PROTEGGERE GLI EBREI PERSEGUITATI NELLA ROMA OCCUPATA. I SALVATI NELL’OSPEDALE TIBERINO DEI FATEBENEFRATELLI (1943-1944)

 

In un arco temporale non breve si è cercato, da parte di più autori, di individuare il numero degli Ebrei che trovarono protezione presso l’ospedale tiberino dei Fatebenefratelli durante l’occupazione nazista di Roma. Questi studi, ovviamente, non interessano per arrivare a un semplice calcolo statistico, ma piuttosto per individuare delle vicende di umanità che rimangono a tutt’oggi un insegnamento da non far cadere nell’oblìo.

 

Archivio Ospedale San Giovanni Calibita di Roma. Cartelle cliniche. 1943-1944.

 Il Prof. Giovanni Borromeo che salvò decine di ebrei all’interno dell’Ospedale Fatebenefratelli nella Roma occupata dai nazisti, insignito del titolo di “Giusto tra le Nazioni”

 

L’elenco di Adriano Ossicini

Il medico, prof. Adriano Ossicini[1], presente nell’ospedale tiberino dei Fatebenefratelli nel periodo della Roma occupata dai tedeschi[2], compilò nel dopoguerra un elenco di Ebrei accolti nell’ospedale: 62 tra uomini, donne e alcuni bambini. Sei furono registrati due volte, perché rientrarono.[3] Si riportano qui di seguito i nominativi di coloro che trovarono accoglienza.

 

– Gabriella Aloisi del 1902

– Clotilde Altobelli del 1872

– Romolo Amati del 1927.

– Beniamino Anav del 1884, e suo fratello Settimio del 1886

– Rosa Anticoli del 1870

– Ester Astrologo del 1930

– Maria Bianchini del 1885

– Romeo Bondi del 1894

– Samuele Calò del 1923

– Ester Citoni del 1886

– Virtuosa Citoni del 1875

– Emanuele Della Rocca del 1879

– Giacomino Della Rocca del 1922

– Lello Della Rocca del 1926

– Umberto Della Rocca del 1924

– Rubino Dell’Ariccia del 1895

– Samuele Dell’Ariccia del 1876

– Giacomo Di Castro del 1914

– Cesare Di Porto del 1894

– Giacobbe Di Porto del 1870

– Giacomo Di Porto del 1889

– Graziano Di Porto del 1891

– Umberto Di Porto del 1931

– Angelo Di Segni del 1908

– Gilda Di Segni del 1877

– Pellegrino Di Nepi del 1896

– Enrica Di Veroli del 1922

– Luciano Efrati del 1932

– Stella Fano, Rosa Fiano, Leone Fiorentino del  1878

– Cesare Molinari del 1893

– Guglielmo Molinari del 1926

– Alberto Moscati del 1892

– Angelo Moscati del 1876

– Eloisa Pavoncello del 1897

– Emanuele Pavoncello del 1910

– Italia Pavoncello del 1890

– Marco Pavoncello del 1868

– Alceste Pontecorvo del 1897

– Ugo Pucci del 1903

– Sabatino Sereni del 1897

– Umberto Sermoneta del 1907

– Eugenio Sonnino del  1912

– Speranza Sonnino del 1931

– Zara Sonnino del 1937

– Benedetto Spizzichino, Giacomo Spizzichino del 1900

– Giuditta Spizzichino del 1899

– Roberto Spizzichino del 1871

– Speranza Sonnino del 1891

– Augusto Terracina del 1911

– Eugenio Terracina del 1887.

– Salvatore Terracina, Vittorio Terracina del 1885

– Bettina Vivanti, Chiara Vivanti del 1937

– Giuditta Elisabetta Vivanti del 1914

– Otello Vivanti del 1917.

 

Altri Ebrei accolti. Fonte: USC, Shoah Foundation

Oltre agli Ebrei cit. in precedenza, risulta accolto anche Angelo Di Segni che venne ricoverato  sotto falsa identità. Rimase al Fatebenefratelli nove mesi. Pagò una retta. I frati compilarono una scheda clinica   a nome  Antonio Dionisi.

A seguito di una prima ispezione tedesca (senza conseguenze),  i medici, non individuando altra scelta,  praticarono ad Angelo una finta operazione (un taglio all’inguine che ricucirono subito), lo fasciarono dall’addome alle gambe e lo rimandarono in corsia.[4]

 

Altri Ebrei ricoverati. Fonte: ‘Memoria della Salvezza’

Si devono poi aggiungere ulteriori nomi a quelli già indicati. Sono stati trovati con la ricerca ‘Memoria della Salvezza’.[5]

 

– Aldo, figlio di Beniamino Anav

– Rosa Efrati in Sereni e le figlie: Letizia, Giuliana, Adua

– il giovane Ugo Bassan

– il giovane Fausto Fiorentini

– Umberto Polacco

– i fratelli Giorgio, Vittorio, Onesta Sonnino, figli di Alberto

– Marco Almagià e la moglie Claudia

– Clotilde Almagià in Ajò con la figlia Gabriella, il marito di questa, Alvise Tedesco, e i loro figli: Claudio e Luciana; un’altra figlia di Clotilde, Giorgia, sposata Briganti con il piccolo Pierluigi.

 

La ricerca di Dominiek Oversteyns

Dopo Ossicini, il diacono olandese Dominiek Oversteyns,  membro della Famiglia spirituale ‘L’Opera’ (FSO), ha cercato di fare il punto della ricerca studiando più fonti:

 

  1. Beat Ambord S.J. 1954[6]: corretto.

– Renzo De Felice:  Storia degli ebrei italiani sotto il fascismo, Einaudi, Torino 1961: corretto.

– Renzo De Felice 1963: corretto.

– Federica Barozzi:  I percorsi della sopravvivenza. Tesi di laurea in Lettere e Filosofia, Università di Roma ‘La Sapienza’, anno accademico 1995-1996, pp. 96-98 e 109-110.1998: non corretto

– Grazia Loparco: Gli ebrei negli istituti religiosi a Roma (1943-1944) dall’arrivo alla partenza, in: ‘Rivista di storia della Chiesa in Italia’, Vita e Pensiero, Milano 2004, pp. 207-208.

– Grazia Loparco: 2006 corretto ed esteso. Versione su internet CSR del 10 ottobre 2008.

– Israel Gutman, Liliana Picciotto, Bracha Rivlin: I Giusti d’Italia. I non ebrei che salvarono gli ebrei. 1943-1945, 2a ed., Mondadori, Milano 2006, pp. 59-61: Yad Vashem: dossier 4426.

– Andrea Riccardi: L’inverno più lungo. 1943-44: Pio XII, gli ebrei e i nazisti a Roma, Laterza, Roma-Bari, 2008, pp. 17-18.

– Dominiek Oversteyns: correzioni su Loparco: 2009.

– Grazia Loparco: corretto 2010.

 

Gabriele Sonnino e Luciana Tedesco (nascosti da piccoli al Fatebenefratelli)

 

– Daniel Della Seta: Ora Mai Più. Le leggi razziali spiegate ai bambini, Associazione culturale ex-alunni scuola elementare Umberto I, Roma 2006, pp. 170-174.

– Flavio Peloso: Giuseppe Sorani: un ebreo in convento, in:  ‘Messaggi di Don Orione’, 2003 (35), n. 112, pp. 103-110.

– Oversteyns: 2013 lettura critica e correzione.

– Oversteyns: 2017 lettura critica e correzione.

 

I risultati dell’indagine: Fatebenefratelli

Con riferimento all’ospedale romano dei Fatebenefratelli dell’Isola Tiberina Oversteyns trascrive i dati che si riportano qui di seguito.

1] Prima del 16 ottobre 1943 furono presenti nell’ospedale dei Fatebenefratelli di Roma  circa 8 Ebrei (7 romani + 1 straniero).

2] Il 16 ottobre 1943, in serata,  sono accolti 53 = 8 + 45 Ebrei romani (= 52 Ebrei romani + 1 straniero).

3] Nel periodo immediatamente successivo alla razzìa del 16 ottobre si trovano nel nosocomio fino a 80 Ebrei, soprattutto romani.

4] In data 4 giugno 1944 sono protetti circa 66 ebrei (64 romani + 2 stranieri).[7]

 

Le indicazioni del medico ebreo Vittorio Sacerdoti

Esistono poi dei dati che sono stati riferiti dal medico ebreo dott. Vittorio Emanuele Sacerdoti.[8] Il 16 ottobre 1943  lo raggiunsero in ospedale circa 27 correligionari. Trovarono protezione insieme ad altri. Si arrivò a una cinquantina di Ebrei. In realtà il numero delle persone nascoste è superiore se si considera il fatto che molti perseguitati usarono il ‘Fatebenefratelli’ come tappa intermedia.

 

Qualche considerazione

I dati statistici che si possono ricavare dalle fonti in precedenza citate indicano una mobilità di tipo ondulatorio.

1] Un primo flusso accentuato verso i Fatebenefratelli si concentra nel momento della razzìa degli Ebrei effettuata il 16 ottobre del 1943. Nell’ambito  di questo dramma è pure da registrare il passaggio di alcuni Ebrei  infermi (ma non gravi) dall’Ospedale Israelitico dell’Isola Tiberina al  nosocomio dei Fatebenefratelli. In seguito vari perseguitati trovarono rifugio in altri edifici.

2] Un secondo flusso si struttura quando molti Ebrei si resero conto che gli arresti non erano cessati dopo il 16 ottobre 1943. Al contrario, proseguivano. Stavolta, non per iniziativa di militari tedeschi, ma per intervento degli stessi italiani. È il periodo ove si accentuano le delazioni.

Dall’insieme dei dati raccolti si può affermare che l’azione di protezione degli Ebrei riuscì in numerosi casi. Del resto, lo stesso tenente colonnello delle SS Herbert Kappler, con rif. alla razzìa del 16 ottobre,  dovette informare i propri superiori che “in gran numero di casi” la popolazione aveva offerto agli Ebrei “prestazioni di aiuto attivo”. Inoltre si erano osservati “tentativi di nascondere i giudei  in abitazioni vicine”. È indubbio, quindi, che molteplici persone si attivarono per proteggere gli Ebrei perseguitati. Tra queste i frati dei Fatebenefratelli di Roma.  Da tale realtà di resistenza alla violenza e all’oppressione deriva un insegnamento di umanità che continua a rimanere particolarmente attuale anche nel presente periodo.

 

 

ALCUNE INDICAZIONI BIBLIOGRAFICHE

Dopo il 16 ottobre 1943. Gli ebrei a Roma: occupazione, resistenza, accoglienza e delazioni (1943-1944), a cura  di S. H. Antonucci e di C. Procaccia, Viella, Roma 2017. M. Hesemann, Der Papst und der Holocaust. Pius XII und die geheimen Akten im Vatikan, Langenmüller, Stuttgart, 2018, p. 370. J. Ickx, The Holy See and Refugees (1933-1945), in: ‘Refugee policies from 1933 until today;  challenges and responsibilities’,  International Holocaust Remembrance Alliance, IHRA series, vol. 4, Edited by Steven T. Katz and Juliane Wetzel, Metropol, Berlin, 2018, pp. 63-95. L. Picciotto, Salvarsi. Gli ebrei d’Italia sfuggiti alla Shoah. 1943-1945, Einaudi, Torino 2017.

A cura di Carlo Mafera

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

[1] Adriano Ossicini (1920-2019). Il padre di Ossicini (Cesare) era amico del dott. Giovanni Borromeo (1898-1961; ‘Giusto tra le Nazioni’), primario di Medicina del Fatebenefratelli (Isola Tiberina).

[2] Doveva laurearsi in medicina.

[3] A. Ossicini, Un’isola sul Tevere. Il fascismo al di là del ponte, Editori Riuniti, Roma 1999, pp. 219-222.

[4] USC, Shoah Foundation, Videointervista di Elio Limentani a Angelo Di Segni, Roma 5 marzo 1998.

[5] Progetto ‘Memoria della salvezza». Promosso dal  Centro di Documentazione Ebraica Contemporanea (CDEC; Milano).  Durato nove anni. Obiettivo: riflettere su come  molti Ebrei poterono salvarsi malgrado le persecuzioni nazi-fasciste.

[6] P. Beat Ambord SJ (1904-1969). La lista delle case con il  numero dei rifugiati,  secondo il  gesuita Robert Leiber (già collaboratore di Pio XII), era stata compilata da p. Ambord, incaricato delle trasmissioni in lingua tedesca alla Radio Vaticana. Essa era stata comunicata alla ‘Civiltà Cattolica’ dalla sig.na Iris Rub-Rothenberger, di Francoforte, allora attiva presso la stessa Radio. Ella aveva assicurato che la cifra dei rifugiati nelle case religiose fu verificata nelle singole sedi nel 1954 con una ricerca minuziosa. L’interessamento presso l’archivio della Radio Vaticana, come pure presso  quello della ‘Civiltà Cattolica’  non ha prodotto l’effetto sperato del ritrovamento della lista originale o di documentazione che vi facesse diretto riferimento. Senza esito anche le ricerche nell’archivio dei gesuiti della provincia della Germania Superiore come della Svizzera, dove fu trasferito Ambord. Finora, in definitiva , non si può risalire oltre le informazioni della rivista per verificare l’attendibilità della fonte.

[7] D. Oversteyns F.S.O.,  De geschiedenis van de Hebreeërs in  Rome tijdens de nazibezetting en vervolging in Rome, en de rol van de  Eerbiedwaardige Paus Pius XII in het redden van hen, Volume I,  Editie 3, Privaat – Rome, 10 maggio 2017, pp. 11-12, 124, 145, 195-196, 514.

[Dominiek Oversteyns: La storia degli Ebrei a Roma durante la persecuzione  nazista – fascista e il contributo del Venerabile Papa Pio XII per la loro salvezza, Volume I, Edizione 3, Privata – Roma, 10 maggio 2017, pp.  11-12, 124, 145, 195-196, 514.

[8] P.L. Guiducci, La testimonianza del medico ebreo dott. Sacerdoti (1915-2005) sulle vicende del 1943-1944 a Roma. Una Resistenza civile nei mesi dell’occupazione nazista di Roma, in:

http://www.storico.org/seconda_guerra_mondiale/testimonianza_medicoebreo.html.

 

 

 

 

 

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