1° gennaio, nella 53esima giornata per la pace, ecco alcune iniziative per il dialogo internazionale negli anni del secondo dopo guerra, realizzate dal Venerabile Giorgio La Pira

Alcune azioni per la pace di Giorgio La Pira

di Carlo Mafera

Nell’aprile del ’65 per iniziativa di La Pira si svolse a Firenze un Convegno sulla questione del Vietnam. Ci furono degli appelli ai Capi di Stato alla conclusione del Simposio, per far cessare la guerra. E Ho Chi Min, rispose a La Pira dichiarando la sua disponibilità al ristabilimento della pace purché gli USA avessero garantito il ritiro delle truppe straniere dal territorio vietnamita. Dato l’aggravarsi della situazione La Pira decise di recarsi in Vietnam, facendosi accompagnare dall’amico Mario Primicerio. Dopo un viaggio piuttosto avventuroso La Pira arrivò ad Hanoi l’8 novembre dove fu accolto dal primo ministro Phan Van Doug. Le consultazioni iniziarono subito e durarono oltre due ore. Al termine del colloquio HO CHI MIN chiese: “Ebbene signor La Pira cosa pensa che succederà ora?” “Non so” fu la risposta “noi siamo solo una rondine che non fa primavera”. Furono parole profetiche perchè le proposte di pace trasmesse subito a Fanfani presidente di turno dell’Assemblea dell’ONU, ritrasmesse, a Johnson e a Golberg ambasciatore USA presso l’ONU, non ebbero riscontro.

Le richieste di chiarimenti inoltrate ad Ho Chi Min ebbero una risposta solo il 21 dicembre quando ormai da quattro giorni, per indiscrezioni di un quotidiano di Saint-Louis e per la ripresa dei bombardamenti il tenue filo annodato da La Pira poteva dirsi spezzato. Nell’iniziativa di pace c’era in effetti una novità di non poco rilievo: il governo di Hanoi era disposto ad iniziare i colloqui senza il preventivo ritiro delle truppe statunitensi, come volevano gli accordi di Ginevra del ’54.

Il tenue filo annodato da La Pira fu spezzato da chi aveva il potere di spezzarlo avendo in mano gli strumenti di informazione per irridere l’iniziativa di pace di La Pira come una delle sue tante ingenuità. Comunque qualche anno più tardi la pace ci fu lo stesso anche se a prezzo di migliaia di morti in più.

Qualche anno dopo il 6 ottobre 1972, La Pira si chiederà: “Ma perché tanti paurosi squilibri mondiali, tante vittime umane, tanto fuoco riversato sopra una delle nazioni più prestigiose della terra?”. La risposta che si diede La Pira è l’abbandono da parte degli Stati Uniti della politica delle nuove frontiere Kennediane. “Si è passati … verso il crescente equilibrio del terrore, verso la separazione, l’ingiustizia e in ultima analisi verso la guerra fra i popoli di tutta la terra!”.

A questo punto, nel discorso di Leningrado del 1970, La Pira afferma che era arrivato il momento di “forzare l’aurora a nascere” cioè la necessità di interrompere quella concatenazione di fatti negativi per far emergere delle possibilità convergenti con la “filosofia profetica di Isaia”.

Nel discorso di Leningrado si delineano i motivi portanti del’azione internazionale di La Pira: 1) l’inevitabilità della soluzione politica e non militare di tutte le contese nel mondo; 2) (collegata col primo) l’idea di liberare l’Europa dalla logica dei blocchi trasformando la terra da terra contesa a terra di pace cioè a “tenda di pace”; 3) l’idea che la struttura triangolare Israele, Palestina, Stati Arabi è diventata il modo del Mediterraneo, dell’Europa e del mondo.

L’ideale europeo di La Pira era diverso da quello teorizzato con la nascita della CEE “L’Europa” – egli diceva – “deve ritrovare la sua unità storica di fondo, essa deve almeno iniziare l’abbattimento del muro di divisione, (Nato e Patto di Varsavia) e deve, al posto del muro, costruire un ponte” …

Egli indicava alcune tappe da seguire: cominciare dall’accordo tra le Germanie e continuare poi con la smilitarizzazione di alcune particolari zone di tensione, aprendo così l’Europa alla sua vera vocazione, quella di promuovere i popoli del Terzo Mondo, che già dalla conferenza di Bandung avevano lanciato un appello ai due blocchi contrapposti del Nord del mondo.

Per quanto riguarda i problemi mediorientali, come già accennato La Pira ebbe a dire nel ’73 in un discorso a Cagliari: “La soluzione del problema palestinese non può essere che politica; il possibile dialogo politico arabo-israeliana non può armai (se vuole essere efficace e risolutivo davvero) che essere triangolare: Israele, Palestina e Stati Arabi. Queste tesi indicano epistolarmente anche ad Arafat. Questa “tesi fiorentina” del triangolo appare ogni giorno più valida. Tutti sono in certo modo persuasi che il negoziato e la pace araba-israeliana passa inevitabilmente da questo triangolo. Negli anni caldi del conflitto mediorientale egli si mosse con facilità dall’una e dall’altra parte per le amicizie che si era fatto durante i Colloqui Mediterranei. La guerra dei sei giorni aveva modificato il problema arabo-israeliano perchè i palestinesi smisero di essere soltanto oggetto delle intenzioni umanitarie delle grandi potenze per diventare un soggetto politico autonomo.

Infatti l’OLP venne riconosciuto nel 1974 ma La Pira già da prima aveva intessuto contatti e relazioni con Arafat. Il disegno dei palestinesi era la costituzione di uno stato laico e democratico in cui potessero convivere mussulmani, ebrei e cristiani e comportava la dissoluzione dello Stato d’Israele. La Pira cercò di persuadere Arafat affinché riconoscesse lo Stato Israeliano e nello stesso tempo chiede a Nasser di riaprire il canale di Suez per abbattere i muri della diffidenza tra le parti. Purtroppo nonostante una certa disponibilità il progetto fallì per successivi eventi bellici .

Nel 1977, cinque mesi prima di morire ci fu un incontro euro-arabo a Palazzo Vecchio, vent’anni dopo i suoi “Colloqui Mediterranei”. L’obiettivo del dialogo rimaneva lo stesso cioè: “di rendere certezza la speranza, radicata in Abramo di riconciliare Israele e Ismaele”. Oramai molto malato ritornò a ribadire i temi a lui tanto cari che furono anche il suo congedo da questo mondo. “Non c’è che riprendere la strada di Firenze, la strada della convergenza”, Isaia aveva detto secoli prima la stessa cosa “In quel tempo vi sarà una strada dell’Egitto alla Siria … Israele, terra con l’Egitto e la Siria, sarà benedetta in mezzo alla terra”.

Si può dire allora che la pace tra Israele e OLP siglata nell’ottobre del 1993, sia un po’ merito anche di Giorgio La Pira? Una tappa per la futura pace totale?

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