I consigli dei grandi santi per ritrovare la gioia di vivere

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pubblicazione su SPV da Aleteia a cura di carlo mafera

Ci tocca lo spirito, il corpo e il cuore. Ci fa danzare, cantare e ridere. Eppure, quando ci troviamo di fronte agli ostacoli della vita e alle nostre paure, troppo spesso ignoriamo la gioia. La conseguenza è sempre la medesima: scivoliamo nello sconforto, nella collera e nella tristezza. Per ritrovare la gioia, bisogna imboccare la strada dell’apertura a Dio e agli altri.

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SENZA DIMENTICARE LA LEGGEREZZA
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Al Teatro Delle Muse va di scena la leggerezza più sublime con Geppi Di Stasio, fino al 4 marzo con “Lavami con il fuoco”

Immergermi in uno spettacolo leggero per farmi scaturire maieuticamente delle considerazioni sulla leggerezza dall’atmosfera percepita durante lo svolgersi della rappresentazione teatrale: è questo il compito che ho dato a me stesso per concludere una serata meravigliosa su questo tema a me particolarmente caro.
https://m.youtube.com/watch?v=UOqbN3So12I
 Ho scritto delle frasi mentre sul sipario si snodavano le scene e le gags molto esilaranti di Geppi Di Stasio, un vero e proprio mattatore della comicità italiana. Ecco cosa ne è venuto fuori. La lotta impari sta tra la leggerezza e la pesantezza. Tra il desiderio spasmodico dell’uomo di trascendere la forza della gravità del suo vivere con un sorriso tra le labbra e il suo permanere nel suo stato triste e malinconico. I testi comici si scrivono per scomporre la realtà e per darle quel tono lieve che di per sé non possiede. La trama del vissuto quotidiano si presta ad essere letta in tutti i sensi: dal basso verso l’alto, da sinistra a destra e viceversa. Un linguaggio simbolico e tattile per trasmettere segreti ed esprimere relazioni amorose, tracciando ideogrammi sul palmo della mano dell’ interlocutore, con cui si vuole comunicare.
https://youtu.be/snzM2d1paLw

Sì, perché la leggerezza segue queste strane coordinate della vita, perché la leggerezza più che pronunciarla, si percepisce nella tattilità dei gesti, un vero e proprio tatto etico. Una tattilità forse solo in possesso dei popoli primitivi e che forse abbiamo dimenticato per sempre.

I testi, sia pure esili ma non per questo banali, dovrebbero offrire però degli elementi perché ciascuno, poi, possa percorrere le sue coordinate più segrete e capire qualcosa di più di se stesso e della vita. Se penso partendo da una prospettiva filosofica, direi che la leggerezza è ciò che si avvicina di più al mistero. La parola, secondo quanto mi torna alla memoria dalle mie reminiscenze di studi classici, contiene e rivela costantemente le dimensioni segrete e più nascoste del vivere; ma, allo stesso tempo, questa parola evoca il silenzio (mistero dal greco mis, chiudere le labbra). Una qualità, un modo, che non si relaziona con ciò che è inconsistente, lieve, vaporoso, ma piuttosto qualcosa che richiama l’incontenibilità e la mobilità più assoluta.

La leggerezza evocata dal testo comico richiama a concetti molto impalpabili, simili ai movimenti dei corpi gassosi. La leggerezza è una proprietà di alcuni elementi nel mondo della natura e ricorda le rivendicazioni quotidiane di gran parte dell’umanità. Si dice leggero qualcosa senza un volume definito, capace di un movimento entropico e cioè relativo alla quantità di incertezza che esiste nella realtà. La leggerezza della comicità evoca il diritto dell’energia a trovare dei canali di esplosione creativa, per poter recuperare il senso ancora inedito della vita e riscattare le tuttora occulte possibilità umane. Infinite variabili di pensiero, di azione, di fede, non ancora considerate in questa nostra storia ufficiale. La leggerezza evoca quindi la fede e la speranza e cioè del già e del non ancora.

Le battute di spirito, sia pure  un po’ superficiali, dovrebbero essere come dice Italo Calvino nel suo splendido libro “Lezioni Americane” “i granelli di polvere che turbinano in un raggio di sole in una stanza buia (II, 114-124); le minute conchiglie tutte simili e tutte diverse che l’onda mollemente spinge sulla bibula barena, sulla sabbia che s’imbeve (II, 374-376); le ragnatele che ci avvolgono senza che noi ce ne accorgiamo mentre camminiamo (III, 381-390).” Le battute di spirito sono come quei granelli, come quella polvere cosmica di cui parla Lucrezio nel “De Rerum Natura” e che Calvino esprime e spiega così: Lucrezio vuole scrivere il poema della materia ma ci avverte subito che la vera realtà di questa materia è fatta di corpuscoli invisibili. E’ il poeta della concretezza fisica, vista nella sua sostanza permanente e immutabile, ma per prima cosa ci dice che il vuoto è altrettanto concreto che i corpi solidi. La più grande preoccupazione di Lucrezio sembra quella di evitare che il peso della materia ci schiacci.”

La leggerezza della comicità ha proprio questo compito: non farci schiacciare dalla pesantezza della quotidianità. Geppi Di Stasio fino al 4 marzo ha espresso tutto ciò raggiungendo dei livelli di sublimita’ comica di grande levatura. Se si vuole ridere di cuore e fino alle lacrime si consiglia di non perdere questa splendida occasione. Si tratta semplicemente della storia di Napoli in tutte le sue più diverse e colorite sfaccettature. L’effetto comico è travolgente e rievoca il vecchio e famoso avanspettacolo.
CARLO MAFERA

Realizzarsi unicamente a partire dal proprio ego rende infelici. Il vero compimento di sé passa per la profondità del nostro essere. Bisogna scoprire la profonda interiorità che ci lega a Dio. Ora, Dio ci invita a bandire la tristezza che può invadere i nostri cuori. «Dio si ricorda di ogni persona che Lo ama, Lo accompagna, Lo attende», ha recentemente ricordato Papa Francesco nel corso di una messa nella cappella della residenza Santa Marta.

In mezzo alle sofferenze e alle croci che solcano le nostre strade, la gioia viene dal Vangelo, è quella di sapersi salvati e rigenerati.

Il Papa dice di questa gioia che essa è «la carta d’identità del cristiano». Lo si può comprendere così: non può esserci cristiano senza gioia. Colui che ha il cuore gioioso vede diminuire le proprie tensioni interiori: non è più diviso in sé, io da una parte e Dio dall’altra… e gli altri da un’altra ancora. La gioia può sgorgare in modo permanente: è quello che i mistici chiamano “la perfetta letizia”, che non è altro da “la ritrovata gioia di vivere”.

Numerosi santi hanno evocato questa gioia di vivere. Ecco alcuni loro consigli per ritrovarla:

[traduzione dal francese a cura di Giovanni Marcotullio]

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