Papa Francesco rilancia la spiritualità popolare inviando il Vescovo di Lille a Lourdes

Lourdes, il Papa invia un delegato per la cura dei pellegrini

BASILICA LOURDES

Santuario di Lourdes: Si tratta del più grande luogo di pellegrinaggio cattolico di Francia. È qui che la giovane Bernadette Soubirous ha visto la Vergine Maria apparirle a più riprese a partire dal 1858. Quattro anni prima il dogma dell’Immacolata Concezione era stato proclamato da Papa Pio IX. Il santuario, che all’origine era poco più della nuda grotta, consiste ormai di tre basiliche (quella dell’Immacolata, quella del Rosario e quella di san Pio X) più diverse cappelle. Ogni anno milioni di pellegrini, malati o no, vengono a raccogliersi o a domandare grazie alla Vergine Maria.
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pubblicazione da Aleteia su SPV a cura di carlo mafera

È monsignor Antoine Hérouard, vescovo ausiliare di Lille. L’annuncio è stato dato nel santuario francese dall’arcivescovo Rino Fisichella, Presidente del Pontificio consiglio per la Nuova Evangelizzazione

La decisione è in linea con quella già presa nel 2017 per Medjugorje: Papa Francesco tiene in modo particolare alla cura dei pellegrini e desidera che i centri di devozione mariana diventino «sempre di più un luogo di preghiera e di testimonianza cristiana corrispondenti alle esigenze del popolo di Dio». Questo si legge nella lettera che il Pontefice ha inviato a monsignor Antoine Hérouard, vescovo ausiliare di Lille, comunicandogli la decisione di nominarlo delegato “ad nutum Sanctae Sedis” (cioè a disposizione della Santa Sede) per il santuario di Lourdes.La lettera papale è stata letta nel piccolo centro dei Pirenei, luogo di una delle apparizioni mariane più popolari della storia, di fronte ai cappellani e ai responsabili amministrativi del santuario. L’ha resa pubblica a mezzogiorno di giovedì 6 giugno l’arcivescovo Rino Fisichella, Presidente del Pontificio consiglio per la Nuova Evangelizzazione, il dicastero che da due anni ha ricevuto da Francesco l’incarico di valorizzare la pastorale dei santuari. Da quanto si apprende dalla lettera, lo stesso Fisichella ha svolto nei mesi scorsi una missione come “inviato speciale” presso il santuario che ogni anno vede arrivare milioni di pellegrini provenienti da ogni parte del mondo.

«A seguito delle verifiche» condotte da Fisichella, scrive il Papa, «desidero comprendere quali ulteriori forme il santuario di Lourdes possa adottare, oltre alle molteplici già esistenti, per divenire sempre di più un luogo di preghiera e di testimonianza cristiana corrispondente alle esigenze del Popolo di Dio».

Il mandato del vescovo Hérouard, che non lascerà il suo incarico a Lille, sarà limitato al solo santuario, mentre la diocesi di Tarbes e Lourdes rimarrà affidata al vescovo Nicolas Jean René Brouwet. Da notare il fatto che la nomina del delegato non è a tempo indeterminato (come invece è stata quella di monsignor Hoser a Medjugorje) e ciò significa che, nelle intenzioni, non si tratta di un incarico permanente ma a tempo, finalizzato alla cura pastorale e spirituale dei pellegrini. Papa Francesco, che tiene molto a questa cura, desidera accentuare il primato spirituale rispetto alla tentazione di sottolineare troppo l’aspetto gestionale e finanziario, e vuole promuovere sempre di più la devozione popolare che è tradizionale nei santuari.

Nell’esortazione apostolica “Evangelii gaudium” il Papa aveva scritto che «nella pietà popolare si può cogliere la modalità in cui la fede ricevuta si è incarnata in una cultura e continua a trasmettersi». Francesco continuava citando il Documento di Aparecida, contenente le conclusioni della riunione dell’episcopato latinoamericano tenutasi del più importante santuario mariano del Brasile. E ricordava «le ricchezze che lo Spirito Santo dispiega nella pietà popolare con la sua iniziativa gratuita” affermando che “il camminare insieme verso i santuari e il partecipare ad altre manifestazioni della pietà popolare, portando con sé anche i figli o invitando altre persone, è in sé stesso un atto di evangelizzazione. Non coartiamo né pretendiamo di controllare questa forza missionaria!».

A corredare il pensiero di Papa Francesco giustamente preoccupato della deriva che può prendere la visita ai santuari,

mi permetto di allegare un mio articolo fortemente correlato  sul significato del pellegrinaggio.

 

Estate : tempo di vacanze spirituali . Ecco il racconto di un pellegrinaggio al Santuario della SS. Trinità a Vallepietra e il significato più profondo di questa pia pratica, un’esperienza dove si riscopre il rapporto con il prossimo e con Dio

Un esperienza esteriore ma soprattutto interiore : un ricordo di un incontro con l’altro ma più ancora con il Totalmente Altro …… ciò è avvenuto durante il pellegrinaggio che si è svolto il 10, 11 e 12 giugno 2017, giorni dedicati alla SS Trinità. Un’esperienza dove si coniuga il rapporto con il prossimo e nello stesso tempo con Dio-Trinità. Una riscoperta proprio meravigliosa dell’inabitazione trinitaria dentro di noi. Infatti, camminando alla volta del luogo fisico del Santuario della Trinità,  poi si può facilmente raggiungere in profondità il Santuario interiore della Trinità nascosta in noi stessi.  (Carlo Mafera)

Camminare a piedi verso un santuario, e in particolare verso quello della SS. Trinità, richiama molto il cammino spirituale che ciascuno di noi fa all’interno di se stesso alla ricerca dei valori che sono insiti nella nostra coscienza. Tutti i più grandi mistici e gli attenti ascoltatori della Parola di Dio sanno che la Trinità sta dentro di noi, tanto che San Paolo dice esplicitamente che siamo tempio dello Spirito Santo. Quindi abbiamo una consapevolezza, spesso inconscia, che in noi abita la Trinità (che in linguaggio teologico viene definita con il termine “inabitazione trinitaria”) ma per riscoprirla abbiamo bisogno di compiere esternamente ciò che riusciamo difficilmente di fare all’interno di noi stessi.
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Ecco quindi la spinta a fare un cammino a piedi verso il Santuario della SS. Trinità di Vallepietra. Un cammino comunitario perché insieme si scopre meglio la divinità dentro di noi e quella contenuta nel fratello nel cui volto si manifesta il volto di Dio. È un richiamo fortissimo che coinvolge decine di migliaia di persone che dai rispettivi paesi dell’Abruzzo e del basso Lazio si incamminano per raggiungere il Santuario di Vallepietra alla vigilia della festa della Trinità (che solitamente capita a fine maggio) . Sono tante le compagnie religiose che, con grande devozione, la raggiungono a piedi, dal versante subliacense, da quello abruzzese e da quello ciociaro, facendo anche un centinaio di chilometri sommando quelli di andata e ritorno! E proprio da quest’ultimo e precisamente da Alatri inizia la mia avventura in compagnia di altri 220 compagni. Ecco il mio ricordo e il mio racconto. -Siamo partiti venerdì mattina prestissimo e, dopo un percorso di ben 50 chilometri siamo arrivati a Vallepietra venerdì sera. Tante fermate per aspettare i ritardatari e per rifocillarci. Un vero e proprio percorso spirituale, una parafrasi di quello che avviene nella vita quotidiana quando dobbiamo avere pazienza con chi è più lento di noi nella comprensione delle verità evangeliche. Poi, dopo solo qualche ora di sonno, sabato mattina alle tre, sveglia e partenza per l’ultima arrampicata: quella che da Vallepietra va verso il Santuario. Un percorso scosceso e impervio con un sentiero ripido e irto di sassi. “Per aspera ad astra” dicevano i Romani antichi. Solo attraverso le cose difficili si raggiungono le cose più sublimi. E così è stato anche per me nel percorrere quella mulattiera stando vicino all’amico Claudio che portava il vessillo della parrocchia di S. Maria Goretti di Pitocco.

L'immagine può contenere: 1 persona, spazio all'aperto

 

È stata un’esperienza inesprimibile quando si raggiunse la Chiesa della SS Trinità e parafrasando il sommo poeta Giacomo Leopardi nella poesia “A Silvia” si può dire “lingua mortal non dicea quel che io sentiva in seno”. Durante il cammino i cori mariani intonati da tutti i partecipanti erano veramente tanto commoventi che facevano brillare gli occhi di qualche dolce e devota lacrima. Poi la celebrazione davanti al Santuario, dopo averlo visitato, è stata intensamente partecipata da tutto il popolo di Dio presente. Sulla via del ritorno la medesima atmosfera autenticamente religiosa si è riproposta nell’anima di tutti i pellegrini. Ciascuno è tornato ad Alatri completamente trasformato ed arricchito dell’esperienza del divino riscoperto dentro di sé e migliorato dalla fraternità dei compagni di viaggio. Ad avvalorare quanto ho affermato anche un recente articolo di padre Caesar Atuire, Amministratore Delegato dell’Opera Romana Pellegrinaggi contiene le stesse sensazioni e valutazioni che ho sperimentato durante il cammino e mi sembra significativo estrapolarne qualche passaggio: “Oggi il pellegrinaggio si inserisce all’interno di questo contesto come un’esperienza globale, perché non coinvolge i partecipanti soltanto per quanto concerne la cultura, ma anche per quanto attiene al corpo e soprattutto allo spirito; è inoltre un modo per socializzare e soprattutto uno strumento di evangelizzazione, una risposta di incontro tra persone di diverse culture, in un periodo in cui si manifesta una contraddizione per certi versi paradossale: viviamo, infatti, in un mondo “globalizzato”, nel quale però l’affermazione delle differenze è diventata un’esigenza molto più sentita che in passato. Il pellegrinaggio è quindi l’esperienza adatta per chiunque stia cercando una risposta, un senso al proprio vivere quotidiano.

L'immagine può contenere: una o più persone, persone in piedi, cielo, spazio all'aperto e natura

 

Esso racchiude in sé una serie di linguaggi mediante i quali durante il viaggio si può apprendere molto: c’è un “linguaggio dell’arte” che trasmette fortemente in questa occasione il proprio messaggio (è sufficiente entrare in una basilica ed ammirarne la bellezza per rendersene conto), ma c’è anche il “linguaggio del sudore” di chi si fa pellegrino, quella stanchezza di camminare in silenzio, lottando con le proprie forze fisiche ed i propri limiti, che è a sua volta un’importante forma di espressione. In tal modo il pellegrinaggio si rivela una ricerca che coinvolge tutte le dimensioni del nostro essere. Tramite la bellezza della natura e del creato che incontriamo lungo la via, riusciamo ad esempio ad incontrare finalmente Colui che ha permesso tutta questa bellezza, Colui che l’ha infusa nelle sue creature. Lo stesso può dirsi dell’incontro con la “figura del santo” cui è dedicato il santuario che andiamo a visitare: la sua persona rivela un’armonia che è anch’essa bellezza e che ci parla. Spicca a questo proposito tra tutte la figura di Maria, i cui santuari sono tanto visitati; di lei continuiamo a proclamare senza sosta nelle odierne liturgie: “Tota pulchra es, Maria”. In tal modo il pellegrinaggio diventa un’esperienza di contemplazione, e questa è sicuramente una dimensione che dobbiamo recuperare, che avviene all’interno di una realtà ecclesiale: esso non è una gita né qualcosa da fare da soli, indipendentemente dagli altri, dal momento che si tratta della Chiesa che va alla ricerca dello Sposo: basti pensare ad alcuni brani del Cantico dei Cantici, nei quali viene descritta la sposa che va alla ricerca dell’amato.

 

Il pellegrinaggio fa parte di questo andare incontro al Signore per incontrare il suo volto. Questo va cercato infine nei fratelli che ci accompagnano lungo il percorso. Perciò quando si partecipa ad un pellegrinaggio non bisogna partire soltanto con la macchina fotografica per catturare delle belle immagini, ma si deve soprattutto cercare di incontrare le persone. I fratelli che troviamo nei posti che andiamo a visitare e coloro che viaggiano insieme a noi sono un piccolo riflesso, una finestra per scorgere il volto dell’Amato che continuamente cerchiamo. Come comprende Herman Hesse, il pellegrinaggio è un mezzo per raggiungere la saggezza e la pace dell’animo passando per luoghi e persone.”

Carlo Mafera

 

Dopo questa lunga estrapolazione desidero ribadire che l’aspetto liturgico del pellegrinaggio sarebbe da valorizzare, specie di quelli mariani, perché la Vergine Maria e la Trinità inscindibilmente legata a Lei, non si lascia vincere in generosità nell’elargire grazie a chi gliele chiede con devozione. Ma non bisogna dimenticare che ciò che si è ricevuto come dono dopo la contemplazione, è doveroso a nostra volta trasmetterlo nella vita quotidiana ai fratelli come dicevano i domenicani “contemplata aliis tradere”.

 

Ed è per questo che, una volta ritornati ad Alatri, si è fatta una processione per le vie del paese che ci ha accolti tutti festosamente ringraziandoci di ciò che gli stavamo trasmettendo: la gioia del Signore che si manifesta trinitariamente e cioè con l’Amore verso tutti.

                                                                                                                                       Carlo Mafera

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