La stabilizzazione del precariato: un documento del Senato e un video significativo su una realtà locale

Legislatura 17ª – Dossier n. 171

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Articolo 20
(Superamento del precariato nelle pubbliche amministrazioni)

Il comma 1 prevede che le amministrazioni, al fine di superare il precariato, ridurre il ricorso ai contratti a termine e valorizzare la professionalità acquisita dal personale con rapporto di lavoro a tempo determinato, possono, nel triennio 2018-2020, in coerenza con il piano triennale dei fabbisogni di cui all’articolo 6, comma 2, e con l’indicazione della relativa copertura finanziaria, assumere a tempo indeterminato personale non dirigenziale che, alla data di entrata in vigore del presente decreto, possegga tutti i seguenti requisiti:

a) sia in servizio con contratti a tempo determinato presso l’amministrazione che procede all’assunzione;

b) sia stato già selezionato dalla medesima amministrazione con procedure concorsuali;

c) abbia maturato alle dipendenze dell’amministrazione che procede all’assunzione almeno tre anni di servizio, anche non continuativi, negli ultimi otto anni.

Il comma 2 prevede che nello stesso triennio 2018-2020, le amministrazioni, possono bandire, in coerenza con il piano triennale dei fabbisogni di cui all’articolo 6, comma 2, e fermo restando la garanzia dell’adeguato accesso dall’esterno, previa indicazione della relativa copertura finanziaria, procedure concorsuali riservate, in misura non superiore al cinquanta per cento dei posti disponibili, al personale non dirigenziale che, alla data di entrata in vigore del presente decreto, possegga i seguenti requisiti:

a)sia in servizio con contratti di lavoro flessibile presso l’amministrazione che bandisce il concorso;

b)abbia maturato alle dipendenze dell’amministrazione che bandisce il concorso almeno tre anni di servizio, anche non continuativi, negli ultimi otto anni.

Il comma 3 stabilisce che le predette risorse sono calcolate in misura corrispondente al loro ammontare medio nel triennio 2015-2017, a condizione che le medesime amministrazioni siano in grado di sostenere a regime la relativa spesa di personale, previa certificazione della sussistenza delle correlate risorse finanziarie da parte dell’organo di controllo interno.

Il comma 4 prevede che le disposizioni di cui ai commi 1 e 2 non possono essere applicate dai comuni che in ciascuno degli anni del quinquiennio 2012-2016 non hanno rispettato i vincoli di finanza pubblica. In particolare, le regioni a statuto speciale, nonché gli enti territoriali ricompresi nel territorio delle stesse, possono applicare il comma 1, elevando ulteriormente i limiti finanziari per le assunzioni a tempo indeterminato ivi previsti, anche mediante l’utilizzo delle risorse appositamente individuate con legge regionale dalle medesime regioni che assicurano la compatibilità dell’intervento con il raggiungimento dei propri obiettivi di finanza pubblica, derivanti da misure di revisione e razionalizzazione della spesa certificate dagli organi di controllo interno.

Il comma 5 prevede che fino al termine delle procedure di stabilizzazione è fatto divieto alle amministrazioni interessate di instaurare ulteriori rapporti di lavoro flessibile.

Il comma 6 conferma la validità delle disposizioni concernenti le procedure di mobilità in atto.

Il comma 7 afferma che le disposizioni citate non si applicano comunque agli incarichi a contratto presso gli enti locali, di cui agli articoli 90 e 110 del T.U.E.L., né al personale impiegato negli uffici di diretta collaborazione, al quale si applicano, per ciò che attiene al regime e alla durata, le specifiche previsioni dell’articolo 14 del d.lvo n. 165 del 2001.

Il comma 8 stabilisce che le amministrazioni possono prorogare i corrispondenti rapporti di lavoro flessibile con i soggetti che partecipano alle procedure di cui ai commi 1 e 2, fino alla loro conclusione, nei limiti delle risorse disponibili ai sensi dell’articolo 9, comma 28, del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78.

Il comma 9 prevede che la disciplina sopra illustrata non si applica al reclutamento del personale docente, educativo, amministrativo, tecnico e ausiliario (ATA) presso le istituzioni scolastiche ed educative statali, né si applicano alle Istituzioni dell’alta formazione artistica, musicale e coreutica. Anche per gli enti pubblici di ricerca rimane ferma la propria disciplina speciale.

Il comma 10 prevede, per il personale medico, tecnico-professionale e infermieristico del Servizio sanitario nazionale, che continuano ad applicarsi le disposizioni di cui all’articolo 1, comma 543, della legge 28 dicembre 2015, n. 208, la cui efficacia è prorogata al 31 dicembre 2018 per l’indizione delle procedure concorsuali straordinarie, al 31 dicembre 2019 per la loro conclusione, e al 31 ottobre 2018 per la stipula di nuovi contratti di lavoro flessibile ai sensi del comma 542 della legge 28 dicembre 2015, n. 208.

La RT reca disposizioni per il superamento del precariato nelle pubbliche amministrazioni. Ivi, in particolare, si prevede che le amministrazioni, al fine di superare il precariato, ridurre il ricorso ai contratti a termine e valorizzare la professionalità acquisita dal personale con rapporto di lavoro a tempo determinato, possano, nel triennio 2018-2020, in coerenza con i propri fabbisogni e con l’indicazione della relativa copertura finanziaria, assumere a tempo indeterminato personale non dirigenziale che possegga i requisiti nel medesimo articolo.

La RT ribadisce sul comma 3 che ivi si specificano le risorse che possono essere destinate alla copertura finanziaria di quanto stabilito dall’articolo. In particolare, si prevede che, ferme restando le norme di contenimento della spesa di personale, le pubbliche amministrazioni possano elevare gli ordinari limiti finanziari per le assunzioni a tempo indeterminato previsti dalle norme vigenti, al netto delle risorse destinate alle assunzioni a tempo indeterminato per reclutamento tramite concorso pubblico, utilizzando, a tal fine, le risorse previste alla copertura dei contratti di lavoro flessibile nei limiti di spesa di cui all’articolo 9, comma 28, del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito dalla legge 20 luglio 2010, n. 122.

Conferma poi che l’importo massimo delle risorse destinabili alla stabilizzazione del personale è calcolato in misura corrispondente al loro ammontare “medio” stanziato in bilancio nel triennio 2015-2017, a condizione che gli organi di controllo interno certifichino l’effettiva sussistenza in via permanente delle correlate risorse finanziarie poste a copertura, e che le amministrazioni stesse provvedano alla contestuale e definitiva riduzione del valore di spesa previsto per le forme di lavoro flessibile.

Le procedure previste dall’articolo, pertanto, non determinano nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica in quanto la facoltà di stabilizzare è disposta a valere delle risorse già disponibili ai sensi della legislazione vigente e destinate – nel rispetto dei limiti definiti dall’articolo 9, comma 28, del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, e, per gli enti, anche dalla stabilità delle fonti di copertura, alla spesa di personale con rapporti di lavoro flessibile. Per i Ministeri la verifica della sussistenza a regime della necessaria copertura finanziaria è effettuata con riferimento alle autorizzazioni di spesa previste a legislazione vigente di natura permanente. La definitiva riduzione della possibilità per le amministrazioni di attivare nuovi contratti di lavoro flessibile, determinata dalla conseguente e definitiva riduzione del limite di spesa destinabile all’attivazione di rapporti a tempo determinato, è garanzia di invarianza della spesa complessiva.

In altri termini, la definitiva riduzione dell’entità della spesa destinabile alle forme di lavoro flessibile, la quale ha caratteristiche di ricorrenza e continuità ed è attualmente destinata a bisogni stabili della amministrazioni, fa sì che la spesa complessiva dell’amministrazione, non aumenti ma resti compresa nel valore complessivo previgente alla stabilizzazione.

La RT conferma poi che le summenzionate disposizioni non possono essere applicate dai comuni che, per ciascun anno del quinquennio 2012-2016, non hanno rispettato i vincoli di finanza pubblica previsti per loro dalla legislazione vigente.

Le regioni a statuto speciale, nonché gli enti territoriali ricompresi nel territorio delle stesse, potranno applicare il comma 1, elevando ulteriormente i limiti finanziari per le assunzioni a tempo indeterminato ivi previsti, anche mediante l’utilizzo delle risorse appositamente individuate con legge regionale dalle medesime regioni che assicurano la compatibilità dell’intervento – con il raggiungimento dei propri obiettivi di finanza pubblica – derivanti da misure di revisione e razionalizzazione della spesa certificate dagli organi di controllo interno.

In merito al comma 7 la RT sottolinea che fino al termine delle procedure dì stabilizzazione è fatto divieto, in ogni caso, alle amministrazioni interessate di instaurare ulteriori rapporti di lavoro flessibile, limitatamente alle professionalità interessate dalle predette procedure.

Sul comma 8, evidenzia che le amministrazioni possono, tuttavia, prorogare i rapporti di lavoro flessibile con i soggetti che partecipano alle procedure di stabilizzazione fino alla loro conclusione, nei limiti delle risorse disponibili ai sensi dell’articolo 9, comma 28, del decreto-legge 78/2010, già usato per le medesime finalità.

Quanto al comma 10, per il personale ivi richiamato medico, tecnico-professionale e infermieristico del Servizio sanitario nazionale, la RT conferma che continuano ad applicarsi le disposizioni di cui all’articolo 1, comma 543, della legge 28 dicembre 2015, n. 208, la cui efficacia è prorogata al 31 dicembre 2018 per l’indizione delle procedure concorsuali straordinarie, al 31 dicembre 2019 per la loro conclusione, e al 31 ottobre 2018 per la stipula di nuovi contratti di lavoro flessibile ai sensi del comma 542 della legge 28 dicembre 2015, n. 208

Al riguardo, considerando che la prevista facoltà di stabilizzazione nel triennio 2018/2020 del personale precario, da parte delle pubbliche amministrazioni, dovrà necessariamente espletarsi nell’ambito dei vincoli assunzionali previsti dalla legislazione vigente per i singoli comparti e settori di riferimento, sarebbe utile un quadro dettagliato della platea di lavoratori a tempo determinato in possesso dei requisiti ivi previsti dalla norma. Andrebbero poi fornite più precise indicazioni in merito al comma 3, sulla prevista “indisponibilità” delle risorse per contratti a tempo determinato o contratti di collaborazione coordinata e continuativa, sulla base del costo medio sostenuto per i contratti a t.d. nel triennio 2015/2017. A tale proposito, si rammenta che ai sensi dell’articolo 17, comma 7, della legge di contabilità, le disposizioni in materia di pubblico impiego sono corredate da un quadro analitico di proiezioni finanziarie almeno decennali, nonché di dati sul numero dei destinatari, costo unitario, automatismi diretti e indiretti.

In particolare, la norma impone alle amministrazioni di prevedere nei propri bilanci la contestuale e “definitiva” riduzione di tale valore di spesa dal tetto di cui all’articolo 9, comma 28, del decreto-legge n. 78/2010 (spesa per contratti a t.d., co.co.co., per non più del 50 per cento della spesa sostenuta nel 2009). A tale proposito, va valutata la sostenibilità di un divieto definitivo di ricostituire spese per lavoro “flessibile”, a fronte di eventuali necessità di carattere temporaneo che potrebbero palesarsi in futuro.

Chiarimenti sarebbero opportuni anche sul comma 4 che consente alle regioni a statuto speciale e ai loro enti territoriali di elevare i limiti finanziari per le assunzioni senza dettare vincoli stringenti di copertura, menzionando soltanto come possibilità (“anche”) quella di utilizzare risparmi certificati da organi di controllo interno.

Ed ecco il video prodotto da Pietro Lo Miglio e Antonio Messina del Movimento per l’attuazione dello Statuto Siciliano

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