A volte l’unico modo di vivere su questa terra è quello dell’assoluta immobilità dello Stabat Mater: in silenzio sotto la croce del prossimo. Cosa non facile perchè se dici o fai qualcosa fai soffrire vieppiù il prossimo sofferente soffrendo anche tu di riflesso

Quando è difficile essere “Cireneo”: Maria Santissima ai piedi della Croce sia il nostro modello!

 
AVE MARIA DELL’ADDOLORATA                                         
 

Ave Maria, piena di dolori,
Gesù Crocifisso è con te;
Tu sei degna di compassione fra tutte le donne 
e degno di compassione
è il frutto del tuo seno, Gesù.
 
 
Santa Maria, Madre di Gesù Crocifisso,
ottieni a noi,
crocifissori del Figlio tuo.
lacrime di sincero pentimento,
adesso e nell’ora della morte nostra.
AMEN
 
 
 
 
Nell’esperienza del dolore, che prima o poi tocca tutti, capita a volte di fare i conti con la sofferenza altrui, con quella che diventa una “croce indiretta”, ma pur sempre difficile da portare.
Anzi, ad essere sinceri, spesso è più impegnativo, più doloroso, più umanamente complicato, farsi “Cireneo” della croce altrui.
La difficoltà sta nel sapere che l’aiutare un altro a portare la croce, implica anche un mettere in secondo piano sé stessi, i propri bisogni, a volte anche i propri egoismi, o, più semplicemente,  la personale sofferenza davanti a quella altrui.
Non è un compito facile e richiede grande fede, ma anche grande “equilibrio” psicologico.
Siamo fatti di anima e corpo, e se la prima, abbandonata in Dio, sa di potersi appoggiare su di Lui, qualunque cosa accada, a volte, la psicologia umana, la nostra “natura” non riesce a entrare immediatamente in questi schemi di autocontrollo, rischiando così di scatenare una serie di reazioni emotive che, non controllate, finirebbero automaticamente col riversarsi anche sulla persona che dobbiamo/vogliamo supportare nel momento di dolore.
Non solo, perché una errata “gestione” della sofferenza “indiretta”, si ripercuoterebbe anche sulla vita quotidiana, sulle attività, i doveri, le responsabilità che permangono per tutti -a livello familiare, lavorativo e via dicendo- anche quando dobbiamo sostenere una persona che soffre.
 
Questo è quanto può capitare nelle situazioni più disparate della vita: quando una madre si trova a confortare un figlio che perde il lavoro e non sa come sbarcare il lunario; quando un figlio si fa carico di un genitore ammalato; ancora, quando uno sposo deve affrontare un percorso di “ricostruzione” di un rapporto matrimoniale in cui l’altro coniuge abbia preso la classica “sbandata”….e sono solo alcuni dei tanti esempi che si potrebbero qui citare.
 
Davanti al “fattore dolore altrui” il cristiano ha una “marcia” in più: la sofferenza è salvifica, la sofferenza ha uno scopo….e ancora: nulla accade per caso, Dio sa trarre il bene anche dal dolore.
E, soprattutto, il cristiano sa di poter guardare al modello di uomo-Dio sofferente, che, prima di lui, ha già portato la propria Croce, fino alla fine, senza tirarsi indietro, senza lamentarsi.
Ma, nel caso in cui a noi tocchi farci “cireneo”, da cristiani, abbiamo anche un’ ulteriore marcia, non di riserva, non ruota di scorta, bensì “arma” jolly, quella che in ogni momento ci può soccorre, darci ristoro, aiutarci a capire “come” fare per essere realmente un buon cireneo…un cireneo veramente cristiano.
 
Quest’arma è Maria Santissima, la Mater Dolorosa che contempliamo lungo tutto il calvario di Nostro Signore, fino a ritrovarla ai piedi della Croce, in piedi, silenziosa, coraggiosa.
La Vergine Maria rimane, anche in quella circostanza, fiaccola luminosa, una candela che non si piega, seppure si consuma nel dolore, ma dalla cui cera continua a trarre alimento lo stoppino della fede, della speranza, della carità.
Ecco, abbiamo allora veramente il modello “versione deluxe” del “cireneo” Simone di Cirene, che sebbene ci rappresenta tutti, viene “costretto” a portare la Croce.
“Passava di là”, ci dice il Vangelo…e gli caricarono addosso il legno su cui crocifiggere Gesù.
La Vergine non passava semplicemente dalle parti del Calvario, no, lei aveva già deciso, volontariamente, consapevolmente, saltando nel “buio” della fede, di dire il suo si 33 anni prima di quel giorno; la Mater Dolorosa si era fatta carico “per scelta” di questo pesante fardello; il suo “SI” era un si alla gioia, ma anche un si al dolore.
 
Ecco, quando ci troviamo ad affrontare situazioni di sofferenza che riguardano amici, parenti, familiari, più che pensare al cireneo “costretto” a portare la Croce, pensiamo a Maria Santissima, che per amore (anche nostro!), decide fin dall’inizio della sua “esperienza” terrena di Madre di Dio, di farsi carico della Croce del Figlio e di noi tutti.
Guardando a lei, in piedi accanto a Gesù Crocifisso e prima ancora, che Lo segue passo passo sulla via del Calvario, potremmo farci cirenei degli altri non “per caso”, non per obbligo, ma “per scelta”.
La nostra condivisione del dolore altrui potrà essere un gesto d’amore, non di forzatura…. sebbene a volte, anche dall’obbligo possa scaturire il mettersi a servizio dell’altro, quando si adempia ad esempio ad un dovere familiare, o ci si occupi di qualcuno per lavoro…
 
Ma, soprattutto, guardando al modo di soffrire di Maria Vergine, potremo imparare a “contenere” i moti dirompenti della natura che si ribella davanti alla sofferenza di chi amiamo.
Pensiamo alla Mater Dolorosa, che si sarà sentita soffocare dal dolore indicibile di vedere torturare, deridere, inchiodare e morire il proprio Figlio, il Figlio di Dio.
Eppure, come ci ha ricordato anche Papa Giovanni Paolo II, “i racconti evangelici non ricordano mai il pianto della Madonna”.
Che non la Madonna non abbia pianto, o non per lo meno quando poteva essere vista dal Figlio suo, non è sintomatico di “freddezza”…al contrario: è una sublime forma di amore verso Gesù sofferente, un modo per risparmiargli ulteriore dolore, mentre, oltre a morire d’amore per noi,  sicuramente sentiva anche la pena immensa di cagionare dolore alla Sua dolcissima Madre.
 
Quale esempio di fortezza, pur nel dolore più lancinante, che ci offre allora questa Madre trafitta da sette spade (sette sono i dolori dell’Addolorata) e quale modello può dunque essere per noi, quando le preoccupazioni per il dolore altrui sembrano volerci soffocare, impedendoci così di spronare anche gli altri alla speranza e all’amore per la vita e di metterci veramente al loro servizio!
 
Chiediamo l’aiuto di Maria Santissima, affinché nel farci “cireneo” degli altri, possiamo prenderla a modello, ricordandoci che, accanto ad ogni persona che soffre, lei è lì, ai piedi della sua croce e se la invocheremo, ci darà sicuramente il coraggio di rimanere, come lei, fiaccole di fede, che non si piegano nel dolore, ma rimangono fiaccole di speranza per chi soffre.
pubblicazione da https://chiamatiallasperanza.blogspot.com/2010/09/quando-e-difficile-essere-cireneo-maria.html su SAN PAOLINO’S VOICE  a cura di Carlo Mafera – rimovibile

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