Impariamo da Patch Adams la terapia del sorriso per curare la nostra devastante e dannosa seriosita’

Categories: STORIE

Il medico che ha imparato a curare la sofferenza con il sorriso

“La vita è un tale miracolo ed è così bello essere vivi che mi chiedo perché qualcuno possa sprecare un solo minuto!”

Difficile non avere almeno sentito parlare di Hunter Doherty “Patch” Adams, medico statunitense che nei primi anni settanta contribuì all’introduzione della risoterapia negli ambienti sanitari ufficiali.

Avevo meno di 10 anni quando la Universal produsse “Patch Adams”, in cui Robin Williams rese celebre le sue rivoluzionarie idee terapeutiche. L’opera, nonostante la candidatura all’Oscar e il grande successo nel pubblico, fu pesantemente stroncata dalla critica. Lo stesso “vero” Patch Adams ha riservato commenti al vetriolo al film diretto da Tom Shadyac, che secondo lui avrebbe eccessivamente semplificato il suo lavoro. Al netto di queste critiche, bisogna perlomeno riconoscerne il merito di aver fatto conoscere al mondo intero la straordinaria figura del “medico-clown”.

«Per noi guarire non è solo prescrivere medicine e terapie ma lavorare insieme condividendo tutto in uno spirito di gioia e cooperazione. La salute si basa sulla felicità – dall’abbracciarsi e fare il pagliaccio al trovare la gioia nella famiglia e negli amici, la soddisfazione nel lavoro e l’estasi nella natura delle arti» – Patch Adams

L’INFANZIA DOLOROSA E LA RIVOLUZIONE D’AMORE

Figlio minore di un veterano di guerra e un’insegnante, Hunter è cresciuto con un papà assente, sia durante le missioni militari che in tempo di pace. Negli ultimi anni era talmente devastato dai traumi di guerra da non riuscire a comunicare con i figli. È stata la madre a dargli l’affetto di cui aveva bisogno, crescendolo in base alle sue inclinazioni e insegnandogli il valore della creatività e del servizio agli altri.

Un bagaglio personale che, nella Virginia della segregazione, lo ha portato a difendere chi subiva continuamente attacchi razzisti. Anche rischiando la salute: da adolescente è finito tre volte in ospedale per aver preso posizione contro chi veniva aggredito.

In quegli anni la vita del ribelle e anticonformista Hunter è stata tempestata di esperienze dolorose. L’ulcera curata male, l’abbandono della sua amata, il suicidio dello zio. Eventi che hanno spinto il ragazzo, già tormentato, nei bui meandri della depressione. Al punto che ha considerato l’idea di suicidarsi anche lui. Ma poi ci fu una “folgorazione” che lo ha fatto desistere.

Così racconta quei giorni lui stesso, sul sito personale: “Decisi che, invece di togliermi la vita, avrei compiuto una rivoluzione d’amore. A 18 anni ho scoperto il mio desiderio di servire l’umanità attraverso la medicina. E ho preso un impegno con me stesso: non avrei avuto mai più un’altra giornata negativa. Avevo deciso di essere felice. Abbandonai l’ospedale entusiasta. Iniziai a coltivare degli interessi personali, mentre lavoravo sodo per laurearmi in medicina”.

FAR RIDERE È CURARE

Una gioia fresca, autentica, che lui voleva condividere con chiunque avesse accanto. Ha iniziato in questo modo ad approfittare di ogni piccola opportunità quotidiana per strappare un sorriso al suo prossimo. “Ho iniziato a fare il clown, e da allora l’ho fatto ogni giorno”, ricorda il medico.

Ma oltre alla propensione all’allegria, Hunter Adams aveva una grande sete di conoscenza. Studiava tutto ciò che su cui riusciva a mettere le mani. Voleva diventare “uno strumento di pace, giustizia e cura del prossimo”, e per farlo ha letto migliaia di libri. In questi anni ha maturato la convinzione che le due passioni non solo avrebbero potuto coesistere, ma che addirittura avrebbero dovuto essere integrate e collegate tra loro.

Sognava un modello ospedaliero che non puntasse soltanto a “rimandare la morte del paziente”, ma che facesse di tutto per “migliorarne ogni aspetto della vita”. Nel marzo 1971 ha messo nero su bianco questo suo sogno, e nonostante il rigido ambiente accademico dell’epoca (o forse spinto proprio da questo), ha gettato in questo modo le basi di ciò che è poi diventato il celebre Istituto Gesundheit.

GLI INIZI IN SALITA DEL “GESUNDHEIT”

Nello stesso anno i suoi ideali si arricchiscono del contributo di una collega di studi: Linda, sua futura moglie e pilastro fondante dell’intero progetto. “Nei primi anni è stata fondamentale per il funzionamento dell’ospedale, non avrei potuto affatto immaginarlo senza di lei”.

Una struttura che ha mosso i primi passi tra mille difficoltà, svolgendo per 12 anni un lavoro immenso grazie ad un team motivato a rispettare le seguenti regole: assistenza gratuita; nessun rimborso dall’assicurazione sanitaria; rifiuto della cosiddetta assicurazione “malpractice”; colloqui iniziali di 3 o 4 ore con ogni paziente; casa propria è l’ospedale, l’ospedale è la propria casa; integrazione della medicina con le arti performative, la natura, l’agricoltura e l’istruzione; avere a cuore la buona salute (in yiddish “Gesundheit”) dello staff medico tanto quanto quanto quella dei pazienti.

«L’humour è l’antidoto per tutti i mali. Credo che il divertimento sia importante quanto l’amore. Alla fin fine, quando si chiede alla gente che cosa piaccia loro della vita, quello che conta è il divertimento che provano, che si tratti di corse di automobili, di ballare, di giardinaggio, di golf, di scrivere libri. La vita è un tale miracolo ed è così bello essere vivi che mi chiedo perché qualcuno possa sprecare un solo minuto! Il riso è la medicina migliore» – Patch Adams

“Lo abbiamo fatto per 12 anni”, spiega il medico, “e abbiamo assistito migliaia di pazienti. Un’esperienza magnifica. Ma eravamo molto radicali, per cui non siamo riusciti a trovare fondi. Eravamo autofinanziati. Nel 1984 ci siamo resi conto che le cose non avrebbero potuto continuare in quel modo. Avremmo avuto bisogno di una struttura. Decidemmo quindi di rivolgerci alla società, e diventai rapidamente un oratore molto attivo”.

LA GRANDE POPOLARITÀ

La prima rivista a parlare del “metodo Patch” è stata Prevention, nel 1983. Da allora sempre più mezzi di comunicazione riservarono attenzioni al medico-clown. Non ultimo il sopra citato film con la brillante interpretazione di Robin Williams.

Negli ultimi 28 anni “Patch” ha portato il suo messaggio rivoluzionario con passione ed energia. Ha viaggiato in oltre 70 paesi, visitando ospedali, orfanotrofi, ospizi, facendo spettacoli anche per le strade delle città, andando nei teatri di guerra, nei campi profughi, nei luoghi colpiti da calamità naturali. Questi viaggi hanno permesso la crescita esponenziale del Gesundheit. Sono stati parte integrante del lavoro svolto dall’istituto da lui diretto, che ha costruito cliniche e scuole in diversi dei posti visitati.

Negli anni l’esempio del folle medico ribelle è stato seguito da molte persone in tutto il mondo. E resiste ancora l’ospedale rurale di Hillsboro con i suoi 40 posti letto, insieme al sogno ingenuo di curare il prossimo gratuitamente e mossi da compassione, creatività e buonumore.

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Autore: carlomafera

Mafera Carlo Nasce a Milazzo (ME) il 7 giugno del 1957, è laureato in scienze politiche con indirizzo storico. Vive a Roma, è impiegato presso un Ente Pubblico. Carlo è giornalista della Free Lance International Press. Ha frequentato il corso di giornalismo alla Luiss di Roma (biennale 1988-89), ed il corso di aggiornamento per giornalisti presso la Pontificia Università della Santa Croce, nel 2009. Ha anche partecipato alla scuola di teologia per laici "Ecclesia Mater" collegata all'Università Lateranense dal 2004 al 2007. Ha collaborato con LaPerfettaLetizia quotidiano cattolico on line.

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