Non è una tragedia di Geppi di Stasio fino al 24 marzo al Teatro delle Muse

Non sarà certamente una tragedia ma nemmeno una commedia quella scritta da Geppi Di Stasio che non finisce mai di sorprendere lo spettatore e gli appassionati che lo seguono da anni. La sua capacità di usare i collegamenti e le contaminazioni con altri generi letterari, ha un non so che di sublime. Geppi Di Stasio questa volta ha superato se stesso paragonando una vicenda dei nostri giorni inserita nei quotidiani social e siti … quelli anche un pò particolari di incontri per far partire il suo meraviglioso volo pindarico che approda alla vicenda di Edipo e di Oreste, personaggi mitologici della tragedia greca che esemplificano il cattivo rapporto con la propria madre. Il complesso edipico la fa da padrone nel pezzo di Geppi Di Stasio, sia Oreste che Attilio sono due persone che hanno vissuto un rapporto insoddisfacente con la propria madre e la cercano inconsciamente e disperatamente. Renata è la loro madre perchè fa da mamma al suo secondo marito (Attilio) e si scoprirà mamma di Oreste. Ciò che avviene in scena è uno psico-dramma degno delle più classiche delle tragedie di Eschilo o Sofocle.

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Lo scopo delle rappresentazioni delle tragedie era quello di migliorare la società e di far diventare delle persone più consapevoli i greci di allora. Nella tragedia greca, assistendo allo spettacolo e alla rappresentazione del proprio inconscio, gli spettatori potevano operare una catarsi, un processo di consapevolezza e di purificazione su se stessi, così,allo stesso modo, avviene nell’assistere alla visione di ogni scena di “Non è una tragedia”. Lo spettatore può vedere la propria parte ombra, per contemplarla, senza farsene schiacciare e uscire più consapevole e istruito su ciò che potrebbe accadere a se stesso, se scegliesse di varcare la soglia di quell’ “istante”, dove percepisce l’identificazione con Oreste o con Attilio per gli uomini e con Renata per le donne.

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Lo scrittore di testi teatrali come Geppi Di Stasio , come una scienziato, si mantiene imparziale e cerca di rendere conto dei fatti senza commentarli personalmente. Li fotografa così come accadono e li consegna agli spettatori per farli crescere interiormente. Renata desiderosa di incontri hard, lei psicanalista! Oreste inconsciamente desideroso di una madre che trova pur non sapendo che è sua madre come Edipo nei confronti di Giocasta. Oreste anche con dei problemi con la figlia perchè non ha risolto quelli che ha nei confronti con la madre. Sono tutti temi di grande attualità e cioè la grande crisi esistenziale e antropologica dell’uomo contemporaneo perfettamente uguale a quella dell’uomo greco di duemilaseicento anni fa!!

L’intento principale non è rassicurare ma far riflettere, offrendo allo spettatore la possibilità di esplorare frammenti di vissuto, frammenti di inconscio, nella stessa modalità della tragedia greca, nascosti nelle pause forzate della vita frenetica che si alimenta di incontri casuali. Ma che di casualità hanno ben poco, considerato la potente forza attrattiva dell’inconscio.

Alla fine è proprio questa la vera forza di questo pezzo teatrale nel quale Geppi Di Stasio si esprime alla grande, con leggerezza, severità, precisione linguistica, fluidità della narrazione, sospensione drammatica. Una storia come tante. Nessuna relazione è risolta di per sé, tutti lasciano sospesa la possibile conclusione perché sospesa è la vita e soprattutto imprevedibile. La relazione di Renata con Attilio che si dipana tra un ribaltamento e l’altro dei ruoli. Non conta dove a va a finire la storia di Oreste con la figlia, conta quel che ha dentro. Potrebbe finire bene oppure male ma è importante il percorso mentale del protagonista Oreste dove tutti possiamo riconoscerci. E’ in fondo la parafrasi dell’uomo contemporaneo confuso, privo di una vera identità e di un senso da dare alla sua vita. E, alla fine, cosa importante, ancora una volta con indiscutibile forza narrativa Geppi Di Stasio riporta in evidenza il mostro che c’è dietro le cose normali, lo stesso mostro che si nascondeva nelle tragedie greche, ma soprattutto in ciascuno di noi. Il mostro che visto, conosciuto e riconosciuto non fa più paura e di fatto poi …. Non è una tragedia!

Carlo Mafera

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