Ciò che conta nella musica è la trasmissione di valori …. il sound cattolico o del Cammino Neocatecumenale o di altro orientamento non ci deve condizionare

10 ragioni per dare alla musica cattolica una seconda opportunità… oppure no

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pubblicazione da Aleteia a cura di carlo mafera
 

Sul perché dovrebbe esistere o meno della “musica cattolica”, e perché continuerò comunque ad ascoltarla

Che cos’è la “musica cristiana”? Ha ricevuto il battesimo? Oppure bisogna contare quante volte appare il nome di Gesù nei testi?

Di recente abbiamo tenuto una festa a casa, e la mia coinquilina ha deciso di mettere della musica. Mentre scorreva le sue playlist, è arrivata alla sezione “musica cristiana” ed è stata travolta da un coro deciso fatto di “no!“.

In quanto autrice su Cecilia, non ho potuto fare a meno di mettermi un po’ sulla difensiva. Ma nello stesso tempo ho compreso la loro reazione. Anzi, per molto tempo pensavo anche io la stessa cosa.

Il mio primo assaggio di musica cristiana è avvenuto nello stesso tempo in cui decisi di rafforzare la mia fede cattolica, ai tempi del liceo. Ma crescere nella Bible Belt implicava che la maggior parte dei miei amici era protestante. Di conseguenza fui rapidamente immersa nella scena musicale cristiana, e iniziai addirittura a lavorare in una stazione radiofonica cristiana. Era entusiasmante: mi piaceva tantissima intervistare le band ed eravamo orgogliosi di trasmettere una certa varietà di musica cristiana.

Ma c’erano delle cose che non mi convincevano. La prima fu quando mi fu proibito di mettere in radio della musica di Matt Maher. Potevo mettere la versione di “Your Grace is Enough” fatta da Chris Tomlin, ma non quella di Matt Maher. Lui era cattolico. Decisi di lasciar correre… non c’erano ancora abbastanza artisti cattolici con cui poter controbattere.

Ma, nel tempo, mi resi conto che in radio dovevamo fare una sorta di prova del nove: per essere trasmessi, non era sufficiente essere “non cattolici”, bisognava essere abbastanza cristiani. La canzone parlava esplicitamente di Gesù, o perlomeno conteneva qualche tema cristiano come la speranza? Oppure era troppo mondana, troppo secolare per le nostre orecchie cristiane, così sante?

Ma alla fine non aveva poi così tanta importanza se la canzone fosse esplicitamente cristiana oppure no: passando di stazione in stazione, riuscivo subito a riconoscere la stazione radiofonica cristiana. E non perché potessi sentire, di tanto in tanto, degli Alleluia, ma a causa di quel sound. Quel sound tipico della musica cristiana.

Una sonorità che mi iniziava a stufare. Così come ero più che stufa di quella “prova del nove” che dovevamo fare ogni volta che volevamo introdurre una nuova canzone. Mi presi dunque una pausa.

Sono passati più di dieci anni, ed eccomi qui, di nuovo nella musica cristiana. E in questa mia “re-immersione” mi trovo a fare i conti con una domanda: dovrebbe esistere qualcosa come “musica cristiana” o “cattolica”?

La musica sacra, sì. Ma un genere a parte per la musica cristiana? Cos’è, questa “musica cristiana”? Ha forse ricevuto il battesimo? Dobbiamo contare quante volte compare il nome di Gesù nei testi? Qual è la linea di demarcazione, senza ricorrere a quella prova del nove che consideravo così ripugnante?

La risposta mi è arrivata parafrasando la frase attribuita a Martin Lutero: “Il calzolaio cristiano non svolge il suo compito da cristiano aggiungendo delle piccole croci sulla scarpa, ma realizzando delle scarpe ben fatte”.

Cos’è la musica cristiana? È arte, fatta bene. Cos’è la musica cattolica? È la musica meravigliosa che sgorga dall’anima di un cattolico. È un qualcosa di umano, profondamente umano, con un barlume del divino. Una prospettiva cattolica sul mondo, con gli occhi della fede e la speranza dei figli di Dio, senza però rinunciare all’umano: la grazia eleva la natura, non la distrugge.

La “musica cattolica” dovrebbe coprire l’intera gamma delle esperienze umane, e in effetti lo fa. Questa è stata la cosa che più mi ha entusiasmata quando ho fatto ritorno al mondo della musica cristiana: esistono molti più artisti cattolici di quanto possiamo immaginare, di più generi. Ed ecco perché ho voluto dare un’altra opportunità: perché ci sono molti nuovi artisti cattolici che sono dei veri artisti.

Ed ora voglio condividere con voi alcuni dei miei preferiti, che costituiscono 10 ragioni per dare alla musica cattolica una seconda opportunità… oppure no, se non siete ancora convinti che debba esistere qualcosa come la “musica cristiana”. In quel caso, ascoltate questi artisti, che sono, tra l’altro, dei cattolici.

  1. Alanna Boudreau

Se dovessi fornire una sola ragione per dare una seconda opportunità ai musicisti cattolici, sarebbe Alanna Boudreau. Il suo ultimo album Champion prende vita dalle profondità dell’esperienza umana, toccando i temi dell’amore, della vulnerabilità e della vergogna, espressi con la sua eloquenza poetica e voce travolgente che abbiamo imparato ad apprezzare.

  1. Scott Mulvahill

Probabilmente avete già ascoltato la sua musica, senza saperlo. Ha condiviso il palco con dei grandi della musica, come Ricky Skaggs e Alison Krauss, e il suo lavoro compare anche nei brani e nei video di molti altri artisti di questa lista. Questo violoncellista, però, è anche uno straordinario solista. Su Bandcamp e sul suo sito potete ascoltare il suo album Days to Come.

  1. Kevin McGoldrick

 

Il modo migliore per descrivere questo artista è facendo ricorso al titolo del suo album Square Peg, Round Hole. Un sacerdote/cantautore che è impossibile da etichettare; riuscendo a passare da un genere all’altro senza alcuna difficoltà, trova la sua ispirazione sia in Nostra Signora di Guadalupe che in Bob Marley. Leggete qui la storia di padre Kevin.

  1. Rebecca Roubion

L’ultimo album di quest’artista indie-pop dalle sonorità folk è la perfetta colonna sonora per chi ha poco più di vent’anni. C’è tutta l’incertezza, l’amore e la solitudine di quegli anni… e, ovviamente, tanto ballo.

  1. Army of Me

Vince Scheuerman, l’uomo dietro Army of Me, ha una storia più che interessante. Era sulla cresta dell’onda, stava realizzando un tour internazionale e MTV trasmetteva un suo video, ma poi perse la voce. E con essa la casa discografica e la band. La canzone qui sopra, “White Flag Flies”, mostra ciò che ha dovuto affrontare l’artista: “L’idea di questa canzone è che con la resa viene la pace. La guerra finisce”. Ascoltate il suo album Searching for You e seguitelo su Facebook (si dice che stia lavorando ad un altro album!).

  1. Mike Mangione

 

Mike Mangione & The Kin partono dalle tradizioni del folk contemporaneo, del cantautorato, del country, e del blues. Il loro ultimo EP Three Days è una chicca. A renderlo così unico è stato il fatto che hanno usato soltanto un microfono. I musicisti si sono avvicinati al microfono e hanno eseguito i pezzi. Il risultato è una raccolta di canzoni davvero calda e autentica. Sembra di essere seduti in sala di registrazione, proprio accanto a loro.

  1. Marie Miller

Il primo album di Marie Miller è stato un bel successo: la sua canzone “6’2” è stata trasmessa allo show Dancing with the Stars e la sua “You’re Not Alone” ha raggiunto le vette della classifica Billboard Christian Hot AC/CHR. Ma il momento più intenso è stato quando ha condiviso il palco con papa Francesco, esibendosi per lui durante una sua visita a Philadelphia. L’artista folk sta ora lavorando al suo prossimo album, e il singolo “This Side of Paradise” lascia intendere che sarà addirittura migliore del primo.

  1. Nick Fabian

Questo musicista, dalla formazione classica, definisce se stesso “un’anima antica”. Il suo stile musicale fa pensare a quello del cantante pop Michael Bublé. Canzoni come “How Do You Do That” e “Stuck In My Head” vi regaleranno un sorriso, mentre altre – come “Exits” – mostrano il lato più profondo dell’artista.

  1. Kevin Heider

L’album The Spark di Kevin Heider mostra la miriade di stagioni dell’esperienza umana. Contiene, in mezzo ad alcune canzoni d’amore, una cattolicissima drinking song irlandese. Il resto dell’album parla del lavoro forzato, della guerra, della depressione, del dubbio e della perdita… ma non dimentica mai la “scintilla”, la capacità dell’uomo di fare il bene. E neanche il suo ultimo EP Us andrebbe sottovalutato.

 

  1. Nico Santana

Lo stile di Nico Santana si allontana abbastanza da quello del resto della lista, ma il punto è proprio questo: la musica cattolica non dovrebbe essere riconoscibile dal sound. Noi di Cecilia abbiamo seguito questo giovane artista hip-hop da un po’ di tempo: dopo anni di eccezionale “hip-hop cattolico”, l’artista colombiano ha deciso di abbandonare la “musica cattolica” per raggiungere un pubblico con un disperato bisogno di Cristo. Leggete qui la sua storia.

Libby Reichert

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