Gioia Tauro : ecco finalmente la prima chiesa costruita su un terreno confiscato alle mafia

A Gioia Tauro  celebrata la solenne dedicazione e apertura al culto della chiesa parrocchiale San Gaetano Catanoso, la prima chiesa costruita su un terreno confiscato alle mafia. La messa  presieduta da monsignor Francesco Milito, vescovo di Oppido-Palmi, una diocesi in prima linea sul fronte della legalità.

Il vescovo Milito: è l’ora del riscatto

 

«Questo luogo che un tempo è stato luogo di mafia, ora, sottratto a un possesso iniquo, è stato riscattato, benedetto, dedicato al Signore, luogo santo dove c’è posto solo per le cose sante. Da luogo di illegalità a luogo santo». Il vescovo di Oppido Mamertina-Palmi, monsignor Francesco Milito, mostra la chiesa di San Gaetano Catanoso, la prima costruita su un bene confiscato. Dopo tredici anni  si celebra la dedicazione della grande chiesa in muratura. «C’è posto anche per chi un tempo aveva questo bene e ora non l’ha più». Dunque, come si contempla nella dottrina cattolica si prende le distanze dal peccato ma non dal peccatore e pertanto «condanna netta della ’ndrangheta come male, ma apertura anche ai mafiosi. Questa chiesa può essere anche per loro luogo di pace e riconciliazione. Ricordando sempre che la misericordia non può essere slegata dalla giustizia». Così il vescovo Milito ha voluto mettere in evidenza all’ ingresso della chiesa una lapide che oltre a ricordare «la scelta profetica del mio predecessore monsignor Luciano Bux, che volle questa realizzazione», sottolinea che ci troviamo «su un terreno sottratto a iniquo e criminale possesso » e «a futura e perenne memoria della santità del luogo, oasi di pace e casa di sante ispirazioni, monumento e monito di conversione dalle vie dell’empietà alla vita nuova in Cristo».

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Parole lapidarie quelle di monsignor Milito. Scelte importanti attraverso un cammino che è stato ed è difficile.

Il sorgere della Chiesa su uno dei primi terreni confiscati alla ’ndrangheta e la concessione di contributi di finanziamento con i fondi dell’8 per mille della Cei per la costruzione, è un dato significativo ed unico in ambito nazionale, che dovrà essere ricordato e dovrà diventare un precedente di grande spessore per casi simili futuri : la conversione di un’iniqua proprietà privata in un bene di interesse comune e per di più religioso; la condivisione e la collaborazione degli organismi della Cei a prova dell’attenzione del sostegno della Chiesa Italiana alla scelta coraggiosa di una Chiesa locale; la forte, reiterata e assertiva volontà della Cei per il completamento dei lavori dopo un’ampia pausa di interruzione, dovuta ad impreviste pastoie e gravi inadempienze burocratiche, con gravi pregiudizi per il completamento dell’opera stessa. Ma ora è arrivato il grande giorno di gridare al mondo che niente è impossibile a Dio . Tale evento si inserisce in un cammino che ne rappresenta l’elemento più eclatante, non solo in senso fisico ma anche di significato. I latini dicevano ‘monumentum monimentum’, ogni qualcosa che si erige ed è potente diventa una monizione, un avviso e manda un messaggio potente alla gente e al territorio. Il vento oramai è cambiato e la criminalità organizzata sta ricevendo delle battute di arresto decisive. Nella sua imponenza, questa chiesa, si inserisce in una città e in un territorio che ha una scarsa identità, diventando casa di Dio in mezzo alle case degli uomini in un contesto difficile. Sembra che la sua collocazione, oltre che alla sua semplice presenza, sia un ulteriore segno del sacro per chi entra a Gioia Tauro e l’ultimo, finalmente meraviglioso, messaggio  per chi ne esce.

Carlo Mafera

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Autore: carlomafera

Mafera Carlo Nasce a Milazzo (ME) il 7 giugno del 1957, è laureato in scienze politiche con indirizzo storico. Vive a Roma, è impiegato presso un Ente Pubblico. Carlo è giornalista della Free Lance International Press. Ha frequentato il corso di giornalismo alla Luiss di Roma (biennale 1988-89), ed il corso di aggiornamento per giornalisti presso la Pontificia Università della Santa Croce, nel 2009. Ha anche partecipato alla scuola di teologia per laici "Ecclesia Mater" collegata all'Università Lateranense dal 2004 al 2007. Ha collaborato con LaPerfettaLetizia quotidiano cattolico on line.

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