L’immediatezza dei messaggi in internet che ci divide e ci spersonalizza. La loro prevalenza sulla comunicazione dal vivo

L’istante, Facebook ed il formicaio (Faustino Ferrari)

pubblicato su SPV (previa autorizzazione) a cura di Carlo Mafera
L’istante, Facebook ed il formicaio (Faustino Ferrari)

Facebook non è uno strumento neutro che presenta con continuità quanto viene postato, ma segue ben precisi criteri…

Facebook fonda il proprio successo sull’istante (1). Sul qui ed adesso. Un eterno presente che si rinnova ad ogni istante (2). Anche se c’è la conservazione dei dati (3), quello che appare e che conta è solamente la fruizione nell’immediato. Ricuperare dati anteriori è faticoso e richiede tempo. Spesso, molto tempo. Se l’istante viene rinnovato (attraverso l’aggiunta di commenti, like e condivisioni) allora il dato mantiene una visibilità che si prolunga. Non perché duri nel tempo, ma semplicemente perché, istante dopo istante, viene rinnovato. Ma gli istanti si perdono nella massa dei dati. Più è grande il numero degli “amici” e minore visibilità avrà ciascun dato, perso nella vastità della quantità. E gli istanti, allora, scivolano via. Nella banalità.

La necessità data dall’istante (4) provoca l’estrema semplificazione e la contrazione dei messaggi. Qualche immagine, poche parole. Un testo scritto, sufficientemente lungo, non sarà preso in considerazione. Non sarà degno di avere un po’ d’attenzione. Non sarà letto che da rari individui, attirati solamente da una predisposizione per il tema trattato. Richiederebbe, infatti, un’attenzione che non duri soltanto qualche istante. Richiede tempo. Ma l’istante è un tempo senza tempo. Il dito che scivola sullo schermo facendo scorrere la pagina di Facebook, diventa il simbolo di una vita votata allo scivolamento. Tutto scorre. E tutto ci diventa indifferente.

Di fronte a ciò non c’è memoria. Dopo un istante, si dimentica tutto. Cresce la nostra incapacità a ricordare. Dimentichiamo ogni cosa: gli impegni, gli appuntamenti, le ricorrenze. Si dimentica il figlio in macchina, sotto il sole cocente. Ci si dimentica di passare a ritirare i vestiti in lavanderia. Si dimenticano i nomi delle persone. Si dimentica chi ci lascia… Non bastano le agende ed i memo, le annotazioni ed i promemoria. Come il nostro dito scivola sullo schermo per far scorrere la pagina, così ogni cosa scivola via, non lasciando alcuna traccia nella nostra memoria.

La pagina di Facebook accosta istante ad istante. In una salsa spesso grottesca, macabra, allucinante. Alla foto di un bambino ischeletrito che sta morendo di fame ritroviamo accostata quella di un lauto piatto, servito in un ristorante famoso. Ad un commento favorevole all’accoglienza degli stranieri seguono gli insulti di quanti vorrebbero vederli ammazzati. Ad un immagine religiosa tiene dietro il post contenente una bestemmia o qualche foto hard. Immagini dolci, romantiche, vicino ad altre violente, grondanti sangue e dolore. I fake più assurdi si mescolano con le notizie più importanti. In un continuo kitsch. In un susseguirsi casuale.

Apparentemente casuale. Poiché, in realtà, Facebook non è uno strumento neutro che presenta con continuità quanto viene postato, ma segue ben precisi criteri economici. La visibilità di ciascun istante è data dall’imperativo economico. La nostra attenzione è sempre più orientata su quello che Facebook ritiene importante per noi. Indirizzando il nostro bisogno di consumi. A poco a poco veniamo spogliati dei nostri interessi, sostituiti, questi, da un’invadenza che neanche il 1984 di Orwell era riuscito a prospettare.

Ad una attenta analisi, l’apparente neutralità di Facebook si rivela ben altro. La visibilità dei post non è omogenea, ma rimanda ad un continuo filtraggio. Di alcuni “amici” ci viene mostrato tutto, di altri, quasi nulla – e, questo non ha niente a che vedere con le impostazioni personali della privacy. Ottengono maggiore visibilità quanti hanno la tendenza ad interagire con contenuti di carattere pubblicitario e/o economico. Chi non sta a questo gioco viene marginalizzato, reso quasi invisibile. Non produce ricchezza e, dunque, non conta.

Osservando il formicaio, siamo presi dalla sua straordinaria vitalità. Dal continuo muoversi delle singole formiche. Ma, in realtà, ciascuna formica, pur nella distinzione dei ruoli e delle mansioni, resta sommersa nell’anonimato, nell’uniformità, nell’indefinito. Possiamo affermare che ci troviamo di fronte all’assoluta privazione di personalità e di individualità. È soltanto l’infinitesima, provvisoria, transeunte parte di un grande gioco.

Continuiamo ad usare Facebook, immersi anche noi in questo grande gioco virtuale che ci sta trasformando. Non cambiano soltanto le abitudini, ma anche la nostra attenzione, la vita, i desideri, i sentimenti…

Faustino Ferrari

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Usare le e – mail per comunicare porta spesso alle incomprensioni e nella peggiore delle ipotesi ai litigi. Peggio ancora gli sms

Alcuni ricercatori americani hanno approfondito l’argomento arrivando a queste conclusioni in quanto il messaggio scritto è privo dei contenuti emotivi che accompagnano il messaggio stesso. Spesso siamo consapevoli di tale limite ma, per abitudine sopravalutiamo la nostra capacità comunicativa per un eccesso di egocentrismo e non vogliamo assolutamente accettare il fatto che il nostro interlocutore avrebbe tutto il diritto di interpretarlo in modo diverso. I ricercatori Epley e Kruger mettono in evidenza che cerchiamo in tutta buona fede di metterci nei panni degli altri e di supporre l’altrui punto di vista, ma utilizziamo sempre noi stessi come punto di riferimento.

E così facendo non riusciamo a passare oltre il nostro grado di conoscenza soggettiva. Così, come tutti intuiscono e nessuno mette in pratica, è meglio affidarsi alle parole e al telefono o meglio ancora all’incontro personale e visivo. Gli antichi romani dicevano “verba volant, scripta manent” ma per quanto riguarda la trasmissione di contenuti emotivi, questo proverbio non vale. I ricercatori hanno scoperto che nel solo nel 56% dei casi i destinatari del messaggioavevano recepito correttamente il tono del messaggio via e – mail. E quel che è peggio, non era sufficiente che ci fosse un rapporto di amicizia o di conoscenza per rimediare alla possibilità di fraintendimento perché i malintesi erano equamente distribuiti tra conoscenti ed estranei. Il dato essenziale è che non c’è nessuna cosa che possa sostituire, nella comunicazione scritta, il linguaggio non verbale il quale è costituito dal tono della voce e dalla gestualità che incrementano il messaggio e offrono all’ascoltatore importanti chiavi di interpretazione. Tutto ciò non esiste nella comunicazione scritta, la quale, tra l’altro, è utilizzata(a causa delle e – mail) due,tre quattro volte al giorno per comunicare con la stessa persona quando fino a qualche anno fa ci volevano giorni se non mesi per scambiare notizie con l’interlocutore. Si aveva quindi tutto il tempo per comprendere il messaggio e per rispondere con ponderatezza. Adesso, con la possibilità di rispondere in tempo reale, si è portati ad una facile reazione innescando risse. Si dovrebbe essere sicuri di aver compreso o almeno di chiedere delle spiegazioni all’interlocutore che avrebbe quindi la possibilità di spiegare il contenuto.

Così, anche in questo caso, si è potuto constatare che la tecnologia può essere un idolo sul cui altare possiamo sacrificare amicizie e amori distrutte magari da un semplice fraintendimento o da un sms. Ne vale la pena!!! Torniamo al caro e vecchio telefono o all’incontro personale guardandosi negli occhi. Ma forse, per la fretta o la paura di incontrare l’altro usiamo il freddo mezzo tecnologico. Mac Luhan affermava “il mezzo è il messaggio” e cioè se utilizziamo un dato mezzo prevalentemente per comunicare con l’altro è già significativo per comprendere il tipo di rapporto che abbiamo con l’altro.

Carlo Mafera

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Autore: carlomafera

Mafera Carlo Nasce a Milazzo (ME) il 7 giugno del 1957, è laureato in scienze politiche con indirizzo storico. Vive a Roma, è impiegato presso un Ente Pubblico. Carlo è giornalista della Free Lance International Press. Ha frequentato il corso di giornalismo alla Luiss di Roma (biennale 1988-89), ed il corso di aggiornamento per giornalisti presso la Pontificia Università della Santa Croce, nel 2009. Ha anche partecipato alla scuola di teologia per laici "Ecclesia Mater" collegata all'Università Lateranense dal 2004 al 2007. Ha collaborato con LaPerfettaLetizia quotidiano cattolico on line.

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