In occasione del viaggio di Papa Francesco in Marocco il SPV ricorda anche la presenza neocatecumenale in Iraq a dimostrazione dell’impegno evangelizzatore e di testimonianza che il movimento possiede da almeno un quarto di secolo nei confronti del mondo arabo

Ecco una brevissima estrapolazione dalla rivista Tempi  :

“Le tre coppie di sfollati cristiani iracheni sopra presentate hanno una cosa in comune: appartengono a comunità del Cammino neocatecumenale sorte nei mesi successivi alle sciagure dell’estate di due anni fa. La presenza neocatecumenale in Iraq è vecchia di un quarto di secolo, ma ha conosciuto un boom nell’ultimo anno e mezzo principalmente fra gli sfollati di Mosul, Qaraqosh e Piana di Ninive. Prima di allora gli aderenti al movimento in Kurdistan e dintorni erano circa 300, ora sono più di 500. Il successo delle catechesi fra gli sfollati è tanto squillante quanto era stata modesta la crescita dei neocatecumenali nei venti e passa anni precedenti. «Siamo arrivati in Iraq nel 1990, su richiesta del patriarca caldeo Rafael Bidawid, e abbiamo iniziato le catechesi nel 1992», spiega Filippo Di Mario, il responsabile del Cammino in Iraq. «Baghdad era piena di sfollati a causa della guerra del Golfo, e il patriarca stesso si lamentava dei modi un po’ “feudali” dei parroci di quelle comunità. Le resistenze nei nostri confronti furono forti, e il Cammino trovò poco seguito. Molti di quelli che entrarono allora poi si spostarono nel nord per ragioni di sicurezza dopo la caduta di Saddam Hussein. Attorno a loro nacquero delle comunità. Sono loro che hanno portato le catechesi fra gli sfollati all’indomani dell’esodo dell’estate 2014».

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Oltre trent’anni di guerre
I movimenti ecclesiali in ambito cattolico (definizione che il Cammino tende del resto a schivare, preferendo autodefinirsi come un itinerario di iniziazione e formazione cristiana) sono stati valorizzati dagli ultimi pontefici e da innumerevoli vescovi come doni dello Spirito per il rinnovamento della Chiesa, segnatamente per la scoperta o la riscoperta della fede da parte dei singoli in società secolarizzate o in contesti di religiosità formalistica. Le testimonianze dei cristiani iracheni entrati nel Cammino sono molto simili a quelle di credenti tiepidi e di non praticanti che hanno incontrato altre realtà di movimento ecclesiale e si sono coinvolti col carisma in esse espresso. Temi ricorrenti sono la freschezza e l’entusiasmo per l’incontro con Cristo, l’esperienza dell’azione dello Spirito, la scoperta di una vita comunitaria intensa e caratterizzata da un amore fraterno reale, la sorpresa per il cambiamento della propria persona come capacità affettive e come moralità, l’obbedienza vissuta come una forma di libertà e non di costrizione, la capacità di sacrificio in piena letizia. Simili sono anche gli aspetti problematici, come le tensioni con una parte dei presbiteri, le accuse di deriva settaria e criptoprotestante, le incomprensioni coi “cristiani comuni”. Soprattutto per chi nella Chiesa già svolgeva compiti di responsabilità.”

pubblicazione su SPV da Tempi a cura di Carlo Mafera – rimovibile su richiesta

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