Il ritratto di una coppia che ha saputo amarsi per tutta la vita

 Pubblicazione su SPV a cura di Carlo Mafera  consentita da Aleteia

Vi ho assistito quando ho dovuto svuotare la casa dei miei nonni dopo la loro morte

Abbiamo raccolto tutto in casa dei nonni morti poco dopo aver festeggiato 60 anni di matrimonio.

L’ultima ad andarsene è stata la nonna, e quando era in vita teneva la casa pulita e ordinata con fiori freschi davanti al ritratto del nonno sorridente, nel punto più visibile della sala.

Negli ultimi anni hanno vissuto da soli, con frequenti visite di figli e nipoti in una casa accogliente piena di ricordi conservati in anni di formazione di una famiglia: fotografie familiari, di lauree, vacanze… oggetti di grande valore affettivo che ora i figli si dividono con venerazione, soprattutto i ritratti in cui appaiono i nonni – da giovani, pieni di fiducia e sicurezza, fino agli ultimi, quelli della vecchiaia, nei quali sembrano ugualmente sereni e felici.

Tutto testimonia senza dubbio un ciclo di vita amorosa che visto da occhi estranei si potrebbe interpretare come l’inizio, lo zenit e il tramonto di un matrimonio, ma non è neanche remotamente tutto, perché esiste un “oltre” che contiene il tocco divino dell’umano.

Sono nato il giorno in cui ti ho conosciuto” è la frase di una canzone che cantava il nonno. La leggo ora in fondo a una delle fotografie della nonna. Il nonno sapeva bene quello che cantava e l’ha scritto come dedica.

I miei nonni erano molto trasparenti al momento di parlare del loro matrimonio: momenti felici, momenti negativi, giorni di luce e oscurità, ombre e deserti emergevano dai loro discorsi, in cui con schietta delicatezza lasciavano intravedere che c’erano stati molti aggiustamenti nel loro rapporto per via di tutto quello che avevano dovuto vivere. Nulla è stato gratuito. Nonostante tutto, quelle circostanze temporali e spaziali che li coinvolgevano non sono state determinanti nel loro matrimonio, rappresentando invece la cornice in cui hanno collocato la tela sulla quale hanno dipinto le loro vite intrecciate in una storia con il proprio tempo e il proprio spazio e quindi… intensità. Una tela sulla quale hanno dipinto attraverso gli occhi dell’altro la rinascita della gioia di fronte alla bellezza della vita o della speranza di fronte a qualsiasi difficoltà.

Il nome di un dipinto di questo tipo potrebe essere “L’amore può tutto”.

Si capisce da come sorridevano con serenità all’interno di un’umile abitazione nelle fotografie dei tempi in cui il nonno era andato in bancarotta, dopo un comodo stile di vita raggiunto con grandi sforzi. Avevano perso tutto ed erano andati a vivere in una piccola casa – non per ricominciare, ma per continuare ad amarsi, come diceva la nonna. Erano loro a dipingere la tela.

Vite intrecciate da un amore nel quale apparivano scontri di temperamento, disaccordi pratici, differenze nell’idea di educazione da dare ai figli, brutti momenti… e qualche volta una nube molto scura per una titubanza nella fedeltà del nonno, per la quale chiese e ottenne il perdono per tornare a recuperare la propria presenza all’interno dell’amata e recuperare quell’intima coincidenza nel proprio spazio e tempo, ora con maggiore intensità.

Non per ricominciare, ma per continuare ad amarsi.

Nelle ultime foto non sorridevano più alla macchina fotografica – si dimenticavano dell’apparecchio e si guardavano negli occhi. Non chiedevamo più loro di posare in un altro modo. Pensavamo che era così che volevamo ricordarli.

Ma… è possibile tutto questo nell’amore coniugale?

Più di 60 anni di matrimonio perché Dio li ha chiamati, altrimenti avrebbero continuato a dipingere sulla tela ancora un po’ del loro amore. Con il proprio tempo, il proprio spazio, la propria intensità… in quella miracolosa coincidenza dell’intrecciarsi di tante vite. Una coincidenza che solo loro conoscevano.

Una testimonianza impossibile da negare.

[Traduzione dallo spagnolo a cura di Roberta Sciamplicotti]

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Autore: carlomafera

Mafera Carlo Nasce a Milazzo (ME) il 7 giugno del 1957, è laureato in scienze politiche con indirizzo storico. Vive a Roma, è impiegato presso un Ente Pubblico. Carlo è giornalista della Free Lance International Press. Ha frequentato il corso di giornalismo alla Luiss di Roma (biennale 1988-89), ed il corso di aggiornamento per giornalisti presso la Pontificia Università della Santa Croce, nel 2009. Ha anche partecipato alla scuola di teologia per laici "Ecclesia Mater" collegata all'Università Lateranense dal 2004 al 2007. Ha collaborato con LaPerfettaLetizia quotidiano cattolico on line.

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