19 FEBBRAIO. IN OCCASIONE DELLA GIORNATA MONDIALE DELLA LENTEZZA ovvero alla latina: FESTINA LENTE: Ecco un’ode prosaica alla lentezza

Perché vivere lentamente

Nella calma di Dio l’ira svanisce

Credo di essere a volte precipitoso. Vado troppo di fretta. Agisco senza pensare molto. La mia impulsività ha la meglio. Prendo decisioni senza rifletterci troppo.

A volte mi pento delle mie azioni. Faccio o scrivo la prima cosa che mi esce dal cuore. Alcuni mi dicono che dovrei lasciarlo riposare di più.

La vita sboccia dalla mia bocca, dico la prima cosa che mi è venuta in mente. Nasce nel cuore. Non posso metterlo a tacere. La rapidità dei miei passi mi schiaccia. Mi risulta così difficile fare le cose più lentamente!

Vorrei comporre un’ode alla lentezza. Un canto di lode a chi va piano. A chi mi insegna un altro modo di guardare la vita. Un altro modo di intendere il tempo.

Il tempo è eterno. Perché vado di fretta? La lentezza è un’arte in un mondo che cerca e ama la velocità. Non tollera ritardi. Non sopporta la perdita di tempo.

Vedo che mi manca la pazienza per aspettare che le cose accadano a tempo debito. Quando devono capitare. Quando il seme muore e nasce la pianta. Quando il frutto è maturo e cade.

Voglio che accada tutto ora, tra le mie mani, mentre guardo, in modo immediato. Mi infastidisco quando devo fare una fila per arrivare a qualcosa che desidero. Aspetto impaziente che qualcuno agisca, si muova, decida, faccia quello che ha pianificato.

Mi costa rapportarmi alle persone senza sangue nelle vene. Quelle che non hanno mai fretta, che hanno sempre tempo, anche se arrivano tardi e fanno aspettare gli altri.

So molto bene che la fretta non porta a niente di buono, e che non è che correndo arrivo prima da qualche parte. Magari non riesco ad evitarlo. Accelero senza neanche rendermene conto.

Ho il fuoco nelle vene. E allo stesso tempo ho la pace interiore. Corro. Vorrei imparare a camminare lentamente senza esagerare. Soffermarmi davanti a chiunque, senza fretta. C’è tempo.

Una persona diceva: “Anime ribelli, piene di tormente e di calma dentro di loro. Prego perché torniamo ad accenderci con la fiamma del primo amore”.

Il fuoco dentro di me mi rende capace di fare il meglio, e allo stesso tempo può farmi diventare precipitoso, impetuoso, impaziente.

Agisco mosso da quel fuoco, da quel vento che dentro di me mi colpisce con forza. Sono precipitoso e dico cose che non vorrei dire. Non so tacere con calma. La fretta non è una buona consigliera.

Accelero il passo cercando risposte. Voglio che quello che dico si realizzi. Non ho pazienza con chi è lento.

Commenta Papa Francesco: “ Se non coltiviamo la pazienza, avremo sempre delle scuse per rispondere con ira, e alla fine diventeremo persone che non sanno convivere, antisociali incapaci di dominare gli impulsi, e la famiglia si trasformerà in un campo di battaglia” [1].

Desidero la calma nelle mie parole e nei miei gesti. Pazienza per rispettare il corso lento della vita e soffermarmi davanti a chi mi viene incontro.

Tutto cresce lentamente. Da quel seme che muore piano piano al sole che sorge sempre allo stesso ritmo.

Quali sono i miei tempi? Voglio imparare a contemplare con gioia il lento divenire di tutto ciò che accade. Con gli occhi ben aperti per non perdermi nulla. Con lo sguardo posto in ciò che vedo e in quello che sogno. In ciò che osservo e in quello che intuisco.

Vorrei sapermi soffermare in silenzio, con calma, davanti a quello che accade in modo precipitoso di fronte ai miei occhi. Imparare a perdere tempo. Imparare a tacere prima di dire cose inadeguate.

Prima di prendere le decisioni sbagliate. Prima di fare quello che non conviene, che non è un bene né per me né per gli altri.

Ho bisogno di silenzio per maturare e crescere dentro: “Il silenzio è l’ultima trincea che nessuno può valicare, l’unico luogo in cui trovare la pace, lo stato in cui la sofferenza abbassa per un istante le braccia. Il silenzio rafforza la nostra debolezza. Il silenzio ci arma di pazienza. Il silenzio in Dio restituisce il coraggio” [2].

Voglio imparare a chiudermi nel mio mondo interiore, e lì caricare il cuore di pazienza e coraggio. Di amore profondo e rispetto. Nella calma di Dio l’ira svanisce.

Nel silenzio le parole abbondano. E le mie parole che feriscono diventano sussurri senza forza, appena udibili. E tutta la polvere che sembrava avessi nell’anima lascia spazio a una pace profonda che calma il cuore e ammansisce il mondo.

Mi piace la vita che scorre nella mia anima. Solo così riesco a cambiare l’ambiente, l’atmosfera che mi circonda.

Voglio imparare a camminare lentamente. A parlare lentamente. A tacere nell’anima. È quello che desidero di più. Vivere senza fretta. Con la pace del bambino che riposa sicuro sul cuore del padre.

Voglio che le cose siano così. Che i miei piedi lascino un’impronta profonda. Non volo rapidamente, cammino con calma facendo la storia. Voglio imparare l’arte della lentezza per non essere precipitoso.

Lodo le persone lente, che hanno sempre tempo. Che educano gli altri, e me stesso, alla pazienza. E al rispetto del tempo.

Voglio calmare la mia anima inquieta. Resto tranquillo, in silenzio, ad ascoltare. E sorrido guardando il paesaggio davanti ai miei occhi.

[1] Papa Francesco, Esortazione Amoris Laetitia, n. 92.
[2] Cardinale Robert Sarah, La forza del silenzio, n. 66

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