Fare teatro e cinema con i disabili apre le porte del paradiso

I disabili dell’Opera don Guanella raccontano il paradiso. In un film

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 pubblicazione consentita da aleteia a cura di carlo mafera blogger del SPV
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Il regista Fabrizio Maria Cortese: “Qui il centro è l’amore. Ero io disabile e con loro sono diventato normale”

Cos’è il paradiso? “Qualche mese fa il mio compagno di stanza è stato male. Per sei volte gli hanno cambiato le lenzuola, durante la notte. Non è poco. Quando cambi sei volte una persona di notte vuole dire: non mi stanchi mai, stai tranquillo”. Succede al Centro di riabilitazione dell’Opera don Guanella di Roma, che ospita 350 disabili mentali e fisici. A raccontare questo “angolo di paradiso” è Rocco, 63 anni, da trenta in sedia a rotelle. E a raccontarlo è anche il film “Ho amici in paradiso”, in corso di realizzazione, uscita prevista in autunno. Il set è proprio l’Opera don Guanella e al cast partecipano otto disabili ospiti del Centro. Un film “in agrodolce” ama definirlo il regista Fabrizio Maria Cortese, lunga esperienza di attore teatrale, autore di numerosi format di programmi tv e di diversi corti per il cinema. Il film (prodotto da Golden Hour Films) racconta la storia di Felice, un faccendiere affidato ai servizi sociali. E si trova catapultato al don Guanella. “Ho cercato di raccontare l’impatto con questo mondo. Per me è stato uno shock” dice il regista.

Fino a qualche anno fa, Cortese non sapeva nemmeno dell’esistenza dell’Opera don Guanella. Poi l’incidente di un amico e la vita cambia direzione: “Probabilmente ero disabile io e con loro sono diventato normale”. L’arrivo al don Guanella per il regista è stato “varcare una soglia di mistero. Nel dolore e nel ‘non senso’ ho sentito aprirsi orizzonti impensati”. Continua: “Qui la parola fondamentale è amore, tutto ruota intorno a questo. Cambia qualcosa quando si entra qui, qui è il paradiso: un mondo diverso, una situazione di felicità, una dimensione nuova. È qualcosa che non ho visto da nessun’altra parte al mondo”. E come succede al protagonista del film “loro gli fanno cambiare la vita perché hanno tanti valori, hanno tutto, sono completi”.

L’idea è dell’estate 2014, ma la realizzazione è stata più lunga del previsto. Da due anni Cortese fa teatro con i disabili del don Guanella. Fanno improvvisazione, “così si sono sciolti”. E hanno mostrato la loro realtà. “Finora sono io che ho imparato: la loro capacità di ascolto, trovarli sempre ad aspettarmi col copione per fare le prove”. Una sorta di stage prolungato, che “è anche terapeutico, una riabilitazione vera e propria” sottolinea don Pino Venerito, direttore del Centro di Riabilitazione. A lui l’idea è piaciuta subito: “nel 2015 abbiamo celebrato il centenario della morte di don Guanella e mi sembrava il modo migliore per raccontare la sua vita: mostrare il suo spirito e il suo carisma incarnato in uno dei Centri, uno spaccato di vita. Don Guanella chi è? È questo, questa vita, questo mondo, queste relazioni, questi ragazzi e questa gente che lavora”.

Michele, 58 anni e disabile mentale, è uno degli attori. Sarà lui, nel film, ad accogliere Felice: “Cerchiamo di farlo ambientare, di fargli capire che è tra veri amici”. Come nella realtà: “Qui siamo come fratelli. Quando qualcuno sta male lo curano, lo fanno visitare, o lo andiamo a trovare in ospedale. Quando qualcuno è di cattivo umore gli operatori cercano spronarlo, di coccolarlo, anche di trattarlo severamente per il suo bene”. E così anche nel film il protagonista “trova degli amici, come se ci fosse il paradiso in terra. Spesso la terra è più un inferno, ma qui si sta bene, possiamo chiamarlo un inizio di paradiso”. Rocco è un altro degli attori: “Ho passato tanti terremoti nella vita e ho incontrato tanta gente che mi ha voluto bene”. Viene dall’Albania, dove era insegnante, ed è arrivato in Italia grazie all’interessamento di Madre Teresa, per essere operato dopo un incidente. Ma le sue gambe sono rimaste paralizzate.

Dopo varie vicissitudini, Rocco è arrivato al don Guanella. “Qui ho imparato ad amare gli altri. Era la prima volta che vedevo persone con disabilità così gravi e i primi giorni ero in difficoltà. Dopo due giorni hanno iniziato a nascere in me delle domande: ma chi sei tu davanti a tutte queste persone che fanno fatica a mangiare, a vestirsi, a lavarsi? Dopo due giorni ero a mangiare con loro, anzi ho cominciato a imboccare io chi non ci riusciva”. Quanto al film, “è un regalo per noi, ma anche per la società. Da una parte noi siamo un peso perché abbiamo tanti problemi e tante richieste, ma siamo anche un regalo perché quando qui vedi ragazzi con tanti problemi, i problemi della società non sono niente davanti a questo, si ridimensionano”. E comunque, “il cancello qui è sempre aperto, abbiamo il cuore tenero e chi vuole entrare lo aspettiamo”.

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Autore: carlomafera

Mafera Carlo Nasce a Milazzo (ME) il 7 giugno del 1957, è laureato in scienze politiche con indirizzo storico. Vive a Roma, è impiegato presso un Ente Pubblico. Carlo è giornalista della Free Lance International Press. Ha frequentato il corso di giornalismo alla Luiss di Roma (biennale 1988-89), ed il corso di aggiornamento per giornalisti presso la Pontificia Università della Santa Croce, nel 2009. Ha anche partecipato alla scuola di teologia per laici "Ecclesia Mater" collegata all'Università Lateranense dal 2004 al 2007. Ha collaborato con LaPerfettaLetizia quotidiano cattolico on line.

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