23 ottobre : San Giovanni da Capestrano, patrono dei cappellani militari come San Giovanni XXIII nuovo patrono dell’esercito

22/10/2013 14:45

Per volontà di San Giovanni Paolo II

Per una felice coincidenza – o segno provvidenzale della storia – alla memoria liturgica di San Giovanni Paolo II fa seguito il 23 ottobre la festa del francescano san Giovanni da Capestrano. Infatti fu proprio papa Wojtyla nel 1984 ad approvare l’elezione di san Giovanni da Capestrano, sacerdote, quale patrono universale presso Dio dei cappellani militari di tutto il mondo. Nel frattempo l’interesse verso il suddetto Santo francescano si va accrescendo come mostrano i diversi lavori di ricerca finalizzati all’edizione delle sue opere. Di seguito un testo inerente a san Giovanni da Capestrano dell’attuale Segretario della Congregazione per gli Istituti di Vita Consacrata e le Società di Vita Apostolica, monsignor José Rodríguez Carballo, già Ministro Generale dell’Ordine dei Frati Minori.

Nel Convento S. Francesco di Capestrano, in Abruzzo, il 28 ottobre 2006 si è tenuta una giornata celebrativa, per ricordare il 550° anniversario della morte di san Giovanni da Capestrano, avvenuta ad Ilok il 23 ottobre del 1456, con una celebrazione eucaristica e due Relazioni su «Giovanni da Capestrano un uomo deciso per una riforma necessaria» (Remo Guidi) e «Giovanni da Capestrano e i Papi del suo tempo a partire dai documenti conservati nelle biblioteca del convento di Capestrano» (Marco Bartoli). Come annunciato nel Comunicato del Definitorio generale del 24 luglio 2006, vi hanno partecipato il Definitorio generale, i Ministri provinciali d’Italia e i Frati delle Entità che hanno avuto a che fare con l’attività del Capestrano. Precedentemente a Budapest, Ungheria, nei giorni 7 e 8 settembre 2006, e a Graz, Austria, il 20 ottobre 2006, si sono tenuti un Convegno Internazionale e un Simposio in onore del Capestrano.

Gli avvenimenti di Budapest e di Graz, la partecipazione alla celebrazioni in onore di Giovanni da Capestrano nel suo paese natale mi hanno spinto a scrivervi, cari Fratelli, questa Lettera per invitarvi a celebrare con entusiasmo questo anniversario, secondo modalità ritenute le più idonee, nella consapevolezza che una più approfondita e personale conoscenza di questo illustre figlio di san Francesco, porterà a scoprire i suoi valori, ad apprezzare il suoi insegnamenti e a “rileggere” la sua testimonianza, così da trarne sostegno, motivazione, luce e forza per «favorire la rifondazione dell’Ordine, in vista di nuovi inizi, di una nuova vita».

Raccontarci una grande pagina della nostra storia, scritta dal Signore attraverso la vita e l’attività di un nostro Fratello, non è forse un’opportunità per incoraggiarci a scrivere una nuova pagina della storia, questa volta scritta da noi, mossi dallo stesso Spirito che ha chiamato Francesco, san Giovanni da Capestrano e chiama oggi noi a porci a servizio del Vangelo del Signore nostro Gesù Cristo e dei nostri fratelli?

Sì, questa è stata l’esperienza che abbiamo vissuto ad Assisi durante il Capitolo generale straordinario, in vista della celebrazione dell’VIII centenario della fondazione del nostro Ordine. È all’interno di tale esperienza che intendo soffermarmi su san Giovanni da Capestrano. Non ho l’intenzione né la possibilità di addentrarmi nella sua personalità così complessa, problematica e, allo stesso tempo, fascinosa. Non mi propongo di descrivere la sua intensa e varia attività da mozzafiato, poiché la letteratura a tale proposito è assai abbondante. Desidero solo sottolineare o richiamare come il Capestranese ha vissuto la «regola e vita», che aveva professato, e come, fedele a tale proposito, con la vita e la parola sia riuscito ad incidere così profondamente sugli avvenimenti più rilevanti della storia della Chiesa e dell’Europa di quel tempo.

Si tratta di fare memoria di san Giovani da Capestrano non per incantarci di fronte ad un medaglione di famiglia, ma per individuare nella sua esperienza evangelico-francescana suggerimenti, indicazioni e sfide per qualificare evangelicamente la nostra vita e missione, così da ripresentare con freschezza il volto affascinante di Francesco alla Chiesa e al mondo di oggi.

 

Da “maggiore” a “minore”

Giovanni da Capestrano fu penitente austero, grande riformatore, consigliere acuto, legislatore sapiente, scrittore fecondo, infaticabile predicatore del Vangelo, difensore della Sede Apostolica e del Papato, uomo di preghiera e di azione, apostolo dell’Europa, convinto assertore dei diritti dei più deboli, formatore di coscienze, infaticabile apostolo di pace; fu acclamato come «stella Bohemorum», «lux Germaniae», «clara fax Hungariae» e «decus Polonorum».

Ma qual è la chiave di lettura del suo “successo” o per interpretare la sua biografia, il suo linguaggio e la sua azione? Giudice affermato ed uomo “politico” molto apprezzato, Giovanni conobbe la durezza del carcere, che fu per lui causa di una profonda crisi religiosa. Dopo una tenace lotta interiore ed una testarda resistenza alla voce di san Francesco, che lo invitava ad entrare nell’Ordine, decise di abbandonare il mondo e di seguire solo il Signore, come confidò più tardi ad un amico. Il 4 ottobre 1415 iniziò il noviziato a Monte Ripido, durante il quale procedette in modo impetuoso sulla via della minorità, secondo l’esemplarità del Poverello di Assisi, immagine eloquente della kenosis del Cristo (cf 2Lf 4ss). E che cosa avviene – si domanda san Francesco – in chi si è espropriato di tutto per «offrirsi nudo alle braccia del Crocifisso»? Risponde lo stesso Francesco: «Ne uscirebbe come un leone liberato dalle catene, pronto a tutto, e la linfa spirituale assorbita in principio aumenterebbe in lui con un progresso continuo. Alla fine gli si potrebbe affidare con sicurezza il ministero della parola, certi che riverserebbe sugli altri il fervore che lo brucia» (2Cel 194). Subito il «leone liberato e pronto a tutto», ha messo il suo fervore a servizio dell’Ordine e della Chiesa.

È stimolante ripensare all’itinerario della conversione di Giovanni da Capestrano nell’VIII centenario dell’incontro di Francesco di Assisi con il Crocifisso di San Damiano. Tale incontro diede inizio alla tuttora affascinante avventura umana e cristiana del Poverello; ha scandito le riflessioni e le attività dell’Ordine durante il 2006; è stato un punto di riferimento essenziale per il Capitolo generale straordinario, conclusosi da poco, per capire che cosa vuole il Signore oggi da chi ha scelto di seguire il Vangelo, secondo il proposito di vita vissuto e proposto da san Francesco.

 

La Regola a servizio della Chiesa

Appena ordinato sacerdote, Giovanni da Capestrano assunse questo impegno: «Anche se non ne porto l’ultima responsabilità, sono deciso di porre, fino all’ultimo respiro della mia vita, tutte le mie forze in difesa del gregge di Cristo».

Questa passione per il «gregge di Cristo» lo portò ad avere una devozione senza limiti verso chi aveva la principale responsabilità del gregge, il Papa, al servizio del quale mise tutta la sua vita e le sue energie, come risulta da una sua lettera-confessione a san Bernardino: «Sono un vecchio debole, malaticcio… Non ne posso più… Ma se il Papa dispone altrimenti, non mi ricuso, anche se dovessi trascinarmi mezzo morto, ovvero dovessi attraversare siepi di spine, fuoco ed acqua». Questa incondizionata fiducia nel ministero petrino, l’aveva anche per vivere da Frate Minore. Nelle Costitutionis Martinianae, infatti, san Giovanni Capestrano raccomandava ai Frati l’obbedienza alla Chiesa, secondo la volontà di Francesco nella Regola, come ebbe modo di ricordare polemicamente ad un confratello: «sembra che tu non voglia far servire la Regola alla Chiesa, ma la Chiesa alla Regola. Il nostro serafico Padre S. Francesco, proprio nella sua Regola afferma il contrario. Non la Chiesa deriva dalla nostra Regola, ma la Regola dalla Chiesa».

Tornando ai “luoghi” della nostra memoria e delle nostre origini per celebrare il Capitolo generale straordinario, noi Frati Minori abbiamo voluto rinnovare l’impegno ad osservare «il santo Vangelo del Signore nostro Gesù Cristo… stabili nella fede cattolica… e sempre sudditi e soggetti ai piedi della santa Chiesa» (Rb 12,3; cf Test 34; Il Signore ci parla lungo il cammino, Spc, 8.14). Se è vero, infatti, che «Francesco è una chiave per comprendere Pietro e la Chiesa», come ha detto Benedetto XVI al Vescovo di Assisi e a me nell’Udienza concessami il 26 gennaio 2006, è anche vero che l’esperienza evangelica di Francesco è comprensibile a partire dall’accoglienza del suo progetto di vita da parte della Chiesa, in quanto dono dello Spirito alla Chiesa e per la Chiesa.

 

La vita a servizio del “gregge di Cristo”

«Io dormo due ore e anche una sola – dirà in una predica a Vienna –. Vorrei ora piuttosto dormire che predicare, ma io non appartengo più a me, ma a voi». Non appartenendo più a se stesso, ma al «gregge di Cristo», Giovanni riversò tutto il suo fervore nell’annuncio del Vangelo, non solo in Italia, ma anche oltre le alpi, toccando la Carinzia, l’Austria, l’Ungheria, la Transilvania, la Polonia, la Turingia, la Moravia, la Boemia. Un fervore, quello del Capestrano, entusiasticamente ricambiato, poiché gli uditori delle sue prediche erano così tanti da costringerlo a parlare nelle piazze e nei campi. Non solo, la gente voleva vederlo, toccarlo, prendere pezzi delle sue vesti e rivolgergli suppliche per essere guariti, nonostante portasse loro le reliquie di san Bernardino, neo canonizzato!

In tal modo la predicazione itinerante, caratteristica dei francescani del sec. XIII ed entrata in crisi agli inizi del 1400, fu ripresa da Bernardino da Siena e portata avanti da Giovanni da Capestrano, dandole un’impronta tutta personale: non è solo il momento dell’annuncio del Vangelo, ma anche delle confessioni, della formazione delle coscienze, della visita degli ammalati. Soprattutto è l’occasione per la composizione di discordie e il ristabilimento della pace: il «tractare pacem», «pacem reformare», «bonam pacem conficere» costituisce il cuore della predicazione del Capestrano. In breve, nell’attività apostolica di Giovanni da Capestrano possiamo vedere realizzato quanto il Signore chiedeva ai suoi nell’inviarli ad annunciare il regno di Dio (cf Lc 9,1ss; 10,1ss).

Si tratta dello stesso zelo per la salvezza dei fratelli del Poverello di Assisi, che «non si riteneva amico di Cristo, se non amava le anime che Egli ha amato» (2Cel 172) e dello stesso “stile”: ottenuta l’approvazione da parte del Papa, Francesco, «andando per città e villaggi, cominciò a predicare dappertutto» (3Comp 54). Tale passione per la salus animarum deve abitare i nostri cuori e il nostro andare, dal momento che la nostra ragion d’essere nella Chiesa e nel mondo, è vivere e proclamare la Buona Notizia ad ogni essere umano, soprattutto nei luoghi di frontiera, preferendo l’itineranza evangelica secondo la sensibilità di Francesco e la testimonianza di Giovanni da Capestrano. «Voi che siete “i frati del popolo” – ci esortò Giovanni Paolo II nel 1982 – andate nel cuore delle masse… Andate incontro agli uomini e alle donne del nostro tempo».

Il legame tra la nostra identità e il nostro operare – siamo una Fraternità-in-missione –, continuamente richiamato dai recenti documenti dell’Ordine, esige anche che il nostro zelo per la salus animarum si concretizzi in un modo francescano di vivere e di annunciare il Vangelo, come sinteticamente viene detto nel Documento del Capitolo: essere e presentarsi come «Fratelli minori di ogni uomo e donna, seguendo lo stile con cui Francesco invia i suoi Frati nel mondo: “non facciano liti o dispute, ma siano soggetti ad ogni creatura umana per amore di Dio”. Questo tipo di relazione caratterizzata dalla minorità verso ogni umana creatura, comporta delle conseguenze per la nostra missione: tra i laici, nella relazione con la donna, nel nostro modo di vivere nella Chiesa, nel necessario dialogo interreligioso, nel nostro rapporto con la creazione, insomma in tutta la nostra missione come minori tra i minori della terra» (Spc 30; cf anche 26-38.58).

 

Gli studi a servizio del rinnovamento

Il fervore che lo bruciava, Giovanni da Capestrano l’ha riversato anche a vantaggio dell’Ordine, portando avanti con coraggio e tenacia un’incisiva azione di rinnovamento, assieme ai santi Bernardino da Siena, Giacomo della Marca e ai beati Alberto da Sarteano e Marco Fantuzzi da Bologna. La riforma dell’Ordine è avvenuta attraverso la promozione della fedeltà alla Regola di san Francesco, come dimostrano le Costitutiones Eugenianae, scritte alla Verna nel 1443, e il Commento alla Regola di san Francesco; anche con l’attualizzazione dell’ideale di Francesco per rispondere alle numerose ed impegnative sfide che man mano gli avvenimenti ecclesiali, politici e sociali gli presentavano.

Una molla forte, però, del suo impegno per portare avanti il rinnovamento dell’Ordine fu la convinzione che gli studi, come «ricerca della sapienza», fossero uno strumento formidabile del Frate Minore non solo per dare dignità ed efficacia al ministero, ma anche come ponte per incontrare la cultura dell’epoca. Tale convinzione il Capestranese l’ha manifestata esplicitamente nella Lettera all’Ordine, 4 febbraio 1444, sulla «Necessità di promuovere gli studi tra i Frati Minori». Nella sua appassionata perorazione a favore degli studi, Giovanni da Capestrano, nel tentativo di infrangere le resistenze dei Frati nei confronti degli studi, usa espressioni molto forti: «Nessuno è messaggero di Dio se non annuncia la verità; e non può annunciare la verità chi non la conosce; e non può conoscerla se non l’ha appresa». I Frati, esorta il Santo: «devono trovare il tempo per dedicarsi alle lettere e alle scienze… per non tentare Iddio con una vana presunzione…». Dichiara senza mezzi termini: «O ignoranza, madre stolta e cieca di tutti gli errori…». Distinguendo tra «scienza» e «abuso della scienza», Giovanni da Capestrano afferma che la vera scienza conduce alla sapienza, «che viene dall’alto ed è… madre di ogni bene e maestra di ogni verità».

In vista della “ri-fondazione” del nostro Ordine, scopo del nostro itinerario di preparazione alle celebrazioni della grazia delle origini, le espressioni citate del Capestrano sono di un’attualità sorprendente. Non dice la stessa cosa, seppure con altre parole, il n. 12 del Documento del Capitolo generale straordinario? Anche ai nostri giorni, c’è bisogno di recuperare le nostre grandi tradizioni filosofiche, teologiche, mistiche ed artistiche del nostro patrimonio francescano «come sostegno della nostra missione di annunciare il Vangelo con le parole e con le opere nel cuore della cultura contemporanea» (Spc 13; cf 12.56; Il sapore della Parola, Roma 2005).

 

Conclusione

Il Capitolo generale straordinario si è concluso ad Assisi il 1 ottobre 2006, ma non nelle Fraternità provinciali e locali e nella vita dei singoli Frati. Resta aperto, grazie al Documento Il Signore ci parla lungo il cammino, che continua a chiederci: «Signore che cosa vuoi che facciamo?», offrendoci delle motivazioni e delle indicazioni per intraprendere nuovi cammini e per rimanere fedeli alla grazia delle origini.

Ma tra le origini e noi non c’è il vuoto: ci sono nomi, volti, esperienze, testimonianze che ci trasmettono la fedeltà agli impegni assunti nel giorno della professione da tanti nostri Fratelli e Sorelle che ci hanno preceduti.

Tra questi volti c’è Giovanni da Capestrano, che, nel 550° anniversario della sua morte, ci offre la sua santità, la sua fedeltà alle origini e al suo tempo, il suo amore per lo studio, il suo impegno per la pace e la sua predicazione itinerante come provocazioni per noi che oggi, con lucidità e audacia, vogliamo servire il Vangelo, secondo la forma vitae di Francesco di Assisi, affinché sia per noi e per tutti ancora Vangelo!

 

pubblicazione su spv a cura di carlo mafera

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Autore: carlomafera

Mafera Carlo Nasce a Milazzo (ME) il 7 giugno del 1957, è laureato in scienze politiche con indirizzo storico. Vive a Roma, è impiegato presso un Ente Pubblico. Carlo è giornalista della Free Lance International Press. Ha frequentato il corso di giornalismo alla Luiss di Roma (biennale 1988-89), ed il corso di aggiornamento per giornalisti presso la Pontificia Università della Santa Croce, nel 2009. Ha anche partecipato alla scuola di teologia per laici "Ecclesia Mater" collegata all'Università Lateranense dal 2004 al 2007. Ha collaborato con LaPerfettaLetizia quotidiano cattolico on line.

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