Stasera scusate ma esco con Chopin!

 

Ascoltiamo Chopin, affrontando le emozioni in un soffio – Elisabetta Amistà

I compositori, da sempre, si fanno portavoce delle emozioni umane tramite il personale vissuto, passato e presente e l’affascinante capacità umana di percepire i più conosciuti sentimenti, filtrarli e trasformarli in pura arte, con l’ausilio di capacità tecnica e talento.

A noi rimane l’ascolto. Ascolto è univocabilmente legato alla capacità di udire. Ma in questo discorso è legato alla volontà di ascoltare le nostre emozioni ed i nostri sentimenti al fine di riuscire a comunicarle con maggior chiarezza, a noi stessi e successivamente agli altri. Un’azione non così scontata, dal momento che numerose professioni, tra cui quella dello psicoterapeuta, sono votate all’ascolto delle problematiche irrisolte, dei blocchi emozionali, dell’incapacità di affrontare le proprie paure che inevitabilmente, si rapportano al conflitto con il mondo esterno. Portabandiera delle barriere emotive è il desiderio di non incorrere in altra sofferenza.

Superare le ferite più profonde insite in noi, guardando con fiducia il rinnovato svolgersi del ciclo emozionale, può essere facilitato dalla musica di autori come Chopin, Beethoven e Liszt. Chopin trascina con la più congegnale forma delle sue composizioni: il Notturno (Deutsche Grammophon con l’interpretazione di Martha Argherich 469 610-2 GE CD oppure Rubinstein.

Personalmente ritengo che il larghetto di cui sopra, sia la composizione più struggente mai scritta dove la malinconia esistenziale raggiunge dei vertici assoluti e dove  ogni anima si può riconoscere. Dove l’anelito verso il divino e invece la consapevolezza della nostra condizione umana spesso priva di senso richiama l’altro grande romantico: Giacomo Leopardi soprattutto nell’ Infinito e nel Canto notturno di un pastore nell’Asia. Vi è in Chopin e in Leopardi un autotrascendimento che raggiunge vette vertiginose. Poesia e Musica si sposano in un abbraccio che produce consolazione e cura per l’uomo contemporaneo dilaniato dallo stress e dalla solitudine. (Carlo Mafera)

 

“Del Larghetto in mi maggiore, intitolato Romanza, Chopin, secondo una lettera all’amico Tytus, precisava che non doveva essere “energico, ma piuttosto romantico, tranquillo, malinconico, per dare l’impressione di uno sguardo gentile al luogo che risveglia nel pensiero mille cari ricordi. È una meditazione nel bel tempo primaverile, ma durante il chiaro di luna: perciò l’accompagno con le sordine”. Dopo una breve introduzione dell’orchestra, il pianoforte espone il tema principale, caratterizzato da una estrema dolcezza; un episodio intermedio viene dipanato dal pianoforte accompagnato dagli archi in sordina; ricompare poi al pianoforte, con vari abbellimenti e sviluppi, il tema principale, che viene affidato alla fine agli archi, mentre il pianoforte esegue eleganti e quiete figurazioni”.

pubblicazione su SPV da meditazione.info a cura di carlo mafera

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