Manca la classe dirigente di alto profilo morale. La soluzione? La beatificazione di Giorgio La Pira. Sarà un’ottima occasione per mostrare alla nostra classe dirigente un sublime esempio di come si può gestire il Bene Comune in modo nobile e santo, con spirito di servizio e non in modo autoreferenziale ….

Giorgio La Pira potrebbe presto diventare beato. Papa Francesco ha infatti autorizzato la Congregazione delle Cause dei Santi a promulgare il decreto riguardante le virtù eroiche dell’ex sindaco di Firenze, già Servo di Dio. E’ il primo passo del processo di beatificazione.

Per onorare questo evento il SPV pubblica uno dei suoi migliori articoli sul Sindaco Santo  per indicare ai politici di oggi come si gestisce il Bene Comune e cioè, non solo con la fede ma con il coraggio di portare avanti i veri valori umani e cristiani

Giorgio La Pira nel 1959 costruì con Maria un ponte di speranza, di preghiera e di pace fra Fatima e Mosca

 

Un aspetto forse poco noto, ma che merita attenzione, è la spiritualità mariana del “sindaco santo” di Firenze, Giorgio La Pira. Il messaggio di Fatima ebbe infatti un ruolo importante nella sua vita privata come anche in quella pubblica.

«O Madre nostra, quando vogliamo contemplare / la bellezza di Dio, / ci soffermiamo a mirare con diletto la tua bellezza / che dell’eterna luce è riverbero infinito». Così inizia una preghiera composta da Giorgio La Pira durante il periodo dell’oppressione totalitaria. Righe che stanno a dimostrare la fervente devozione alla Madonna del “sindaco santo” di Firenze e una predilezione filiale espressa in accenti mistici e poetici. Per comprendere meglio il rapporto tra Giorgio La Pira e il messaggio di Fatima, bisogna conoscere la centralità del culto mariano nella sua vita interiore e in quella pubblica. Il cristianesimo mariano è stato il fondamento della sua azione politica, poiché riteneva essenziale il ruolo della Vergine, la Madre di Dio, nell’opera salvifica di Gesù nei confronti dell’umanità.

In particolare l’apparizione di Fatima ha una valenza storico-sociale di importanza fondamentale. La realtà storica non può liberarsi da questo avvenimento che le è divenuto essenziale. La terra ha fiorito Maria e in questa epoca tale fioritura si è manifestata soprattutto attraverso l’apparizione di Fatima che non potrà essere mai più spenta, cancellata o dimenticata per le sue profonde implicazioni salvifiche.

Nell’apparizione di Fatima la Madonna rivela tutta la sua bellezza e nel cielo dell’umanità si stende questo arcobaleno di intatta purezza che irradia gli splendori della perfezione di Dio proprio attraverso di lei. Albeggia finalmente nella storia dell’uomo una luce immacolata, una luce senza tanti colori perché inesprimibilmente pura. La visione della Madonna e in particolare di quella di Fatima, narrata da Giorgio La Pira, era questa.

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Madonna di Fatima

Maria, Regina delle nazioni e della pace

Da tali premesse si comprende come fosse iscritto profondamente nel cuore di La Pira lo slancio di apostolato mariano che visse con grande determinazione. Egli prese, per così dire, il testimone da don Luigi Moresco, il quale nel 1942 era stato a Fatima e aveva scritto un libro sulle rivelazioni. Nell’ambito di queste rivelazioni c’era il desiderio della Vergine della consacrazione, da parte del Sommo Pontefice, del genere umano in generale e della Russia in particolare, al Cuore Immacolato di Maria. Come tutti sanno, il messaggio terminava con un’affermazione piena di speranza: «Finalmente il mio Cuore Immacolato trionferà; la Russia si convertirà e vi sarà pace nel mondo».

Don Moresco andò dal Santo Padre dicendogli che la Madonna desiderava che egli proclamasse la consacrazione del genere umano e della Russia al suo Cuore Immacolato. E di fatti, esaminando il racconto fatto da Giorgio La Pira, il 31 ottobre 1942 Pio XII faceva questa proclamazione proprio nel momento più tragico della Seconda guerra mondiale. Dieci anni dopo, nel 1952, Pio XII rinnovava nella festa (7 luglio) dei santi Cirillo e Metodio, evangelizzatori dell’Est europeo, la consacrazione della Russia. La Pira, raccogliendo l’eredità di don Moresco sul messaggio di Fatima, desiderava essere ora lui il propulsore del messaggio proprio in un’epoca malata di catastrofismo e riconosceva negli inviti reiterati dei russi, che volevano ricambiare la sua accoglienza fatta in precedenza a Firenze, come dei segni importanti e significativi.

La Pira considerava il ripetersi delle apparizioni mariane non come favole raccontate da bambini, come qualcuno voleva far credere, ma come segni forti dell’intervento di Dio nella storia umana realizzato tramite Maria. Infatti, egli diceva che «Maria è partecipe della regalità di Cristo, è la Regina delle nazioni e della pace» ed era certo che ci dovesse essere un rapporto stretto fra i misteriosi colloqui della Madonna, la conversione delle nazioni a Cristo e la pace nella delicatissima epoca nucleare.

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Giorgio La Pira

Nuovi orizzonti dietro alla “cortina di ferro”

La decisione di andare a Mosca fu presa da La Pira dopo che sia Montini che Giovanni XXIII avevano ricordato – l’uno nell’incontro personale e l’altro in pubblica udienza – le figure dei santi Cirillo e Metodio, che secondo il Pontefice «dischiudono dinnanzi ai nostri occhi orizzonti che di fatto non sappiamo ancora ben contemplare, perché la “ferrea cortina” li copre». Continuava Giovanni XXIII: «Amiamo pensare che mercé le nostre preghiere e i nostri sacrifici, la Provvidenza divina stia elaborando uno dei più grandi misteri della storia, che sarà il mistero della misericordia del Signore per tutti i popoli».

Per La Pira, le parole di Giovanni XXIII diventeranno pietre miliari da percorrere. Il 13 luglio 1959 si recò a Fatima per comporre il primo pilone del “ponte mariano” che si doveva concludere a Mosca. Il viaggio fu preparato velocemente e La Pira, dopo aver pregato in varie chiese fiorentine e romane (in particolare quella di San Clemente dove sono ricordati i santi Cirillo e Metodio), partì per Mosca, dove arrivò venerdì 14 agosto 1959.

La Pira stava realizzando e verificando, con quel viaggio, le ipotesi teologiche di lavoro. Era in qualche modo il “facchino” di Dio e qualcuno doveva pur incaricarsi di portare avanti il messaggio di Fatima in quegli anni Cinquanta e Sessanta, anni delicatissimi di “guerra fredda”. Nella sue lettere alle claustrali egli definisce le tappe della storia facendo teologia e teleologia della storia.

La Pira sposa fedelmente il messaggio di Fatima quando poi indica gli strumenti per realizzare queste ipotesi di lavoro, cioè l’orazione e la penitenza: i due strumenti soprannaturali indicati dalla Madonna ai pastorelli. Strumenti di azione storica: vere forze nucleari inserite da Dio nel sistema della forze storiche delle nazioni. E così La Pira si chiede cosa dovesse fare praticamente. Individua due assi portanti: 1) «ricorrere alle misteriose ed invincibili forze oranti e penitenti dei nostri tremila monasteri di clausura del mondo»; 2) «portare queste forze oranti e penitenti nel cuore stesso cristiano delle nazioni, Russia compresa, Islam compreso» (lettera 28 delle Lettere alle claustrali).

In buona sostanza – affermava La Pira nella lettera alle claustrali (ancora nella 28) – bisognava «assediare Gerico, la città “dalle mura munite e chiuse”, circuirla di notte e di giorno con l’orazione, e ciò fino a quando le mura munite e chiuse fossero pacificamente cadute».

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Monastero di Zagorsk

Una serie di avvenimenti che puntano alla Russia

Abbiamo ricordato sopra i gesti mariani di Pio XII, cioè la consacrazione della Russia nel 1942 e poi nel 1952, ma ancor più importante è l’enciclica Ad coeli Reginam, nella quale viene messa in evidenza la regalità di Maria sui popoli e sulle nazioni – e quindi sull’intera storia del mondo – istituendo la festa di Maria Regina il giorno 31 maggio.

Sono tutte tappe mariane del pontificato di Pio XII collegate al fondamentale assunto teologico del dogma dell’Assunzione, che si radica nel messaggio di Fatima e ha come obiettivo principale l’enorme dramma della storia della Russia contemporanea e il suo ritorno alla casa paterna. Era il pensiero centrale del Vicario di Cristo che non si staccò mai da quel nodo drammatico della storia del mondo.

Ma purtroppo Pio XII, come Mosé, non poté vedere la terra promessa e passò il testimone a Giovanni XXIII, il quale ebbe la grande intuizione teologica che non ci sarebbe stata unità e pace tra le nazioni se non ci fosse stata unità e pace nella Chiesa e convocò un concilio ecumenico, il Vaticano II.

La Pira comprese sempre di più che il nodo storico era sempre la Russia con tutti i suoi errori e orrori storici, ma comprese pure l’alto valore profetico del messaggio di Fatima e gli sembrava infatti di sentire i profeti stessi: «Israele tornerà al Signore; Gerusalemme tornerà al suo Dio e le sue mura il suo tempio le sue case, i suoi palazzi saranno ricostruiti».

Infatti, dal 1953 in poi, successero molti avvenimenti che sembravano preludere a guerre e distruzioni e invece grazie al messaggio di Fatima sono stati quasi “costretti” ad avviarsi verso la pace e la distensione verso l’amore e la speranza.

Lui era la persona più indicata perché dal 1951 al 1954 aveva organizzato a Firenze i convegni internazionali per la pace e la civiltà cristiana e il 4 ottobre 1955 aveva invitato tutti i sindaci di tutte le città capitali del mondo, compreso quello di Mosca, per rivendicare il diritto alla vita della città schiacciate dalle politiche nazionali.

Nikita Krusciov (1894-1971).
Nikita Krusciov (1894-1971).

«Ebbene», afferma La Pira in una delle lettere alle claustrali (numero 28), «tutta la nostra azione a Firenze ha avuto sempre questa fondamentale direzione: ha mirato sempre alla Russia Cristiana. Il “problema” importato a Firenze (nei convegni della pace insieme con quelli dei Sindaci e con altre iniziative) è stato unicamente (in certo senso) quello russo».

Continua La Pira: «Ecco Madre Reverenda il significato e la finalità del mio viaggio: fare il ponte mariano di speranza, di preghiera e di pace fra Fatima e Mosca».

Un «ponte con due piloni»

E così all’arrivo a Mosca il 14 agosto 1959, prima di incontrare il Soviet supremo, continuò la sua orazione il giorno 15, giorno dell’Assunzione scelto appositamente, presso la chiesa di San Luigi dei Francesi e presso il monastero di Zagorsk davanti alla tomba di san Sergio. Cosa sorprendente per La Pira: la chiesa di San Luigi era gremita di fedeli e la loro orazione era fervida. Egli rimase commosso e stupefatto per questa visione di fede e di preghiera proprio nella capitale dell’ateismo.

Poi il sindaco di Firenze andò a Zagorsk, a circa 40 chilometri da Mosca, e lì si presentò uno spettacolo di incomparabile bellezza: un monastero grande quasi come una città, dove fu accolto festosamente dal rettore dell’Accademia teologica che gli disse: «Il popolo russo ha cambiato l’economia, ha cambiato politica, ma non ha cambiato fede».

La Pira gli ricordò di non essere solo, ma in compagnia di centinaia di monasteri femminili di clausura del mondo e, alla meraviglia dell’interlocutore, gli spiegò la logica di queste “missioni invisibili” per le quali egli mandava delle circolari a tutti i monasteri di clausura perché questi garantissero preghiere per le sue iniziative politico-religiose. Il rettore gli chiese di mandare anche a loro queste circolari, cosa che La Pira promise di fare.

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Il Soviet Supremo

Ed ecco finalmente l’incontro con il Soviet Supremo. La Pira esordì dicendo: «Signori, io sono un credente cristiano e dunque parto da un’ipotesi di lavoro che, per me, non è soltanto di fede religiosa ma razionalmente scientifica. Credo nella presenza di Dio nella storia e dunque nell’incarnazione e nella resurrezione di Cristo dopo la morte in croce; credo che la resurrezione di Cristo è un evento di salvezza che attrae a sé i secoli e le nazioni. Credo dunque nella forza storica della preghiera. Quindi secondo questa logica ho deciso di dare un contributo alla coesistenza pacifica Est-Ovest come dice il Signor Krusciov, facendo un ponte di preghiera fra Occidente e Oriente per sostenere, come posso, la grande edificazione di pace nella quale tutti siamo impegnati. C’è chi ha le bombe atomiche, io ho soltanto le bombe della preghiera, e siccome ogni ponte ha due piloni, sono andato prima nel santuario occidentale di Fatima, dove la Madonna ha promesso la pace collegandola alla tradizione cristiana della Russia e poi mi sono recato, l’altro ieri, giorno dell’Assunta nel vostro tradizionale santuario della Santissima Trinità a Zagorsk a pregare sulla tomba di san Sergio e sotto le icone del vostro più grande agiografo Andrey Rubliov, parente spirituale del Beato Angelico della mia Firenze. Dunque, Signori del Soviet Supremo, il nostro disegno architettonico, deve essere questo: dare ai popoli la pace, costruire case, fecondare i campi, aprire officine, scuole e ospedali, far fiorire le arti e giardini, ricostruire ovunque le chiese e le cattedrali. Perché la pace deve essere costruita a più piani, a ogni livello della realtà umana economico sociale, politico, culturale, religioso. Soltanto così il nostro ponte di pace tra Oriente e Occidente diventerà incrollabile. E così lavoreremo per il più grande ideale storico della nostra epopea un pacifico tempo di avvento umano e cristiano» (discorso citato in Un santo al Cremlino di Vittorio Citterich, Edizioni Paoline 1986).

Ricorda Giorgio La Pira in una delle sue lettere alle claustrali (la numero 29) che i suoi interlocutori lo guardavano esterrefatti. Eppure non si poteva negare che il suo ragionamento fosse di una logicità stringente. La Pira continua nella sua lettera alla reverenda madre di aver detto al Soviet: «Ricordatevi. I popoli battezzati sono come gli uccelli e come i pesci che tornano sempre, anche da molto lontano, ai loro nidi. Tornano alla casa paterna dove sono nati e dalla quale sono partiti; si ricordano e tornano (come dice la parabola e come dice un celebre salmo, il salmo 21)».

Questo raccontò La Pira alla sua interlocutrice, dimostrando di essere stato un interprete fedele del messaggio di Fatima, di averlo incarnato e di averlo portato avanti con passione e con fede. Scrive infatti, poco più avanti: «I risultati? Madre Reverenda, Dio solo li conosce: non c’è che ripetere la frase di San Paolo: Ego plantavi, Apollo rigavit, Deus autem incrementum dedit».

Carlo Mafera

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