Oh Dio Mio! al Teatro degli Audaci per una riflessione profonda sul nostro rapporto con Dio

Anat Gov, scrittrice israeliana, ha scritto sul nostro rapporto con Dio: ne è venuta fuori una commedia che affronta temi importanti e profondi con ironia, nella migliore tradizione dell’umorismo yiddish.

Oh, Dio mio infatti è un testo ironico e surreale,  la psicologa Ella (Miriam Mesturino), madre single di un ragazzino autistico, Lior  riceve uno strano paziente, che afferma di essere Dio. Dopo un primo momento di smarrimento realizza di trovarsi veramente di fronte a un Dio depresso da 2000- 2500  anni, molto fragile che sta meditando di spazzare il mondo con un nuovo diluvio universale.

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Attraverso un percorso  Piero Nuti e Miriam Mesturino affrontano grandi temi antropologici e filosofici: il mistero della condizione umana, facendo emergere  i punti di vista conflittuali dei due protagonisti: quello di Dio, che con la creazione di Adamo e di tutto il genere umano ha visto la progressiva rovina della propria opera di creazione, e quello dell’uomo, schiacciato da un Dio crudele e deluso dalle aspettative disattese da uomo  che doveva essere il suo capolavoro.

Sembra di assistere in questa commedia alla lotta svoltasi di notte di Giacobbe con Dio  al guado dello Yabboq che diventa così per ciascun credente un punto di riferimento per capire la relazione con Dio che nella preghiera trova la sua massima espressione. La preghiera richiede fiducia, vicinanza, quasi in un corpo a corpo simbolico non con un Dio nemico, avversario, ma con un Signore benedicente che rimane sempre misterioso, che appare irraggiungibile. Per questo l’autore sacro utilizza il simbolo della lotta, che implica forza d’animo, perseveranza, tenacia nel raggiungere ciò che si desidera. E se l’oggetto del desiderio è il rapporto con Dio, la sua benedizione e il suo amore, allora la lotta non potrà che culminare nel dono di se stessi a Dio, nel riconoscere la propria debolezza, che vince proprio quando giunge a consegnarsi nelle mani misericordiose di Dio. E ciò che accade alla psicologa Ella

L’uomo che cerca con la psicanalisi di comprendere Dio e Dio che si abbassa e si fa piccolo per amare e comprendere l’uomo. Si, c’è una componente di violenza nel Dio del Vecchio  Testamento che mette alla prova Giobbe e parallelamente, nella commedia, la psicologa che stava tentando il suicidio all’età di 34 anni quando ebbe suo figlio autistico. Ma anche la psicologa, si scopre credente e su questa fede attira il Dio che si fa presente nello studio della psicologa per darle il dono che, nel suo intimo, Lei cercava facendolo precedere da un abbraccio affettuoso . Tale gesto  ricompensa Dio del suo amore per l’uomo, talvolta disconosciuto e da ciò scaturisce una pioggia benefica, salvifica e risanatrice come quella del diluvio. Il dono di Dio è la guarigione del figlio di Ella che torna a parlare dicendo “Mamma”.

Complimenti agli attori citati per la loro recitazione di grande spessore. Dalle note di regia ci piace estrapolare ciò che segue: ” Piero Nuti interpreta Dio con grande capacità e consapevolezza grazie alla sua esperienza di vita e di arte, affrontando un personaggio così impegnativo, mostra un Dio che partecipa in maniera molto attiva al dialogo esprimendo il suo disagio, la sua paura e la sua rabbia. Miriam Mesturino la protagonista, formata al Teatro Nuovo di Torino e all’ Accademia D’Arte drammatica Silvio D’Amico, con esperienze artistiche importanti a fianco di Ernesto Calindri “….. impegnata ad interpretare una psicologa grintosa appassionata tenera che deve convincere Dio della bontà della sua creazione.

 

Carlo Mafera

 

 

 

 

 

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