Otello & Desdemona al Teatro delle Muse fino al 1° marzo con la Compagnia dei Bardi

Questo pezzo teatrale, uno dei più celebri di Shakespeare: “Otello” che è stato ribattezzato “Otello e Desdemona” è particolare. L’inizio è un meta-teatro classico come “Rumori fuori scena” dove lo spettatore assiste a ciò che accade dietro le quinte. La scena, infatti, si apre con una breve prefazione della bravissima Anita Pusceddu  con un palcoscenico apparentemente in corso di allestimento per consentire le prove dell’Otello. Mimmo Strati che oltre ad essere il regista, interpreta Otello, presenta gli attori sul palco,che non sono vestiti in costume ma con abiti comuni. La compagnia inizia così le prove dello spettacolo, occupando  uno spazio scenico oltre il palco: gli attori recitano anche su parte della platea e Brabanzio sale fino in galleria a gridare la sua contrarietà al matrimonio di sua figlia Desdemona con il “Moro”.

 Gli attori paiono confondersi tra il testo originale e queste interruzioni imprevedibili. Ma questa mescolanza di temi e contenuti alla fine risulta meravigliosa e da un tocco di originalità al testo che ne risulta alleggerito. Tutto ciò grazie anche alla bravura degli gli attori in scena che riescono a passare dal teatro al meta-teatro con grande disinvoltura.

Nel secondo atto si ritorna nel testo originale e con gli attori vestiti con i costumi dell’epoca …. l’aspetto che risalta più di tutti sono i fantasmi dell’inconscio che esplorano i mille segreti di Otello. Ma, uno degli aspetti più interessanti del Moro  è quello politico, alla base del quale c’è poi tutto il risvolto psicanalitico . Otello è uno straniero acculturato. Uno che viene da fuori, diverso in tutto, fin dal colore della pelle, che però ha voluto e saputo accogliere in pieno la “civiltà superiore”. E scoppia il dramma della diversità  Musulmano si è fatto cristiano, combatte gli Ottomani, diventa un eroe della Serenissima, sposa la figlia del potente, uno dei migliori partiti della potentissima Venezia. E’ troppo per un extracomunitario ed è troppo per Jago. Davanti a quest’ apoteosi di un “nero” vincente, a Jago non resta che agire di astuzia per infiltrare nella mente di Otello il germe del sospetto. Il suo risentimento verso un essere “inferiore” che l’ha scavalcato in tutto, è totale. Jago intuisce che, dietro l’Otello trionfale, si nasconde un altro, fragile, insicuro, legato ad altre radici, barbare e rozze. Ed è lì che lui fa leva. E usa la parola ingannatrice per istillare il veleno dentro la mente di Otello. Ma la sua vittoria sarà una vittoria di Pirro perchè sarà smascherato, anche se, Eros e Thanatos, da lui violentemente suscitati avranno già procurato il dramma della morte dei due protagonisti.

Complimenti alla Compagnia dei Bardi per la simpatica e acuta rivisitazione.

Carlo Mafera

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