Nel giorno della memoria di Santa Bernadette(16 aprile), ecco la recensione di un bel libro di Alessandra Borghese dove l’autrice scoprì il carisma del nascondimento che rese santa e incorruttibile la mistica di Lourdes

Un bellissimo ricordo di una presentazione di un libro che testimonia la presenza reale di Maria in mezzo a noi

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Un altro libro su Lourdes, non ce ne sono già troppi in giro, direbbe chiunque. Eppure questo di Alessandra Borghese che ho incontrato il 20 marzo 2010 nell’ambito dell’iniziativa promossa dalla Libreria Editrice Vaticana “I venerdì di Propaganda” è veramente straordinario. Si legge tutto d’un fiato per la sua semplicità e soprattutto perché ti cala nella mistica atmosfera di Lourdes.

Il lettore infatti viene trasportato quasi magicamente in quei luoghi facendogli assaporare tutti i piccoli e grandi avvenimenti che succedono quotidianamente a Lourdes. E’ veramente un dono, un carisma si dice in linguaggio teologico, quello di Alessandra Borghese : trasmettere la fede con il linguaggio scritto. La sua paura, paventata anche durante la presentazione del libro di essere o diventare un’esibizionista della fede, è solo un’idea che qualche amica le ha suggerito a sproposito. Il grande Papa Giovanni Paolo II diceva sempre anche al suo predestinato successore “Non abbiate paura”. E così mi permetto anch’io di incoraggiare Alessandra Borghese di non aver paura. Il suo è un dono prezioso che non va nascosto, anzi. Il Vangelo afferma infatti che i talenti non vanno sotterrati e la fiaccola deve essere messa in alto perché faccia luce a tutti. In questo piccolo libro, edito da Mondadori nella collana “Best Sellers” ricavato dall’edizione precedente, è stato aggiunto un capitolo dove l’autrice parla con entusiasmo di Papa Benedetto XVI che conosceva già da quando Egli era ancora cardinale e mette in evidenza il suo pensiero quando cita un discorso fatto nel suo viaggio in Francia dove lei svolgeva il ruolo di giornalista accompagnatrice. Nelle ultime pagine riporta il fulcro del pensiero del Pontefice : “All’origine di tutte le cose non deve esserci l’irrazionalità ma la Ragione creativa, non il cieco caso, ma la libertà.” E ancora. “Se Egli non si mostra, noi comunque non giungiamo fino a Lui”. Ecco perché il cristianesimo, dice Alessandra Borghese, consiste innanzi tutto in un fatto : l’incontro con Gesù Cristo. Ma quello che più mi ha colpito in questo libro non è stato tanto il racconto, nel primo capitolo, della grazia ricevuta da un suo amico sacerdote accompagnato dall’autrice a Lourdes per immergersi nelle piscine dopo il suo risveglio dal coma in seguito ad un incidente automobilistico.

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E’ stata piuttosto la sua intuizione di andare a trovare proprio Bernadette a Nevers dove è sepolta. Alessandra Borghese l’ha vista completamente intatta. Il suo corpo era integro e sano come se lei dormisse, segno inequivocabile della sua santità. Ma lei ha affermato anche durante la presentazione, nella quale è stata splendidamente coadiuvata da Neria De Giovanni e alla presenza del Cardinale Archivista Raffaele Farina, che la santità di Bernadette non è dipesa solo dall’incontro con l’Immacolata Concezione, ma soprattutto dalla sua volontà di annientamento e nascondimento che ha praticato durante tutta la sua vita ritirandosi nel convento di Nevers dal 1858 fino al giorno della sua morte avvenuta per una crisi d’asma della cui malattia soffriva da tanti anni. Alessandra Borghese ha voluto così sottolineare il vero nucleo della fede che non è solo devozione e dolce misticismo (che pur ci vogliono durante i pellegrinaggi) ma è soprattutto la croce che ci fa centrare il nostro sguardo sul Cristo sofferente. Senza questo passaggio non si possono raggiungere le vette della fede. In effetti l’autrice ricorda che durante una delle Sue apparizioni, la Madonna aveva promesso a Bernadette la gioia e la felicità ma non in questa terra. E così è stato.

Durante la serata ho avuto il piacere di poter incontrare lo sguardo dell’autrice. Uno sguardo sereno e gioioso, espressione dell’incontro con Gesù di cui si diceva e ho avuto il piacere del suo autografo nella mia copia. Ma, più di ogni altra cosa, ho avuto la percezione impalpabile di una Presenza, quella di Maria. Sono ritornato indietro nel tempo di circa un anno quando il mio professore di teologia della scuola “Ecclesia Mater”, il grande don Gaetano D’agata , ci diceva a noi alunni : “Lourdes Lourdes … ma non dimenticate che la Madonna è qui tra noi, in mezzo a noi.” E ricordava Don Bosco che prima di morire avvertiva la Presenza di Maria proprio accanto a sé. Questo concetto mi rimase talmente impresso che da allora ho avuto come in dono tante occasioni per sperimentarlo. Non ultima questa quando il coordinatore del sito Flip (Free Lance International Press ), il dott. Virgilio Violo, mi ha segnalato questa serata nella quale ho potuto sentire impercettibilmente la dolce presenza di Maria e poi durante la lettura del libro. In particolare, in alcuni suoi passaggi come quello a pag. 69 dove il portiere dell’albergo Moderno(Io ti rendo lode, o Padre, perché hai rivelato queste cose ai piccoli”(Lc 10,21) , un certo René diceva di Bernadette “Lei ha sempre avuto la Grazia perché, seppure ignorante, ha insistito tanto per fare la comunione. Aveva intuito l’importanza di ricevere quel sacramento, pur senza conoscerlo. E’ quell’intuito tutto speciale riservato ai puri di cuore e agli umili” . E Alessandra conclude “Ho l’impressione che abbia capito l’essenziale” (come diceva il Piccolo Principe di Saint- Exupery “l’essenziale è invisibile agli occhi”). Non nel miracolismo si trova l’esperienza del divino ma nella quotidianità, anche quella di ricevere l’eucarestia nella propria parrocchia che spesso è vuota, forse anche per raggiungere mete mistiche scordandosi delle persone che ci sono accanto e che sono la nostra ostia quotidiana. Grazie Alessandra.

Carlo Mafera

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