Concerto per pianoforte e orchestra n.2 op.18 (Sergei Rachmaninoff): ecco, mi trovo pienamente d’accordo con Elisa Calessi che rispose a Padre Maurizio Botta sul brano da salvare in cassaforte …. e chi pubblica ha passato le migliori serate della sua vita con le note di questo concerto dove l’anima respira e assorbe “il sublime”

Concerto per pianoforte e orchestra n.2 op.18 (Sergei Rachmaninoff)

Elisa Calessi ha deciso di salvare nella sua “cassaforte impermeabile” questo brano. Le ho chiesto di raccontare il perchè in pochissime righe.

Concerto per pianoforte e orchestra n.2 op.18 (Sergei Rachmaninoff)

“Se dovessi dire in musica cosa sono, cos’è la natura dell’uomo, userei questa musica. Qui si descrive l’impeto del cuore e della mente, la ricerca continua, inappagata e inappagabile di qualcosa che soddisfi quello che siamo. E la constatazione che niente può. Eppure nessuna delusione o sbaglio ferma quell’impeto. Anzi, tutto (l’orchestra) lo rilancia e amplifica. Ma non c’è tristezza. Dramma, sì. Ma non tristezza. La decisione con cui il tema, variato, si ripete, il dialogo tra solista e orchestra, è come la conferma che no, non era sbagliato quell’impeto.”

Questo è ciò che rispose Elisa Calessi a Padre Maurizio Botta …..

Semi infuocati in cassaforte impermeabile… (di padre Maurizio Botta)

post-tsunami

15 Ottobre 2016, Santa Teresa d’Avila

 

Leggendo i racconti del Mondo Piccolo di Giovanni Guareschi mi folgorò, tra i tanti, uno scambio tra Don Camillo e il Gesù del crocifisso*.

“Don Camillo, perché tanto pessimismo? Al­lora il mio sacrificio sarebbe stato inutile? La mia missione fra gli uomini sarebbe dunque fallita perché la malvagità degli uomini è più forte della bontà di Dio?”. “No, Signore. Io intendevo soltanto dire che oggi la gente crede soltanto in ciò che vede e tocca. Ma esistono cose essenziali che non si vedono e non si toccano: amore, bontà, pietà, onestà, pu­dore, speranza. E fede. Cose senza le quali non si può vivere. Questa è l’autodistruzione di cui par­lavo. L’uomo, mi pare, sta distruggendo tutto il suo patrimonio spirituale. L’unica vera ricchezza che in migliaia di secoli aveva accumulato. Un giorno non lontano si troverà come il bruto delle caverne. Le caverne saranno alti grattacieli pieni di macchine meravigliose, ma lo spirito dell’uomo sarà quello del bruto delle caverne […] Signore, se è questo ciò che accadrà, cosa possiamo fare noi?”. Il Cristo sorrise: “Ciò che fa il contadino quando il fiume travolge gli argini e invade i campi: bisogna salvare il seme. Quando il fiume sarà rientrato nel suo alveo, la terra riemergerà e il sole l’asciugherà. Se il contadino avrà salvato il seme, potrà gettarlo sulla terra resa ancor più fertile dal limo del fiume, e il seme fruttificherà, e le spighe turgide e dorate daranno agli uomini pane, vita e speranza. Bisogna salvare il seme: la fede. Don Camillo, bisogna aiutare chi possiede ancora la fede e mantenerla in­tatta. Il deserto spirituale si estende ogni giorno di più, ogni giorno nuove anime inaridiscono perché abbandonate dalla fede. Ogni giorno di più uomi­ni di molte parole e di nessuna fede distruggono il patrimonio spirituale e la fede degli altri. Uomini di ogni razza, di ogni estrazione, d’ogni cultura”.

Lasciandomi ispirare da questo brano, a luglio, ho proposto ad alcuni amici un gioco in realtà molto serio. Alcuni di questi amici sono “famosi” altri forse lo saranno, alcuni sono giovani altri sono vecchi, alcuni sono preti altri lo saranno, alcuni sono uomini altre sono donne, alcuni hanno scelto insieme come coppia di sposi, altri sono i figli di queste coppie. Ho chiesto loro di scegliere cinque libri, cinque canzoni, cinque film e cinque poesie (o racconti o brani in prosa) da inserire come semi di fuoco in una cassaforte impermeabile capace di resistere allo tsunami dello sgretolamento del mondo occidentale e di motivare con poche righe il perché della loro scelta. Alcuni amici hanno scritto di più, altri di meno, altri una solo parola. Tutto è stato per me una vera grazia. Una scoperta.

Formulai così la mia richiesta, “… dopo l’alluvione è importante aver custodito il seme. Intercetto una sete sempre più struggente di essenzialità. Di qualcuno che abbia le coordinate per dire ciò che è imprescindibile, ciò che è da salvare. I ragazzi e le ragazze, in particolare, sono affascinati da uomini e donne capaci di un giudizio critico che frantumi il politicamente corretto. Qualcuno che sia padre e madre anche dal punto di vista estetico, etico e culturale. Paternamente ti immagino pensare: “Mio figlio che amo non può non leggere questo libro, per la sua felicità, per essere più uomo”. Qualcuno che spieghi “perché” quel libro, quella canzone è decisivo per capire il mondo anzi per sperare la salvezza del mondo. Hai quindi una “cassaforte impermeabile” nella quale potrai salvare il seme di speranza per il post-tsunami. Uno sforzo di ragione e di fede che immagino in un contesto orante, ma di un’orazione continua offerta nel fluire delle attività della vita.”

A partire da Lunedì 17 Ottobre 2016, memoria di Sant’Ignazio di Antiochia, desidero condividere con tutti voi il grande dono che mi hanno fatto questi amici. Ogni settimana pubblicherò una canzone, un film, un libro, una poesia da loro indicati arricchendo una sempre più preziosa biblioteca, cineteca, discoteca, antologia di questo nostro piccolo blog che immagino come una cantina ordinata di vini di qualità.

Padre Maurizio

* da Giovannino Guareschi, Don Camillo e don Chichì, in Tutto Don Camillo. Mondo piccolo, II, BUR, Milano, 2008, pp. 3114-31

pubblicazione a cura di carlo mafera

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