Chez “Roberta e Manu” la serata di sabato 18 gennaio è stata all’insegna dell’amicizia per festeggiare Lucia e per cantare un Karaoke fantasmagorico allietato anche da ottimo cibo

Un grazie incommensurabile a Roberta e Manu per aver creato un meraviglioso scrigno della gioia e della felicità da dove escono e usciranno tesori di simpatica amicizia musica e soprattutto tanti talenti

 

Eravamo 4 amici chez “Roberta e Manu” e abbiamo deciso di cambiare il mondo dentro e fuori di noi e di ricordare il grande compleanno di Lucia. Poi ci siamo chiesti che cos’è una canzone e ci è venuto in soccorso il sito http://sacromontevarese.net/it/cronaca/riflessioni-dal-sacro-monte-f-magnani/3551-un-pezzo-di-storia-italiana

… da cui abbiamo tratto questa riflessione e così abbiamo continuato a cantare il nostro Karaoke con più consapevolezza….

Cos’è una canzone? Forse una nuvola di colori e di melodie buttate in mezzo al mare dell’inquietudine, parole e pensieri inclusi nel mondo magico della melodia e del suono. Ogni canzone è un lampo di luce che attraversa e illumina l’universo umano invitandolo a scomporsi, liberando la sua propensione all’immedesimazione, al desiderio di volare sulle ali di un brivido, di un’emozione in cui si configurano modi di essere, di vivere e di pensare. La canzone ha un verve liberatoria, è come se con la sua energia liberasse l’animo dalle sovrastrutture di una società spesso inespressiva. Con le canzoni abbiamo amato, abbiamo confidato in un mondo meno materiale, più interiore, più legato agli affetti, ai sentimenti, a quelle vibrazioni umane che hanno bisogno di essere sollecitate. Con le canzoni ci siamo anche innamorati, una sorta di contorno ideale in cui abbiamo configurato il nostro carattere, il nostro modo di essere nella vita di relazione. Con le canzoni abbiamo reso meno arido un viaggio, una solitudine, una depressione, un vincolo, ci siamo lasciati confortare, animare, sollevare, ricreando ciò che magari era andato distrutto. Il Festival di Sanremo è la nostra storia, storia di gente che ama e s’illude con la parola e con la musica, che affida a una miracolosa convergenza il suo desiderio di abbracciare il mondo. Cosa sarebbe la vita senza la canzone? Uno straordinario evento, privato però di quella dolcezza espressiva che solo la canzone, in molti casi, sa ricreare.

Ma poi siamo andati ancora avanti nella riflessione…

 

Jovanotti, in Le canzoni, dichiara: «Le canzoni non devono essere belle, devono essere stelle, illuminare la notte, far ballare la gente». Ed aggiunge che devono far cantare «come fosse per sempre».

 

Qui la sua riflessione è precisa. Non basta che qualcosa sia bello. È necessario che qualcosa sia eccezionalmente bello, tanto da illuminare, da essere stella che orienta, tanto da far ballare e indicare la strada di ciò che supera l’effimero, perché apre a ciò che permane non solo nel tempo, ma addirittura per sempre.

Non basta che qualcosa sia bello e buono per attrarci. A noi interessa qualcosa di più. Noi non ci accontentiamo. Non ci basta qualcosa che sia “caro” ed “interessante”. Cerchiamo qualcosa per cui valga la pena dare la vita. Qualcosa da proclamare, perché altri ne prendano parte, avendoci sentito dire che ne vale la pena.

E poi avanti ancora con i voli pindarici ….eccone un altro ….

Mentre sentivo le canzoni del Karaoke  mi venivano alla mente le considerazioni che Italo Calvino faceva sulla leggerezza: “Come la melanconia è la tristezza diventata leggera, così lo humour è il comico che ha perso la pesantezza corporea”. Viviamo in un’epoca dove regna sovrana la pesantezza. Dove la fa da padrona la tristezza che è uno stato d’animo più nobile rispetto a quello della leggerezza. Sembra che non si possa vivere senza necessariamente il pesante fardello della tristezza. Ma il problema è un altro: come si può alleggerire la gravità della condizione umana senza sentirci in colpa? So bene che le obiezioni di coloro che sono pesanti sarebbero tante e molto di esse metterebbero in evidenza come non è proprio possibile essere leggeri quando si hanno problemi seri, in famiglia o sul lavoro, quando alcune relazioni sono in crisi. Mi permetto di dissentire e affermare decisamente che non solo è possibile, ma, anzi, sottolineo che è proprio in quei momenti che diamo prova della nostra capacità di slancio intellettuale, emotivo, relazionale. Del resto sarebbe troppo facile essere leggeri quando tutto va bene. La leggerezza è un dono di Dio che si conquista anche con lacrime e fatica ed esige che rimettiamo in discussione l’elenco delle nostre priorità esistenziali. Essere leggeri vuol dire aver ben chiaro dove è il significato, il senso, la sostanza, il centro della nostra esistenza interiore come delle nostre attività e avvicinarsi ad essa senza appesantirsi o appesantire gli altri.

A cura di Carlo Mafera

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