Quando finiscono le parole e comunque il linguaggio verbale, inizia la danza …vale anche per gli animali …se ne parlava al ccp con Daniela Evangelista

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«Certe cose si possono dire con le parole, altre con i movimenti. Ma ci sono anche dei momenti in cui si rimane senza parole, completamente perduti e disorientati, non si sa più che fare. A questo punto comincia la danza».
Pina Bausch (Laurea Honoris Causa a Pina Bausch, Alma Mater Studiorum, Università degli Studi di Bologna, 25 novembre 1999, Facoltà di Lettere e Filosofia, Bologna 1999)

Dal sito:https://lacittaimmaginaria.com/coreutiche-riflessioni-il-racconto-del-movimento-interrogativi-sul-gesto-nella-danza/

La danza nel mondo occidentale, da sempre, veicola un messaggio, attraverso il connubio di una partitura musicale e coreografica diviene espressione artistica di idee, sentimenti, immagini. Alla base dell’arte coreutica vi è l’esecuzione del movimento corporeo, il corpo è per la danza lo strumento principale.

Questa arte è stata nel corso dei secoli impressa in diversi codici, ognuno dotato di una specifica grammatica, un esempio è la danza classica. Senza addentrarsi in territori distanti, come quello antropologico ed etnografico, si può ravvisare come alla base della danza, e fin nelle più fiorite decorazioni e variazioni ballettistiche, rimanga traccia del gesto. Il gesto è proprio quel movimento che permette la comprensione di qualcosa, esprime tacitamente un pensiero, un sentimento, un desiderio.

L’urgenza di significare, altro dal balletto classico, con un movimento libero è impellente nel Novecento, proprio quando nella danza il gesto diviene presenza importante; è molto evidente nella modern dance e nella post-modern dance, dove l’intenzione comunicativa della danza si basa su suggestioni emotive suscitate nello spettatore.

Questa urgenza di espressione trova poi strada in una delle forme più apprezzate dell’arte coreutica del XXI secolo, il Tanztheater di Pina Bausch (1940-2009). Il teatrodanza, che nasce negli anni Settanta del Novecento nel solco della danza espressionista tedesca degli anni ’20 e ’30, è conosciuto in tutto il mondo grazie alla compagnia del Tanztheater Wuppertal creata e diretta dalla Bausch. Difficile ridurre il concetto in poche righe ma si potrebbe descrivere il teatrodanza come un’espressione teatrale molto sfaccettata, fondata su una gestualità sfoltita quasi totalmente di ogni elemento che possa suggerire la presenza di una partitura coreografica, senza essere una traduzione delle parole in gesto, qui la voce, il corpo, lo stesso respiro dei danzatori sono i principali veicoli di espressività. Gli stilemi attraverso i quali il teatrodanza si esprime sono un fenomeno che, oramai, pervade l’ambito delle arti sceniche contemporanee dando vita a una serie variegata di prodromi e derivazioni.

Nelle esperienze odierne della danza, il corpo vivo dei danzatori e il loro vissuto, la trasmissione di sensazioni e l’uso di gestualità quotidiane, o inventate, arricchisce una comunicazione in cui lo spettatore è lasciato libero nella ricezione della narrazione coreutica. Alla base di spettacoli di teatrodanza vi è spesso un percorso personale di improvvisazione corporea, di sperimentazione con materiali eterogenei e, soprattutto, di consapevolezza espressiva del proprio movimento, in cui i danzatori sono lasciati liberi di creare.

La gestualità in questi spettacoli risulta essere uno dei principali elementi, può risultare sottile quanto esuberante, tutta personale quanto ben riconoscibile, diviene così un filo che racconta di un’evoluzione, di crisi da superare, di scambi e connessioni con l’altro, il tutto per affermare la propria identità in un ambiente vivo.

Proprio l’affermazione dell’individuo attraverso un percorso personale di ricerca di gesti e movimenti è l’aspetto più affascinante di questi spettacoli ma anche quello che potrebbe risultare più oscuro; la ricerca della gestualità, dell’espressività e della comunicazione è un processo che diventa valido solo se supportato da un’idea artistica solida e una volontà di comunicazione aperta ma non scontata nella forma.

L’evoluzione creativa della danza, dalla metà dello scorso secolo fino adesso, si è quindi spinta nei meandri della significazione volutamente equivocabile ma ricca di stimoli che suscitano numerose riflessione, proprio grazie alla ricerca coreutica che contempla gesto, espressività e movimento coreografato. Certamente coltivare la familiarità con questo tipo di spettacolo sarebbe d’aiuto allo spettatore che così acquisirebbe un’abitudine alla visione di spettacoli fuori dai canoni e una disposizione ricettiva aperta a una differente modalità comunicativa.

Pubblicazione su spv a cura di Carlo Mafera – rimovibile

Da https://lacittaimmaginaria.com/coreutiche-riflessioni-il-racconto-del-movimento-interrogativi-sul-gesto-nella-danza/

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