Se la Bellezza salverà il mondo come diceva Dostoevskij, andate allora nella Riserva di Capo Milazzo

“La bellezza salverà il mondo”: Dostoevskij ci dice come.

01/05/2014
DAL SITO/LINK https://leonardoboff.wordpress.com/2014/05/01/la-bellezza-salvera-il-mondo-dostoevskij-ci-dice-come/ – PUBBLICAZIONE SU SPV A CURA DI CARLO MAFERA – RIMOVIBILE

L’abbiamo imparato dai greci – e questa intuizione ha attraversato i secoli – che ogni essere, per differente che sia, possiede tre caratteristiche trascendentali (cioè sempre presenti; mentre situazione, spazio e tempo sono irrilevanti): ogni essere è unum, verum et bonum, voglio dire che gode di una unità interna che lo mantiene nell’esistenza; che è vero, perché si mostra così come di fatto è; buono, perché svolge bene il suo compito insieme agli altri aiutandoli a esistere e a coesistere.

Sono stati i maestri francescani medievali, come Alessandro di Hales e specialmente San Bonaventura che, prolungando una tradizione venuta da Dionigi Areopagita e da Sant’Agostino, hanno aggiunto all’essere un’altra caratteristica trascendentale: pulchrum, cioè bello. Basandosi sicuramente sull’esperienza personale di San Francesco che era un poeta e un esteta di eccezionale livello, che “nel bello delle creature vedeva il Bellissimo,” hanno arricchito la nostra comprensione dell’essere con la dimensione della bellezza.

Tutti gli esseri, anche quelli che ci sembrano schifosi, se li osserviamo con affetto, nei particolari e nell’insieme, presentano, ognuno a modo suo, una bellezza singolare se non proprio nella forma, certo nel modo come in loro tutto è articolato con equilibrio e armonia sorprendenti.

Uno dei grandi estimatori della bellezza è stato Fiodor Dostoevskij. La bellezza era così centrale nella sua vita, ci racconta Anselm Grun, monaco benedettino e grande spiritualista, nel suo ultimo libro “Bellezza: una nuova spiritualità della gioia di vivere” (Vier Turne Verlag 2014) che il grande romanziere russo andava almeno una volta all’anno a vedere la bellissima Madonna Sixtina di Raffaello. Rimaneva a lungo in contemplazione davanti a quella splendida figura. Questo fatto è sorprendente, dato che i suoi romanzi penetrano nelle zone più oscure e perfino perverse dell’animo umano. Ma quello che lo spingeva, in verità, era la ricerca della bellezza, e per questo ci ha lasciato la famosa frase: “La bellezza salverà il mondo” che appare nel libro “L’idiota”.

Nel romanzo I fratelli Karamazov approfondisce il problema. Un ateo, Ipolit, domanda al principe Mynski “in che modo la bellezza salverebbe il mondo”? Il principe non dice nulla ma va da un giovane di diciott’anni che sta agonizzando. Lì rimane pieno di compassione e amore finché quello muore. Con questo voleva dire: è la bellezza che ci porta all’amore condiviso con il dolore; il mondo sarà salvo oggi e sempre fin quando ci sarà questo gesto. E come ci manca, oggi!

Per Dostoevskij la contemplazione della Madonna di Raffaello era la sua terapia personale, perché senza di questa avrebbe disperato degli uomini e di se stesso, davanti ai tanti problemi che vedeva. Nelle sue opere ha descritto persone cattive distruttive e altre che vivevano immerse negli abissi della disperazione. Ma il suo sguardo, che metteva in rima amore con dolore condiviso, riusciva a vedere la bellezza nell’anima dei più perversi personaggi. Per lui il contrario di “bello” non era “brutto” ma utilitaristico, lo spirito di usare gli altri e così rubar loro la dignità.

“Sicuramente non possiamo vivere senza pane, ma anche esistere senza bellezza” è impossibile, ripeteva. Bellezza è più che estetica; possiede una dimensione etica e religiosa. Lui vedeva in Gesù un seminatore di bellezza. “Lui è stato un esempio di bellezza e l’ha impianta nell’alma delle persone affinché attraverso la bellezza tutti diventassero fratelli tra di loro”. Lui non si riferisce all’amore verso il prossimo; al contrario: è la bellezza che suscita l’amore e ci fa vedere nell’altro un prossimo da amare.

La nostra cultura dominata dal marketing vede la bellezza come una costruzione del corpo e non della totalità della persona. Così sorgono sempre più numerosi i metodi di operazioni plastiche e consumo di botox per rendere le persone più “belle”. Bellezze costruite, senz’anima. Se osserviamo bene, in queste bellezze fabbricate emergono persone con una bellezza fredda e con un’aura di artificialità incapace di diffondere luminosità. A questo punto fa irruzione la vanità, non l’amore perché la bellezza ha a che vedere con amore e comunicazione. Dostoiewski osserva ne ‘I fratelli Karamazov’, che un viso è bello quando tu percepisci che in esso stanno litigando Dio e il diavolo, intorno al bene e al male. Quando il bene vince, erompe la bellezza espressiva, soave, naturale e irradiante. Qual è la bellezza più grande? Quella del viso freddo, di una top model o il viso pieno di rughe e pieno di irradiazione di Irma Dulce di Salvador, (Bahia) o di madre Teresa di Calcutta? La bellezza è irradiazione dell’essere. Nelle due sorelle l’irradiazione è evidente, nella top model è impallidita.

Papa Francesco ha dato speciale importanza alla trasmissione della fede cristiana attraverso la via Pulchritudinis (la via della bellezza). Non basta che il messaggio sia buono e giusto. Deve essere anche bello, perché solo così arriva al cuore delle persone e suscita l’amore che attrae, (Esortazione La gioia del Vangelo, n.°167). La chiesa non persegue il proselitismo ma l’attrazione che viene dalla bellezza e dall’amore la cui caratteristica è lo splendore.

La bellezza è un valore in se stesso. Non è utilitarista. E’ come il sole che fiorisce per fiorire, poco importa se lo guardano o no, come dice il mistico Angelus Silesius. Trovatemi uno che non si lascia affascinare da un fiore che sorride gratuitamente all’universo! Così dobbiamo vivere la bellezza in mezzo a un mondo di interessi, scambi e mercanzie. Dunque essa realizza la sua origine sanscrita Bet-El-Za che vuol dire: “il luogo dove Dio brilla,”. Brilla dappertutto e fa brillare anche noi con il bello.

LeonardoBoff ha scritto A força da ternura, ed. Mar de idéias, Rio 2011.

Traduzione di Romano e Lidia Baraglia

La Florovegetazione della Riserva di Capo Milazzo, tipi di vegetazione

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La riserva del Capo di Milazzo è un bene prezioso nel momento in cui verrà istituita. Ci rivolgiamo ai ragazzi che si accostano alle ricerche scolastiche e a quanti ammirano questi luoghi. Questo, purtroppo, non è comprensibile ai molti cittadini milazzesi che vi si oppongono scioccamente, politici compresi,  poichè ignorano e non comprendono la ricchezza delle specie floro-faunistiche viventi nel territorio unico ed irripetibile del Capo. La Riserva del Capo è uno scrigno di specie vegetali, piante alofile rare, piante in estinzione, per es. il cardo pallottola che cresce solo a Milazzo, il limonium minutiflorium che cresce fra le rocce di Punta Messinese e piante medicinali da cui si estraggono tutt’ora principi farmacologici, per esempio la ” cipolla di mare”, la efedra, lo stramonio che usavano le nostre vecchie fattucchiere o ” majare”, che confezionavano un tempo filtri d’amore e facevano “impazzire” i ragazzi.

DAL SITO E LINK https://www.sitomilazziano.it/florovegetazione_capomilazzo2.htm – PUBBLICAZIONE SU SPV (BLOG)  A CURA DI CARLO MAFERA – RIMOVIBILE A RICHIESTA

Ma questa è un’altra storia.

Ringraziando per la preziosa collaborazione il WWF di Milazzo nella persona suo presidente, prof. dott. Giuseppe Falliti, facciamo tesoro del difficile lavoro  di ricerca  sugli aspetti di flovegetazione di Capo Milazzo, condotto da questa nobile associazione milazzese, riportando appresso una sintesi dello stessa fatica.

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Introduzione alla florovegetazione di Capo Milazzo

Vegetazione steppica

asphodelus fistolosusRiserva del Capo, asphodelus fistolosus,
pianta dai fiori bellissimi, fiorita verso la tarda
primavera, sui sentieri della Riserva di Capo
Milazzo, sulle scogliere di ponente.

In alcune stazioni, ove l’azione antropica ha inciso maggiormente nella degradazione della vegetazione, quindi su suoli particolarmente poveri e superficiali, sono state osservate delle praterie xerofile dominate da emicriptofite e da geofite da riferire ai Thero-Brahypodietea Br. -Bl. 19 47, sovente caratterizzate, fisionomicamente, da Cymbopogon hirtus.

Laddove il substrato è sottile e diviene frequente l’affioramento della roccia madre, domina I’Asphodelus macrocarpus che con l’A. fistolosus e varie altre geofite, fra cui alcune a più ampia valenza ecologica quale Scilla maritima nonché Iris sisyrinchium, I. planifolia e diverse orchidacee, formano paesaggi suggestivi per lo splendore dei colori che sono indice, altresì, di massima degradazione.

All’interno di queste formazioni erbacee discontinue si osservano, di tanto in tanto, alcuni elementi arbustivi xerofili quali Euphorbia dendroides, Artemisia arborescens, Asparagus acutifolius che timidamente tendono a colonizzare questi ambienti, ove le condizioni del suolo lo permettono. Inoltre, dove su un substrato roccioso si è venuto a depositare un sottile strato di terra che ha permesso la germinazione di semi di nanoterofite, di breve durata e che ricoprono in modo discontinuo aree di limitata estensione, sono stati osservati aggruppamenti dei Tubararietea guttati Br.-Bl. 1962.

Vegetazione alofila del Capo di Milazzo

Euphorbia dendroidesRiserva del Capo, arbusto di Euphorbia dendroides

Gli aspetti di vegetazione a macchia più o meno compatta divengono via via più frammentari avvicinandosi al litorale; nella fascia interessata dalla salsedine, si osserva un arricchimento in entità alofile proprie del litorale quali Cakile maritima, Inula chrytmoides, Crithum maritimum, Iotus creticus, ecc. che formano frammenti di vegetazione da riferire ai Crithmo-Limonietea Br.-Bl. L947.

Allontanandoci dalla zona direttamente influenzata dagli spruzzi dell’acqua salata si riscontrano, di tanto in tanto, formazioni sempre riferibili ai Crithmo-Limonietea Br.-Bl. 1947, dominati da Atriplex alimus var. gussoneana che costituiscono degli aspetti arbustivi legati a suoli con elevata concentrazione salina. Si tratta in genere di stazioni interessate dai venti marini e dalla salsedine che determinano un certo grado di alofilia.

Vegetazione rupicola

Le falesie calcaree ospitano una vegetazione rupicola, in alcune stazioni particolarmente rigogliosa con elementi degli Asplenietea rupestris (Meier) Br.-Bl. 1934 e degli Adiantetea, in altre più impoverita. Si tratta di vegetazione specializzata, adattata a condizioni ambientali sfavorevoli caratterizzate da suolo generalmente scarso, accumulato nelle fenditure e nelle anfrattuosità della roccia. Il microclima di queste stazioni è notevolmente influenzato dai venti che costantemente le investono. Nel corteggio floristico di questi aggruppamenti spesso vi fanno parte specie a distribuzione limitata (Endemiche).

Le specie che caratterizzano l’aspetto fisionomico di questi tipi vegetazionali presentano, solitamente, robusti apparati radicali ed apparati vegetativi bene adattati alle condizioni di xericità dell’ambiente.

Queste formazioni vegetali sono floristicamente dominate da Scabiosa cretica, (camefita fruticosa a portamento pulvini forme con distribuzione Steno-Mediterranea, considerata rara per la Sicilia da Pignatti, Flora d’Italia,l9B2); altre entità di particolare interesse sono: Seseli bocconi ssp. bocconi, Micromeria graeca (subendemica).Fra le caratteristiche delle unità sintassonomiche di riferimento che si possono osservare nella vegetazione delle falesie si rilevano Asplenium ceterach, Capparis spinosa, Parietaria lusitanica, Ficus carica, Umbilicus rupestriso Matthiola incana.

Vegetazione antropogena

La presenza dell’uomo e la diffusione delle colture, con le pratiche agronomiche che comportano, determinano l’eliminazione della vegetazione naturale per far posto ad una vegetazione di sostituzione definita “antropogena o sinantropica”, in quanto legata alle attività umane. Essa comprende sia la vegetazione propria degli ambienti colturali (vegetazione infestante) che quella degli ambienti tipicamente ruderali (Vegetazione nitrofilo-ruderale).

florovegetazione capo milazzo

Questi due complessi vegetazionali, legati a condizioni ambientali diverse, sono costituiti da tipi ben differenziati nel loro corteggio floristico. La vegelazione infestante è tipica degli ambienti colturali ben curati dal punto di vista agronomico, mentre la vegetazione ruderale si rileva, oltre che negli ambienti ad essa propri, anche in colture poco curate e negli ex coltivi durante i primi anni dell’abbandono colturale.

Pertanto, la vegetazione a carattere nitrofilo-ruderale viene anche a costituire un “termine di passaggio” tra la vegetazione infestante le colture e gli aspetti meno evoluti della vegetazione naturale (nei nostri ambienti le praterie steppiche xerotermofile).

Riserva del Capo, arbusto di Efedra nebroidea,
pianta medicinale che cresce a Capo Milazzo, da cui si estrae
l’efedrina che ha proprietà curative contro la bronchite,
come principio broncodilatatore in dosi opportune,
altrimenti è tossica!

efedra

Vegetazione infestante

Il paesaggio vegetale del pianoro situato sulla sommità del promontorio di Capo Milazzo è dominato dalle colture agrarie; esse sono costituite da uliveti e vigneti.

Queste colture arboree sono impiantate in suoli ben drenati ed a reazione neutra o debolmente acida; la notevole pressione antropica, per le pratiche agronomiche, determina una tipica vegetazione infestante in cui si rileva qualche differenza fra gli uliveti ed i vigneti, legata al maggior numero di lavorazioni al terreno eseguite nelle colture di vite.

Queste, pertanto, ospitano una vegetazione floristicamente più omogenea.  Anche nelle colture di Capo Milazzo si rileva la tipica alternanza stagionale evidenziata negli ambienti colturali siciliani. Nel periodo invernale – primaverile (il meno termofilo dell’anno),’la vegetazione che si osserva nelle colture è caratterizzata da Stellaria neglecta, Fumaria capreolata, Oxalis pes-capre, Ranunculus muricatus, Scrophularia peregrina, ecc. Si tratta di un aggruppamento da riferire al Fumario-Stellarietum neglectae. Maugeri 1979 dei Polygono-Chenopodietalia J.Tx. 196 I.

Questa vegetazione è una tipica associazione delle colture siciliane nel periodo dell’anno in cui si registrano le temperature meno elevate e le maggiori precipitazioni. Nella stagione estivo-autunnale si osserva una vegetazione completamente diversa caralterrzzata dalla presenza di Cyperus rotundus, Amaranthus graecizans, A. retroflexus, Portulaca obracea, Setaria verticillata, Amaranthus deflexus, Clperus esorlentus ssp. aureus, Datura stramonium.

Quest’aggruppamento è da riferire all‘Amarantho-Cyperetum rotundi Maugeri 1979 dell’Eragrostium Tx. Apud Slayn 1944, degli Eragrostietalia J.Tx. 1961. Durante i periodi tardo primaverile e tardo autunnale, nelle colture del territorio si possono osservare degli aspetti di transizione fra i due tipi stagionali. Pertanto, la vegetazione infestante è da aggruppamenti variamenti compenetrati da entità dei due diversi tipi stagionali.

Vegetazione ruderale

Col diminuire della pratiche colturali, nei coltivi s’insediano delle entità nitrofile tipiche delle formazioni ruderali. In particolare,al diminuire dell’ antropizzazione, al Fumario-Stellarietum neglecte Maugeri 1979 segue, sindinamicamente’ l’Hordeion Br.-Bl. (1931) 1947 (Brometalia rubenti-tectorii Rivas Martinez ed Izco L977). Si tratta di una vegetazione legata agli ambienti ruderali propriamente detti, dei coltivi e, in genere, in ambienti molto frequentati dall’uomo.

Essa può essere facilmente osservata tra la fine dell’inverno e l’inizio della primavera, anche in quelle colture che durante il periodo invernale richiedono poche lavorazioni,quali le colture arboree. In queste ultime, le lavorazioni effettuate in primavera determinano la soppressione degli aggruppamenti dell’Hordeion Br.Bl. (1931) 1947 che divengono frammentari, lasciando spazio alle associazioni infestanti del Polygono-Chenopietalia J.Tx.196l.

Specie tipiche dell’Hordeion Br.-Bl-(l931 1947 sono Hordeion murinum spp. leporinum, Lavatera cretica, Sisymbrium officinale, Koeleria gerardii, Carduus picnocephalus. L’Amarantho-Cyperetum rotundi Maugeri 1979 mostra, invece, rapporti sindamici con il Chenopodium muralis Br.Bl. (1931) 1936, entità tassonomica catatterizzata da una maggiore xerotermofilia rispetto alla precedente; essa si manifesta, pertanto, nel periodo estivo. Specie peculiari del Chenopodium muralis sono: Chenopodium murale, Conyza bonariensis, Chenopodium opulifolium, Ecballium elaterium, Chenopodium album ssp’ album.   Infine, negli ambienti meno antropizzali, sono stati osservati aggruppamenti da riferire all’Echion-Galactition tomentosae O. de Bolos e R. Marinier 1969.

Questi, che in sicilia sono maggiormente frequenti nei territori a clima termomediterraneo, si rinvengono nel periodo invernale-primaverile; essi sono diffusi ai bordi delle stradelle e dei coltivi, in quelle stazioni ove sia limitata l’azione antropica e la nitrofilia. Dal punto di vista sinecologica, le associazioni dell‘Echion-Galactition tomentosae O. de Bolos e R. Marinier 1969 occupano una posizione intermedia tra l’Hordeion Br.-Bl. (1931) 1947 e i Thero-Brachypodietea Br.-Bl. 1947, differenziandosi dal primo per una minore nitrofilia e dai secondi per una maggiore frequenza di terofite.

L’alleanza di Echion-Galactition tomentosae O. de Bolos e R. Marinier 1969, da un punto di vista sindinamico, può considerarsi, infatti, il sintaxon più lontano dagli aggruppamenti caratteristici delle colture e, nello stesso tempo, I’aspetto più antropizzato della steppa.

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