Il Padre Nostro, come pregarlo, come viverlo: ecco un ottimo approfondimento in occasione della sua revisione nel versetto finale “non ci abbandonare nella tentazione”

Carlo Mafera ci parla del libro di Ansel Grum edito dalle Edizioni Paoline

Un libro, questo di Anselm Grun, che va straordinariamente in profondità e tocca tutti gli aspetti di questa celebre preghiera, che non è una delle tante preghiere ma è la preghiera per antonomasia. Mi piace così soffermarmi non sulle singole frasi del Padre Nostro, che pur contengono le verità fondamentali del nostro credere, ma nel concetto di preghiera in sé. Nelle ultime pagine del libro, l’autore passa in rassegna le caratteristiche dell’orazione secondo l’evangelista Luca e ci descrive finemente un Gesù che prega alla cui imitazione e alla cui scuola dobbiamo conformarci. Così scrive Grun: “Per lui (Luca) la preghiera è un modo di superare le difficoltà della vita. Come Gesù affronta pregando la sua passione, così il cristiano nella preghiera deve aggrapparsi a Dio, in modo da arrivare alla gloria attraverso tutte le difficoltà.”

“L’evangelista Luca – continua Anselm Grun – è il solo a raccontarci che Gesù ha pregato in occasione del suo battesimo… Quando preghiamo il cielo si apre sopra di noi. Nella preghiera lo Spirito Santo discende su di noi e ci dà forza per ciò che ci aspetta. E nella preghiera sentiamo che Dio ci ama incondizionatamente. Nella preghiera riconosciamo chi siamo davvero. Nella preghiera ci sperimentiamo figli amati da Dio e abbiamo la conferma del suo amore incondizionato.”

Luca ci fa provare queste vette mistiche nel suo semplice vangelo apparentemente meno profondo di quello di Giovanni. E ancora Grun, raccontando Luca, ci introduce ad una dimensione psicologica della preghiera: “La preghiera – spiega il grande teologo benedettino – è anche uno spazio protetto e appartato nel quale possiamo trovare riparo dal frastuono del mondo e delle aspettative degli uomini. Come Gesù, anche noi dobbiamo godere della preghiera come di un luogo nel quale siamo soli con Dio. La preghiera ci libera dalla pressione di essere sempre efficienti e attivi. Ci mostra dove dare e dove prendere. Incontrando Dio nella preghiera ci prendiamo il tempo per rientrare in contatto con noi stessi. Se non preghiamo, corriamo il rischio di dare fondo a tutte le nostre energie.”

E ancora l’autore continua nella sua disanima sulla preghiera andando sempre più in profondità. Egli scrive prendendo spunto da Lc 6,12 (Gesù se ne andò sul monte a pregare e passò tutta la notte pregando Dio): “La preghiera ci mette in grado di prendere le decisioni giuste. Prima di situazioni, colloqui o decisioni importanti, la preghiera ci potrebbe aiutare a trovare la calma e a vederci più chiaro.”
Poi l’autore, monaco benedettino e grande esperto nel coniugare la teologia con la psicologia, si sofferma sull’episodio della Trasfigurazione, dove si manifesta in pienezza il suo pensiero. Partendo sempre da Luca 9,29 (Mentre pregava il suo volto cambiò d’aspetto e la sua veste divenne candida e sfolgorante.), l’unico evangelista a raccontare della preghiera di Gesù prima della trasfigurazione, Grun così scrive : “Nella preghiera entriamo in contatto con il nostro vero essere e tutto ciò che è superficiale scompare. Cadono le maschere dietro le quali ci nascondiamo. Trasfigurazione significa che traspare ciò che è genuino: la nostra bellezza originaria. Lo splendore di Dio che è in noi emana dal nostro volto e riconosciamo di essere la gloria di Dio.”

E Grun continua con un approfondimento sulla presenza di Mosè e del profeta Elia. Il significato di tali interventi nella scena è veramente interessante. Ecco cosa dice l’autore: “ Mosè è colui che dà la legge e libera: quando preghiamo, nella nostra vita, si fa ordine e sperimentiamo in Dio la vera libertà. Ciò che pensa la gente di noi non ha più importanza. Elia è il profeta: nella preghiera scopriamo la nostra missione profetica. Intuiamo di poter esprimere con la nostra vita qualcosa che può evidenziarsi in questo mondo soltanto per nostro tramite.”

“Nella preghiera – conclude l’autore – entriamo in contatto con il nostro vero io, la gloria di Dio risplende in noi.” L’autore sottolinea come la preghiera accompagni Gesù dall’inizio alla fine della sua vicenda terrena e ciò dimostra il fondamento e la forza da cui Egli traeva il sostegno per portare avanti il suo cammino anche attraverso le prove, “perché sopra a tutta la sofferenza il cielo è aperto e lui sa di essere una sola cosa con il Padre.”

Anche per noi, vale la stessa cosa, la preghiera di Gesù è anche la nostra. Vediamo come Grun esprime meravigliosamente questo aspetto. “Anche la nostra preghiera culmina alla fine con l’abbandono nelle mani amorevoli di Dio. Ogni sera ci lasciamo cadere nelle sue mani buone, esercitandoci a morire. Nella morte non finiamo in una terribile oscurità, bensì andiamo tra le braccia amorevoli di Dio. La preghiera è l’esercizio a rifugiarsi continuamente nelle mani di Dio, anche nella solitudine, nelle difficoltà e nella morte.”

Grun spiega anche le ultime parole di Gesù in croce: “Con il versetto ‘Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito’ Luca descrive che cosa significhi da ultimo l’invocazione del Padre Nostro ‘Sia fatta la tua volontà’ che compare in Matteo. Per Luca cedere alla volontà di Dio ha un che di affettuoso: mi affido alle mani buone di Dio. Ho la certezza di essere protetto, sorretto e al sicuro nelle mani affettuose di Dio.”

Leggendo questo libro è forte la sensazione e la percezione che l’autore trasmette di un Dio Padre che ci accoglie e ci ama teneramente quando Lo preghiamo con la Sua preghiera preferita.

Carlo Mafera

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