Fiorella Mannoia, eterna combattente alla Cavea di Roma strappa applausi cori ed emozioni forti: La ricordiamo oggi 4 aprile in occasione del suo compleanno

«Come si cambia» , «Le notti di maggio»,  «Il cielo d’Irlanda» , «Quello che le donne non dicono». Quattro delle più belle canzoni di Fiorella. Ieri sera alla Cavea eravamo in 5mila a piangere di gioia per le emozioni che questa grande artista sa donare ai suoi fan. Non sono molti, nel nostro Paese, i cantanti con un vasto repertorio di brani diventati degli over green : Fiorella Mannoia è tra questi. La cantante romana è tornata nella sua Roma per l’ennesimo concerto di una stagione ricca di impegni e soddisfazioni, segnata dall’uscita, lo scorso novembre, del nuovo disco «Combattente» e dalla conquista del secondo posto all’ultimo Festival di Sanremo con la canzone «Che sia benedetta».  A 50 anni di carriera — il debutto nel 1968 a Castrocaro — la Mannoia, classe 1954, continua a essere la punta di diamante della musica italiana e quel titolo, «Combattente», la dice lunga sul ruolo anche politico che secondo la cantante dovrebbe essere ricoperto dagli artisti. «In questo momento sento di dover tenere gli occhi sempre ben aperti», è il suo pensiero. «Le battaglie più difficili sono quelle che dobbiamo portare avanti ogni giorno per farci sentire, per non essere invisibili, perché tanti singoli insieme diventano una forza che niente e nessuno può fermare».
Chi scrive non aveva mai visto Fiorella dal vivo e deve dire che le emozioni che sa suscitare questa grande artista sono profonde ed incommensurabili. Grazie Fiorella di averci donato due ore di autentica gioia. La musica quando è bella e le parole quando sono profonde e scaturiscono dal cuore permettono all’anima di entrare dentro di esse in un processo di amorosa empatia con l’artista. Ancora grazie Fiorella. Sei mitica e lasci il segno nei cuori di chi ti ascolta. E quando torni a casa, torni più ricco interiormente. Il grande poeta Leopardi, nella sua celebre poesia “A Silvia” si esprimeva così “lingua mortal non dicea quel che io provava”…. è proprio quello che è successo a me nella serata del 2 luglio alla Cavea dell’Auditorium, con le lacrime di gioia commossa nei miei occhi, ricordando le lunghe pedalate, negli anni scorsi, con la musica di  Fiorella che mi inebriava l’anima e, arrivando a destinazione, mi scioglievo vieppiù in un pianto liberatorio da tutte le pesantezze che la vita quotidiana mi riservava. Nascondere la propria anima tra le note di una canzone è un’esperienza sublime, un’ebbrezza panica, lontanamente paragonabile ad altre emozioni e, se l’uomo è un essere simbolico, può essere pienamente coinvolto più da una meravigliosa idea o immagine che da un corpo, specialmente se questo è privo di amore, come talvolta capita, facendo spegnere l’amore. La canzone mai : è un frutto benedetto che cammina con le sue gambe. E’ un dono che l’artista fa al suo ascoltatore che potrà farla sua e interpretarla in centomila modi e sempre in modi diversi ma sempre eccedenti … trascendenti e ….. transumar mi è stato dolce in questo oceano di emozioni. Grazie Fiorella ….. vorrei eccedere ancora con questa considerazione conclusiva …. adesso posso morire tranquillo dopo averti ascoltato!
Carlo Mafera

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