Il Cammino consideri i benefici terapeutici del canto gregoriano

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Pubblicazione su SPV da Aleteia a cura di carlo mafera

Attende Domine

“Ad te, Rex summe, omnium Redemptor, oculos nostros sublevamus flentes:exaudi, Christe, supplicantum preces”

Il canto gregoriano è riconosciuto dalla Chiesa cattolica come il canto proprio della liturgia romana. È un canto liturgico interpretato normalmente da un coro di voci bianche, o maschili, o da un solista chiamato ‘cantore’. Normalmente deve essere cantato a cappella, cioè senza accompagnamento strumentale, perché non sia in alcun modo alterata la struttura di questo tipo di musica.

È un canto che utilizza un  ritmo simile a quello del respiro, si crea quindi, un armonia, tra la frase cantata e il respiro del cantore, per questo è una musica che favorisce la meditazione e l’interiorizzazione delle parole cantate, e possiede un effetto psicologico e fisiologico molto profondo: la respirazione si calma e il battito cardiaco rallenta.

In questo contesto musicale l’individuo può facilmente raggiungere uno stato di attenzione e rilassamento. È un esercizio  che aiuta la concentrazione e da molta energia ed è un’ottima pratica di meditazione.

‘Attende Domine’ , fa riferimento al salmo 50: ‘Miserere’.  Per il suo carattere, e la sua solennità, la destinazione migliore per questo brano, è quella di un inno d’ingresso nel tempo di Quaresima, in quanto introduce molto bene al clima celebrativo del tempo liturgico.

Costanza d’Ardia

Risultati immagini per CANTI GREGORIANI ALETEIA

Un pò di storia dal sito : http://www.uciimtorino.it/europa/mus_sacprof_cantogregor.htm

Il nome deriva dal Benedettino Gregorio Magno che si impegnò ad accrescere il prestigio della Chiesa nei confronti dei Longobardi. “Secondo la tradizione, egli raccolse ed ordinò i canti sacri in un volume detto Antifonario, la cui copia originale andò persa durante le invasioni barbariche. Sempre secondo la versione tradizionale, egli dettò il codice ad un monaco, mentre era nascosto dietro un velo: il monaco, accorgendosi che Gregorio faceva lunghe pause nel corso della dettatura, sollevò il velo e vide una colomba (lo spirito santo) che sussurrava all’orecchio del papa. Il codice Gregoriano sarebbe quindi di derivazione divina.”
Più di recente, si è venuto a dubitare non solo dell’origine miracolosa dell’Antifonario, ma della stessa derivazione da Gregorio. Infatti non si hanno altre testimonianze scritte dell’interesse di Gregorio per quello che riguarda l’impianto dell’uso della musica nel rito della messa, tranne una lettera generica in cui si parla del rito britannico. Un’ipotesi più accreditata è che l’Antifonario (e la storia della sua origine) siano entrambi di origine carolingia (quindi quasi due secoli dopo la morte di Gregorio) esistono infatti documenti che attestano i tentativi degli imperatori carolingi di unificare i riti franco e romano. Attribuire la riforma ad un miracolo che coinvolgeva un papa di grande fama come Gregorio sarebbe quindi stato un espediente per garantirne l’accettazione universale e incondizionata.
L’attribuzione a Gregorio Magno sarebbe stata introdotta per superare le resistenze al cambiamento dei diversi ambienti ecclesiastici, costretti a rinunciare alle proprie tradizioni. Il prodotto dell’unificazione di due dei riti principali, quello vetero-romano e quello gallicano fu codificato nel cosiddetto antifonario gregoriano, che conteneva tutti i canti ammessi nella liturgia unificata. Questa unificazione classificò i brani di musica sacra in uso secondo un sistema di modi, ispirati – almeno nei nomi – ai modi della tradizione greca (dorico, ipodorico, frigio, ipofrigio, lidio, ipolidio, misolidio, ipomisolidio).
Il canto Gregoriano è un canto “vocale”, cioè non accompagnato da strumenti. Può essere “monodico”, cioè eseguito da un solista o corale oppure può essere eseguito a dialogo tra un solista e il coro. Può accadere, anche, che il coro sia diviso in due parti, come in quello ambrosiano, nel qual caso si dice canto “antifonale”. L’elemento più caratteristico del canto gregoriano è l’assenza del ritmo e l’andamento lento. Ciò era dovuto alla convinzione che il ritmo fosse un elemento strettamente terreno e perciò non adatto ad un canto di elevazione a Dio.

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