Elias Chacour, israeliano palestinese cristiano : testimone credibile della concreta possibilità di pace nel Medio-Oriente

Elias Chacour, israeliano palestinese cristiano
Carlo Mafera parla del libro scritto da Pia de Simony e Marie Czernin edito da Marcianum Press 2010
Questo libro su Elias Chacour è il risultato di un prezioso lavoro delle autrici che hanno raccolto pazientemente gli episodi più significativi della vita dell’arcivescovo di Gerusalemme. Sarebbe bello citarli tutti ma non è possibile. Ne ho scelto alcuni a testimoniare il grande carisma di questo gigante nella ricerca della pace in un territorio dove la convivenza pacifica tra arabi ed israeliani sembra quasi un’utopia. Eppure Padre Elias è riuscito a far succedere cose impensabili e ritenute irraggiungibili. Un capitolo emblematico è quello intitolato “Riconciliazione nella Domenica delle Palme”. Racconta Abunà (padre) Elias: “Non era un’impresa facile riconciliare le persone in un villaggio come Iblin. C’era chi veniva a messa – è vero – ma la cortina dell’odio rimaneva in piedi. La domenica delle Palme invece i banchi erano pieni. Era presente quasi tutta la comunità, circa duecentocinquanta persone. Inoltre Abunà Elias aveva invitato altri abitanti di Iblin. Stava indossando i paramenti sacri in seta bianca quando gli si parò davanti il sindaco. Era molto agitato: “La chiesa non li contiene tutti. Non è mai successo. C’è gente davanti alla porta che preme per entrare. Che cosa facciamo Abunà?” “Li faccia venire qui” disse Elias, indicando la stanza dietro l’altare…

Elias dovette affrontare la più difficile messa la più difficile messa nella sua vita. Aveva la sensazione che i fedeli fossero venuti in primo luogo perché era un dovere e che per il resto stessero soltanto scaldando i banchi. Terminata la liturgia, tutti si alzarono per ricevere la benedizione. Di nuovo Elias alzò le mani, lo stomaco in subbuglio. Adesso o mai più ….. ribassò le mani e si incamminò a passi veloci verso la porta di entrata. Tutti lo seguivano con lo sguardo. Chiuse i due grandi battenti della porta, girò la vecchia chiave e la estrasse dal chiavistello. Nessuno si mosse dal proprio posto. Abunà ritornò all’altare. Le suore erano nervosissime e pregavano con gli occhi chiusi …… La gente si guardava con espressione interdetta.

Alcuni fecero per uscire. Ma Elias alzò le mani. “Non tentate di uscire. Le porte sono chiuse. Se prima non vi perdonate gli uni gli altri, rimarrete qui. Due sono le possibilità: o vi uccidete tra di voi e io farò gratis il vostro funerale; oppure cogliete l’occasione di riconciliarvi con chi vi ha ferito o con chi avete ferito. Sarà la dimostrazione che io sono diventato il parroco giusto per voi. Sta a voi decidere.” Elias li guardò. Passarono più di dieci minuti: nessuna reazione. Continuò ad aspettare, sentendo il sudore corrergli lungo la schiena. Forse la mia coraggiosa iniziativa è stata interpretata male? Inaspettatamente una persona si alzò in piedi. Era Abu Muhib, con grande stupore, di Elias. Tutti lo fissarono. “Mi dispiace davvero tanto” balbettò, col viso improntato ad autentico pentimento. “Ho bisogno di essere perdonato, più di chiunque altro. Sono il peggiore tra i presenti. Ho odiato i miei fratelli con tale forza che avrei voluto ucciderli …..” A Elias non sembrava vero. Quell’uomo era il poliziotto che lo aveva sempre maltrattato.

Muhib si girò verso Elias e aprì le braccia : “Mi perdona, Abunà?” Elias lo abbracciò. “Naturalmente. Ora vada e saluti i suoi fratelli”. Questi gli venivano già incontro lungo la navata, mentre Elias dichiarò ad alta voce: “Perché non ci abbracciamo tutti, come abbiamo appena fatto noi due?” In pochi secondi si creò una grande confusione, uomini che si abbracciavano, cugini che per anni non si erano scambiati una parola, piangevano senza ritegno, donne (che) chiedevano di essere perdonate per le loro cattiverie, uomini (che) ammisero apertamente di avere sparso notizie menzognere. Persone che avevano evitato il parroco e le suore ora li invitavano a venire a casa loro. Questa commovente festa della riconciliazione si protrasse per quasi un’ora.

Alla fine Elias annunciò. “Non aspetteremo fino alla prossima domenica per celebrare la Pasqua di Risurrezione. Iniziamo subito. Con Cristo noi siamo risuscitati dalla morte e rinati a nuova vita. Ora riapro le porte: attraversiamo il villaggio, andiamo di casa in casa e cantiamo l’inno della Resurrezione!”

Ho estrapolato in modo esteso questo capitolo per far comprendere il grandissimo carisma di Elias Chacour. Un personaggio straordinario che gioca e potrà giocare un ruolo decisivo per la futura pace tra Arabi ed Israeliani. Ritengo che ciò che ha fatto nel piccolo villaggio di Iblin, l’Arcivescovo di Gerusalemme lo ha anche realizzato in una dimensione più grande, contribuendo decisamente nel processo di integrazione tra i due popoli.

Questo avvenimento nel piccolo villaggio di Iblin è stato il preludio a quello più eclatante della marcia di Gerusalemme quando Elias Chacour, ancora semplice sacerdote, si fece promotore di una marcia che doveva avere per protagonisti sia i palestinesi che gli ebrei uniti finalmente per la richiesta di pace davanti al parlamento israeliano. “Il 23 agosto 1972 finalmente arrivò il grande giorno” – scrive Pia De Simony e Maria Czernin -Colonne di corriere palestinesi risalivano la strada in salita verso Gerusalemme …. Arrivavano da ogni direzione. “Ma finora sono arrivati solo palestinesi”, constatò Chacour con un moto di impazienza, continuando con lo sguardo i suoi amici ebrei. Erano quasi le nove e mezza. Alle dieci il corteo doveva partire. Il vescovo Raya consolò Elias: “Deve avere fiducia, abbiamo fatto il possibile. Il resto è ora nelle mani di Dio.” ……. Nel frattempo erano giunte numerose macchine. Ne discese una ventina di professori dell’università ebraica. Il cuore di Chacour si mise a correre per la gioia…..

…Cristiani, ebrei, mussulmani e drusi erano venuti tutti a pregare insieme per la pace. Anche il vescovo Raya era accanto a lui, insieme con sacerdoti e rabbini…. Procedettero lentamente e pacificamente verso il centro della città. I marciapiedi e le strade erano intasate. Nonostante le barricate erette dalla polizia sempre più persone si unirono al corteo. Chacour guardò la silenziosa folla che seguiva la sua macchina. Sicuramente i simpatizzanti erano ottomila! Ebbe la percezione fisica del sentimento di coappartenenza, di forza magica che avvolgeva la folla. Finalmente il corteo raggiunse il traguardo: la Knesset, il parlamento israeliano….

…Centinaia di persone vegliarono per quattro giorni sotto il sole di agosto. Ma la loro pazienza fu inutile. La Knesset rimase rigorosamente chiusa …. Chacour li guardò mentre se ne andavano. Era avvilito e stanchissimo. “Non è soddisfatto, Elias? Dia un’occhiata lì!” ….. (Chacour) vide che erano studenti, cristiani come pure ebrei, mussulmani e perfino due drusi. Alcuni si tenevano per mano, altri erano abbracciati. Il professore era commosso: “Vede Elias? Il cambiamento sta avvenendo proprio qui. Quello che vede è il primo autentico passo verso la riconciliazione”.

E cosi concludono il capitolo Pia De Simony e Maria Czernin: “Mentre tornava a casa con la corriera, Elias ripensò alle parole dell’amico ebreo. Forse il suo messaggio di pace aveva prodotto effetti nel cuore dei partecipanti più di quanto non avesse osato sperare.”
Anche questa estesa estrapolazione dimostra il coraggio, la fede e soprattutto la Speranza evangelica di Elias Chacour. Ricorda tanto la famosa frase paolina “Spes contra spem”: la Speranza cristiana contro ogni speranza umana. Secondo il mio modesto parere ci troviamo di fronte ad un santo e cioè un uomo che incarna fedelmente il vangelo.
Una terza estrapolazione riguarda la costruzione dell’Università. Chacour infatti ha sempre creduto che solo attraverso l’approfondimento culturale e religioso si sarebbe potuta realizzare la piena integrazione tra ebrei, cristiani e mussulmani. E infatti Pia De Simony e Maria Czernin nel loro splendido libro mettono in evidenza più volte la visione che Chacour voleva realizzare.

Nel capitolo intitolato per l’appunto “Una visione prende forma” così raccontano: “ Elias Chacour aveva da lungo tempo un altro sogno nel cassetto, per realizzare il quale aveva bisogno del nipote. Voleva fondare a Iblin la prima Università cristiana-arabo-israeliana. (Proprio le tre anime che Chacour possedeva in sé). Il ministero dell’istruzione israeliano aveva già mostrato il proprio interesse. Ma lo spirito di iniziativa dei palestinesi non era sufficiente e, come purtroppo avveniva spesso in questo paese, la realizzazione di questo progetto ambizioso dipendeva dall’aiuto da parte degli americani.” Insomma le difficoltà e le resistenze erano tante ma alla fine Chacour la spuntò.
Nel luglio del 2003 il progetto giunse in porto. “E’ stato un parto difficile ma ora abbiamo un neonato: la prima università cristiano-arabo-israeliana” dichiarò Chacour alcuni giorni dopo davanti ai giornalisti. Elias era raggiante di gioia. All’inizio era tutto modesto: un granello di senape e si è trasformato in un albero con grande ramificazione.” Così infine si espresse Elias Chacour “laddove i politici di entrambi i fronti hanno fallito, io voglio conseguire un successo ed educare le nuove generazioni a un nuovo modo di vivere basato sull’amore per il prossimo.”
Gli fece eco – sempre secondo il racconto fedele e puntuale di Pia De Simony e Maria Czernin – il giorno successivo l’influente quotidiano israeliano Haaretz : “Il dottor Chacour e il suo team sono riusciti laddove hanno mancato partiti e politici che si accontentano di stillare slogan e volantini prima delle elezioni”.
Si, obiettivamente la recensione di questo libro è troppo lunga e me ne scuso ma, per raccontare il carisma e la grandezza di quest’uomo non potevo che estrapolare alcuni significativi episodi della sua vita, raccontati in modo semplice da Pia De Simony e Maria Czernin. Solo facendo così potevo illuminare il lettore della statura morale dell’arcivescovo di Gerusalemme Elias Chacour, nominato tale da Sua Santità Benedetto XVI nel 2006. Sarò felicissimo di raccontare ai lettori del San Paolino’s Voice  fra qualche tempo il prossimo libro delle autrici Pia De Simony e Maria Czernin che festeggeranno la pace conclusa definitivamente tra Arabi ed Israeliani anche per la preziosa opera di Elias Chacour?

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Autore: carlomafera

Mafera Carlo Nasce a Milazzo (ME) il 7 giugno del 1957, è laureato in scienze politiche con indirizzo storico. Vive a Roma, è impiegato presso un Ente Pubblico. Carlo è giornalista della Free Lance International Press. Ha frequentato il corso di giornalismo alla Luiss di Roma (biennale 1988-89), ed il corso di aggiornamento per giornalisti presso la Pontificia Università della Santa Croce, nel 2009. Ha anche partecipato alla scuola di teologia per laici "Ecclesia Mater" collegata all'Università Lateranense dal 2004 al 2007. Ha collaborato con LaPerfettaLetizia quotidiano cattolico on line.

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