Abuso di potere: italiani ai domiciliari

Intervista di Carlo Mafera al prof. Massimo Crosti

Professore, torniamo a parlare dell’emergenza coronavirus. Cosa ne pensa della gestione della crisi, da parte del governo, dopo la conferenza del presidente del Consiglio di domenica scorsa?

Agli inizi di tutta questa vicenda mi pareva che il governo si stesse muovendo abbastanza bene, almeno rispetto ai governi di altri Paesi, ma, adesso, penso che le decisioni prese, soprattutto alla luce della conferenza stampa del presidente del Consiglio di domenica 26, siano veramente assurde. Si sta tenendo un Paese ai domiciliari, per usare un’espressione di Renzi, senza che si acquisti sul piano della salute pubblica. Ci troviamo di fronte a una vera e propria violazione dei diritti individuali.
Lei rivaluta Renzi?
Non si tratta di valorizzare o svalutare Renzi, si tratta di valutare le posizioni nella loro oggettività, e questa volta Renzi ha ragione. Come ha ragione la ministra Bellanova, come sa è un’esponente di Italia Viva, nell’intervista che ha rilasciato al “Corriere della Sera” proprio oggi. Dobbiamo convivere a lungo con il coronavirus. Che senso ha tenere ancora, di fatto, tutto chiuso? Si crea un danno enorme all’economia del Paese, senza guadagnare sensibilmente in sicurezza. Se si rispetta la Road Map del governo, alcune attività riapriranno il 1 giugno, di fatto tre mesi di chiusura, una vera condanna economica. E poi le distinzioni assurde. Si può andare a trovare i congiunti, ma se uno non li ha e ha amici, perché non può andare a trovare i propri amici? Che senso ha? Sono vere e proprie assurdità.
Le librerie sono state aperte da una settimana
Già, le librerie, ma, a parte il fatto che non tutte hanno aperto, e giustamente, perché c’è il deserto attorno, e non entra nessuno, a parte eccezioni, se le persone non si possono spostare, che senso ha aprirle? Non è che ci siano tante librerie, e per raggiungerle, bisogna muoversi, le librerie non sono come i supermercati o i negozi di alimentari, che si trovano nel proprio quartiere, a volte sotto casa. Su questo, è chiaro, c’è la mano del ministro Franceschini, ma si tratta, anche in questo caso, di decisioni estemporanee e prive di senso se collocate nel quadro delle decisioni complessive.
Pensa che il governo abbia ceduto alle preoccupazioni degli scienziati?
Di alcuni, non di tutti, le posizioni del mondo scientifico sono diverse, pensi a quelle dell’infettivologo Matteo Bassetti che critica le decisioni recenti, dicendo che il governo poteva e doveva osare di più. Io non sostengo che si dovesse riaprire tutto senza limitazioni, mi rendo conto delle preoccupazioni per la salute pubblica. Capisco la limitazione di muoversi soltanto all’interno della propria regione di appartenenza, a parte eccezioni per ragioni particolari, poche, pochissime, perché non è il momento di andare in giro per l’Italia. Capisco anche che a chi si sposta, all’interno della propria regione, almeno per il momento, come regola di sicurezza, si chieda, si imponga l’uso di dispositivi di sicurezza, tipo mascherine e altro. Ma una volta rispettate queste limitazioni e queste misure di sicurezza, cosa si può chiedere di più ai cittadini? Ma perché non ci si può muovere una volta che si è attrezzati per la sicurezza propria e quella altrui? Chiedere di più significa cadere in una sorta di arbitrio e di abuso nei confronti dei cittadini, non ho dubbi su questo.
Pensa che siamo fuori dall’emergenza?
Non lo so, certo qualche settimana fa la situazione era ben diversa, molto più preoccupante. Il punto vero è che si tratta di trovare una soluzione equilibrata fra due esigenze, quella della salute pubblica e quella economica. Stavolta mi pare che si sia trovata una soluzione squilibrata tutta a favore della prima a scapito della seconda. Questo in linea generale, perché, se approfondissimo, le cose diventerebbero più complicate. Potremmo dire che, per certi aspetti, quelle comunicate nella conferenza stampa di Conte, sono scelte che vanno non soltanto a danno delle esigenze economiche, ma anche della salute pubblica, perché tenere ai domiciliari i cittadini procura danni anche sotto questo aspetto. Dovremmo capire che la riuscita delle misure di contenimento dipenderà non da prolungamenti privi di senso, ma dal senso di responsabilità dei cittadini, che dovrebbero potersi muovere con tutte le cautele che la situazione richiede. E costringere tutti a casa, troppo a lungo, come sta avvenendo, può favorire comportamenti imprudenti, da parte dei cittadini, che mettono a rischio proprio quella salute pubblica che si vuole salvaguardare.
Dopo tutto quello che è successo in Lombardia si è andati nel panico un po’ tutti?
La mia impressione è che in Lombardia non si sia chiuso prima, malgrado le notizie che arrivavano di malattie e decessi, per pressioni di ambienti economici, lasciamo stare se è stato un errore a livello politico regionale o nazionale, lasciamo stare il rimpallino delle responsabilità tra i diversi livelli istituzionali. Le pressioni ci sono state a livello regionale e nazionale, la politica le ha subite, è successo quello che sappiamo, e la situazione è andata fuori controllo. Non bastano queste pressioni per spiegare quello che è successo in Lombardia, sia chiaro. In Lombardia c’è anche un problema di sanità territoriale, ma queste pressioni ci sono state. Adesso, il governo ha ceduto, per timore che si possano ripetere certe situazioni, alle pressioni di alcuni ambienti scientifici propensi a prolungare la chiusura.
Sembra che a premere per il prolungamento del Lockdown siano stati i ministri Speranza e Boccia...
Si, l’ho letto anche io. Certo, nella compagine governativa, le posizioni erano diverse. Quanto al ministro Boccia, chiede certezze alla scienza, dateci certezze inconfutabili, afferma, e non tre o quattro opzioni su ogni tema, senza certezze non c’è scienza, aggiunge. In una bella e articolata intervista, la senatrice a vita Elena Cattaneo riprende queste parole come esempio di smarrimento della politica, oltre che di non conoscenza su come procede la scienza, e tutto si può fare tranne che darle torto. La scienza, quando procede, restringe gli spazi dell’incertezza, ma la responsabilità della decisione spetta ai governanti, che non devono trincerarsi e deresponsabilizzarsi dietro a quello che dicono gli scienziati. Meno che mai adesso che gli scienziati stanno lavorando su un problema nuovo, stanno andando avanti velocemente, perché si stanno impegnando come più non potrebbero, ma margini di incertezza ci sono inevitabilmente. Sappiamo, tuttavia, una serie di cose. Sappiamo che dobbiamo convivere con il coronavirus, prima che ci sia il vaccino o una cura risolutiva, sappiamo che abbiamo dispositivi di sicurezza, sappiamo che le attività devono riaprire se non vogliamo finire sul lastrico. Non basta? Cos’altro vogliamo sapere di più per decidere?
Lei parlava di violazione dei diritti individuali, non le pare un po’ forte?
No, a questo punto, non mi pare forte. Non sto dicendo che le decisioni prese siano state prese con questo obiettivo, per carità, ma il risultato è questo. Come ricorda Sabino Cassese, neanche la più terribile delle dittature ha impedito ai cittadini di uscire di casa. Ha ragione Cassese, come ha ragione Wolfgang Schäuble a sostenere che la dignità delle persone viene prima della salvaguardia della vita. Le richiamo queste posizioni, e gliene potrei richiamare altre, per dire che la discussione è aperta, sempre più aperta su questo aspetto. Agli inizi, tutti ci si è preoccupati dell’emergenza sanitaria, ma, adesso, sempre di più, stanno emergendo altre preoccupazioni, ferme restando quelle precedenti, e si sta ampliando la riflessione su come tutta questa vicenda, meglio la gestione politica di questa vicenda, alteri la qualità del sistema democratico, diciamola così. Una riflessione che merita di essere portata avanti anche perché, al di la delle intenzioni dell’attuale governo, si sta creando un precedente pericoloso proprio nel campo della limitazione dei diritti individuali. Il tutto, in uno scenario storico-politico nazionale e internazionale, in cui, al di là delle dichiarazioni di facciata, c’è sempre meno interesse a difenderli e a promuoverli.

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