Checco Zalone si mette nei panni di un immigrato nel suo ultimo film “Tolo Tolo”

Trama tratta da Wikipedia – Pierfrancesco Zalone, detto Checco, rifiutandosi di percepire il reddito di cittadinanza in quanto disoccupato, apre nel suo paese, Spinazzola, un improbabile ristorante giapponese chiamato “Murgia&Sushi”, ma dopo appena un mese dall’apertura viene travolto dai debiti, con il fisco che gli pignora il locale e lo costringe alla chiusura: per sfuggire ai creditori decide di scappare in Africa, dove trova lavoro come cameriere in un lussuoso villaggio turistico del Kenya. Qui fa amicizia con Oumar, anche lui cameriere e appassionato della cultura italiana, molto più acculturato ed intelligente del protagonista. Checco si innamora inoltre della giovane Idjaba e fa amicizia con suo figlio Doudou.

Nel paese scoppia improvvisamente una guerra civile, con i terroristi che attaccano e distruggono il villaggio turistico, ma Checco sembra totalmente inconsapevole della drammatica situazione in cui si trova, preoccupandosi solo di cosmetici, dei suoi abiti firmati e delle telefonate delle sue due ex-mogli (che ritiene essere ancora peggio dei terroristi), arrabbiate con lui perché se ne è andato lasciando la famiglia in una difficile condizione economica e con tutte le proprietà pignorate, e di tutti i suoi creditori.

Checco e Oumar si rifugiano nel villaggio di cui Oumar è originario, ma anch’esso viene attaccato dai terroristi, spingendo Oumar a decidere di emigrare in Europa. Checco decide quindi di accompagnare Oumar, Idjaba, Doudou e altri migranti nel loro viaggio, tornando clandestinamente in Europa e pianificando di rifugiarsi a casa di un cugino nel paradiso fiscale del Liechtenstein invece che tornare in Italia. Intanto i familiari di Checco sperano invece che non torni in Italia e che anzi muoia negli attentati, così da ricevere un risarcimento e annullare i suoi debiti.

Dopo aver creato involontariamente diversi ostacoli al viaggio dei migranti, tra cui far scoprire alle autorità che non hanno documenti, Checco comincia a sentirsi uno di loro e vende i suoi vestiti per trovare il tantissimo denaro richiesto per il viaggio. I quattro protagonisti si ritrovano poi ad attraversare a piedi il deserto del Sahara, in quanto Checco era sceso dal veicolo su cui viaggiavano, nel vano tentativo di farsi aiutare da due convogli dell’esercito italiano in avvicinamento. Di fatto, i militari, lì in zona per ragioni logistiche, lo scambiano per un migrante africano e lo ignorano totalmente, dopo avergli lanciato contro anche una granata di avvertimento. La carovana era quindi ripartita senza aspettarlo, e Doudou, ormai affezionato a Checco, era sceso a sua volta per non lasciarlo da solo, facendosi seguire a catena anche da Idjaba e Oumar.

Durante il viaggio nel deserto incontrano Alexandre Lemaitre, un giornalista francese che documenta le tragedie dei migranti, ma lavora anche come modello, pubblicizzando i cosmetici preferiti di Checco. Alexandre dà loro un passaggio in auto fino ad un albergo, dove li fa alloggiare a sue spese e prova a intervistare e corteggiare, senza successo, Idjaba.

Il giorno dopo, Oumar dice ad Alexandre di portarli a quello che descrive come un luogo dove potrà documentare le barbarie a cui i migranti sono sottoposti. Giunto in Libia, il gruppo viene sequestrato dai trafficanti di migranti, e si scopre che Oumar ha venduto i suoi compagni per pagare a se stesso il viaggio, non avendo alcuna intenzione di fallire. Alexandre viene liberato dopo aver telefonato alle autorità francesi, che hanno pagato un riscatto, mentre Checco, dopo gli inutili tentativi di contatto con vari suoi concittadini illustri, tra cui un suo cugino, ovvero l’ex governatore della PugliaNichi Vendola, ormai ritiratosi a vita privata in campagna, che gli fa capire, nella sua solita maniera forbita, di non fare favoritismi, non riceve alcun aiuto dall’Italia. In una ribellione generale dei migranti rinchiusi, Checco, Idjaba e Doudou riescono a scappare dalla prigione e a raggiungere la costa, dove Idjaba affida Doudou a Checco, svelando che il bambino in realtà non è suo figlio e lo stava solo accompagnando, dopo una promessa fatta alla madre di Doudou, sua compagna d’armi morta tempo prima, e dichiarando di dover tornare al suo Paese.

Checco e Doudou salgono su un barcone diretto in Italia, che dopo un giorno di viaggio viene travolto da un’onda anomala causata da una burrasca e naufraga; il gruppo viene salvato da una nave di una ONG, che viene inizialmente bloccata al largo delle coste italiane e poi autorizzata dal presidente del consiglio italiano Luigi Gramegna, un vecchio conoscente di Checco, un nullafacente senza arte, né parte, anch’esso proveniente da Spinazzola, che ha avuto una rapidissima carriera in politica, a sbarcare dopo aver concordato con il resto dell’Unione Europea una redistribuzione in base ai chilogrammi di peso dei migranti. Nella surreale “lotteria” a bordo dell’imbarcazione, il gruppo di Checco se la batte con l’altro gruppo di immigrati rimasto per sapere chi dei due andrà in Italia e chi nel tanto agognato Liechtenstein. Con sommo rammarico dell’imprenditore fallito, il suo gruppo si accaparra l’ingresso nel Bel Paese. Allo sbarco nel porto diMonopoli i migranti vengono accolti sia da cortei pro-accoglienza che da proteste contro di loro, e le ex mogli di Checco, lì presenti, una in un gruppo e una nell’altro, lo vedono scendere tra gli altri migranti e, abbandonando le loro ideologie contrapposte, si abbracciano disperate, al pensiero che i debiti contratti dal loro ex compagno ritorneranno attivi. Nel frattempo la famiglia di Checco si vede nuovamente negato il risarcimento per la sua morte, che gli era stato inizialmente concesso in quanto Checco era stato erroneamente creduto morto in Africa.

 

Checco accompagna quindi Doudou a Trieste, dove il ragazzino incontra il suo vero padre, insieme ad altri migranti che Checco aveva conosciuto in Kenya, tra i quali vi è un dottore immigrato che, dopo aver soccorso Checco sulla carovana nel Sahara, a seguito di uno dei suoi improvvisi “attacchi di fascismo”, utilizza la frase detta in quell’occasione dall’italiano, che afferma che “Il fascismo è come la candida, con il sole e lo stress viene fuori”, per scrivere un libro e diventa uno scrittore di successo. Idjaba ricompare alla fine e sembra dirigersi in abito da sposa verso Checco, coronando il suo sogno d’amore, ma si scopre che è solo una scena recitata all’interno del film neorealista diretto da Oumar. Con il termine delle riprese, arriva Gramegna, divenuto addirittura commissario europeo, e ordina di far rimpatriare tutti gli immigrati presenti nel cast, e Checco, dimostrando totale menefreghismo nei confronti dei temi trattati nel film appena girato, concorda con il suo concittadino e promette ai bambini che sarebbe tornato in Africa per fornire loro i permessi di soggiorno.

Checco Zalone tocca tutti i temi forti sull’immigrazione : il Razzismo interpretando con ironia le frasi e la postura del duce, la difficoltà economica degli stessi italiani, la difficoltà dell’accoglienza indiscriminata. La buona volontà degli italiani. La loro concretezza e ruvidità e infatti Checco Zalone ricorda molto la figura di Alberto Sordi nel film Riusciranno i nostri eroi a ritrovare l’amico misteriosamente scomparso in Africa?, film di Ettore Scola del 1968, con Nino Manfredi, Bernard Blier e  appunto Alberto Sordi. E poi alla fine una visione universalista dell’umanità: non è colpa dei bambini di colore se sono nati in Africa. Sono sempre bambini e in fondo siamo tutti fratelli anche se questa fratellanza è dura da gestire e da accogliere. Si alla fine c’è un concerto dove la pizzica viene contaminata dai ritmi africani a riprova che tutte le culture sono assimilabili e possono convivere. Ci vuole soltanto un pizzico di buona volontà da parte di tutti i popoli europei che, nella scena finale si spartiscono il numero degli immigrati.

Pubblicazione a cura di Carlo Mafera blogger del SPV

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