Ciao Zio Tino, ti volevo salutare e regalare questa recensione perché sei stato uno dei pochi reduci della ritirata dalla Russia … fosti intelligente rifungiandoti in una isba di contadini aspettando la primavera e fosti onesto riconsegnando la cassa del reggimento e quasi quasi passavi i guai … eccola … “A guera de li Romani ” al CCP Tufello l’11 maggio

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li romani in russia

Racconto di una guerra a millanta mila miglia

di Elia Marcelli
Regia di Sandro Calabrese

Recitazione : Ivan Costantini

https://photos.app.goo.gl/mcRDroK7VrQMpEez2

 

È un affresco e un documento epico e storico che non omette particolari crudi, rimossi dalla storia ufficiale, che si fa coscienza critica  in un’epoca di “bombe intelligenti” e “guerre umanitarie” e che i giovani disconoscono perché oramai disabituati a non sapere nulla delle proprie radici.

Lo spettacolo narra le disavventure di Giggi, Mimmo, Peppe, Nino, Nicola e Remo, un gruppo di giovanissimi soldati della Divisione Torino, spediti a morire da Mussolini nella famigerata campagna di Russia (1941-1943), è questo l’episodio più drammatico vissuto dall’esercito italiano nella seconda guerra mondiale dovuto ad una scelta scellerata da un dittatore incapace di comprendere la strapotenza del nemico che storicamente era aiutato dal ” generale inverno”. Un esercito di straccioni e sbandati a cui rimangono solo fame, freddo, paura e il sapore di una disfatta: partono 220.000 ragazzi; sulla strada del ritorno dalla Russia ne resteranno circa 90.000. Elia Marcelli è tra i pochi reduci che riportano a casa il dolore, la rabbia e il dovere di testimoniare una scomoda verità, raccontando passo passo la spedizione: la retorica religiosa della guerra giusta, l’addio a Roma, il lungo viaggio a piedi, i combattimenti, l’arrivo del Generale Inverno, il nemico, la solidarietà del popolo russo e l’egoismo assoluto dei soldati che rende l’uomo simile alla bestia, il rispetto del proprio dovere, la ritirata, la disfatta, la morte.  Chi scrive, riportando in parte una vecchia recensione fatta per il Teatro della Cometa nel 2012, può dire che un suo zio è stato uno tra i pochi sopravvissuti, salvatosi perché accolto da una famiglia di contadini russi durante il rigidissimo inverno.

Tra un capitolo e l’altro, ecco irrompere la voce stentorea e fiera dei proclami trionfalistici, tipica dei bollettini della radio di regime e simbolo di una disinformazione sulla quale anche all’epoca si fondava il consenso delle masse, ma anche  le canzoni naziste.  L’appassionante avventura di questi ragazzi, poco più che ventenni, è raccontata con passione, rispettando in maniera assoluta la verità della storia, alternando i registri stilistici, dal grottesco al lirico, dal narrativo al tragico. Un crescendo di emozioni dove si alternavano l’amarezza, il tragico e il ridicolo per una spedizione che aveva qualcosa di “brancaleonesco”.

Ivan Costantini è stato un vero mattatore. Ha fatto rivivere al pubblico presente tutti gli episodi salienti della tragedia. Applausi a scena aperta hanno concluso una magnifica serata e poi il prezioso confronto successivo tra il pubblico e l’attore.

Carlo Mafera

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