Ottobre, mese dedicato alla missione : riflettiamo sul suo significato

5 motivi per cui un viaggio di missione cambia la vita

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di Rafael Pérez del Solar

A chi non piace viaggiare? È sempre bello concedersi uno spazio in un posto diverso, conoscere gente nuova, interagire con persone diverse da quelle con cui conviviamo ogni giorno. E se in quello stesso viaggio si avesse l’opportunità di aiutare quelle persone, di condividere il proprio tempo con loro, di suscitare un cambiamento che abbia un impatto positivo sulla loro vita (e sulla propria)? Non sarebbe veramente splendido?

In questo post vorrei parlarvi proprio di questo, di un viaggio che ho compiuto qualche mese fa nella città ecuadoregna di San Vicente, colpita dal terremoto dell’aprile 2016. Lì ho incontrato un gruppo di statunitensi di varie età, giunti da diverse città del Paese, con cui ho iniziato la grande avventura di un viaggio di missione per poter aiutare alcune famiglie che avevano perso tutto costruendo nuove case per loro e sostenendo allo stesso tempo la parrocchia locale nell’evangelizzazione di alcuni settori della città.

Uno dei miei compiti è coordinare viaggi di volontariato o missioni per stranieri. Sono arrivato a questa esperienza con le aspettative giuste e necessarie, perché in quel momento ero un po’ lontano da Dio e il viaggio sarebbe stato per me una cosa di routine. Dio, però, ci sorprende sempre! Non ne ho alcun dubbio. E ci sorprende ancor di più quando le cose accadono come meno te le aspetteresti.

La gente che abbiamo conosciuto, che abbiamo aiutato, con cui abbiamo condiviso tante cose, e perfino il luogo in cui abbiamo vissuto per tutti quei giorni hanno avuto un profondo impatto sulla nostra vita. Abbiamo finito per sperimentare che si riceve sempre più di ciò che si dà, tanto più quando c’è di mezzo Dio.

In questo viaggio ho imparato molte cose nuove e ne ho ricordate tante altre. Vorrei riassumerle in cinque idee che hanno davvero segnato la mia vita:

1. Nel volto dei più poveri e dei più semplici c’è davvero Dio

Gesù in Matteo 25, 40 dice: “In verità vi dico: ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me”. È un ideale nobile, grande. Lo leggiamo e cerchiamo di metterci all’opera, ma quante volte l’indifferenza ci vince e ci limitiamo a passare oltre chi chiede il nostro aiuto, soprattutto il povero?

In un viaggio di missione non c’è modo di fuggire! Il che è una benedizione. Le persone semplici, quelle che hanno meno a livello materiale, sono spesso quelle che ci testimoniano maggiormente Dio con la loro vita, con la loro fede, con la loro speranza anche tra le difficoltà più grandi. Ed è lì che scopriamo davvero il volto di Gesù nel fratello bisognoso. Di Gesù sofferente, di Gesù che ci chiede un bicchier d’acqua, una parola di incoraggiamento; ma anche di Gesù che ci insegna con il suo esempio di semplicità e ci chiede di concentrarci su ciò che è essenziale nella vita.

2. Amare come Cristo ha amato la sua Chiesa

Di fronte al fratello sofferente che incontro faccia a faccia non c’è altra risposta che l’amore. Sì, una dedizione generosa e disinteressata che cerca il suo bene, la sua felicità, il suo benessere, nonostante le barriere che possono esistere (neanche la barriera della lingua è riuscita a prevalere sul linguaggio dell’amore). Sì, un amore come quello di Cristo per la sua Chiesa: fino a stancarsi, fino a dare tutto, fino a poter soffrire con l’altro, fino alla Croce. Papa Francesco, nel suo Messaggio per la I Giornata Mondiale dei Poveri, nel settembre 2017, lo descrive bene:

“Il modo di amare del Figlio di Dio è ben conosciuto… Si fonda su due colonne portanti: Dio ha amato per primo; e ha amato dando tutto sé stesso, anche la propria vita. Un tale amore non può rimanere senza risposta. Pur essendo donato in maniera unilaterale, senza richiedere cioè nulla in cambio, esso tuttavia accende talmente il cuore che chiunque si sente portato a ricambiarlo nonostante i propri limiti e peccati”.

3. La gioia più profonda e autentica viene dall’incontro con Dio

Dall’esperienza dell’amore sboccia necessariamente un’esperienza di autentica e profonda gioia. Ve lo posso spiegare con l’esempio di una signora che abbiamo conosciuto durante il viaggio, la signora Ramona. Già anziana, viveva in una delle zone più povere di San Vicente e ci ha commosso con la sua vicinanza materna quando siamo andati a trovarla a casa sua e ci ha offerto della frutta mentre ci raccontava la sua dura esperienza durante il terremoto. Era impressionante il modo in cui questa signora, nonostante il dolore e la sofferenza che aveva sperimentato e le difficoltà che ancora affrontava, ci trasmettesse una gioia intensa, sentita, fatta di grande semplicità e profondità. La sua forza veniva da Dio.

È stata questa l’esperienza del gruppo durante le missioni. Eravamo felici di essere lì pur essendo lontani dalle nostre famiglie, non avendo tutte le comodità, sperimentando un caldo intenso e mille difficoltà. La gioia che provavamo derivava dall’incontro con Gesù presente nel bisognoso, dalla preghiera quotidiana, dai sacramenti. Essere in contatto costante con Gesù, con quell’amico che cammina con noi, era la chiave di tutto.

4. Dio crede in noi

Tutta questa esperienza di scoprirmi ad amare e di trovare in questo una profonda felicità mi ha fatto volgere ovviamente lo sguardo verso Dio. In un momento di profonda preghiera, sorridere guardando il cielo e pensare “Avevi progettato tutto così!” Come vi dicevo, ero in un momento di una certa lontananza da Dio, e Lui non si fa mai battere in generosità ed è immensamente costante nel suo amore per noi e nella fiducia che ripone nella nostra risposta.

Non importa quanto ci allontaniamo, Egli si ingegna sempre per cercarci e incontrarci (o per far sì che Lo incontriamo). E ovviamente quando una persona si allontana da ciò che conta davvero nella vita, quando torna “a casa”, le dà un valore speciale, e in particolare dà un grande valore alle persone con cui ha percorso quel cammino. È come dice la serva di DioDorothy Day: “Tutti abbiamo conosciuto la lunga solitudine e abbiamo imparato che l’unica soluzione è l’amore e che l’amore viene con la comunità”.

5. Abbiamo bisogno degli altri per imparare ad amare, per imparare a vivere

Siamo fatti per l’incontro. “Non siamo isole”, come diceva il monaco Thomas Merton. E in quell’incontro sincero con il fratello, Dio ci parla al cuore. In quell’incontro impariamo come donarci all’altro in uno sforzo quotidiano, e questo si applica a un viaggio di missione ma soprattutto alla realtà quotidiana di ciascuno: a casa, con la famiglia, con il coniuge, con gli amici, con i figli, nel lavoro, all’università… La persona con cui condivido la mia vita, che è al mio fianco, è lì per un motivo: per essere amata. Nell’incontro con l’altro impariamo a vivere nell’amore, nella dedizione; nel luogo in cui mi conosco di più, in cui incontro maggiormente Dio e me stesso.

Nasciamo bisognosi; quando siamo in grado di rendercene conto scopriamo la solitudine; abbiamo bisogno degli altri a livello fisico, affettivo e intellettuale; ne abbiamo bisogno per qualsiasi cosa vogliamo conoscere, inclusi noi stessi” (C.S. Lewis, I Quattro Amori).

[Traduzione dallo spagnolo a cura di Roberta Sciamplicotti]

 

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