Aggiungi un posto a tavola al cineteatro33

Un’interpretazione semplice e suggestiva che fa sorridere il numeroso pubblico che accorre ad ogni replica. Il Cineteatro33, pur non possedendo l’ampiezza del Sistina, riesce ugualmente a rendere efficaci le singole macchiette del celebre musical. Tutto ciò dimostra che la gioia risiede nelle piccole cose e cioè nel clima familiare di un teatro di periferia che fa uno sforzo eccezionale per portare la cultura del sorriso nei quartieri dove sono sempre pochissimi gli spazi per incontrarsi, per riflettere e sorridere insieme.

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La Compagnia teatrale della Parrocchia del SS Redentore ha messo in scena un’ottima interpretazione di Aggiungi un posto a tavola.

Ecco, il nocciolo della questione:  fare cultura in periferia non solo è possibile  ma senza saperlo, chi lo fa non sa di svolgere un servizio pubblico straordinariamente importante. Dare un luogo in cui incontrarsi, scambiarsi idee, creare legami, offrire a tutti (e soprattutto a chi non ne avrebbe le possibilità) lo stimolo per allargare i propri orizzonti, è un obiettivo meraviglioso. Un posto così, in particolare lo spazio teatrale della parrocchia del Santissimo Redentore di Roma,  può salvare e salva di fatto una periferia. I quartieri cosmopoliti sono spesso collocati nelle periferie delle grandi metropoli europee, e oramai anche delle piccole città. L’aggettivo cosmopolita indica ciò che si ispira a numerose culture, ma anche luoghi che sono composti o frequentati da cittadini di tutto il mondo, da persone di origini differenti, da diversità di vario tipo. Le periferie costituiscono una costante di tutte le città e di tutte le epoche storiche. Tutto sta a valorizzare ed armonizzare tutte queste risorse che solo poche persone hanno il carisma di mettere insieme.  

Tanto impegno e tanta passione da parte della compagnia della Parrocchia del SS Redentore a Val Melaina. Tutto ciò perché nasca dal palco uno spettacolo godibile e piacevole, in grado di annullare la distanza del golfo mistico, fino a coinvolgere lo spettatore che sogna, gioisce, si commuove, si diverte e … applaude. E’ l’incontro tra persone prima e tra artisti poi che rende il teatro del musical un momento straordinariamente mitico e socialmente utile per condividere temi di riflessione sulla nostra fragile umanità  dove la comunità si riconosca e rida di se stessa.

Per spendere due parole sulla celebre opera si ricorre ad una semplice scheda dal sito  wikipedia:

 

La storia si apre in un immaginario paese di montagna in cui Don Silvestro, il parroco, organizza uno spettacolo musicale intitolato Aggiungi un posto a tavola. Una sera, dopo le prove, Don Silvestro rimane da solo in canonica a parlare con il suo caro amico Toto. Questi però, non sapendo minimamente cosa sia il sesso, non capisce ciò che Don Silvestro cerca di spiegargli. Durante la conversazione tra i due, irrompe in casa Clementina, una ragazza perdutamente innamorata di Don Silvestro, che dice di volersi confessare per l’ennesima volta. In realtà, come tutte le altre volte, si tratta di un pretesto per stare un po’ insieme al suo amato. Dopo la confessione Clementina torna a casa e Don Silvestro, rimasto finalmente solo, riceve una sorprendente telefonata: è Dio che gli annuncia l’intenzione di mandare sulla Terra un secondo diluvio universale e di aver scelto il suo paese per ripopolare la Terra. Egli incarica pertanto Don Silvestro di costruire un’arca per salvare tutti gli abitanti e gli animali del paese. Il Signore aggiunge che la notte successiva sarà destinata alla procreazione e tutti gli uomini dovranno giacere con le proprie mogli per generare figli.

Il giorno seguente il Signore, col suono delle campane, sveglia tutti i paesani, tra cui anche l’avido sindaco Crispino, padre di Clementina. Don Silvestro è costretto a spiegare la situazione, ma i suoi compaesani restano increduli. Dopo un miracolo che permette a don Silvestro di suonare le campane con un semplice gesto della mano, tutti si ricredono e cercano di convincere il sindaco a fornire il legname per poter costruire l’arca. Crispino non ha alcuna intenzione di regalare il suo prezioso legname ma, avendo tutto il paese contro, cede e si dimette e prima che possa chiamare i gendarmi, viene rinchiuso in un cascinale. Giunta sera Don Silvestro che ha dimenticato a che cosa era destinata quella notte, incita tutti a cominciare i lavori per l’arca. Con l’aiuto del Signore e di una piacevole atmosfera romantica tutto va come dovrebbe, ma a ribaltare nuovamente la situazione è l’arrivo in paese di Consolazione, una donna di facili costumi che invoglia tutti gli uomini a passare la notte con lei anziché con le loro mogli. Don Silvestro, disperato, chiede aiuto al Signore, il quale con un ennesimo miracolo restituisce a Toto la sua virilità per far sì che tenga occupata Consolazione mentre tutti gli altri uomini possono stare in pace con le loro donne. Ora, Toto vuole però rimettersi in pari e quindi, sotto consiglio di Don Silvestro, chiede a Consolazione di sposarlo. La donna accetta, ma, avendo alle spalle un passato burrascoso non è bene accolta dagli altri abitanti. Don Silvestro cercherà invano di convincerli ad accettarla ricordando loro il significato di Aggiungi un posto a tavola e, cioè di saper perdonare. I paesani non cedono e vorrebbero abbandonare l’idea dell’arca. Sarà Clementina a far ripartire i lavori e a convincere tutti a sostenersi a vicenda, come fanno le piccole formiche.

Conclusa l’arca, arriva una spiacevole notizia: Crispino è fuggito dal cascinale e nessuno sa dove si possa trovare. Mentre il sindaco si nasconde dietro la statua di San Crispino, santo e protettore del paese, tutti lo cercano disperatamente, soprattutto Ortensia, sua moglie. Don Silvestro, per evitare che i paesani si agitino, li tranquillizza incoraggiandoli a continuare con i preparativi.

Nel frattempo Crispino riesce a contattare le forze dell’ordine e per evitare di essere scoperto da Consolazione a causa della sua allergia alle candele, si spaccia per la voce del santo e le annuncia che il diluvio non ci sarà e le chiede di avvertire tutti quanti. Don Silvestro però, che ha assistito alla scena e riconosciuto la voce del sindaco, fa intendere a Consolazione che se lei rivelasse le parole di Crispino, molto probabilmente Toto non la sposerebbe più. La donna quindi decide di tenere la bocca chiusa. Tutto fila liscio come dovrebbe e in quella seconda sera, Don Silvestro comincia a far salire tutti gli animali sull’arca. Subito dopo arriva Clementina che gli rivela finalmente il suo amore, ma lui le ricorda che non può stare insieme a lei per via del celibato ecclesiastico. Don Silvestro tuttavia si lascia un po’ andare e bacia Clementina. Costretto ad affrontare nuovamente il Signore, scopre che anche Lui è contrario al celibato dato che avendo inventato un modo nuovo per procreare, non vede perché dovrebbe vietarlo proprio ai suoi “collaboratori diretti”. Dopo il diluvio le cose però cambieranno e Don Silvestro potrà stare con Clementina.

Al matrimonio di Toto e Consolazione il sindaco Crispino viene infine smascherato e sorvegliato in canonica dove, parlando al telefono con il Signore, viene fulminato e, spaventato, prega Don Silvestro di farlo salire sull’arca. Tutti si affrettano a partire e salutano la terra, ma proprio al momento di salire sull’arca, arriva inaspettatamente il cardinale, inviato da Roma per invogliare tutti, tranne Clementina, a non credere più a Don Silvestro, accusato di follia.

Nel frattempo scoppia il diluvio e tutti cercano invano di salire sull’arca. Grazie all’intervento di Don Silvestro per salvare i suoi amici il Signore decide di far cessare la pioggia. La commedia si conclude quando tutti siedono a tavola a brindare. È per Lui che è stato aggiunto un posto a tavola.

Gli attori della compagnia della parrocchia del Redentore tutti bravissimi e a tutti va il nostro applauso.

Carlo Mafera

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Autore: carlomafera

Mafera Carlo Nasce a Milazzo (ME) il 7 giugno del 1957, è laureato in scienze politiche con indirizzo storico. Vive a Roma, è impiegato presso un Ente Pubblico. Carlo è giornalista della Free Lance International Press. Ha frequentato il corso di giornalismo alla Luiss di Roma (biennale 1988-89), ed il corso di aggiornamento per giornalisti presso la Pontificia Università della Santa Croce, nel 2009. Ha anche partecipato alla scuola di teologia per laici "Ecclesia Mater" collegata all'Università Lateranense dal 2004 al 2007. Ha collaborato con LaPerfettaLetizia quotidiano cattolico on line.

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