29] (Ordinario di Letteratura Italiana; nel 1944 venne preso a pugni e malmenato, con pericolo di vita, dai repubblichini e dai tedeschi);  et al.;  

Curia di Milano:

[p.za Fontana 2, a duecento metri dall’Albergo Regina, sede dei comandi tedeschi]

-card. Ildefonso Schuster[30]: denunciò il razzismo nella predica del 13 novembre 1938.  La religiosa Teresa Frigerio (delle Suore di Maria Bambina)  della Casa S. Maria (via Orti 27) ha testimoniato, con rif. agli ebrei,  che il presule “chiamava al telefono, alla sera, quasi sempre verso le 23, e la parola d’ordine era: ‘Arriva la Madonnina del Duomo!’ e poco dopo arrivavano loro, in piccoli gruppi. Li trattenevano fino a quando avevano procurato loro il biglietto per il transito in Svizzera”.[31] Il 17 gennaio del 1944 l’autorità tedesca chiese all’arcivescovo  informazioni sulla ripartizione territoriale dell’arcidiocesi e sulla composizione personale delle diocesi. Il card. Schuster non rispose.[32] Il presule si adoperò poi per una resa nazi-fascista a Milano senza spargimento di sangue;

-mons. Giuseppe Bicchierai[33]: responsabile attività assistenziali e caritative diocesane;  

-don Ecclesio Terraneo[34]: segretario del card. Schuster; in stretto collegamento con l’avv. Giuseppe Sala e la San Vincenzo; et al.;

movimento dei sacerdoti:

-don Eugenio Bussa[35]: vice direttore del Patronato Sant’Antonio nel quartiere Isola Garibaldi, poi parroco della chiesa del Santo Volto; per l’aiuto dato a ebrei  è stato riconosciuto ‘Giusto tra le Nazioni’);

-don Carlo Gnocchi[36]: nel 1944 entrò in contatto con la Resistenza  attraverso il gruppo delle Fiamme Verdi e la struttura clandestina dei Reali Carabinieri. Ricevette il compito di preparare documenti falsi per ebrei e perseguitati politici. Svolse anche attività di collegamento con gli Alleati (nome in codice: ‘chino’). Fece la spola tra la Lombardia e il Canton Ticino. Il 17 ottobre  venne arrestato dalle SS e rinchiuso nel carcere milanese di S. Vittore. Sottoposto in seguito a regime di polizia. Fu poi latitante fino alla fine del conflitto; et al.;

attività dei religiosi:

-i religiosi cappuccini: fra Agosti OFMCap[37]: per l’aiuto dato a famiglie ebree venne arrestato a Milano nel 1944. Deportato a Flossenbürg e poi a Dachau;

-fra Carlo da Milano OFMCap: stretto collaboratore di p. Gemelli (cf succ. paragrafo);

-fra Genesio OFMCap[38]:  dalla Comunità Ebraica ricevette un attestato di riconoscenza nell’aprile del 1950 per l’opera svolta a favore dei perseguitati dalle lezzi razziali;

-fra Cecilio Maria OFMCap[39]: ospitò in convento e sfamò diversi ebrei ed emarginati, occupandosi  dei poveri e degli sfollati durante i bombardamenti;

-don Paolo Liggeri[40] (e coll.), membro dell’Istituto Secolare Compagnia di San Paolo; il 24 marzo  del 1944 agenti dell’Ufficio Politico Investigativo, con il maresciallo delle SS Karl Koch, fecero irruzione nell’edificio ove operava il sacerdote. Questi fu arrestato con  14 ebrei. Dopo un interrogatorio,  furono tutti trasferiti nel braccio IV di S. Vittore. Don Liggeri fu accusato di aver fornito aiuto a ebrei e a renitenti alla leva. Nel giugno 1944 venne trasferito nel campo di transito di Fossoli. Nel luglio  invece a Bolzano per poi, a fine agosto, essere trasferito a Mauthausen e poi nel sottocampo di Gusen. Infine, nel dicembre  a Dachau;

-i religiosi Servi di Maria: p. Davide Maria Turoldo OSM[41]: durante l’occupazione nazista   di Milano collaborò con il gruppo OSCAR e con la Resistenza; dal suo convento distribuiva il periodico clandestino l’Uomo;

-p. Camillo De Piaz OSM[42]: venne incaricato dal CLN Alta Italia di assistere le famiglie dei perseguitati politici; divenne amico di Eugenio Curiel, il giovane fisico ebreo triestino, protagonista della Resistenza milanese, abbattuto da una raffica di mitra in p.le Baracca (24 febbraio 1945);

-Istituto delle Missioni Estere (PIME): p. Aristide Pirovano[43]; per salvare dalla morte ebrei e perseguitati politici, finì nel carcere di S. Vittore; bastonato e torturato dai militari tedeschi perché  si rifiutò di rivelare i nomi di altri ‘ribelli’;

-Comunità dei Padri Barnabiti (v. della Commenda 5): in questi religiosi il filosemitismo fu aperto dal p. Giovanni Semeria B.[44]. Durante il II° conflitto mondiale si distinsero per le azioni di carità  p. Nazareno Marinelli di Perugia B.[45]  e p. Mario Salvadeo di Lomello B.[46]

-don Francesco Beniamino Della Torre SDB (‘don Della’)[47]: laureato in lettere alla Cattolica di Milano (1938). La casa salesiana di via Copernico, vicina alle sedi dei comandi tedeschi e fascisti, ospitò le riunioni degli esponenti politici della Resistenza;  et al.;

attività delle religiose:[48]

-suor Enrichetta Alfieri[49]:  suora della Carità di S. Giovanna Antida Thouret. Operò nel carcere di S. Vittore con undici consorelle; per la sua azione umanitaria fu accusata di spionaggio,  arrestata il 23 settembre 1944 e imprigionata;

-madre Donata Castrezzati[50], superiora delle Poverelle dell’Istituto Palazzolo di Milano (via Gattamelata 73, via Aldini 72); aiutò ebrei e perseguitati politici  con l’aiuto di suor Simplicia Vimercati e suor Clara Filippini (subirono il carcere). Madre Donata venne poi arrestata e  incarcerata;  et al.;

figure di laici:

-prof.ssa Fernanda Wittgens[51]: direttrice Pinacoteca di Brera,  Sovrintendente delle Gallerie della Lombardia. Il 14 luglio 1944, a causa della delazione di un giovane ebreo tedesco a cui aveva organizzato l’espatrio, venne arrestata. Nel 2014 è stata riconosciuta  ‘Giusta tra le Nazioni’;

-dott.ssa Adele Cappelli Vegni[52] (amica della Wittgens): medico e volontaria in Istituti di assistenza e Opere Pie; fece della sua villa sul lago di Como un importante snodo logistico per l’espatrio di ebrei e perseguitati politici provenienti da tutta la Lombardia;

-sorelle Zina[53] e Mariarosa[54] Tresoldi (amiche della Wittgens): due maestre elementari che ospitarono in casa (via Verga 15) con gravissimi rischi ebrei e ricercati politici destinati alla fuga;

prof.ssa Angela Crippa Leoni[55]: aiutò almeno un centinaio di ebrei a fuggire verso la Svizzera.  È stata riconosciuta ‘Giusta tra le Nazioni’ nel 1978;

-Gianni Mattioli[56]: collaborò nell’organizzare la fuga in Svizzera di ebrei perseguitati;

-Achille Malcovati[57]: militare (pluridecorato).  Nella sua casa milanese nascose ebrei e partigiani; et al.;

membri delle forze dell’ordine

-dott. Carmelo Mario Scarpa: funzionario di origini salernitane della Questura di Milano. Aveva in precedenza conosciuto a Fiume il dott. Giovanni Palatucci.[58] Nel capoluogo lombardo protesse anche la fuga di ebrei fiumani  (Americo Ermolli ed Ernesto Laufer;inverno del 1944), d’intesa con il frate minore p. Enrico Zucca OFM[59] (superiore del convento di S. Angelo);

-guardie di Finanza: facilitarono la fuga in Svizzera di ebrei e di perseguitati politici;[60]

organismi  resistenziali

promossi anche per difendere gli ebrei perseguitati:

-la rete (Società di San Vincenzo de’ Paoli) promossa dall’avv. Giuseppe Sala[61] (con studio a Milano in v. Borgonuovo 18). Questi, poté contare anche sull’aiuto di Piero  Gnecchi  Ruscone[62] (Patronato di S. Vincenzo per giovani operai), e del  presid. del consiglio centrale di Milano della S. Vincenzo ing. Bruno Setti[63];

-l’Opera Scoutistica Cattolica  Aiuto  Ricercati  (OSCAR; mutò poi denominazione). Nata il 12 settembre sul nucleo del gruppo scout ‘Aquile Randagie’. Vi operavano una quarantina di membri (sacerdoti e laici).  Questo nucleo di resistenti si riuniva di frequente in corso del Littorio 14, oggi corso Matteotti (convento dei Servi di Maria adiacente alla chiesa di San Carlo al Corso). La OSCAR   aveva tre distaccamenti: Milano Crescenzago, Varese città e Varese zona.

I suoi animatori principali furono:

don Andrea Ghetti[64] (‘Baden’); laureato in filosofia con p. Gemelli (tesi di psicologia sperimentale; si rifiutò nella sessione di laurea di indossare l’obbligatoria camicia nera fascista); definito dai fascisti ‘traditore da capestro’; aiutò numerosi ebrei, perseguitati politici e militari alleati;

Giulio Cesare Uccellini[65] (‘Kelly’): impiegato alla Banca d’Italia; lasciò  il suo lavoro per dedicarsi allo scoutismo;  favorì l’espatrio in Svizzera di ex prigionieri alleati e salvò dalla deportazione piccoli ebrei;

don Enrico Bigatti[66], don Aurelio Giussani[67],

don Natale Motta[68] (laureato in lettere alla Cattolica con le congratulazioni di p. Gemelli)[69];

et al..

La reazione del regime

La posizione dei fascisti di Salò fu durissima verso i cattolici che proteggevano gli ebrei.[70] Si riporta al riguardo un passo tratto da un rapporto della Guardia Nazionale Repubblicana (GNR) del 2 febbraio 1945: “(…) I peggiori nemici del regime sono innanzitutto l’Azione Cattolica e la OSCAR e poi la Società di San Vincenzo de’ Paoli maschile e femminile. (…) Si può affermare, senza pericolo di essere smentiti, che il 70% degli abbietti israeliti è passato per le loro lunghe mani per essere poi portato a salvamento dai loro ribelli o banditi”.[71]  

Attacco ai cattolici che proteggevano ebrei. In: ‘Avanguardia’, settimanale delle SS italiane,

anno 1, n. 23, 19 agosto 1944.

Al riguardo, è utile ricordare che nell’Azione Cattolica operavano molte figure presenti nell’Università fondata da p. Gemelli: la Barelli (ramo femminile; cit.), Giancarlo Brasca[72], Giuseppe Lazzati[73] et al.. Su questo tema si può anche evidenziare  il disappunto del console generale tedesco Gerhard Wolf[74] assegnato a Milano (novembre 1944-maggio 1945) che lamentò il “comportamento di numerosi Ecclesiastici nei riguardi del ribellismo, condotta che dà a divedere (sic) un atteggiamento di aperta ostilità allo Stato da parte di certi Circoli del Clero italiano”.[75]

Agostino Gemelli - Wikipedia

P. Gemelli ofm durante la prima guerra mondiale

Per seguire  un criterio storico occorre iniziare dalla figura di chi ha realizzato l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Gesù: p. Agostino Gemelli ofm.[76] Nel periodo di fondazione  questo religioso cercò di ottenere dallo Stato liberale il riconoscimento ufficiale dell’Ateneo. Non avendolo ricevuto, fu costretto ad  aspettare  fino al 1924.  Non sono quindi esatte le affermazioni di importanti  autori che restringono  le  istanze del francescano ai soli anni del fascismo. P. Gemelli, in particolare, si trovò a fronteggiare nel tempo più ostacoli.  

1] Da una parte, il regime approvò progressivamente una serie di normative che, in ambito cattolico, lasciarono in vita (dopo il 2 settembre 1931) solo le associazioni di Azione Cattolica.  Intanto, nel 1920, erano stati  istituiti iGruppi Universitari Fascisti (GUF). Dipendevano dal segretario del Partito Nazionale Fascista. Erano impegnati in attività politico-culturali, sportive e assistenziali.

2] Dall’altra, l’Università Cattolica di Milano (Ateneo non statale), per poter muovere i primi passi,  ebbe necessità di approvazioni giuridiche e di nulla osta per le singole attività istituzionali.[77]

Per non subire eccessive costrizioni,  p. Gemelli, sostenuto da mons. Francesco Olgiati[78],  Ludovico Necchi[79], Armida Barelli (cit.) ed Ernesto Lombardo[80],  sostenne una linea in tema di diritti dell’Ateneo potendo contare sull’appoggio di Pio XI.[81] Unitamente a ciò, non tagliò i canali di comunicazione con le autorità del tempo per evitare ispezioni, attriti, provvedimenti censori e scontri.

Il regime, comunque, pur gestendo una linea dettata da pragmatismo,  ‘sopportò’ la nascita della Cattolica e considerò – di fatto – p. Gemelli un soggetto da tener d’occhio.[82] Informatori e, in talune occasioni, agenti di Polizia, riferirono dal 1929 fino al 1944 al Ministero dell’Interno i suoi interventi e le azioni promosse. Tale linea si spiega facilmente. Del Rettore era noto, infatti,  il carattere non debole. Si conosceva, in particolare, la sua allergia a ogni imposizione di idee altrui, da applicare senza discutere a ogni ambito socio-culturale. Ciò lo si evince dai  comportamenti del francescano, dai documenti del tempo[83], e dalle stesse vicende legate al 1925.

Scuola Ecclesia Mater: 11 dicembre 1925: istituzione della Festa della  Regalità Sociale di N.S.G.C. Una data da ricordare

 

1925. Festa liturgica di Cristo Re

L’11 dicembre del 1925 Pio XI stabilì la festa liturgica di Cristo Re con l’enciclica Quas Primas (“Nella prima …”). In un periodo segnato da diversi totalitarismi tale decisione trasmise anche un messaggio: ogni regno umano è destinato a crollare. Solo quello di Cristo è superiore a ogni iniziativa umana e rimane  eterno. In particolare, il Papa  volle fissare la festività all’ultima domenica di ottobre, e cioè in corrispondenza con l’anniversario della ‘marcia su Roma’.[84] Da questo momento in poi p. Gemelli, e le persone a lui vicine, accentuarono in ogni occasione il tema della Regalità di Cristo. Vennero promossi: un convegno internazionale (1926), un’apposita Opera e due Istituti di laici consacrati. Nel canto “Noi vogliam Dio”, inoltre, furono inserite strofe di contestazione ai vari Duci del tempo:

“Noi vogliam Dio – a lui giuriamo

serbar fedeli – la mente e il cuor,

servirlo liberi – tutti vogliamo,

sia questo il nostro – supremo onor!

RIT. Deh! benedici, o Madre,

al grido della fe’,

noi vogliam Dio – ch’è nostro Padre,

noi vogliam Dio – ch’è  nostro Re”.[85]

1926-1934. Le criticità del tempo

Il 9 novembre del 1926, con decreto del prefetto di Roma,fu sciolto d’autoritàil Partito Popolare Italiano. Il regime eliminava le opposizioni. P. Gemelli si adoperò per salvaguardare le idee di questa formazione, e accolse in Cattolica elementi provenienti dalle fila dello schieramento di don Luigi Sturzo.[86]

Nel 1929, durante i lavori delVII Congresso Nazionale di Filosofia, p.  Gemelli  respinse una  osservazione di Mussolini sull’insegnamento della filosofia nella Cattolica definendo le “parole del Capo del Governo (. . .) un’offesa”.[87]

Nel 1931 fu imposto ai professori universitari il giuramento di fedeltà al regime fascista. Pio XI era contrario. Si arrivò alla fine a un compromesso: i professori cattolici potevano  giurare, ma con la riserva di non contraddire i princìpi cattolici. Il Papa incaricò poi p. Gemelli di trattare con Balbino Giuliano[88] e con Mussolini l’esclusione dal giuramento dei soli professori dell’Università Cattolica. La deroga venne  concessa, ma con un’altra riserva (da parte del regime fascista): si doveva proporre ai docenti della Cattolica un giuramento volontario. Tutti giurarono volontariamente (con la riserva indicata da Pio XI), tranne quattro professori.[89] Tra questi p. Gemelli.[90] 

Nel 1934, la spia n. 390 (Alessandro Pozzi?) riferì ai superiori le seguenti affermazioni ascoltate in ambiente cattolico.

“Non è questione di tempo, è questione di preparazione. Il tempo è nelle mani di Dio. Si può aspettare senza impazienza. Questa resistenza al fascismo non è nuova. È la più grave e la più diffusa. Il fascismo è cosa di uomini, quindi mortale, la Chiesa è cosa di Dio, quindi immortale. Non si tratta altro che di attendere e di restare sempre pronti per la successione. Quindi nessun contributo fattivo al regime, ma ossequio formale e attesa non disgiunta da preghiere perché Dio liberi al più presto o per il meglio. Colla preghiera così concepita si organizza la resistenza degli animi, la resistenza morale”.[91]

Nel 1934 (settembre) mons. Montini[92] scrisse a p. Gemelli: “Le rimetto la lettera del Signor Rodolfo Wreszinski, studente ebreo, del quale ebbi l’onore di parlarLe il 31 agosto u.s. Le sarò grato se Ella vorrà rimetterla al Prof. Calderini, e se vorrà poi farmi avere un cenno per la risposta allo scrivente”.[93]

Il Rettore rispose: “Rev.mo Monsignore, mi pregio avvertirla che il Preside della Facoltà di Lettere e filosofia, prof. Calderini, si è messo direttamente in rapporto epistolare con il padre del signor Rodolfo Wreszinski”.[94] Nell’ottobre 1934 p. Gemelli scrisse a mons. Montini sulla  questione del signor Wreszinski. C’era un motivo. Alla Cattolica serviva il nulla osta per accogliere un corso del prof. Wreszinski. Questi,  membro di una Confessione non cattolica, aveva bisogno di una  autorizzazione vaticana.

Si riporta il testo della lettera:

“Tempo fa Ella mi fece scrivere dal signor Wreszinski, il quale si mise in comunicazione col nostro Preside della Facoltà di Lettere e Filosofia, Prof. Calderini Aristide, e che come suo padre è professore di Egittologia alla Università di Berlino.

Lo scopo di costui era di tenere un breve corso nel nostro Ateneo. Le trattative hanno condotto a buon fine ed hanno concluso per un corso da tenersi nel prossimo inverno. Se non ché io non posso far tenere alcun corso ad altro professore, se non vi è il nulla osta della Santa Sede, rilasciato dalla S. Congregazione dei Seminari e delle Università degli studi.

Poiché, come Ella sa, il Wreszinski è israelita, mi trovo in qualche difficoltà a domandare il nulla osta, e perciò ritengo opportuno che come Ella ha presentato la cosa a me, ora la presenti a Sua Eminenza il Card. Bisleti e ottenga che Egli mi dia il nulla osta. Il Wreszinski è scienziato di valore e parlerà, come si capisce, soltanto di questioni riguardanti la sua scienza”.[95]

Tale documentazione rimane  significativa. Attesta in p. Gemelli la disponibilità a interagire con un professore ebreo nell’ambito delle iniziative culturali della Cattolica. Solo le normative fasciste del momento costrinsero il Rettore a suggerire a mons. Montini di coinvolgere mons. Bisleti[96] per rendere più forte il sostegno.

Eventi successivi. 1938

Nel fascicolo di luglio 1938, la rivista ‘Vita e Pensiero’ (diretta da p. Gemelli), pubblicò un articolo di Mario Turla dal titolo: I Protocolli dei Saggi di Sion. Fu una dura critica contro il periodico ‘La vita italiana’ (diretto da Giovanni Preziosi, acceso antisemita). Nel testo si affermò che costituiva un “dovere di giustizia” affermare l’inautenticità, la grossolanità e la contraddittorietà sconfinante nella “stupidità” dei ben noti Protocolli.[97]

Il 30 agosto del 1938, il fondatore della Cattolica scrisse a Pio XI per informare di un fatto. Si riporta qui di seguito il testo della nota vaticana che riferisce l’episodio.

“Scrive p. Gemelli al Santo Padre che il  Prefetto di Milano ha chiamato il redattore capo delle pubblicazioni dell’Università Cattolica del Sacro Cuore e lo ha obbligato  a sottoscrivere la dichiarazione che non pubblicherà il discorso del Santo Padre  sul razzismo del 28 luglio. 

La cosa è tanto più enorme trattandosi di una Università e di una scuola Pontificia. Pur troppo (sic) fu fatto anche in altri casi, ma questi possono tenersi rappresentati  dal caso presente quando si pensi che cosa è l’Università Cattolica per il Papa. Quindi o lui provvede, o provvede il Santo Padre, parlando o scrivendo come crederà bene. Lo si deve alla Chiesa”.[98]

Tale documento conferma una linea seguita da p. Gemelli: egli si oppose al riconoscimento di  politiche eugenetiche offensive della dignità umana (in sintonìa con l’enciclica Casti Connubii di Pio XII[99]), avversò i programmi di sterilizzazione e le pratiche abortive, non fu mai un teorico della scienza razzista.

Eventi successivi. 1939-1945

Nel 1939 ebbe inizio il II° conflitto mondiale. In quell’anno l’avv. Cutelli[100] scrisse a p. Gemelli presentando una  nuova rivista fascista: ‘Il diritto razzista’. Contestualmente si chiedeva l’adesione.[101] Il 31 luglio p. Gemelli rispondeva a Cutelli con una breve lettera. E annotò: “Non posso, secondo il Vostro desiderio, mandarvi la mia adesione”.

Nel 1940 l’Italia entrò in guerra. P. Gemelli è seguito  da informatori del regime.[102] Sono registrati discorsi, iniziative, attività.

Dopo l’8 settembre 1943 la Wehrmacht occupò gran parte dell’Italia centro-settentrionale. In questo periodo si acuirono le persecuzioni razziali (rastrellamenti, internamenti, deportazioni). D’intesa con il Rettore, alcune persone a lui vicine, nascosero famiglie ebraiche nel seminterrato  e  nel rifugio antiaereo del collegio universitario Marianum (via Ludovico Necchi 1), situato accanto alla Cattolica.[103]

In questo periodo p. Gemelli si attivò  per aiutare il matematico prof. Vito Volterra[104],  Carlo Foà (cit.; maestro del fisiologo Enoch Peserico[105]) et al..  Ricevettero sostegno anche due docentiespulsi dall’Università di Vienna (1934):  il prof. Rudolf Allers[106] (psicologo e psichiatra; emigrò in USA), e la prof.ssa Carla Zawisch[107] (istologa).

Sul piano accademico, l’Università Cattolica, pur lesionata in modo grave, attivò quanto previsto  nel calendario  accademico (5 novembre 1943). Riaperte le iscrizioni, ripresero le lezioni, le sessioni d’esame e le sedute di laurea, ma non furono rilasciati diplomi di alcun tipo ma semplici dichiarazioni di segreteria.

Tale espediente permise di non dover rilasciare  alcun documento ufficiale nel nome del nuovo governo repubblicano fascista (RSI). Contravvenendo alle direttive della Repubblica Sociale, le segretarie accettarono le iscrizioni di studenti ricercati per l’attività di resistenza al regime.[108]

In particolare: P. Gemelli e Gino Sacerdote

Gino Sacerdote (cit.) fu un ingegnere ebreo. La sua attività scientifica riguardò le aree della  fonetica, dell’audiologia, della metrologia. Nel 1938, a motivo delle leggi razziali, dovette lasciare la collaborazione con l’Istituto Elettrotecnico  Nazionale ‘Galileo Ferraris’. Durante il periodo bellico frequentò  il laboratorio di psicologia della Cattolica.  Nel 1941 collaborò con p. Gemelli alla pubblicazione del lavoro: Un metodo per l’analisi statistica dell’intensità sonora del linguaggio

Questo studioso, a fine conflitto,  riconobbe la protezione ricevuta dal Rettore della Cattolica. Ricordò anche un fatto. Nel gennaio del 1944  si trovava “relegato in una stanzetta del laboratorio [dove Odaliso Galli[109] lo ricorda nascosto] quando fu annunciata una visita di Farinacci.[110] Dopo un’inquieta attesa vedo tornare il Rettore padre Gemelli, il quale racconta di un vano tentativo di farlo aderire a Salò, cui aveva risposto sviando il discorso, esprimendo la cattiva impressione provocata dalla fucilazione di Ciano”.[111] Sacerdote morì nel 1997. Aveva 92 anni.

In particolare: P. Gemelli e Cesare Musatti

In tale contesto, occorre anche ricordare un fatto. P. Gemelli non ebbe difficoltà a interagire con una figura particolare: quella del prof. Cesare Musatti.[112] Questi era ateo (non battezzato e non circonciso), padre ebreo, madre cattolica non praticante.

Il  Senato accademico dell’Università  di Padova lo sospese dall’incarico (anno accademico 1938/1939) perché insegnava una “scienza ebraica” (applicazione delle leggi razziali). Il docente ripresentò  la domanda d’incarico nell’anno accademico successivo. La commissione competente istituita presso la Direzione generale per la demografia e la razza aveva comunque stabilito che lo psicoanalista nonostante non fosse stato circonciso, doveva essere considerato “ebreo” perché nato “da almeno un genitore ebreo”. 

 

Il prof. Gino Sacerdote negli anni del dopoguerra

Nella facoltà di Lettere Musatti aveva sostenitori. In Senato accademico, però,  il rettore Carlo Anti si  oppose  per una ragione di ‘opportunita’ politica” (mai precisata, stando ai verbali), nel corso del dibattito (14 luglio e 6 ottobre 1939). Per avvalorare la posizione del “no” all’ingresso di Musatti nell’Ateneo, il rettore chiese  chiarimenti anche al ministro dell’Educazione nazionale Giuseppe Bottai.

Alla fine lo psicoanalista non ebbe il posto. Secondo il Senato accademico (tesi del rettore Anti)esisteva una “contingente inopportunità politica”. La “colpa” politica di Musatti era quella di portare “un illustre e inequivocabile nome ebraico” – che gli era stato trasmesso per di più  da un padre deputato socialista – e di insegnare una “scienza ebraica”. L’ostilità verso un suo reincarico era stata infatti apertamente motivata in Senato accademico dai rappresentanti delle facoltà di Legge e Medicina con “l’indirizzo spiccatamente psicoanalitico del suo corso”.[113]

In tale contesto, il rettore della Cattolica invitò Musatti al Centro sperimentale di psicologia applicata aperto nel 1939 presso il Centro Nazionale Ricerche. In seguito gli chiese di tenererelazioni (a pagamento) ai “seminari del venerdì” organizzati presso il Laboratorio di psicologia della Cattolica. Il francescano  sostenne inoltre l’accesso dello psicoanalista alla  cattedra dell’Università di Milano (facoltà di Lettere e Filosofia) nel 1947.

P. Gemelli (a destra) con il prof. Cesare Musatti negli anni del dopoguerra

1945. La lettera di Cadorna

Il 10 maggio del 1945, il gen.  Raffaele Cadorna[114] scrisse una lettera a p. Gemelli ove evidenziò il fatto che il cit. Rettore nei mesi dell’occupazione tedesca aveva fatto della propria Università un rifugio per gli antifascisti.[115] Al riguardo, si ricorda che – in periodo bellico – le riunioni dei Volontari della Libertà, con sede in Cattolica, non vennero proseguite perché il Comando fu avvertito che l’Ateneo era sospettato dalla Polizia di essere un centro di antifascismo.

1945. Le commissioni di epurazione

Alla fine del secondo conflitto mondiale si vollero allontanare dai propri ruoli lavorativi  quanti  avevano sostenuto il fascismo. Si istituirono così delle commissioni. Queste si occuparono anche delle Università. Fino a questo momento p., Gemelli aveva mantenuto un ruolo di ‘protezione’ dell’Università Cattolica, e  ‘di copertura’ delle azioni umanitarie a favore dei perseguitati dall’ex-regime. Per svolgere tale compito sviluppò una politica di ‘apparenze’ che dovevano ‘convincere’ i gerarchi che l’Università Cattolica non era una ‘nemica’. In un clima generale segnato da dure contrapposizioni ideologiche, rappresaglie ed esecuzioni sommarie[116], si esaminò anche la figura di p. Gemelli.

Una seconda commissione di epurazione[117] (con il cit. Ezio Franceschini,  Melchiorre Roberti[118] e  Giovanni Soranzo[119]) si occupò della posizione del Rettore della Cattolica di Milano. Riferì poi al comando alleato in questi termini:

“Quando fu chiamato da Pio XI a fondare e a presiedere la Pontificia Accademia delle Scienze, nella quale entrarono subito undici Premi Nobel e non vi fu distinzione di religione e di razza, padre Gemelli non esitò ad accogliere ebrei[120] messi al bando dalla vita civile italiana, come S.E. Levi Civita[121], e S.E. Volterra.[122]

Alla loro morte padre Gemelli fu l’unico che ne tessé pubblicamente l’elogio come Presidente della Pontificia Accademia, alla presenza di Sua Santità Pio XII, e fra il silenzio unanime e codardo della stampa italiana asservita al regime.

Essendo stata la famiglia del celebre Hertz[123]  ridotta alla miseria dai nazisti, in un’adunanza della Pontificia Accademia padre Gemelli presentò a Sua Santità Pio XI il manoscritto di un lavoro postumo dell’illustre scienziato e ottenne dal Pontefice una somma rilevante per sovvenire alle necessità della famiglia.

Di questo atto a favore di un ebreo egli diede relazione fra gli applausi di un pubblico dibattito ammirato nell’aula dell’Università Cattolica nel febbraio del 1939 […].

Iniziatasi ufficialmente anche in Italia la persecuzione razziale padre Gemelli protesse, salvò, aiutò nella fuga o nella sistemazione all’estero, o clandestina, in patria molti ebrei, fra i quali si possono ricordare per il loro valore scientifico e per la loro fama il prof. Carlo Foà[124], il chirurgo prof. Mario Donati[125], il prof. G. Todesco[126], il prof. Gino Sacerdote[127], in collaborazione con il quale egli pubblicò anche un lavoro scientifico nel 1941 […], quando il solo nome di autori ebrei non si poteva citare neppure in libri scientifici, e il farlo poteva comportare gravi sanzioni […]”.[128]

Prof. Franceschini

Tra le persone che furono a più stretto contatto con p. Gemelli figura il prof. Ezio Franceschini (cit.). Nacque in Valsugana. Dopo la laurea in lettere (1928),  fu assistente universitario volontario presso la cattedra di Letteratura latina   di Padova (1931-1934). Ottenne poi  la libera docenza in Letteratura Latina Medievale e ne fu nominato professore incaricato.[129]

Nel 1938 vinse il primo concorso in Italia per una cattedra di Letteratura Latina Medievale. Dall’anno successivo fu titolare di quell’insegnamento (che già deteneva per incarico dal 1936) all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano.

Quando si acuirono le persecuzioni anti ebraiche e altre operazioni nazi-fasciste, questo docente si attivò con vari conoscenti (incluso il personale della Cattolica) per organizzare una rete di protezione a favore delle vittime del regime.

Contemporaneamente, con altri professori di diverso orientamento ideologico e politico,   sostenne il movimento resistenziale (Veneto-Lombardia).

A Padova sorse  il gruppo FRA.MA. Tale acronimo  derivava dalle iniziali  dei prof.ri  Franceschini e Concetto Marchesi.[130] Questi, era un latinista, rettore dell’Università di Padova, ed  esponente del Partito Comunista Italiano. Tale organismo condannò la sua scelta di restare rettore anche  con il governo fascista di Salò e lo sospese di fatto dal partito.  Ricercato dai nazi-fascisti dovette lasciare Padova e raggiungere Milano.  Prima di fuggire, scrisse un appello invitando gli studenti all’insurrezione. Franceschini  interagì con Marchesi (clandestino) nel capoluogo lombardo. Poi, lo aiutò a raggiungere la Svizzera (febbraio 1944). [131]   

A Padova comunque il gruppo FRA.MA. rimase operativo. Si occupò pure dei militari prigionieri di guerra.

Nel frattempo Franceschini,  utilizzando il laboratorio di psicologia di p. Gemelli,  ospitò  alcune riunioni del comando Corpo Volontari della Libertà. In vari scritti usò firme false (Ettore, Zia Maria, Andrea Zanoni …). Verso la fine del conflitto nascose tra le ossa di cinquanta scheletri del Settecento (nei locali seminterrati dell’Ateneo) una cassetta. Conteneva importanti documenti sulla Resistenza e sul gruppo FRA.MA.. All’operazione fu presente Marisa Scolari[132], la segretaria di p. Gemelli.[133]

Il 4 dicembre 1944 ci fu un’irruzione delle SS tedesche in Cattolica subito dopo la giornata inaugurale dell’anno accademico 1944-1945. Comunque,  il 2 dicembre 1944 una sconosciuta aveva fatto avere a Franceschini un biglietto anonimo che lo avvisava di scappare subito. Poche ore dopo il docente fuggì. 

Riparò in casa di Melchiorre Moranti.  Si tagliò la barba. Divenne ‘Andrea Zanoni di Tolentino’. Sospese l’insegnamento e proseguì l’impegno nella Resistenza. Era diventato ancora più guardingo.  Portava in tasca una foto di Mussolini.  Quando la sera veniva fermato (e capitò) la baciava al cospetto dei poliziotti e gridava “Viva il duce”.[134] Per il suo impegno resistenziale, Franceschini  fu poi membro della commissione di  epurazione che presentò al  comando USA la relazione (cit.) che scagionò  p. Gemelli.

Ezio Franceschini. Fototessera per la carta d’identità falsa,

al nome Andrea Zanoni, utilizzata durante la Resistenza

Dal 1953 al 1965 fu preside dellafacoltà di Lettere della Cattolica. Alla morte del prof. Francesco Vito[135], venne  eletto terzo rettore della Cattolica (1965-1968). Nel 1968 venne colpito da trombosi cerebrale a Solda. Rallentò gli impegni ma andò avanti. Dal 1977 al 1980 scrisse anche per il giornale dei ragazzi ‘Giovani Amici’ (UCSC) alcuni simpatici racconti. Tra questi: ‘Incontro con p. Gemelli’.[136]

In ambito religioso, fece parte (dal 1932) dell’Istituto dei Missionari della Regalità di N.S.G.C., fondato da p.  Gemelli (1928). Toccò poi a lui il compito di rifondare l’Istituto in qualità di presidente (1942). Morì nell’ospedale di Padova (21 marzo 1983). Nel discorso che fece in occasione del suo collocamento fuori ruolo (1976), disse ai presenti: “Una cosa sola posso dire. Ho odiato l’ingiustizia e l’iniquità e l’ho combattuta dovunque mi si è rivelata. Ho odiato la menzogna e l’insincerità e le ho combattute dovunque le ho trovate. Ho amato tutti. Non ho alcun nemico. Non c’è stato giorno di questa mia vita, spesso faticosa, in cui non sia stato pienamente e completamente felice. Lo dico con trepidazione e tremore: felice. Sempre”.[137]

Il religioso cappuccino p. Carlo da Milano

P. Gemelli e il prof. Franceschini, nel periodo più drammatico della guerra, poterono contare anche sull’aiuto di vari francescani. Tra loro c’era un sacerdote milanese, frate  cappuccino. Si chiamava  p. Carlo da Milano, al secolo dott. Domenico Varischi[138]. Il suo convento era in viale Piave. Aveva, tra l’altro, organizzato – per diretto incarico del card. Schuster – l’Opera Assistenza Spirituale Incursioni a favore delle vittime dei bombardamenti. Proprio p. Gemelli, che lo stimava anche come studioso, lo aveva nominato Assistente dell’Associazione ‘Ludovico Necchi’.[139]

Questo religioso, sostenuto dal personale della Cattolica, dal 15-16 agosto 1943 in poi, nascose almeno un centinaio di ebrei in case di religiosi, di laureati, di amici, in cantine, cascine in campagna, e anche nel piano seminterrato e nel rifugio antiaereo del collegio universitario Marianum (cit.).

Non bastava comunque nascondere ebrei. Occorreva fornire dei documenti falsi. A questo punto venne organizzato l’ufficio ‘falsi’ della Cattolica.[140] Per alcuni mesi fu inserito in un locale messo a disposizione da p. Gemelli. Con riferimento a questa fase storica rimane significativa la testimonianza del prof. Franceschini:

“(…) Qui da noi fu Padre Carlo «da Milano» che nell’ottobre del 1943, venuto per primo a conoscenza delle imminenti azioni di persecuzione contro gli ebrei, fece del suo ufficio il centro anche di questa opera di carità. Si trattava di assisterli, di sistemarli, di trovare loro rifugio o di avviarli subito, nei casi più urgenti e più gravi, alla frontiera, in maniera possibilmente sicura.

(…) Un centinaio ne sistemò, direttamente o indirettamente, P. Carlo, cercando rifugi, nascondigli e anche, per chi non ne aveva, mezzi finanziari. Da rifugio tutto poteva servire: case di religiosi, di laureati, di amici, i locali sotterranei del devastatissimo Marianum[141](il nostro collegio universitario delle signorine), cantine in città, cascine in campagna.

Venivano qui da tutte le parti; ed io penso che il caro amico non dimenticherà facilmente quella giornata, proprio dell’8 dicembre, di due anni or sono, che gli portò contemporaneamente, e senza preavviso, sei o sette comitive di ebrei sfuggiti a Padova alla caccia delle SS tedesche e indirizzate a lui da quel Padre Cortese[142], dei Conventuali del Santo, che più tardi pagherà anche questa sua opera con l’arresto, la tortura e la morte”.[143]

Il prof. Franceschini, nelle sue memorie, descrisse l’agire di p. Carlo da Milano con sottolineature rapide. Incisive. Con riferimento all’ufficio del francescano annotò: “Lì era possibile vedere un frate cappuccino tirar fuori dai nascondigli più impensati, e fin dal cappuccio della sua tonaca, carte d’identità, timbri, fotografie, lasciapassare italiani e tedeschi, chissà come e dove santamente rubati. I documenti arrivavano ad esempio dal Distretto Militare di Milano, allora di sede ad Abbiategrasso, da un nostro laureato, il dottor Giancarlo Brasca (poi direttore di sede) che vi prestava servizio anche con questo intento, mentre altri giungevano dal Distretto di Sondrio, tramite un altro nostro laureato, il dottor Filippo Ponti”.[144]

P. Carlo da Milano, per facilitare gli espatri dei perseguitati, fu sostenuto anche da Giuseppe Dossetti (futuro membro della Costituente, poi sacerdote), e dalla giovane Leonilde (Nilde) Iotti (futuro membro della Costituente, e presidente Camera dei Deputati).[145]

Pio XII [146]

Il 21 settembre del 1943 e l’11 ottobre del medesimo anno,  p. Gemelli inviò p. Carlo da Milano in Vaticano per ricevere direttive da Pio XII. Il Papa dette questa direttiva: “Dite a padre Gemelli di continuare più che può e meglio che può (…), senza far rumore e senza fare assolutamente della politica. Per questo egli deve rimanere sul luogo, in attesa di giorni migliori”.[147] La disposizione lasciava quindi al Rettore pieni poteri, salvo poi riferire alla Santa Sede.

Resistenza. Operazioni nazi-fasciste. Rappresaglie

Padre Carlo, per la sua attività a favore degli ebrei, venne individuato dalla polizia politica. Fu costretto ad abbandonare Milano.  L’ufficio ‘falsi’ dell’Associazione ‘Ludovico Necchi’, comunque, proseguì la sua attività con il prof. Franceschini fino al crollo del regime nazi-fascista. Alle carte di identità con timbri autentici o falsi, si unirono i documenti bilingui di lavoro e certificati militari di tutte le specie; dai fogli di permesso e di licenza, per convalescenza o altri motivi, a quei fogli di congedo che erano molto utili per i numerosi renitenti alle successive chiamate fasciste e per i partigiani.

Nel periodo qui in esame si verificarono poi altri fatti così descritti dalla Carlotti: “Centinaia e centinaia furono inoltre i laureati e gli studenti dell’ateneo che soffrirono nei campi di concentramento tedeschi. Il professor Franceschini accenna al numero di ottantacinque (di cui undici caduti). Di molti è impossibile precisare anche il nome. In un solo campo,  quaranta di essi vollero ricordare, nel giugno del 1944, la festa del Sacro Cuore con un messaggio a padre Gemelli, ringraziandolo “per l’apostolico zelo e la paterna sollecitudine avuta nella loro educazione intellettuale e morale”, ed esprimendo la certezza che la prova a cui la divina Provvidenza li aveva sottoposti sarebbe stata “la premessa indispensabile per la ricostituzione di un’Italia migliore”.[148]

Riguardo agli studenti della Cattolica, eliminati perché attivi tra i partigiani, rimane significativa la figura di Emiliano (Emi) Rinaldini.[149] In tale contesto, p. Gemelli, in più occasioni, cercò di avere notizie dei propri studenti.[150]

Dopo la guerra padre Carlo tornò ai suoi ordinari impegni sacerdotali. Morì a Milano. Aveva 87 anni. Ha lasciato un memoriale di grande interesse.[151]

Qualche considerazione di sintesi

Approfondire un tema quale ‘l’Università Cattolica del Sacro Cuore e le persecuzioni ebraiche’, implica uno studio attento a più realtà.

1] Si avverte intanto l’utilità di superare due estremi: l’esaltazione di figure dell’Ateneo, e  l’avversione ad alcune persone, anche importanti, dell’Università.

2] Sarebbe opportuno anche non insistere sull’uso di  categorie rigide (fascista/antifascista,  antisemita/prosemita, et al.). Tali schemi, presentati come non  modificabili, possono risultare non adatti a comprendere la complessità di talune vicende, e l’orientamento di alcuni passi che dovevano essere attenti ai pericoli del momento.

3] La ricerca su dati personaggi non può inoltre essere avulsa da un contesto ‘di rete’. In particolare, nessuna opera a favore di ebrei, si realizzò per iniziativa di un’unica persona. Furono sempre necessari supporti di varia natura (incominciando dai silenzi strategici). Lo ammetterà lo stesso p. Gemelli.[152]

4] Emerge pure l’utilità di valorizzare gli attuali  contributi storici percorrendo anche nuove piste di ricerca. Ci si limita a qualche esempio:

-sembrano da completare gli studi che riguardano il rapporto tra p. Gemelli e i francescani che operarono a Milano (e in area lombarda). Proprio il Rettore – per meglio seguire gli studenti  – volle ad esempio chiamare p. Carlo da Milano (difensore di ebrei). L’impressione è che sarebbe utile continuare a consultare gli archivi di talune Famiglie francescane (OFM; OFM cap; OFM conv);

1945. Milano. Liberazione. Il gen. Cadorna è il terzo da sinistra

-tra gli stretti  collaboratori di p. Gemelli non ci fu solo il prof. Franceschini ma, ad es.,  anche Armida Barelli (e collaboratrici). Attraverso di lei fu possibile  attivare una molteplicità di contatti (persone che difesero ebrei), ed acquisire informazioni delicate. Sarebbe utile focalizzare meglio i singoli interlocutori della ‘Sorella maggiore’;

-pure l’interazione tra p. Gemelli e gli esponenti dell’Azione Cattolica milanese (e nazionale)  pare costituire un percorso di studio da proseguire. È vero che talvolta negli archivi abbonda il materiale pastorale, ma è anche vero che proprio diversi esponenti dell’A.C. furono tra coloro che sostennero gli ebrei perseguitati;

-emerge ancora l’utilità di meglio approfondire l’interazione tra p. Gemelli e il card. Schuster (e collaboratori). L’arcivescovo di Milano fornì aiuti a quanti difendevano ebrei. Lo fece in modo non appariscente. Si mosse tenendo conto delle criticità del tempo;

-c’è infine un punto non debole: gli studi su p. Gemelli hanno insistito sulla ricerca scientifica, sulle fondazioni, sui testi da lui pubblicati, sulle conferenze, sulle posizioni forti evidenziate in ore nelle quali era acceso  il confronto su temi sensibili (es. l’autenticità dei miracoli avvenuti a Lourdes).

Ciò premesso, pare utile recuperare anche aspetti  meno noti del suo animo. Tale impegno avrebbe il pregio di spiegare meglio il pensiero del fondatore. Si pensi, ad esempio, ad alcune pagine del suo libro ‘Il Francescanesimo’.[153] In taluni passaggi è molto chiaro l’approccio dell’A. al progetto di vita di ogni persona.

Università Cattolica e rete solidale

Ciò premesso, non è difficile individuare nel periodo delle persecuzioni anti-ebraiche cit. una rete di solidarietà che a Milano (e altrove) cercò di proteggere molti ebrei. Nell’ambito di questa rete si ritrovano anche professori e studenti dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Gesù.

L’orientamento di base, da un punto di vista cattolica, ebbe come motivo ispiratore la Figura di Cristo, ‘Re dell’Universo’ e ‘Sacro Cuore’.

1] Dalla riflessione sulla Regalità del Figlio di Dio derivò la memoria: dei crolli di ‘potenze’ umane, della transitorietà di ‘glorie’, della povertà di ‘trionfi’ terreni. E si accentuò il tema della Presenza divina accanto a ogni figlio in pericolo.

2] Dalla meditazione sul Sacro Cuore di Gesù si accentuò il tema della misericordia e l’urgenza di diventare le mani pietose del Buon Pastore.  Tale linea non rafforzò un confessionalismo ma aperse piuttosto gli animi dei membri della Cattolica e dei soci dell’A.C. alla visione dell’umanità redenta dal Sangue dell’unico Salvatore. Si superarono  in tal modo confini e barriere umane per attivare una charitas rivolta a ogni sofferente e perseguitato.

Questi due aspetti furono recepiti dai fedeli. Ne è prova, ad es., una strofa del canto ‘Pietà Signor del nostro patrio suolo’:

“L’Italia vera, che Ti adora, o Dio;

che ti proclama suo Signor, suo Re;

alle fraterne colpe eterno oblio,

fidente implora, o dolce Cuor, da Te.

Dio di clemenza Dio Salvator

salvate Italia nostra pel vostro sacro Cuor”.

Aspetti del primo Rettore della Cattolica

Nel contesto delineato rimane poi significativa la figura di p. Gemelli. Seguendo un metodo storico, si possono individuare nel primo Rettore della Cattolica più aspetti: 1] quello del fondatore, 2] quello del cavaliere pronto alla battaglia, 3] quello di un sostenitore della dottrina cattolica, 4] quello di un difensore dei perseguitati. Sono quattro realtà da non separare tra loro ma da studiare in modo congiunto.

1] Il fondatore

Fondare una Università come la Cattolica di Milano non fu né semplice, né rapido. Tra gli oppositori si contestava la nascita di quello che si riteneva un  neo-guelfismo. Era considerato un tentativo per eliminare altre correnti di pensiero. E per accentuare un confessionalismo. Diversi esponenti del libero pensiero accusavano p. Gemelli di regressione.  Contestavano l’avvicinamento tra fides et ratio. Lo interpretavano come  un ritorno immotivato e deleterio a posizioni medievali (san Tommaso).

A questo punto, toccò a p. Gemelli dimostrare che fede e ragione non sono tra loro incompatibili. Ai massoni e agli anticlericali contestò l’identificazione di ‘Religione’ con ‘ignoranza’.  Spiegò il valore della fede. E chiarì anche l’importanza del contributo delle diverse aree scientifiche. Proprio su quest’ultimo punto esisteva una situazione difficile. L’Italia aveva dimostrato in anni precedenti di offrire un debole apporto culturale. Si ricorda al riguardo che negli ultimi anni dell’Ottocento i cattolici italiani godevano in Europa di un credito limitato nel campo degli studi. Al congresso internazionale degli scienziati cattolici del 1897 (Friburgo, 16-20 agosto), lo storico belga Godefroid Kurth[154] rivolse dure critiche. A chi proponeva di scegliere Roma per la riunione degli scienziati da tenersi l’anno successivo  rispose: “Il nostro è un congresso scientifico. Ora io vi domando: ci vien forse da Roma e dall’Italia la luce scientifica? Dove sono le sue alte scuole, i suoi istituti, le sue pubblicazioni?”.[155]

2] Cavaliere[156] pronto alla battaglia

P. Gemelli ricevette dalla natura un carattere forte e non facilmente domabile. Pronto al confronto immediato. Tale aspetto emerge ogni volta che il fondatore trattò temi sensibili. Egli affrontò in termini critici la dottrina socialista, quella massone, il positivismo senza fede, l’esaltazione dell’uomo priva dei riferimenti a Dio creatore e padre, le violenze ai perseguitati. Cercò inoltre di  fronteggiare un pensiero filosofico segnato dall’idealismo[157], presente in Italia con le Scuole di Croce[158] e di Gentile.[159] Il Rettore francescano accolse con favore il superamento della ‘Questione romana’ (Concordato), la ricollocazione dei crocifissi nelle scuole, l’introduzione nella scuola primaria della religione cattolica, l’istituzione dell’esame di Stato per le scuole medie, la riforma dell’ordinamento universitario (permise nel 1924 all’Università Cattolica di essere riconosciuta dallo Stato). Mutò poi la linea benevole con un orientamento pragmatico privo di  calore. Ciò avvenne quando il regime si allineò in modo più stretto con la politica hitleriana, quando furono resi più costrittivi i provvedimenti statali, quando si acuirono le azioni punitive verso persone innocenti, e verso lo stesso mondo cattolico milanese.

Le omissioni sugli studi su p. Gemelli

In tempi successivi, si vollero vedere in p. Gemelli limiti nell’approccio con altre religioni, e nel comportamento verso giovani comunisti. Però, chi criticò il fondatore non parlò mai di alcune evidenze. 1] Ad esempio: diversi aspetti riguardanti un filosofo ebreo, Felice Momigliano[160], vennero taciuti. Questo A., accogliendo un neo-idealismo,  volle spingere in direzione di una nuova religiosità. Tale orientamento avrebbe consentito, nelle intenzioni dell’A., di armonizzare tra loro lo spirito nazionale, la giustizia sociale e l’afflato religioso. P. Gemelli non condivise tale posizione, inoltre avversò  l’anticlericalismo. In tale contesto, c’è anche da ricordare che il Momigliano,  essendo un esponente del libero pensiero, contrastò le istituzioni culturali confessionali (e quindi anche l’Ateneo di p. Gemelli), e le correnti anti-moderniste (nelle istituzioni ecclesiastiche vigeva il giuramento anti-modernista).[161] Inoltre, si rivelò molto duro lo scontro tra questo A.  e l’ebraismo istituzionale.  Vicino a protestanti e a massoni, Momigliano sostenne poi la presentazione di Gesù di Nazareth  alla stregua di un semplice profeta. Ciò non poteva  trovare consenso nel mondo cattolico. P. Gemelli, dopo il suicidio di Momigliano,  scrisse in modo estemporaneo delle annotazioni che attestavano animosità. In seguito, in modo umile, volle scusarsi pubblicamente. In definitiva, per il Rettore, il filosofo cit.  era stato un avversario sul piano scientifico, ma non un nemico.

2] Anche la vicenda di  due giovani comunisti (Giuseppe Boretti[162] e Eugenio Giovanardi[163]) è  citata da più autori cancellando evidenze significative. Già dal 1923 il governo Mussolini aveva  cominciato a processare esponenti del comunismo (proseguendo nel tempo tale politica). Ma c’è un altro fatto. I soggetti cit. erano stati già arrestati dalle forze dell’ordine in due occasioni: nel 1931 (manifestazione di solidarietà con il maestro Arturo Toscanini), e nel giugno 1932 (incontro con Giorgio Amendola). Risultavano quindi segnalati e schedati. Avevano ricevuto ‘ammonizioni’. Erano sorvegliati. A questo punto, nel 1933, come membri del Partito comunista clandestino, vollero inserirsi pure in Cattolica per svolgere attività anti-governativa. Distribuirono un foglio clandestino (‘Unità antifascista’). Furono presto individuati  da più persone (non da p. Gemelli che lavorava in ufficio).  Il Rettore si trovò  in una situazione difficile (mese di febbraio). Da una parte non poteva disconoscere un episodio critico (c’era la flagranza), dall’altra doveva proteggere la vita di un Ateneo giovane, ed evitare dure rappresaglie del regime  contro i due attivisti. La soluzione individuata evitò il peggio agli arrestati. La loro dimostrazione fu considerata non pericolosa perché non violenta. Ciò aprì la strada al provvedimento di confino (Isola d’Elba). In pratica fu evitato il Tribunale Speciale (tale organismo colpì al contrario duramente proprio nel 1933 il Movimento guelfo d’azione), e il carcere. Comunque, la resistenza dei due giovani al regime proseguì. Boretti, alla fine, morì combattendo in Spagna (brigata ‘Garibaldi’). Giovanardi partecipò anche lui alla guerra civile spagnola. Divenne in seguito  un funzionario del P.C.I..

3] P. Gemelli e il magistero pontificio

Occorre ancora sottolineare un punto significativo. Nel suo operato p. Gemelli non si allontanò dal magistero pontificio. Al contrario, lo sostenne nelle ore più critiche. Con Pio X difese il principio Salus extra ecclesiam non est.[164] Con Pio XI respinse l’ateismo, la filosofia del materialismo dialettico (portatrice automatica dell’ateismo filosofico in ambito comunista), la dottrina della razza (stirpe) e del sangue, e accolse ebrei nella  Pontificia Accademia delle Scienze.[165] Con Pio XII partecipò a progetti umanitari anche a favore di ebrei con l’aiuto di studenti e professori della Cattolica, e di altri volontari. Al riguardo, si comprende bene p. Gemelli se si leggono alcuni passaggi dell’enciclica cit. Quas primas. In questo documento Papa Ratti  scrisse che la solennità di Cristo Re doveva essere “un rimedio efficacissimo a quella peste che pervade l’umana società. La peste dell’età nostra è il cosiddetto laicismo, coi suoi errori e i suoi empi incentivi”. “Perché più abbondanti siano i desiderati frutti – aggiungeva il Pontefice – e durino più stabilmente nella società umana, è necessario che venga divulgata la cognizione della regale dignità di nostro Signore quanto più è possibile”. 

Nell’enciclica Quas primas Pio XI volle evidenziare chela regalità di Cristo implicava per i cattolici il dovere di operare in modo da tendere verso l’ideale dello Stato cattolico: “Accelerare e affrettare questo ritorno [alla regalità sociale di Cristo] coll’azione e coll’opera loro, sarebbe dovere dei cattolici”.[166]

4] Difensore dei perseguitati

In p. Gemelli l’idea di perseguitare delle persone per il solo motivo della razza era da considerare un assurdo, una bestialità. Nel periodo precedente la sua conversione religiosa, si inserì tra i socialisti proprio per difendere il valore di ogni persona, specie in un periodo di scontri sociali. In tal senso fu inizialmente vicino al pensiero di Filippo Turati.[167]

Esiste poi un altro aspetto poco evidenziato. Nel 1909 fondò la ‘Rivista di filosofia neoscolastica’ e nel 1914 la rivista ‘Vita e Pensiero’. Con tali pubblicazioni sostenne un ritorno a posizioni gnoseologiche ed epistemologiche tomiste. Divenne in tal modo uno dei principali esponenti del neotomismo italiano, noto anche come neoscolastica. Tale linea si  contrappose alle dominanti dottrine filosofiche di stampo idealista. La neoscolastica fu elaborata soprattutto per contrastare la Weltanschauung[168] positivista e materialista. P. Gemelli, infatti, non poteva accogliere un materialismo che privava la persona di una propria dignità originaria e di un fine ultraterreno. In tal senso egli si oppose a qualsiasi approccio meccanicistico all’uomo, e tornò a ri-sottolineare il valore di ogni essere umano (a prescindere dalla religione professata).

Quando venne fondata la Cattolica, p. Gemelli interagì senza problemi con studiosi ebrei, e invitò ai “Venerdì della Cattolica” anche relatori ebrei.

L’acuirsi delle persecuzioni antiebraiche vide p. Gemelli, pur segnato dalle conseguenze di alcuni gravi infortuni (il primo nel 1940), in posizioni  distanti da quelle del regime. Non approvò le normative esistenti, le violenze in corso,  sostenne canali resistenziali (Franceschini, p. Carlo da Milano et al.),  intervenne presso la Santa Sede per avere notizie dei suoi allievi internati. Nel maggio del 1957 venne istituito presso la facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano un posto convenzionato di professore di ruolo per l’insegnamento di ebraico e lingue semitiche comparate. P. Gemelli morì nell’ospedale ‘San Giuseppe’ (15 luglio 1959) senza vedere l’inaugurazione (5 novembre 1961) della facoltà di Medicina a Roma (i cui laureati dovevano essere capaci di aiutare ogni sofferente).

Dopo la Shoah. Il caso del comandante SS di Milano

All’inizio di questo saggio è stata ricordata la figura del comandante SS Theodor Emil Saevecke. Per motivi non chiari, mentre a Milano si discuteva se determinate figure (anche religiose) erano state antisemite e collaborazioniste dell’ex-regime, si faceva però stranamente silenzio proprio su colui che a Milano e nell’area lombarda era stato uno dei più feroci persecutori di ebrei. È corretto, quindi, riferire alcuni dati.

In patria non subì mai alcun processo. In Italia, e questo può sorprendere, questo ufficiale nazista – acceso antisemita e responsabile di deportazioni e di stragi – fu processato (in contumacia) solo negli anni Novanta. Il tribunale militare di Torino lo riconobbe colpevole di “violenza con omicidio in danno di cittadini italiani”. Il 9 giugno 1999 fu emessa una sentenza che lo condannava  all’ergastolo.  La corte escluse, con una motivazione particolare e specifica, l’applicabilità in favore dell’imputato delle cause di giustificazione tanto della “rappresaglia” quanto della “sanzione collettiva”.


Milano, 1944. Comandante SS Saevecke (il primo da sinistra)

Avvenne però un fatto. Il governo federale tedesco respinse la richiesta di estradizione. In tal modo, l’ex ufficiale  nazista, rimase libero fino alla morte.

Ma come si arrivò a istruire il processo solo negli anni Novanta? Tale evento fu possibile perché per decenni vennero occultati  documenti chiave. L’individuazione di questi atti avvenne perché il procuratore militare Antonino Intelisano, durante il processo all’ex-nazista  Erich Priebke (1994), fece svolgere delle ricerche anche in una stanza di Palazzo Cesi.[169] In tale occasione venne individuato un armadio con lo sportello rivolto verso il muro.  Vi erano celati 695 fascicoli riguardanti le stragi nazifasciste avvenute in Italia. Tali procedimenti non avevano avuto un seguito. In tale occasione si ritrovarono anche i faldoni relativi ai crimini di  Saevecke.

Le indagini, a questo punto si estesero. Grazie al Freedom of Information Act[170] fu possibile consultare documenti declassificati dal Dipartimento di Stato USA, dall’Office of Strategic Services (OSS) e dalla CIA. Si riscontrò che Saevecke fu reclutato dai servizi USA a fine conflitto.  Nome in codice:  Cabanio. A motivo di tale ruolo, le indagini relative al suo caso, istruite già alla fine della guerra dallo Special Investigation Branch, furono accantonate. Tale decisione venne adottata malgrado le foto degli eccidi,  le oltre 40 testimonianze, e la confessione  di Saevecke ai militari americani d’occupazione (stragi di p.le Loreto e di Corbetta).

Saevecke venne poi inserito tra gli effettivi della Polizia della Germania-Ovest. Fece carriera senza problemi. Divenne vicedirettore dei servizi di sicurezza del Ministero degli Interni. Nelle ore notturne del 27 ottobre 1962 si verificò un episodio. L’ex-ufficiale delle SS guidò un’irruzione (non legale, con intenti intimidatori) ai danni dei redattori di ‘Der Spiegel’ (Bonn e Amburgo).  Ci furono reazioni contro Saevecke. Gli inquirenti formularono accuse  anche riguardo alla sua partecipazione  a crimini di guerra in due Paesi (Tunisia e Italia). A questo punto, le autorità tedesche dovettero chiedere informative a interlocutori italiani sull’operato  di Saevecke durante la guerra. Dalle indagini espletate da un giudice milanese (Guido Salvini)[171] risultò un fatto.

Nel 1963, a motivo della richiesta tedesca,  la Procura generale militare e il Gabinetto del Ministero della Difesa si scambiarono il fascicolo dell’ufficiale nazista per un non breve periodo di tempo. E non lo trasmisero a Bonn. Il  20 maggio 1963 l’incartamento fu archiviato. In tal modo, l’ex comandante delle SS di Milano  poté proseguire il suo lavoro in Polizia fino alla pensione (1971). Morì (2004) nella sua abitazione in Bassa Sassonia.Aveva 93 anni.[172]

Alcune indicazioni bibliografiche

AA.VV., Cattolici ambrosiani per la libertà. Nel 50° della Liberazione, a cura di G. De Antonellis, Nuove Edizioni Duomo (NED), Milano 1995. AA.VV., Umberto Antonio Padovani nel centenario della nascita, a cura di P.  Faggiotto,  CEDAM, Padova 1995 (cf il rif. al ‘gruppo di casa Padovani’, attivo a Milano).  G. Barbareschi,  Memoria di sacerdoti ‘ribelli per amore’ 1943-1945, Centro Ambrosiano, Milano 2018. A. Barelli, La sorella maggiore racconta. Storia della GF dal 1918 al 1948, ediz. critica a cura di S. Ferrantin e P. Trionfini, AVE, Roma 2015. G. Bianchi – ‎B. De Marchi, Per amore ribelli. Cattolici e Resistenza, Vita e Pensiero, Milano 1976. M. Bocci, Agostino Gemelli rettore e francescano. Chiesa regime democrazia, Morcelliana, Brescia 2003. Id., L’Università Cattolica nelle carte degli archivi, in:  ‘Storia dell’Università Cattolica del SacroCuore’, vol. II, Le Fonti, Vita e Pensiero, Milano 2008, Carte P. Carlo da Milano, pp. 138-141. L. Borgomaneri, Hitler a Milano. I crimini di Theodor Saevecke capo della Gestapo, Datanews, Roma 1997. Camera dei Deputati-Senato della Repubblica, XIV Legisl., Doc. XXIII, n. 18 bis, Commiss. Parlamentare  di Inchiesta sulle cause dell’occultamento di fascicoli relativi  a crimini nazifascisti (istit.con L.  15 maggio 2003, n. 107),  ‘Relazione di Minoranza’ (relatore on. Carlo Carli), presentata alla Commissione il 24.1.2006.   M. Casella, L’Azione Cattolica del tempo di Pio XI e di Pio XII (1922 -1958), in:  ‘Dizionario Storico del Movimento Cattolico in Italia’ – I – I fatti e le ideeMarietti, Torino 1981. S. Duranti, Leggi razziali fasciste e persecuzione antiebraica in Italia,  UNICOPLI, Milano 2019. P. Fargion – M. Polacco, Il vescovo degli ebrei. Storia di una famiglia ebraica durante la Shoah, Editrice Puntoacapo, Pasturana 2019 (cf il rif. a Giancarlo Brasca). Fondazione Memoriale della Shoah, Memoriale della Shoah di Milano, opuscolo di 36 pagine, Milano 2015. E. Franceschini, Un anno difficile per il P. Gemelli e la sua università: il 1945, in: ‘Aevum’, 55, 1981, 3, pp. 395-480.   B. Gariglio (a cura), Cattolici e Resistenza nell’Italia settentrionale, Il Mulino, Bologna 1997. C.L. Martini, Catena di salvezza. Solidarietà nella lotta contro la barbarie nazifascista, Edizioni Messaggero, Padova 2010. F. Molinari, La figura di P. Gemelli fondatore dell’Università Cattolica di Milano e i rapporti della Polizia fascista, in: ‘La Scuola Cattolica’, n. 114, 1986, pp. 459-493. V. Peri, Ezio Franceschini. Profilo di un protagonista, in: ‘Aevum’,anno 60, fasc. 3 (settembre-dicembre 1986), pp. 465-505.L. Picciotto, Gli ebrei in provincia di Milano 1943/1945. Persecuzione e deportazione, Provincia Milano- CDEC, Milano 1992 (e Proedi 2004). L. Realini, Milano, fronte interno 1941-1943 Ebrei, antifascisti, clero e militari nelle segnalazioni dell’Uoc, in: ‘Italia Contemporanea’, fasc. 258, 2010, pp. 108-125. Redazione, A lezione di ebraico. L’amicizia tra Alessandro Elishà da Fano e Achille Ratti, in: ‘L’Osservatore Romano’, 9-10 dicembre 2013. G. Romanato, Gemelli e Pio XI: due progetti coincidenti, in: AA.VV., ‘Agostino Gemelli e il suo tempo’, Vita e Pensiero, Milano 2010 (atti convegno 2009; inseriti nel VI volume della ‘Storia dell’Università Cattolica del Sacro Cuore’, a cura di M. Bocci). P. Trionfini, L’«antifascismo cattolico» di Gioacchino Malavasi, Edizioni Lavoro, Roma 2004. G. Vecchio, Lombardia, 1940-1945. Vescovi, preti e società alla prova della guerra, Morcelliana, Brescia 2005. P.  Zerbi Il beato cardinale Ildefonso Schuster e l’Università Cattolica, in: ‘Vita e Pensiero’, marzo 1996.

Alcuni archivi

(con documenti che riguardano anche Milano e la Cattolica,periodo bellico)

-Archivio Fondazione Centro di Documentazione Ebraica Contemporanea (Milano).

-Archivio Storico della Resistenza Bresciana e dell’Età Contemporanea (Brescia).

-Archivio Centrale dello Stato (Roma), Presidenza del Consiglio dei Ministri. Commissione per la pubblicazione delle liste dei confidenti dell’OVRA (1946-1947). Inventario online (elettronico).
buste 2 (numerate 10 e 11).

-http://progetti.unicatt.it/storico-fondi-conservati-presso-l-archivio-generale-carte-padre-carlo-da-milano.

Libri in PDF

Pietre d’inciampo a Milano

http://www.pietredinciampo.eu/milano/.

Ringraziamenti

Prof.ssa Maria Bocci, Ordinario di Storia contemporanea presso la Facoltà di Scienze della formazione dell’UCSC. Dott.ssa Velania La Mendola, ‘Vita e Pensiero’, Responsabile Comunicazione e Ufficio Stampa. Avv. Andrea Patanè, Direttore del Collegio Augustinianum. Dott. Nicola Gadaleta, Dipartimento di Storia, Università della Repubblica di San Marino. Prof. Paolo Trionfini, Direttore dell’Istituto per la Storia dell’Azione Cattolica e del Movimento Cattolico in Italia Paolo VI. Dott.ssa Simona Ferranti, dell’ISACEM (cit.). Dott. Daniele Clarizia, Presidenza Associazione ‘Agostini Semper’. Dott. Stefano Bodini, Storico, Biblioteca Padri Barnabiti di Milano.


[1] Il riconoscimento statale avvenne con il regio decreto 2 ottobre 1924, n. 1661.

[2] Adolf Hitler (1889-1945). Cancelliere del Reich  dal 1933. Führer della Germania  dal 1934 al 1945.

[3] Theodor Emil Saevecke (1911-2004).

[4]  Il servizio segreto delle SS  (Befehlshaber der Sicherheitspolizei und des SD, BdS). 

[5] Il 20 settembre 1943  venne costituito a Milano  il comitato militare del PCI. Nel mese di ottobre  tale organismo si trasformò in comando generale delle Brigate d’assalto Garibaldi (direzione: Luigi Longo e  Pietro Secchia).

[6] Tra il 10 e il 12 settembre 1943 l’Albergo venne occupato dalla divisione Waffen SS Adolf Hitler. Il 13 settembre  fu quindi requisito, circondato da barriere di filo spinato e illuminato da cellule fotoelettriche. Nell’edificio si insediò il comando della Sicherheitspolizei (SIPO-SD, Polizia di sicurezza), che comprendeva la GESTAPO, la Polizia Politica, la Kripo, la Polizia Criminale e il Sicherheitsdienst, il Servizio di Sicurezza delle SS. In questo stabile ebbe sede anche l’Ufficio IV B4, incaricato della persecuzione antiebraica.

[7] Cf anche: AS MI – Gabinetto di prefettura secondo versamento – busta n. 396 – fascicolo categoria 37: documento del 2/11/1944 “Appunti al Duce. Carceri giudiziarie” firmato da Mario Bassi.

[8] F. Fucci,  Spie per la libertà. I servizi segreti della Resistenza italiana,  Mursia, Milano 1983, p. 381.

[9] Francesco Colombo, detto ‘Franco’ (1899-1945).

[10] U. Munzi, Donne di Salò, Sperling&Kupfer, Segrate 1999.

[11] Furono in un primo tempo concentrati all’ultimo piano del IV. In seguito, aumentando il loro numero,   vennero allocati anche nei piani inferiori.

[12] Tommaso David (1875- 1959). Nato a Esperia (prov. di Frosinone).

[13] Carla Costa (1927-1980). Cf anche: Redazione, Carla, “volpe argentata” con Katia, Alba, Gianna, Mirella, in:  ‘Acta’ dell’Istituto Storico Repubblica Sociale Italiana, anno X, n. 3, (31) settembre – novembre 1996.

[14] Fonti: C.  Jadecola, La “vivace” avventura umana di Tommaso David,in: ‘Studi Cassinati’,n. 3, 2010. R. Festorazzi, Le volpi argentate,in: ‘Focus Storia’, n. 113, marzo 2016.

[15] Pietro Koch (1918- 1945).

[16] F. Costantini, I luoghi della memoria ebraica di Milano, Mimesis, Sesto San Giovanni 2016.

[17] Michela Fernanda Momigliano (1889-1992).

[18] Il dattiloscritto è oggi conservato nell’Archivio della Fondazione Centro di Documentazione Ebraica Contemporanea, Milano.

[19] Cf anche:  N. Moccia, Il male comune nella storia.  Le donne collaborazioniste processate a Milano dal1945 al 1947,Mimesis, Sesto San Giovanni 2018.

[20] Luca Ostéria (1905-1988).

[21] On. Ferruccio Parri (1890-1981). Politico (Partito d’Azione). Partigiano (‘Maurizio’). Primo presidente del Consiglio dei Ministri (governo di unità nazionale; 21.6.1945-10.12.1945). Cf anche: F. Aragona, Aspetti controversi della politica di Ferruccio Parri. Il caso della “Squadra Ugo” tra informazione istituzionale e spionaggio politico, in:  ‘Storia e Futuro’, Rivista di Storia e Storiografia on line, n. 52, aprile 2020.

[22] Cf anche: M. Bocci, La resistenza silenziosa in Università Cattolica, in: ‘Vita e Pensiero’, n. 3, 2020.

[23] Polizia segreta fascista.

[24] Nel complesso le incursioni effettuate su Milano e provincia furono centinaia.

[25] C. Bianchi Iacono, Aspetti dell’opposizione dei cattolici di Milano alla Repubblica Sociale Italiana, Morcelliana, Brescia 1998.

[26] Prof. Ezio Franceschini (1906-1983). Tra i suoi scritti storici cf anche: Il mio no al fascismo, in: ‘Vita e Pensiero’, fasc. 6, 1975.

[27] Sig.na Armida Barelli (1882-1952; venerabile). Dirigente nazionale Gioventù Femminile di A.C.. Vice-Presidente Generale dell’A.C..  Co-fondatrice dell’Ist. Missionarie della Regalità di NSGC., dell’Opera della Regalità di NSGC, e dell’Università  Cattolica. La Barelli fu la ‘cassiera’ dell’Ateneo. Ideò la ‘Giornata Universitaria’ per raccogliere fondi. Amministratrice dell’Editrice ‘Vita e Pensiero’ (Cattolica).

[28] Sui rapporti con il fascismo cf anche: M. Sticco, Una donna fra due secoli, OR, Milano 1983, p. 479s..

[29] Prof. Mario Apollonio (1901-1971): nel 1939 iniziò la sua collaborazione con la Cattolica; divenne Ordinario nel 1942.

[30] Card. Alfredo  Ildefonso Schuster (1880-1954; beato).

[31] S. Mengotto, Lombardia 1943-45: Gli Ebrei salvati dalle suore, in: ‘Azione Cattolica Ambrosiana’, 27 gennaio 2018 (sito on line).

[32] Lagebericbt n. 6 dell’l l febbraio 1944.

[33] Mons. Giuseppe Bicchierai (1898-1987).

[34] Mons. Ecclesio Terraneo (1887-1972).

[35] Don Eugenio Bussa (1904-1977). Organizzò (febbraio 1943) a Serina (Val Brembana) una casa di sfollamento per i bambini del rione.  Vi furono ospitati molti bambini ebrei. A. Losi, Don Eugenio Bussa, una vita per il sacerdozio, Greco&Greco Editori, Milano 2002.

[36] Don Carlo Gnocchi (1902-1956; beato). D. Corbetta, Ribelle per amore. Don Gnocchi nella Resistenza, Oltre edizioni, Sestri Levante 2015.

[37] Fra Giannantonio Agosti OFMCap (1886-1967).

[38] Fra Genesio Premazzi da Gallarate OFMCap (battezzato con il nome di Alessandro; 1896-1977).

[39] Fra Cecilio Maria OFMCap (Antonio Pietro Cortinovis; 1885-1984; venerabile).

[40] Don Paolo Liggeri (1911-1996).

[41] P. Davide Maria Turoldo OSM (1916-1992). Si laureò in Filosofia presso la Cattolica di Milano (1946).

[42] P. Camillo De Piaz OSM (1918-2010). Studiò Lettere moderne presso la Cattolica di Milano.

[43] Mons. Aristide Pirovano 1915-1997.

[44] A. Gentili B., Filosemitismo in padre Giovanni Semeria (1867-1931), barnabita, in: AA.VV., ‘I modernisti, gliebrei e l’ebraismo’, a cura di A. Botti, C. Facchini e P. Zanini, rivista ‘Modernism’, vol. 5, Morcelliana, Brescia 2019.

[45] P. Nazareno Marinelli di Perugia B. (1888-1966).

[46] P. Mario Salvadeo di Lomello B. (1921-2011). Cf anche: S. Bodini,  Le attività partigiane presso il Convento di San Barnaba a Milano, in: ‘Barnabiti Studi’, n. 35, 2018, pp. 289-303.

[47] Don Francesco Beniamino Della Torre SDB  (1912-1969).

[48] AA.VV., Le suore e la Resistenza, a cura di G. Vecchio, In Dialogo, Milano 2010.

[49] Sr Enrichetta Alfieri (1891-1951; beata).

[50] Madre Donata Castrezzati (1885-1967).

[51] Prof.ssa Fernanda Wittgens (1903-1957).

[52] Dott.ssa Adele Cappelli Vegni (1889-1976).

[53] Zina Tresoldi (1903-1990).

[54] Mariarosa Tresoldi (1885-1968).

[55] Angela Crippa Leoni (1893-1978?, nota come ‘prof.ssa Lina’).

[56] Gianni Mattioli (1903-1977). Cugino della prof.ssa Wittgens. Collezionista d’arte.

[57] Achille Malcovati (1897-1962).

[58] Dott. Giovanni Palatucci (1909-1945). Fu reggente della Questura di Fiume. Riconosciuto ‘Giusto tra le Nazioni’.

[59] P. Enrico Zucca (deceduto nel 1979).

[60] L. Luciani – G. Severino, Gli aiuti ai profughi ebrei ed ai perseguitati: il ruolo della Guardia di Finanza (1943-1945), II ediz.; Museo storico della Guardia di Finanza, Roma 2008.

[61] Avv. Giuseppe Sala (1886-1974). Già responsabile di A.C.. Presid. del Consiglio superiore lombardodella Società di S. Vincenzo de Paoli.

[62] Piero  Gnecchi  Ruscone (1902-1997). Il Patronato era in via Benvenuto Cellini 14 (Milano).

[63] Per iniziativa di Setti, respons. servizio protezione antiaerea, si costituirono nuclei partigiani che nel Politecnico avevano un deposito d’armi. 

[64] Don Andrea Ghetti (1912-1980).

[65] Giulio Cesare Uccellini (1904-1957). Nel 2017 i suoi resti vennero traslati nella cappella di San Giorgio, presso la Casa Scout (v. Marco Burigozzo 11), e tumulati sotto il pavimento,   accanto ai resti di ‘Baden’ (don Ghetti).

[66] Don Enrico Bigatti (1910-1960).

[67] Don Aurelio Giussani (1915-1977).

[68] Don Natale Motta (1910-1992).

[69] C. Bianchi Iacono, Aspetti dell’opposizione dei cattolici di Milano alla Repubblica Sociale Italiana, Morcelliana, Brescia 1998.

[70] Su questo punto cf anche:  Redazione, Schuster e la Milano antifascista, in: ‘ Avvenire’, martedì 4 ottobre 2011.

[71] Archivio Storico della Diocesi di Milano, Sezione Resistenza, fasc. Ghetti don Andrea, Rapporto GNR ai superiori, alla Legione Muti e alla Decima Mas, 31 febbraio 1945. Copia in Archivio Centro di Document. Ebraica Contemp. (Milano), Fondo Opera di Soccorso, serie 8°, fasc. OSCAR.

[72] Dr Giancarlo Brasca (1920-1979). Sui rapporti con p. Gemelli cf: P. Zerbi, L’uomo della preghiera, in AA.VV., ‘Giancarlo Brasca: nel XX anniversario della morte (1979- 1999)’, Vita e Pensiero, Milano 1999, pp. 17-28.

[73] Giuseppe Lazzati (1909-1986; venerabile). Si laureò in Cattolica in Lettere nel 1931.

[74] Gerhard Wolf  (1896-1971). Da non confondere con il generale delle SS Karl Wolff.

[75] Si rimanda a: C. Verga, V. Cagnoni, Le aquile randagie, Ed. Fiordaliso, Roma 2002, p. 56.

[76] P. Agostino Gemelli  ofm (al secolo Edoardo Gemelli; 1878-1959). Sacerdote. Francescano (Ordine dei Frati Minori). Medico. Psicologo.  Ordinario di psicologia. Accademico d’Italia. Oltre la  Cattolica, fondò l’Opera Impiegate (1912), l’Istituto delle Missionarie (1919) e dei Missionari (1928) dell’Opera  della Regalità di Nostro Signor Gesù Cristo. Nel 1929 con la Barelli fondò l’Opera della Regalità  all’interno delle Missionarie della Regalità di N.S.G.C. 

[77] Il riconoscimento giuridico dell’UCSC  condizionava il valore legale dei titoli rilasciati. Da questo fatto dipendeva la convenienza per gli studenti di iscriversi e l’impatto sociale dell’Ateneo.

[78] Mons. Francesco Olgiati (1886-1962). Libera docenza in Storia della filosofia (1924).  Insegnò: storia della filosofia moderna, filosofia, religione e pedagogia, e dal 1926-1927 anche filosofia del diritto. Ottenne (1930) la cattedra di Storia della filosofia moderna.  Professore ordinario (1933). Co-fondatore della Cattolica. Di questo Ateneo, durante la IIa Guerra Mondiale, nel 1943-1945, fu preside della facoltà di Lettere e Filosofia.

[79] Ludovico Necchi (1876-1930; venerabile). Medico. Coniugato. Padre di tre figli. Esponente dell’A.C.. Politico. Presid. Naz.le dell’Unione Popolare. Co-fondatore della Cattolica. Vi insegnò Biologia generale (facoltà di Filosofia).

[80] Ernesto Lombardo (1846-1935). Conte. Industriale del cotone. Uno dei maggiori benefattori dell’Università Cattolica del Sacro Cuore.

[81] Pio xi (Ambrogio Damiano Achille Ratti; 1857-1939). Il suo pontificato durò dal 1922 fino alla morte.

[82] Roma, Archivio Centrale dello Stato (ACS): Ministero dell’Interno. Direzione generale della Pubblica Sicurezza, Divisione Polizia Politica, cat. 1, busta 570 Gemelli padre Agostino. – La busta contiene 96 rapporti.

[83] Sui controlli delle autorità di polizia nei confronti del rettore cf: M. Bocci, Agostino Gemelli rettore e francescano. Chiesa, regime, democrazia, Morcelliana, Brescia 2003, pp. 115-157 – pp. 179-214.

[84] Manifestazione debolmente armata,  organizzata dal Partito Nazionale Fascista a sostegno  di Benito Mussolini (1883-1945).

[85] Su questo punto cf la testimonianza di Piergiorgio Frassati (1901-1925; beato). In:  A. Sicari, Ritratti di Santi, 2, Jaca Book, Milano 1991.

[86] Don Luigi Sturzo (1871-1959; servo di Dio). Sacerdote. Co-fondatore del Partito Popolare Italiano.

[87] Atti del VII Congresso Nazionale di Filosofia. Roma 26-29 maggio 1929, Casa Ed. d’Arte Bestetti e Tumminelli, Milano-Roma 1929, p. 386. M. Sticco, Padre Gemelli. Appunti per la biografia di un uomo difficile, Opera della Regalità, Milano 1975, p. 187.

[88] On. Balbino Giuliano (1879-1958). Massone. Aderì al fascismo. Deputato per il PNF (nel 1924 e nel 1929). Sottosegr. di Stato al Ministero della Pubblica Istruzione (1924-1925). Ministro dell’Educazione Nazionale del governo Mussolini (1929-1932). Impose ai professori universitari il giuramento di fedeltà al regime (dodici rifiutarono).

[89] Francesco Rovelli (1878-1964;sacerdote;  prof. di istituzioni di diritto pubblico presso la Cattolica), Giovanni Soranzo (1881-1963; prof. di storia medievale presso la Cattolica), Mario Rotondi (1900-1984;  civilista e commercialista; per evitare il giuramento ottenne il trasferimento da Pavia alla Cattolica), e p. Gemelli.

[90] Cf anche Rapporto dell’informatore n. 390. Milano, 1932 giugno 26. In: Roma, Archivio Centrale dello Stato: Ministero dell’Interno. Direzione Generale della P.S.. Divisione Polizia Politica cat. 1, busta 570 Gemelli padre Agostino (copia dattiloscritta)

[91] Affermazioni riportate anche da M. Bocci in:  Agostino Gemelli rettore e francescano …,  op. cit., p. 331.

[92] Mons. Giovanni Battista Montini (1887-1978). Il 13 dicembre 1937  divenne Sostituto della Segreteria di Stato. Il 1º novembre del 1954  Pio XII lo nominò arcivescovo di Milano.  Creato cardinale da Giovanni XXIII. Nel 1963 fu eletto Papa  (Paolo VI). Il suo pontificato durò fino alla morte.

[93] AUC, Gemelli, Corrispondenza, b. 50, f. 71, c. 675, 8 settembre 1934.

[94] AUC, Gemelli, Corrispondenza, b. 50, f. 72, c. 688, 25 settembre 1934.

[95] AUC, Gemelli, Corrispondenza, b. 53, f. 76, c. 723, 20 luglio 1934.

[96] Card. Gaetano Bisleti (1856-1937).

[97] Opera falsa, accentuatamente antisemita. Realizzata nei primi anni del XX sec.  nella Russia imperiale.

[98] Nota vaticana su una lettera  del p. Agostino Gemelli sui vincoli posti dal governo alla stampa cattolica, in: G. Sale, ‘Le leggi razziali in Italia e il Vaticano’, documenti, Jaca Book, Milano 2009, p. 206.

[99] “(…) Le pubbliche autorità, poi, non hanno alcuna potestà diretta sulle membra dei sudditi; quindi, se non sia intervenuta colpa alcuna, né vi sia motivo alcuno di infliggere una pena cruenta, non possono mai, in alcun modo, ledere direttamente o toccare l’integrità del corpo, né per ragioni « eugeniche », né per qualsiasi altra ragione” (Pio XII, Casti Connubii, II, 31 dicembre 1930).

[100] Avv. Stefano Mario Cutelli (nato nel 1902). Si iscrisse al PNF il  1° maggio del 1921 partecipando poi alla ‘marcia su Roma’.

[101] Archivio Università Cattolica, Gemelli, Corrispondenza, b. 79, f. 122, c. 1136.

[102] Su questo punto cf anche: lettera dell’avv. Mario Speroni al direttore del quotidiano ‘Varesenews’, 9 novembre 2016 (I professori che fecero il gran rifiuto al fascismo furono 18 e non 12).

[103] Fonte:  Testimonianza del prof. Ezio Franceschini, in: AA.VV., Storia dell’Università Cattolica del Sacro Cuore. Le fonti, a cura di A. Cova, I tomo, Milano 2007, p. 292.

[104] Prof. Vito Volterra (1860-1940).  Matematico. Cf anche A.C. Jemolo, ‎ Lettere a Mario Falco, tomo II (1928-1943),  a cura di M. Vismara Missiroli,  Giuffrè Editore, Milano 2010, p. 410.

[105] Enoch Peserico (1897-1978). Figlio di una Bassani. Cognato di Giuseppe Toffanin (1891-1980; amico di p. Gemelli), e fratello dell’ avv. Paolo Toffanin; 1890-1971).

[106] Prof. Rudolf Allers (1883-1963).

[107] Prof.ssa Carla Zawisch von Ossenitz (1888-1961). Docente di Anatomia, istologia ed embriologia.

[108]  I. Montanari, Agostino Gemelli psicologo.  Una ricostruzione storiografica,  EDUCatt – Ente per il Diritto allo Studio Universitario dell’Università Cattolica, Milano 2017, p. 20.

[109] Odaliso Galli era un  tecnico (uomo di fiducia di p. Gemelli) che lavorava nel Laboratorio di psicologia sperimentale dell’Università Cattolica di Milano.  Fin dall’inizio dell’attività fu lui a costruire gli apparecchi di ricerca e gli strumenti psicotecnici.

[110] Roberto Farinacci (1892-1945). Giornalista. Gerarca fascista. Fucilato nel 1945.

[111] G. Cosmacini, Gemelli, Rizzoli, Milano 1985,  p. 245.

[112] Prof. Cesare Luigi Eugenio Musatti (1897-1989). Psicologo. Psicoanalista. Cf  anche M. Fornaro, Sui rapporti tra Gemelli e Musatti, in: ‘Ricerche di Psicologia’, fasc. 4, 2013, pp.  437-448. 

[113] Su questo punto cf anche: R. Finzi , L’università italiana e le leggi antiebraiche, Editori Riuniti, Roma 2003.

[114] Gen. Raffaele Cadorna (1889-1973). Durante la lotta di  resistenza partigiana, assunse (luglio 1944)  il comando del Corpo Volontari della Libertà (formazione militare della Resistenza).

[115] NARA, RG.331, Education, box 1507, 10000/144/376, lettera di Cadorna a Gemelli, 10/05/1945.

[116] Cf anche:  F. Parri, Scritti 1915/1975, a cura di E. Collotti, G. Rochat, G. Pelazza Solaro, P. Speziale, Feltrinelli, Milano 1976, p. 145.

[117] Nella prima commissione che  trattò il caso Gemelli si fece rif. a una vicenda che riguardava due giovani comunisti attivi in Cattolica. Tali soggetti, in realtà, erano stati già individuati dalla Polizia Politica.

[118] Prof. Melchiorre Roberti (1879 -1961). Ordinario di Storia del diritto italiano.

[119] Prof. Giovanni Soranzo (1881-1963). Ordinario di Storia medievale e moderna.

[120] Si ricorda che Papa Ratti, quando era ancora monsignore a Milano, strinse amicizia con il rabbino capo Alessandro Elishà da Fano (1847-1935). Questi gli insegnò l’ebraico. L’ecclesiastico condusse anche i suoi allievi in sinagoga per ascoltare le lezioni del rabbino.

[121] Prof. Tullio Levi-Civita (1873-1941). Matematico e fisico. Nel 1938, per le leggi razziali, fu rimosso dall’insegnamento ed estromesso dalle accademie scientifiche nazionali.

[122] Prof. Vito Volterra (1860-1940). Matematico e fisico. Rifiutò il giuramento fascista.

[123] Il fisico Heinrich Hertz nacque ad Amburgo nel 1857.  Morì a Bonn  nel 1894, a soli 36 anni. Il nipote, Gustav Ludwig Hertz (1887-1975), ebbe il Nobel per la Fisica (1922). Quando i nazisti salirono al potere nel 1933, Hertz, a causa delle leggi  antiebraiche, fu costretto a dimettersi nel 1934 da direttore dell’Istituto di Fisica dell’Univ. di Charlottenburg (Berlino).

[124] Prof. Carlo Foà (1880-1971). Massone. Fisiologo, patologo, endocrinologo. Accademico d’Italia. Lasciò l’Italia nel 1938 a causa delle leggi razziali.

[125] Prof. Mario Donati (1879-1946). Chirurgo e accademico d’Italia. Nel  1938 a causa delle leggi razziali, nonostante si fosse battezzato, venne allontanato dalla Clinica Chirurgica della Regia Università di Milano (era il direttore). Si rifugiò in Svizzera. 

[126] Prof. Giorgio Todesco (1897-1958). Insegnò in vari Atenei.  Dal novembre del 1947 fu ordinario di Fisica sperimentale all’Università di Parma.

[127] Prof. Gino Sacerdote (1905-1997). Docente di Comunicazioni elettriche presso l’Istituto Elettrotecnico Nazionale ‘Galileo Ferraris’ di Torino.

[128] C. Aita, Chiesa e Società nella ‘Rivista del clero italiano’ (1920-1940). Cap. 8°: ‘I rapporti con i non cattolici’, tesi  di laurea, Università di Firenze, Firenze 2000.

[129] Mantenne l’incarico fino al 1951.

[130] Prof. Concetto Marchesi (1878-1957). Storico della letteratura latina. Fu relatore della tesi di laurea di Ezio Franceschini.

[131] F. Giannantoni, P. Brunetti, F. Busetto, I. Paolucci, Il Gruppo FRAMA. Il comunista Marchesi e il cattolico Franceschini nella Resistenza, in: ‘Triangolo Rosso’, nuova serie, anno XXIV, n. 1-2, ANED, Milano gennaio-marzo 2008, pp. 30-41.

[132] Marisa Scolari (1912-1989). Fece parte dell’Opera della Regalità.

[133] E. Franceschini, Uomini liberi. Scritti sulla Resistenza, a cura di F. Minuto Peri, Edizioni del Galluzzo, Firenze 1993. L’archivio di Ezio Franceschini sulla Resistenza. Regesto dei documenti, a cura di F. Minuto Peri, Edizioni del Galluzzo, Firenze 1993. L’archivio di Ezio Franceschini sulla Resistenza. Il carteggio del Gruppo Frama (1943-1945), a cura di F. Minuto Peri, Edizioni del Galluzzo, Firenze 1998.

[134] F. Giannantoni, Il ‘Gruppo FRAMA’. Il comunista Marchesi e il cattolico Franceschini …,  in:  op. cit.

[135] Prof. Francesco Vito (1902-1968). Dal 1935 fino alla morte fu ordinario di Economia Politica presso la Cattolica di Milano.

[136] E. Franceschini, La valle più bella del mondo, Vita e Pensiero, Milano 1994, p. 73s..

[137] Redazione, Università Cattolica: ricordo di Ezio Franceschini rettore dal 1965 al 1968, in: Servizio Informazione Religiosa (AgenSIR; on line),  13 dicembre 2006.

[138] P. Carlo da Milano (Domenico Varischi; 1903-1990).

[139] Fondata da p. Gemelli per mantenere i rapporti tra tutte le persone della comunità universitaria e continuare a diffondere i tradizionali valori dell’Ateneo nel mondo del lavoro e delle professioni.

[140] Per l’attività svolta dall’ufficio falsi di p. Carlo da Milano  cf:  E. Franceschini, I. L’Università Cattolica del Sacro Cuore nella lotta per la liberazione (8 dicembre 1945). II. Relazione della vita accademica (26 novembre 1945), Vita e Pensiero, Milano  1946. Testo ripubblicato in: ‘Storia dell’Università Cattolica del Sacro Cuore’,  vol. I, a cura di A. Cova, Vita e Pensiero, Milano 2007.Cf anche:  A.L. Carlotti (a cura), Il memoriale di padre Carlo, fonte autentica per la storia della Cattolica nella Resistenza, in: ‘Vita e Pensiero’, fasc. 6, 1975, pp. 90-107.

[141] Il Marianum (per studentesse) si trovava in via Necchi 1, vicino alla Cattolica. Venne poi trasferito in altra zona. Anche l’Augustinianum (per studenti) si trovava in via Necchi. Venne poi trasferito in altro luogo. Nel 1992 il rettore della Cattolica (Adriano Bausola)  decise di riportare l’Augustinianum in via Necchi, nell’antica sede del Collegio Marianum.

[142] P. Placido Cortese (1907-1944; Servo di Dio). Francescano conventuale. Difese i perseguitati del tempo. Tradito da due spie fu arrestato  (8 ottobre 1944). Venne  trasferito nei locali della GESTAPO di p.za Oberdan a Trieste. Torturato fino alla morte. La salma  fu forse cremata nella Risiera di San Saba.

[143] Il discorso rettorale nel quale venne descritto l’episodio del Marianum (protezione ebrei)  fu quello pronunciato dal prof. Franceschini l’8 dicembre 1945, in occasione dell’inaugurazione dell’anno accademico 1945-1946. E. Franceschini, I. L’Università Cattolica del Sacro Cuore nella lotta per la liberazione (8 dicembre 1945), op. cit.., p. 292.

[144] Ivi.  Due nominativi sono stati evidenziati in grassetto perché significativi.

[145]  Giuseppe Dossetti  (1913-1996; perfezionatosi in diritto romano alla Cattolica), Nilde Iotti (1920-1999; laureata alla Cattolica). M. Boneschi, Milano, l’avventura di una città. Tre secoli di storie,idee, battaglie che hanno fatto l’Italia, Ledizioni,  Milano 2014, p. 326.

[146] Pio XII (Eugenio Pacelli; 1876-1958; Venerabile). Il suo pontificato durò dal 1939 fino alla sua morte.

[147] G. Cosmacini, Gemelli, op. cit.,  p. 244.

[148] A.L. Carlotti, Il memoriale di padre Carlo, fonte autentica per la storia della Cattolica nella Resistenza, in : ‘Vita e Pensiero’, n. 6, 1975.

[149] Ad es. Emiliano (Emi) Rinaldini. Nato nel  1922. Ucciso nel 1945. Cf ‘La Civiltà Cattolica’, vol. 109, Edizioni  2585-2588, p. 77 (Il sigillo di sangue. Dal diario  di Emiliano Rinaldini, pp. 224, Brescia, La Scuola, 1956-1957).

[150] ‘Gemelli Agostino, O.F.M. rett. università cattolica del Sacro Cuore di Milano’, in:  L’Archivio della Commissione Soccorsi (1939-1958). Inventario. A cura di F. Di Giovanni  e G. Roselli, tomo 3, Città del Vaticano, Archivio Segreto Vaticano, 2019, pp. 107, 312, 908, 1009, 1071, 1111, 1203, 1223, 1302, 1355, 1475.

[151] P. Carlo Varischi, Relazione circa il contributo della Università Cattolica del Sacro Cuore alla lotta di Liberazione (1943-1945). Il fondo, conservato in Cattolica,  è costituito da due parti. I parte: relazione suddivisa in 18 paragrafi (la Cattolica nel biennio resistenziale). II parte: 58 allegati (relazioni, lettere, motivazioni di medaglie d’oro, notizie circa l’attività di professori, laureati e studenti della Cattolica).

[152] “Tutti i miei collaboratori si ricordino che agli occhi degli uomini io appaio come uno che ha fatto delle opere: queste non sarebbero né nate, né fiorite senza lo zelo, la pietà, l’intelligenza, e soprattutto la vita soprannaturalmente ispirata della signorina Barelli” (dal testamento di p. Gemelli).

[153] A. Gemelli, Il Francescanesimo, Porziuncola Edizioni, nuova ediz., Assisi 2001.

[154] Godefroid Kurth (1847-1916). Autore di numerose ricerche sull’Alto Medioevo.

[155] Si rimanda a: P. De Lucia, Gemelli, Rosmini e l’accusa di fenomenismo, in: ‘Divus Thomas’, Edizioni Studio Domenicano, Bologna 2011, vol. 114, fasc. 1, pp. 111-131.

[156] Termine che si ritrova nella spiritualità francescana.

[157] L’idealismo di questo tipo,  considerava la Religione come un momento dell’evoluzione dello spirito, fase  da superare con una successiva maturazione. Esso risultava quindi radicalmente antireligioso.

[158] On. Benedetto Croce (1866-1952).

[159] On. Giovanni Gentile (1875-1944).

[160] Dott. Felice Momigliano (1866-1924). Morì  suicida a Roma gettandosi da una finestra di casa e lasciando la moglie Augusta Torre, che aveva sposato nel 1919.

[161] Cf Enciclica Pascendi di Pio X (Giuseppe Melchiorre Sarto; 1835-1914). Pontefice dal 1903 fino alla morte.

[162] Giuseppe Boretti (1910-1938).

[163] Eugenio Giovanardi (1913-1986).

[164] Il Catechismo di Pio X (nato nel 1835; Pontefice dal 1903 al 1914; santo) del 1905. riaffermava il principio dogmatico agli artt. 169, 171 e 172.

[165] Sull’ebraismo rimaneva la visione di un popolo disperso, segnato da tragedie. Tra queste la Passio Christi. P. Gemelli ripeté tale interpretazione storica in una conferenza tenuta all’Università di  Bologna il 9 gennaio del 1939 (convegno sul chirurgo medioevale Guglielmo da Saliceto). Fonte: R. Università di Bologna, Annuario dell’Anno Accademico 1938-1939, pp. 107-115.

[166] Pio XI, Lettera Enciclica Quas primas, 11 dicembre 1925, AAS 17 (1925), pp. 593-610. 

[167] Filippo Turati (1857-1932). Fu tra i fondatori (Genova,  1892) del Partito dei Lavoratori Italiani. Questa formazione politica divenne poi  (Reggio Emilia, 1893) il Partito Socialista dei Lavoratori Italiani. Si arrivò infine (congresso di Parma, 1895) a una nuova denominazione: Partito Socialista Italiano.

[168] Concezione del mondo, della vita, e della posizione occupata dall’uomo.

[169] Sede della Procura generale militare della Repubblica presso la Corte di Cassazione.

[170] Legge sulla libertà di informazione. Emanata negli Stati Uniti il 4 luglio 1966.

[171] In qualità di consulente della commissione parlamentare che indagava sulle stragi nazi-fasciste.

[172] F. Giustolisi, L’armadio della vergogna, Nutrimenti, Roma 2004.

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