Una storica marcia per la pace nel ricordo di Mons. Tonino Bello

Sentirsi responsabili per la pace in terra
 A Lecce la 45ª marcia anche nel ricordo di mons. Tonino Bello

di Carlo Mafera

Dalle 17 alle 24, ben sette ore di riflessione, preghiera e testimonianze sul tema scelto da Benedetto XVI per la Giornata mondiale del 1° gennaio: “Beati gli operatori di pace”. Sobrietà, solidarietà, educazione e stili di vita: sono questi i temi al centro della 45ª Marcia nazionale per la pace organizzata da Ufficio Cei per i problemi sociali e del lavoro, arcidiocesi di Lecce, Azione Cattolica, Caritas italiana, Pax Christi, con il patrocinio del Comune di Lecce. La marcia vuole essere “una risposta concreta degli uomini di buona volontà all’invito che il Papa rivolge affinché tutti si sentano responsabili riguardo alla costruzione di un’unica e grande famiglia”.

“È la seconda volta che la Marcia si tiene qui a Lecce, segno che a noi viene chiesto un impegno maggiore per la pace perché siamo l’avamposto verso l’Oriente, dove invece la pace fa molta fatica a radicarsi. La pace non è la semplice assenza di guerra, ma è il benessere, il vivere serenamente; la pace è la settima beatitudine che s’incontra con la disponibilità degli altri”. C’è soddisfazione nelle parole di mons. Domenico Umberto D’Ambrosio, arcivescovo di Lecce: quella di una diocesi intera che si prepara ad accogliere pellegrini da ogni parte d’Italia. Per la seconda volta, dopo l’esperienza del 1995, quando il tema fu: “Diamo ai bambini un futuro di pace”. “Tutta la diocesi – spiega mons. D’Ambrosio – è impegnata per dare la massima accoglienza: abbiamo chiesto aiuto alle strutture ecclesiali e alle famiglie, grazie all’impegno di tutte le realtà.

Nel parlare della Marcia, dei significati e dei modelli, ha detto mons. D’Ambrosio, “non posso non citare uno di questi modelli, sia per la forza profetica delle sue parole e della testimonianza della sua vita, sia per un singolare rapporto di amicizia che mi ha legato a lui. Parlo del nostro don Tonino Bello, il vescovo autentico operatore di pace. Venti anni fa nel mese di dicembre 1992, con la debolezza e fragilità di un corpo minato e dilaniato dal male, non si è arrestato e ha guidato una marcia silenziosa ma fortemente eloquente nella martoriata e dilaniata città di Sarajevo. È da leggere anche in questo anniversario e nel ricordo di questo uomo, servitore della pace vera, la scelta della città di Lecce e del suo Salento per la Marcia. Lo sentiremo accanto in questa avventura che ci apprestiamo a vivere, e guarderemo a lui come a un modello autentico di operatore di pace”.

“I partecipanti alla Marcia – spiegano gli organizzatori – saranno protagonisti di una festa di capodanno diversa, alternativa, all’insegna della solidarietà”. Il momento conviviale sarà sobrio: panettone e spumante, all’insegna della semplicità. “L’equivalente del ‘cenone di san Silvestro’ – aggiungono – sarà devoluto a favore degli ospiti del carcere di ‘Borgo san Nicola’”.

Ma per comprendere il tema della pace bisogna fare riferimento ad un altro grande laico consacrato che ha fatto la storia dell’Italia nel secondo dopo-guerra: Giorgio La Pira. Leggiamo quanto egli dice a proposito della Pace Universale nell’introduzione ai Principi: “Bisogna vedere le cose nel fondo: nel disegno misterioso e lontano che la Provvidenza tesse in vista dei suoi fini di grazia e di salvezza del mondo intero. Sotto la faticosa ed aspra ‘corteccia’ dei fatti che si vedono c’è la trama invisibile, amorosa del Padre Celeste che prepara per i Suoi figli un avvenire di grazia e di pace”. In definitiva per La Pira leggere la storia ‘nel profondo’ significava cogliere in essa un senso, una direzione, cioè in una parola fare ‘teleologia della storia’. Afferma più volte La Pira nei suoi scritti: “La storia universale dei popoli di tutta la terra è un movimento verso la frontiera di Isaia, verso l’età di Isaia, verso il millennio della Apocalisse, cioè verso la pace universale, l’unità dei popoli e la loro promozione spirituale e civile; la storia intesa – come quella di Israele – deve pervenire alla nuova ‘terra promessa’”.

La direzione e il finalismo della storia sono per l’appunto un cammino faticoso ma inarrestabile verso la terra promessa della fraternità e della pace universale. La lettura della storia di La Pira ha un carattere ottimistico che quasi scandalizza quando la si confronta con le contraddizioni tuttora presenti nella grande storia e nella micro-storia di tutti i giorni e di tutti gli uomini. Ma tale visione non è patrimonio solo degli studi e delle riflessioni di Giorgio La Pira: è oramai un’acquisizione scientifica della teologia contemporanea con in testa i vari J. Daniélou, T. de Chardin, V. Von Balthasar.

Non si capisce però a fondo la visione teologica e teleologica di La Pira se non ci si sofferma su un avvenimento che egli definisce risolutore di tutta la storia: “E’ Cristo Crocifisso e Risorto il fatto che solo definisce il Cristianesimo e lo differenzia qualitativamente, radicalmente, irriducibilmente da ‘tutto’” (da quaderni di Corea). Prosegue nello stesso scritto dicendo: “Se Cristo è risorto – è lo è – questo corpo glorioso risorto investe inevitabilmente l’intera creazione materiale (noti: materiale) e spirituale, politica e civile, del mondo. Questo corpo glorioso agisce appunto come lievito trasformatore come causa attrattiva e trasformatrice su tutta la realtà cosmica e storica”.

E questa ferma convinzione non era suffragata dalla fantasia di La Pira ma da una precisa frase del Vangelo di Giovanni: “Quando sarò innalzato da terra attrarrò tutto a me”. Questo era il fulcro del ragionamento lapiriano: l’evento della Resurrezione di Gesù che egli vedeva come un fatto fisico-storico, dotato di efficacia nel piano dei fenomeni naturali. Era questo un fenomeno di cui La Pira era molto geloso e per il quale non voleva ascoltare nessun altra teoria. La realtà fisica della Resurrezione, il corpo ‘spirituale’ di Cristo aveva una efficacia non solo nella vita dei discepoli e dei credenti ma nella vita di tutti gli uomini e della storia universale. Tanto era convinto di ciò che Egli amava dire: “I veri materialisti siamo noi cristiani”.

Carlo Mafera
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Autore: carlomafera

Mafera Carlo Nasce a Milazzo (ME) il 7 giugno del 1957, è laureato in scienze politiche con indirizzo storico. Vive a Roma, è impiegato presso un Ente Pubblico. Carlo è giornalista della Free Lance International Press. Ha frequentato il corso di giornalismo alla Luiss di Roma (biennale 1988-89), ed il corso di aggiornamento per giornalisti presso la Pontificia Università della Santa Croce, nel 2009. Ha anche partecipato alla scuola di teologia per laici "Ecclesia Mater" collegata all'Università Lateranense dal 2004 al 2007. Ha collaborato con LaPerfettaLetizia quotidiano cattolico on line.

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